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Discussione: Dipendenze o d.o.c.?

  1. #1
    Partecipante Esperto L'avatar di wundt_12
    Data registrazione
    25-06-2006
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    Dipendenze o d.o.c.?

    Cari colleghi vorrei proporvi una domando che da un un pò mi sta passando per la testa.
    Quando parliamo di dipendenza non sarebbe più opportuno parlare di DOC? una persona dipendende dalla pornografia in internet non ha forse una compulsione a masturbarsi con materiale pornografico in rete? e aggiungerei ancora: il vomito indotto di un soggetto bulimico non è una compulsione?

    Vi pregherei però di non prendere quello che ho detto come impotetica teoria o postulazione ma semplicemente come provocazione e spunto di riflessione su un punto che trovo veramente interessante.
    Sasi

  2. #2
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Wundt, sono un po' perplesso.
    Da un lato, credo di capire quel che stai chiedendo e, tutto sommato, mi sembra una domanda interessante. Però...
    Dall'altro sento questo modo di discutere di entità nosografiche (dipendenza, DOC, bulimico...) molto lontano dal mio modo di vedere.
    Provo a spiegarmi meglio: le definizioni diagnostiche servono, secondo me, a capirsi meglio tra colleghi e poco più. Quando anche tu cambiassi la tua "diagnosi" da dipendenza a DOC, cosa cambierebbe per quel paziente? La sua esperienza soggettia viene in qualche modo modificata dal fatto che tu, parlandone con altri colleghi, la definisci in un modo o in un altro? E cosa aggiunge un'etichetta diagnostica alla tua comprensione delle sue modalità di stare nel mondo?
    Non vogliatemene. Non voglio far lezioni. Chiedo solo di riflettere. Perché mi pare che, a volte, confondiamo le etichette che diamo ad una serie di osservazioni, comportamenti, "sintomi", con le persone vere, reali, in carne ed ossa e pensiero, alle quali queste etichette di vario genere vengono incollate.
    E una volta che abbiamo definito che iil tale è ossessivo-compulsivo, invece che dipendente? Che ce ne facciamo di questa "informazione" ai fini terapeutici? Perché o la terapia la concepiamo come una specie di raddrizzatorti, ma allora è più un recitare formule magiche e fare gli appropriati passi di danza, o la consideriamo un viaggio che facciamo assieme a una persona, verso una destinazione non nota in partenza. Con tutte le speranze, i sogni, le paure, i dubbi che vogliamo, ma anche con la possibilità di stupirci di quel che scopriremo.
    Credo che dietro le domande che hai posto ci sia molto spazio per discutere di cosa pensiamo sia "fare terapia".

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  3. #3
    Partecipante Esperto L'avatar di wundt_12
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    25-06-2006
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    Caro willy,
    pur non essendo nelle mie intenzioni parlare di "fare terapia", anche perchè in realtà non sono ancora uno psicoterapeuta, la mia provocazione andava proprio in quel senso.
    Mi farebbe piacere sentire altri pareri però...anche di persone più legate alle definizioni nosografiche...

    Grazie per il tuo contributo...
    Sasi

  4. #4
    Partecipante Assiduo
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    18-12-2006
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    rimanendo nell'ambito della nosografia mi viene da dire che nel doc le ossessioni sono vissute dal soggetto come "intrusioni egodistoniche" ossia come inappropriate , sensa senso e di cui ci si vorrebbe disfare. Faccio un es :in un'ossessione per lo sporco la persona è ben consapevole di non essersi sporcata, si rende conto dell'assurdità di questa idea ma nonostante tutto non riesce a liberarsene
    Nel caso delle dipendenze la questione è un pò diversa nel senso che, specie nelle prime fasi di una dipendenza (pensa alle sostanze stupefacenti)il desiderio di assumere una sostanza o di giocare d'azzardo è vissuto come egosintonico e la persona non ha la minima intenzione di liberarsene

    Per quello che riguarda la compulsione è vero che nella dipendenza c'è una compulsione a masturbarsi o ad assumere sostanze a cui il sogg non riesce + a porre resistenza, però ritengo che questo tipo di compulsione abbia delle caratteristiche un pò diverse. Infatti nel doc una caratteristica tipica del rituale cumpulsivo è la sua tendenza a complicarsi sempre di + nel tempo (nell'es dello sporco la persona può arrivare a lavarsi le mani decine e decine di volte al giorno) senza riuscire nel suo scopo che sarebbe quello di prevenire e neutralizzare l'ossessione

    Nelle dipendenze invece il rituale riesce nel suo intento: ad es nella tossicodipendenza il sogg assume eroina e attraverso di essa accede ad uno stato mentale che estingue (anche se solo per un certo periodo di tempo) il suo desiderio.

    Spero di essere riuscito a far capire il mio ragionamento !

  5. #5
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Sono d'accordo con willy e non riesco più di tanto a cogliere il senso di questa "provocazione".

    Peraltro, volendo rimanere a livello del sintomo o della nosografia, non vedo nella compulsione - che è la controparte dell'ossessione -, e che rappresenta un tentativo di "controllo", nulla che abbia a che vedere con le dipendenze, le strutture perverse o la bulimia, che, tutt'al più potrebbero rappresentare una perdita di controllo (anche se è una lettura assolutamente generica e che non dà alcuna informazione...).

    Un saluto
    Ultima modifica di gieko : 19-10-2007 alle ore 18.25.34
    gieko

  6. #6
    Partecipante Assiduo L'avatar di Popino79
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    confondiamo le etichette che diamo ad una serie di osservazioni, comportamenti, "sintomi", con le persone vere, reali, in carne ed ossa e pensiero, alle quali queste etichette di vario genere vengono incollate.
    Ti ringrazio tanto per ciò che hai scritto. Condivido pienamente il tuo modo di vedere la professione.
    Mi è capitato di vedere dei casi in cui l'unica cosa su cui si discuteva era l'etichetta. Ci serve per poterne discutere assieme, ma poi dobbiamo sicuramente capire altro della persona che abbiamo davanti.

    Anche io non colgo la provocazione

    Ancora grazie


    Amatevi, ma non tramutate l'amore in un legame. Lasciate piuttosto che sia un mare in movimento tra le sponde opposte delle vostre anime. Colmate a vicenda le vostre coppe, ma non bevete da una sola coppa, scambiatevi il pane, ma non mangiate da un solo pane. Cantate e danzate insieme e insieme siate felici, ma permettete a ciascuno di voi d'essere solo
    Kahlil Gibran

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