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Discussione: Myanmar

  1. #1
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    Myanmar

    Credo che tutti voi abbaite notizia (per quel poco che si riesce a sapere almeno) di cosa sta accadendo in questi giorni in Myanmar, quella che un tempo si chiamava Birmania.

    Oggi a Roma e domani a Milano sono stati organizzati due sit-it da Amnesty International: diffondete la notizia e partecipate numerosi! Sul sito di amnesty c'è anche la petizione da firmare per chi fosse interessato.

    Inoltre Blogosfere ha lanciato una campagna dove si chiede di tingere di rosso i nostri blog come protesta per la chiusura di internet in Myanmar e come appoggio ai manifestanti.

    *Chiedo scusa ai moderatori se non è la sezione giusta... nel caso spostate senza problemi

    Se qualcuno comunque vuole parlare di cosa sta accadendo, di cosa sa e di cosa pensa, si può aprire una discussione...
    Ultima modifica di LuisaMiao : 28-09-2007 alle ore 11.24.40
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    só sei que não posso ficar
    não sei o que vem a seguir
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  2. #2
    Partecipante Super Esperto L'avatar di dyafne83
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    Mi fa rabbia...accendere la tv e sapere che si spara sui manifestanti.
    sto faticosamente scalando una montagna,facendomi spazio tra la fitta boscaglia, aprendomi varchi fino a ieri impensabili,coprendomi il volto cn le braccia x evitare di ferirmi e a volte ferirsi è necessario,accellerando il passo e rallentandolo a seconda delle necessità con fatica e sudore,a volte di notte nel bosco quando tutto è buio ho paura,ma è tutto necessario per raggiungere il sole, ha tanta voglia di sole, di ritrovare quella parte di me. Ne ho maledettissimamente bisogno!
    .

  3. #3
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    Re: Myanmar

    Originariamente postato da LuisaMiao
    Credo che tutti voi abbaite notizia (per quel poco che si riesce a sapere almeno) di cosa sta accadendo in questi giorni in Myanmar, quella che un tempo si chiamava Birmania.

    Oggi a Roma e domani a Milano sono stati organizzati due sit-it da Amnesty International: diffondete la notizia e partecipate numerosi! Sul sito di amnesty c'è anche la petizione da firmare per chi fosse interessato.

    Inoltre Blogosfere ha lanciato una campagna dove si chiede di tingere di rosso i nostri blog come protesta per la chiusura di internet in Myanmar e come appoggio ai manifestanti.

    *Chiedo scusa ai moderatori se non è la sezione giusta... nel caso spostate senza problemi

    Se qualcuno comunque vuole parlare di cosa sta accadendo, di cosa sa e di cosa pensa, si può aprire una discussione...
    Sono d'accordo con Amnesty, ma sono profondamente contrario a tutto ciò che è "gadgetistica" come anche colorare un blog, bandiere, braccialetti e simili.
    perchè c'è il rischio che il movimento di protesta diventi una buffonata.

    Devono essere i governi a muoversi!!! Ma con la diplomazia, con le sanzioni e soprattutto con minaccie di privare i governatori della Birmania di tutti i vantaggi della cooperazioni internazionale... e con la massima diffusione delle notizie.
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
    "
    (da "E la vita e la vita" di Cochi e Renato, 1974)


    Clicca qui e godi con le foto di Semplificatore su Flickr

    http://it.youtube.com/user/accrocchio70

  4. #4
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    Vabbè ma sono solo segni di solidarietà, io non sono contraria, anche se riconosco che lasciano il tempo che trovano...
    *** Homo sum: humani nihil a me alienum puto ***

    oPS-StaNZa Di uRBiNo iL Mio FoRuM



    Anche Ember nella setta dell'ASD *asdatrice musicista*
    [thanks to Angelus, fondatore della setta]

  5. #5
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    è vero, possono lasciare il tempo che trovano... ma qual è l'alternativa? non fare nulla ancora una volta? è così da anni e anni. loro hanno trovato la forza di manifestare là e noi non troviamo il modo per farlo qui, dove ci vantiamo di avere la democrazia e la libertà di pensiero/parola?
    certo che sono i governi a doversi muovere. ma se aspettiamo che lo facciano loro, di loro sponte, aspettiamo tutto il tempo che vogliamo.... l'ONU ha appena scritto una dichiarazione che fa ridere; l'Europa non fa nulla, guarda e aspetta; gli USA dicono qualcosina ma sembrano rimbrotti a un bimbo capriccioso. E allora che si fa?

    dire che colorare un blog renderebbe la protesta una buffonata mi pare però eccessivo. il farlo rende solo pubblica, su internet dove la diffusione può essere massima, la presa di posizione di chi ha quel blog.
    Ultima modifica di LuisaMiao : 28-09-2007 alle ore 19.50.12
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  6. #6
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Le immagini dei monaci birmani mi hanno ricordato uno degli episodi che mi hanno impressionato di più in assoluto.

    http://www.nnn.se/levande/svenska/nu-igen.htm

    Monaci in vietnam,a saigon, che,per protesta contro il governo,si sedevano e si davano fuoco,rimanendo immobili,mentre bruciavano.
    Qualcosa del genere avvenne anche a Praga quando fu uno studente a bruciarsi come protesta contro l'invasione sovietica,come ricordato da Guccini nella canzone "Primavera di Praga"
    ...Quando la piazza fermò la sua vita,
    sudava sangue la folla ferita,
    quando la fiamma col suo fumo nero
    lasciò la terra e si alzò verso il cielo,
    quando ciascuno ebbe tinta la mano,
    quando quel fumo si sparse lontano,
    Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
    all'orizzonte del cielo di Praga...
    Ultima modifica di Parsifal : 29-09-2007 alle ore 02.33.12

  7. #7
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Due articoli (in inglese) da www.globalresearch.ca

    Bread and Butter Issues behind Myanmar Protests


    by Stephen Gowans

    Global Research, September 26, 2007
    gowans.wordpress.com/


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    Before discussion on Myanmar becomes another demonizing ritual led by the White House, and actively subscribed to by the respectable left, it would be prudent to consider recent mass protests in the country in the context of surrounding events and independent of the frame set the US government.

    In his address to the UN General Assembly, US President George Bush denounced Myanmar as a “brutal regime” (along with Belarus, Cuba, Iran, Syria, north Korea and Zimbabwe), an echo of the 2006 National Security Directive, which called the same countries “outposts of tyranny”.

    While media accounts – in step with the US state -- have fostered the impression that the mass marches in Myanmar are “pro-democracy” protests against political tyranny, they have, on the contrary, been provoked by bread and butter issues. As the New York Times explained in the concluding paragraphs of a September 24 report, the protests began “August 19 in response to sharp, unannounced fuel price increases of up to 500 percent, immediately raising the prices of goods and transportation.”

    The protests were initially led by students, and only recently by monks, after the police beat some monks at a small demonstration.

    The monks have denounced the government for “impoverishing and pauperizing” the people -- language devoid of the references to freedom and democracy much favored by the US state and firmly rooted in day-to-day economic concerns.

    Washington’s real beef with Myanmar isn’t that it is a “brutal regime” or “outpost of tyranny.” Such US allies as Saudi Arabia, Egypt, Ethiopia and Israel are brutal regimes, but they’re showered with US aid and given diplomatic protection. The real problem with Myanmar is that its markets, land, resources and labor aren’t completely open to exploitation by US corporations and investors.

    Myanmar practices protectionism. The government owns enterprises, rather than letting private capital (especially US capital) totally run the show. Like Cuba, north Korea and other US designated “outposts of tyranny”, it is not the kind of place the investment bankers, CEOs and corporate lawyers who dominate the US state can cozy up to -- or make a buck in.

    The US Department of Commerce complains that Myanmar has restrictive trade policies and sets the prices of staples below market value, including gasoline. Ironically, it appears Myanmar’s efforts to bring gasoline prices up to market value – something the US government would applaud – sparked the protests.

    “The state totally dominates some sectors, including mining and power, and state-owned firms have an important role in transport, trade and manufacturing,” according to the Economist’s Intelligence Unit.

    What’s worst from Washington’s point of view is that the country restricts foreign investment. Worst still, it fails to protect private property.

    Those who are ready to jump on the demonize-Myanmar-bandwagon should understand whose agenda they’re advancing -- and what its goals really are.


    ed ecco il secondo:

    International narcotics agenda behind Myanmar instability


    by Larry Chin

    Global Research, September 28, 2007



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    For the past month, the military government of Myanmar has been the focus of increasingly strident demonstrations, resulting in violent military crackdowns in recent days.

    What must be noted is the Bush administration's open support for the dissidents, in conjunction with growing international (Western) support behind a coup attempt, and the likely parapolitical goals behind this agenda.

    The demise of the Golden Triangle: bad for business

    According to a report by Thomas Fuller of the International Herald Tribune, the Golden Triangle has, in recent years, lost its prominence as a narco-region. In fact, the legendary Triangle now accounts for as little as 5% of world opium supply, according to some estimates.

    Notorious Golden Triangle loses sway in opium trade

    Thomas Fuller, International Herald Tribune, September 11, 2007

    Not surprisingly, the Golden Crescent and Afghanistan now under control of the US and its drug-intelligence proxies, is by far and away the world’s number one opium supplier, as well as the top overall drug producing region, dwarfing Colombia and the Golden Triangle.
    (See http://www.globalresearch.ca/index.p...xt=va&aid=6178 )

    In fact, the demise of the Golden Triangle in recent years can be traced to geostrategic developments that run counter to the agenda of international interests whose financial and banking system depends on the multi-billion dollar cash flows of the criminal drug trade.

    As noted by Fuller:

    1. The United Nations credits Myanmar’s central government for leading opium eradication.

    2. Militias with long-standing ties to the heroin business have also pushed eradication.

    3. China has played a major role pressing opium growers to eradicate.

    4. The Laotian government has led its own opium eradication campaign. Officials see the link between poverty and opium, and the fact that “it is mostly organized crime syndicates that profit”.

    These narco-developments, parallel with

    1) other financial and political reasons why a new Mynamar government would be preferred,

    2) a fragile and teetering world economy facing numerous financial bubbles and insolvency, and

    3) continued failure to control either the Middle East or contain the rising political and economic power of China, cast a different light on the sudden burst of interest on the part of the Bush administration to back a coup or regime change in Myanmar.

    The Bush administration, the epitome of criminal political power, does not support “human rights”. It will utilize every means, including overt military force, to protect geostrategic interests that depend on the world drug trade.

    The revitalization of the Golden Triangle drug trade, and the installation or support for an openly pro-US regime in Myanmar, benefits Western financial interests. Any geostrategic foothold in Southeast Asia also benefits efforts to contain China.



    Buona vita

    Guglielmo
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  8. #8
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    Volevo informarvi, a tal proposito, che il 7 ottobre si terrà la marcia Perugia-Assisi. Il sito www.perlapace.it ha diffuso un appello inviato dal Governo birmano in esilio alla Tavola della pace in cui invita tutti gli amici e i sostenitori a partecipare alla prossima Marcia per la pace Perugia-Assisi vestiti di rosso per sostenere la lotta del popolo birmano.
    sto faticosamente scalando una montagna,facendomi spazio tra la fitta boscaglia, aprendomi varchi fino a ieri impensabili,coprendomi il volto cn le braccia x evitare di ferirmi e a volte ferirsi è necessario,accellerando il passo e rallentandolo a seconda delle necessità con fatica e sudore,a volte di notte nel bosco quando tutto è buio ho paura,ma è tutto necessario per raggiungere il sole, ha tanta voglia di sole, di ritrovare quella parte di me. Ne ho maledettissimamente bisogno!
    .

  9. #9
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    Segnalo alcuni interessanti articoli (in inglese) per chi volesse continuare a tenersi informato di ciò che accade in Birmania:

    Burma's struggle, Aung San Suu Kyi's role

    Burma's revolt

    Burma’s question

    e l'indirizzo di "Irawaddy", quotidiano in inglese fondato e gestito in Inghilterra da un gruppo di profughi e fuoriusciti birmani: http://www.irrawaddy.org/

    Buona vita

    Guglielmo
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  10. #10
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    Aggiungo una notizia dal Corriere della Sera di oggi 03/10/2007

    Total, inchiesta per crimini contro umanità
    Complicità in crimini contro l'umanità: l'accusa di cui dovrebbe rispondere la Total per i servizi resi alla giunta militare birmana compromette l'immagine del gruppo petrolifero e mette nell'imbarazzo la Francia, chiamata a dar prova di coerenza dopo aver affermato a gran voce, per bocca del presidente Sarkozy, la necessità di sanzioni economiche e l'obbligo morale di tagliare presenze e congelare investimenti (non solo francesi) in Birmania.


    La posizione dell'Azienda, come spiegata nel suo sito ufficiale:

    Total’s presence in Myanmar (Burma) has been surrounded by controversy and misperception. The European Parliament has denounced the “dire political situation”* in Myanmar and the International Labour Organization (ILO) regularly criticizes the country’s “widespread and systematic” resort to forced labor. A number of Western companies have withdrawn from Myanmar under pressure from activist groups. The question now is what Total is doing there, what it has already done and why it is staying in Myanmar

    L'articolo della "Reuters": Belgian prosecutors have reopened an inquiry into alleged crimes against humanity by France's Total over its pipeline project in Myanmar, the federal prosecutors' office said on Monday.

    E un articolo di CorpWatch:
    Total SA, reacting Thursday to comments by French President Sarkozy urging the oil and gas giant to refrain from new investment in Myanmar, said it had not made any capital expenditure there since 1998.

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