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Visualizzazione risultati 1 fino 5 di 5
  1. #1
    alerapper
    Ospite non registrato

    il futuro della psicologia

    salve a tutti. vorrei aprire questa discussione forse un tantino impegnativa e che secondo me non risparmierà scontri. secondo me è inevitabile chiederselo e credo che voi ve lo sarete già chiesto. premetto che parlo da studente di psicologia e che quindi la mia opinione al riguardo si basa più su intuizioni. in pratica io ho la sensazione che il futuro della psicologia sta per essere condizionato dal progresso della neurobiologia e delle neuroscienze in generale. mi spiego meglio. secondo me la psicologia di conseguenza o sparirà per essere assorbita completamente dalla biologia, oppure sopravviverà, ma in un certo senso sarà sempre una sorta di specializzazione della biologia. riguardo alle attuali branche della psicologia che ignorano lo studio del cervello, come la psicologia cognitiva, la psicologia sociale, la psicologia dello sviluppo, ma anche la psicologia clinica, credo che queste attualmente servono, ma non ancora per molto tempo, a contribuire a comprendere si il comportamento, ma come viene prdotto dal cervello.
    il fine ultimo delle neuroscienze è quello di comprendere il funzionamento del sistema nervoso e la psicologia essendo secondo me una branca delle neuroscienze può dare attualmente un suo contributo. solo che gli psicologi secondo me non hanno capito che il fine ultimo per cui fanno ricerca non è capire la mente e il comportamento, ma capire il funzionamento del sistema nervoso, del quale la mente e il comportamento sono le caratteristiche più nobili. voi cosa ne pensate?

  2. #2
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
    Data registrazione
    30-06-2005
    Messaggi
    335
    Caro Alerapper,

    qualche anno fa, in modo molto più soft, lanciai una discussione simile:
    http://www.opsonline.it/forum/showth...threadid=27952

    Per ora, se ti va, leggi un po' di interventi che sono stati fatti a suo tempo. Appena ho un po' di calma torno sul tema, che mi interessa.

    Buona serata!
    Ultima modifica di korianor : 21-09-2007 alle ore 03.05.24
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  3. #3
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
    Data registrazione
    30-06-2005
    Messaggi
    335
    Provo ad azzardare una risposta. Non c’è dubbio che in futuro la psicologia sarà condizionata dal progresso delle neuroscienze. Accade già ora, figuriamoci in futuro, no?

    Sulla tua previsione secondo cui la psicologia di conseguenza o sparirà per essere assorbita completamente dalla biologia, oppure sopravviverà, ma in un certo senso sarà sempre una sorta di specializzazione della biologia ho due obiezioni.

    In primo luogo, se le neuroscienze (soprattutto da un punto di vista formale) progredissero a un punto tale da spiegare ogni fenomeno psicologico, credo che avremmo le conoscenze per creare una mente artificiale, e magari la psicologia potrebbe essere assorbita dall’informatica, o dall’ingegneria, no? Progressi di questo tipo, comportando una delle più grandi rivoluzioni scientifiche della storia dell’uomo, sconvolgerebbero molte discipline dalla biologia all’intelligenza artificiale (passando ovviamente per la psicologia), fino alla fisica. Difficile dire che tipo di ‘assetto’ disciplinare potrebbe crearsi.

    In secondo luogo, esisterà sempre il problema che stiamo parlando di differenti livelli di analisi: sapere tutto di come funziona il sistema nervoso di un organismo implica conoscere i suoi stati mentali? Al momento è una questione aperta rispetto alla quale ci sono molte posizioni differenti..
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  4. #4
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Credo di poter fornire una risposta alla domanda....

    in estrema sintesi le neuroscienze non fagociteranno la psicologia a meno di una vittoria simile a quella dei romani sui greci cioè che i conquistatori furono 'conquistati' dalle idee dei sottomessi...

    Sempre più si andranno definendo con più precisione i 3 livelli di analisi di un processo neurale o cognitivo che dir si voglia:

    a) il livello biologico (rilevabile con i metodi di elettroencefalografia e di neuroimaing)
    b) il livello computazionale (che si riferisce alla modelizzazzione matematica e computazionale de funzionamento di reti neurali che mimano le reti neurali 'naturali'
    c) il livello delle rappresentazioni (scienza cognitiva)

    In sostanza l'uno sfuma nell'altro ma si può tenere distinto ciascuno livello essendo studiabile con metodi del tutto diversi (salvo eccezioni).

    Detto questo i tre livelli sono ordinati gerarchicamente (in ordine di numerazione sulla base di una serie di considerazioni oggettive:

    Il livello biologico rimarrà sempre quello più accessibile su un piano oggettivo. Questo sia perchè pertiene a fatti organici che si riferisocno alla materia e sono riproducibili sia perchè i metodi con cui si ottengono informazioni sono basati sulla matematica, la fisica e la chimica e sono dunque fonte di consenso assoluto.
    Inoltre il livello biologico CAUSA tutti gli altri come comprovano gli studi neuropsicologici. Una patologia organica produce l'alterazione del processo cognitivo residente nell'area in modo riproducibile e oggettivo quantunque non in modo banale o semplicistico.
    La verifica delle ipotesi rimarrà sempre più semplice a questo livello che a qualunque altro anche per alcuni aspetti legati all'applicazione delle metodologie statistiche alle scienze naturali versus l'applicazione a strumenti culturali come i test neuropsicologici.
    Le neuroscienze e in più in generale la neurobiologia rappresenta quindi il livello di spiegazione più pratico e condivisibile per approcciare la mentre e fungerà da organizzatore delle conoscenze in psicologia che per contro è molto forte sul piano descrittivo (sono stati descritti numerosissimi effetti psicologici) ma scarsissima sul piano esplicativo.
    Infine le reti neurali e l'intelligenza artificiale hanno bisogno di un modello organico per poter apportare un contributo scientifico e non meramente fantasioso allo studio della mente umana.

    L'ideale sarebbe che l'avvento delle neuroscienze porti gli scienziati cognitivi a 'fisicizzare' i processi che studiano e i neuroscienziati a 'cognitivizzare' i sostrati che studiano poichè il cervello processa informazioni: la mente è cioè DENTRO al cervello (in ogni sua parte). La cognizione non è una proprietà emergente dei sistemi neurali (che farebbe pensare ad un qualcosa di esterno confondendo la location del fenomeno FISICO con il diverso piano concettuale) ma è una proprietà INTERNA ai sistemi neurali, cioè la cognizione è EMBODIED, incarnata nei suoi sostrati, come le caratteristiche chimiche e computazionali del DNA: scindibili sul piano concettuale e pratico (ad esempio costruendo computer che ssfruttano altre proprietà chimiche della molecola di DNA) ma strettamente interconnesse e irriducibili le une alle altre.
    Altro esempio... Il dilemma mente e cervello è simile a quello che in fisica è la diade energia e materia: cioè due condizioni diverse della stessa cosa.
    Probabilmente l'unica cosa che manca a noi psicologi è la sintesi e la creatività che invece non manca ai nostri colleghi fisici, chimici e biologici
    Oltre a un po' di matematica... che non fa mai male...


    A presto.
    Ultima modifica di Daidaidaidai : 25-09-2007 alle ore 00.10.21

  5. #5
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    anche la biologia temeva negli anni settanta di fare l'ancella della chimica, ma poi cambiarono le cose con la biologia cellulare, molecolare, evolutiva...

    anche i chimici temono di fare la fine degli etruschi nei confronti della fisica, ma tirano sempre un sospiro di sollievo sapendo in che brutte acque stanno i fisici (

    non serve a molto ormai il riduzionismo o forme esasperate di scientismo. ma a proposito:

    """Inoltre il livello biologico CAUSA tutti gli altri come comprovano gli studi neuropsicologici. Una patologia organica produce l'alterazione del processo cognitivo residente nell'area in modo riproducibile e oggettivo quantunque non in modo banale o semplicistico""""

    non è proprio così che stanno le cose. le verifiche sperimentali non sono tanto concordi al riguardo, o , comunque, bisogna tenere in considerazione che pochi e molto meno complicati sono i processi cognitivi localizzati in specifiche aree. insomma la frenologia un paio di secoli fa non ci ha azzeccato per gli stessi motivi per cui non ci azzecca attualmente la neuroscienza.
    non solo: come ti spieghi quando è il processo cognitivo a causare il livello biologico? epifenomeno?

    in fine. ho la sensazione che hai dimenticato qualcosa, cioè: IL CORPO! tutte le volte che si parla della mente si pensa al cranio degli uomini... già e il corpo, muscoli, cartilagini, melieu interno, la fisicità, le attivazioni fisiologiche, le sensazioni, le percezioni, la struttura ortogenetica (brillantemente risolta con la metafora...)?

    la mente è una proprietà interna all'organismo in senso olistico, cioè organismo e sistema e storia.
    proporrei una cosa più interessante: la mente in senso olografico piuttosto di tipo immanente aristotelico ("""la mente una proprietà interna ai sistemi neurali""")

    per carità senza nulla togliere al sistema nervoso, fondamentale per tutte le operazioni dell'organismo, ma insufficiente per esplorare psicologicamente la complessità del sistema vivente.

    ciaz

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