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Visualizza risultati del sondaggio: La psicoterapia dell'omosessualità

Partecipanti
9. Non puoi votare in questo sondaggio
  • l'omosessuale può solo essere aiutato a vivere meglio la propria condizione di omosessuale

    3 33.33%
  • l'omosessuale può anche essere aiutato a ridefinire la propria sessualità

    6 66.67%
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Visualizzazione risultati 1 fino 15 di 51
  1. #1
    Partecipante L'avatar di plinius11
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    17-01-2005
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    Omosessualità: quale prospettiva psicoterapeutica?

    ciao a tutti,
    mi trovo a porre un quesito che difficilmente avrà una risposta univoca ma che mi preme condividere e chiarire. Spero che tutti gli psicologi di orientamento differente intervengano così da avere un quadro il più possibile esaustivo.

    Premetto che non credo che l'omosessualità sia considerata un problema o un disturbo (e sono contento che sia stata "rimossa" dal DSM-IV) ma piuttosto che possa essere vissuta come distonica e difficilmente mentalizzata ed elaborata dall'individuo (e qui vedo la possibilità di intervento reale in campo psicoterapeutico riguardo un soggetto che chiede aiuto). Penso che le problematiche che suscita l'omosessualità siano legate più ad aspetti sociali al giorno d'oggi che ad altro e stimolano interessantissimi speculazioni su nuove forme di concepire la famiglia e i ruoli educativi (non voglio innestare alcun dibattito su questi punti, dico solo che è moooolto utile parlarne e interrogarsi senza che preconcetti religiosi o culturali possano condizionarci: in fondo credo che lo psicologo debba essere al di sopra e valutare in maniera il quanto più obiettiva possibile). Non ho mai creduto a chi oggi parla di "curare l'omosessualità".

    Mi chiedo quale possa essere oggi la visione dell'omosessualità in sede di psicoterapia. In corso di perfezionamento presso una scuola di specializzazione mi sono ritrovato a discuterne. Se è possibile affermare che l'omosessualità possa essere definita quale una fissazione a stadi dello sviluppo psicosessuale del bambino, come una mancata identificazione con figure genitoriali significative (quella col genitore dello stesso sesso), se la si considera un blocco evolutivo mi chiedo allora se in sede psicoterapeutica, oltre a lavorare sulla distonicità di tale problematica per l'individuo, si possa (o si debba) lavorare anche sul processo evolutivo e permettere una nuova ridefinizione del proprio Sè. Cioè se l'omosessualità può essere considerata una forma nevrotica di strutturazione della sessualità dell'individuo (in un ottica analitica), è possibile operare quello scacco che permetta di superare il conflitto?? In parole spicciole: l'omosessuale può virare verso la definizione di una nuova sessualità se affronta in analisi la sua storia? (sento comunque di non essermi espresso ancora al meglio, scusatemene)

    Sono sicuramente molto confuso a riguardo e non parlo con i libri alla mano. questo è il frutto di una discussione a scuola che ha messo in crisi alcune convinzioni che avevo.

    Grazie e spero che la discussione possa non essere polemica e urtare la sensibilità di nessuno

  2. #2
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    20-09-2004
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    Albino (BG)
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    281
    In parole spicciole: l'omosessuale può virare verso la definizione di una nuova sessualità se affronta in analisi la sua storia?
    Sì, può. A patto che c'intendiamo bene. Lui/lei - potrebbe - definire un diverso orientamento sessuale. Purché il/la suo/a psicoanalista non cerchi a tutti i costi di convincerlo che deve.

    Mi chiedo quale possa essere oggi la visione dell'omosessualità in sede di psicoterapia.
    Credo che dipenda dallo/a psicoterapeuta. Nessuno è "perfettamente analizzato". In ognuno di noi esistono (ed esisteranno) delle "zone grigie", dei "buchi". Per alcuni questi buschi avranno a che fare con l'area della sessualità e dell'omosessualità. Per altri no.
    Certo, mi viene da chiedermi quale possa essere la visione della scelta di un colore piuttosto che di un altro in sede di psicoterapia. Non è una provocazione, la mia. Mi rifaccio un po' alla concezione di psicoanalisi che porta avanti Antonino Ferro, quando dice che qualunque cosa accada nella stanza d'analisi è materiale analizzabile. Ma che occorre entrarci "senza memoria e senza desiderio", per avere a disposizione le possibilità. Mi pare che chiederselo "prima" delimiti eccessivamente il campo e non consenta di giocare.
    Non so se sono riuscito a farmi capire. Ma darei la stessa risposta a chi mi chiedesse "Quale può essere la visione della preferenza per il gelato alla fragola in psicoterapia".

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  3. #3
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    28-03-2004
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    Concordo con molte cose dette da willy.
    Non voglio entrare nel merito della teoria sull'omosessualità in psicoanalisi, ma anche quella di omosessuale è un'identità che ha delle ragioni e che può essere ridefinita in gradi di misura differenti all'interno dell'analisi. Credo poi che ci siano situazioni all'interno delle quali l'identità omosessuale è una struttura talmente fondante che possono essere ridefiniti altri significati, magari ad essa collegati; e situazioni in cui non è fondante ma costituisce un'identità sotto la si nascondo altre problematiche. Mi sembra che l'omosessualità abbia comunque sempre a che fare con una difficoltà profonda ad "affrontare il diverso".
    Indubbiamente ho l'impressione che in psicoanalisi si vada da posizioni piuttosto tradizionali, che considerano l'omosessualità come una nevrosi, a contributi recenti (vd. ad es. Muriel Dimen) che constatano sempre più la presenza di identità mutlisessuali che si pongono lungo un continuum tra i poli di mascolinità e femminilità.
    Sul discorso del motto bioniano per cui l'analista deve essere "senza memoria e senza desiderio", aggiungo che ciò è comprensibile se si pensa che l'analista sia "con memoria e desiderio" ed esprima la sua soggettività, nonchè le convinzioni ad esse collegate, su ogni argomento, compresa la sessualità. Ciò può risultare, anzichè un ostacolo, come è sempre stato considerato classicamente, un opportunità per relativizzare ed incontrarsi, costruendo insieme il processo terapeutico e modificando, lungo il percorso analitico, entrambe, paziente ed analista, la propria identità in un processo di continua ridefinizione di ciò che si è. Credo sia anche in questo senso che Ferro, sostenitore del concetto di campo bipersonale, sostiene che tutto ciò che accade in analisi sia analizzabile, anche i sentimenti o le opinioni dell'analista: in questo senso la coppia analitica deve aspirare a divenire "senza memoria e senza desiderio".

    Un saluto
    gieko

  4. #4
    Braveheart84
    Ospite non registrato
    Ragazzi, io mi chiedo da tempo una cosa: a prescindere dal fatto che l'omosessualità sia o no un disturbo, se sia lecita o illecita, vorrei chiedere agli studenti di psicologia se al giorno d'oggi l'omosessualità sia considerata qualcosa d'innato, oppure ci sono delle ragioni psicologiche per cui una persona è omosessuale.
    Grazie.

  5. #5
    Partecipante L'avatar di plinius11
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    17-01-2005
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    47
    beh sono molto contento di questa discussione perchè è molto interessante. Concordo anche io con willy e per certi versi condivido l'idea di entrare il più possibile neutro in sede di analisi "senza memoria e desiderio" per vedere le angolazioni differenti della personalità e dei conflitti dell'individuo. Sono in parte daccordo con quanto asserisce geiko sulla possibilità che l'analista entri in analisi e diventi quasi un tutt'uno che possa essere analizzato ma sono ancora alla ricerca di un mio modo di essere psicoterapeuta e sto valutando quale possa essere il mio stile. In parole povere credo di entrare nella relazione psicoterapeutica con la mia storia ma allo stesso tempo temo l'intrusione delle mie zone d'ombra e allora mi appoggio ad una visione più classica dell'analisi.

    La mia domanda era essenzialmente quella a cui ha risposto willy e anche io non credo che l'analista debba imporsi ma farsi guidare dall'individuo in analisi.

    il tutto è scaturito da un'argomentazione tra colleghi a scuola di psicoterapia: "beh se l'omosessualità può essere definita come una nevrosi, qualora lo si richieda e fatta un'attenta analisi della domanda, si può lavorarci sopra". queste affermazioni mi avevano messo il dubbio perchè finora avevo solo considerato la possibilità di lavorare sugli aspetti sociali e sull'accettazione della condizione di essere omosessuale.

    Non conosco questo Ferro, scusate l'ignoranza. Che scuola fate?

    Riguardo alla domanda di Braveheart posso solo dire che non credo si possa discutere se sia lecita o illecita, oggi è superata la disputa. Sarebbe importante capire perchè lo vuoi sapere. Nel senso che qui non si dano delle risposte assolute ma dei punti di vista. Non credo ad esempio che il forum possa servire ad un omosessuale per ricercare "la causa" da cui tutto è scaturito (sempre se possiamo parlare di causa, visto che mi viene in mente più un bisogno di arginare il senso di colpa e trovare una risposta "per mettersi il cuore in pace").

    Personalmente non la ritengo un disturbo e la considero uno dei modi in cui possa strutturarsi la personalità in seguito all'intervento di fattori psicologici, evolutivi e sociali. Secondo me tutti "possiamo" sviluppare una sessualità omo, cioè nasciamo tutti con la possibilità di diventare omosessuali, bisessuali, sadomasochisti, depressi, schizofrenici, ansiosi, violenti, serial killer. Poi nel corso dello sviluppo attraverso il consolidamento del nostro sistema di difesa sublimiamo ed evolviamo in personalità mature sebbene con "buchi" e zone d'ombra. Non sono al momento documentato ma è possibile vederla in un ottica psicodinamica come una fissazione ad una fase dello sviluppo sessuale non adeguatamente risolta?

    Ribadisco: mi piacciono i toni pacati della discussione. grazie

  6. #6
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Sul tema dell' "intrusione di zone d'ombra" dell'analista si gioca molto del dibattito della psicoanalisi contemporanea, soprattutto di orientamento relazionale. Molti autori sostengono che tale intrusione è inevitabile e che i tentativi di neutralità dell'analista non servono ad evitare che ciò avvenga, perchè la soggettività si esprime sempre. Da qui i tentativi tecnici di "utilizzare anche la propria soggettività" nel lavoro analitico.

    Antonino Ferro è analista con funzioni di training della SPI, autore di numerose pubblicazioni. E' di orientamento bioniano e un sostenitore del concetto di "campo analitico bipersonale" (W. e M. Baranger). E', insomma, uno degli analisti contemporanei più influenti per la portata innovativa di alcune sue concezioni e per la spinta verso una psicoanalisi bipersonale.

    Frequento la SIPRe, specializzazione in psicoanalisi relazionale.

    "Non sono al momento documentato ma è possibile vederla in un ottica psicodinamica come una fissazione ad una fase dello sviluppo sessuale non adeguatamente risolta? "

    In un ottica classica sì, ma mi chiedo se sia possibile inquadrare la psicopatologia con i termini tipici della teoria pulsionale (vd fissazione ad una fase) dal momento che sono concetti da molti considerati ormai superati.

    Scusate la brevità ma devo scappare

    Un saluto
    gieko

  7. #7
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    04-03-2002
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    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
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    So che ci furono tentativi di elaborare terapie per modificare l'orientamento sessuale,ma non credo che abbiano avuto grosso successo.
    Credo che esista una predisposizione genetica nell'orientamento sessuale,come esiste per molti altri fattori,ad es. la maggiore o minore reattività emotiva di una persona.
    Poi l'evoluzione della persona può influire su questa base.
    Penso però che non sia l'orientamento sessuale che crea problemi alla persona,ma la valutazione che essa ne fa.Mi sembra più utile che la psicoterapia si occupi di questo aspetto

  8. #8
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Originariamente postato da Braveheart84
    Ragazzi, io mi chiedo da tempo una cosa: a prescindere dal fatto che l'omosessualità sia o no un disturbo, se sia lecita o illecita, vorrei chiedere agli studenti di psicologia se al giorno d'oggi l'omosessualità sia considerata qualcosa d'innato, oppure ci sono delle ragioni psicologiche per cui una persona è omosessuale.
    Grazie.
    Da quello che so, e ammetto che non è molto, ci sono delle ricerche dove hanno constatato una diversità morfologica di alcune parti del cervello (e anche anatomiche) di omosessuali maschi (puoi vedere sui libri di Dettore), ma non è chiaro se ciò sia la causa o la conseguenza di un comportamento omosessuale. Alcuni sono comunque convisti che sia "innata", altri pensamo che sia dovuta a causa di diversi fattori che si vanno ad influenzare a vicenda di tipo psicodinamico e relazionale (di questo approccio, ho letto ultimamente i libri di Nicolosi, che devo dire mi hanno fatto riflettere parecchio...anche perché conosco l'ambito degli abusi infantili...e molti bambini abusati sono degli adulti omosessuali - vedi Ammanitu).

  9. #9
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    ...vedi ammaniti...(Sbagliato: disgrafia da tastiera!!)

  10. #10
    desphusband
    Ospite non registrato
    Avevo letto sul manuale di psichiatria del 4 anno che è una prospettiva possibile il cambiamento della propria sessualità attraverso, secondo alcune teorie, l'utilizzo della pratica ipnotica. Secondo voi può rivelarsi utile?

  11. #11
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Originariamente postato da desphusband
    Avevo letto sul manuale di psichiatria del 4 anno che è una prospettiva possibile il cambiamento della propria sessualità attraverso, secondo alcune teorie, l'utilizzo della pratica ipnotica. Secondo voi può rivelarsi utile?
    Ti direi tranquillamente di no, non credo che la terapia ipnotica serva ad alcunchè in questa situazione...
    gieko

  12. #12
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Se spieghi bene quello che pensi, può essere uno spunto per pensare e riflettere

  13. #13
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    a chi e cosa ti riferisci?
    gieko

  14. #14
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Dici che la terapia ipnotica non serve a cambiare la situazione ma non spieghi perché asserisci questo...

  15. #15
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Sinceramente non vedo come la terapia ipnotica potrebbe intervenire su dei dati strutturali come la personalità, dal momento che a quanto ne so si occupa di alcuni aspetti sintomatici ed utilizza il mezzo suggestivo. L'omosessualità - così come tutte le altre strutturazioni di identità - la concepisco come un livello di organizzazione strutturale del soggetto ...
    gieko

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