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Discussione: gruppi di auto aiuto

  1. #1
    Partecipante Assiduo L'avatar di Tottola1
    Data registrazione
    23-06-2007
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    Nord Italia
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    249

    gruppi di auto aiuto

    Buona giornata a tutti, sto lavorando alla preparazione di un progetto che prevede, fra le altre cose, che io promuova, in qualità di professionista, la formazione di un gruppo di auto-aiuto all’interno di una struttura, gruppo da rendere poi totalmente autonomo ed indipendente.
    C’è qualcuno fra voi che ha già realizzato un’iniziativa di questo tipo e che possa darmi qualche “dritta”?
    Grazie in anticipo!

  2. #2
    Partecipante Veramente Figo
    Data registrazione
    09-05-2007
    Residenza
    liguria
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    1,277
    Molto volentieri ma credo sia necessario sapere da chi é composto il gruppo ossia qual é la problematica che hanno in comune i membri del gruppo??
    Anche qualche info sul setting (la struttura di cui scrivi) potrebbe essere utile per determinare alcune caratteristiche del gruppo stesso.

    A disposizione dunque


  3. #3
    Partecipante Assiduo L'avatar di Tottola1
    Data registrazione
    23-06-2007
    Residenza
    Nord Italia
    Messaggi
    249
    Ciao e grazie per la disponibilità: si tratta di un progetto che intendo presentare presso una residenza per anziani prossima all’apertura, la quale ospiterà anche un’unità Alzheimer: in realtà il gruppo farebbe parte di un piano di lavoro più ampio, finalizzato alla prevenzione del disagio nell’anziano istituzionalizzato. L’idea è quella di agire anche sul piano ambientale offrendo supporto ai familiari degli ospiti ricoverati attraverso, appunto, la costituzione di un gruppo di auto-aiuto.

  4. #4
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
    Data registrazione
    21-02-2006
    Residenza
    Bologna
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    974
    Occorre, dal mio punto di vista, fare chiarezza sul piano in cui si lavora.
    Un gruppo di auto-mutuo-aiuto dovrebbe nascere per iniziativa delle persone che hanno il problema, dovrebbe essere svincolato dalle istituzioni e prevedere un facilitatore, ossia una figura non professionale che abbia unicamente il compito di facilitare la comunicazione e la partecipazione delle persone.
    Diverso è un gruppo terapeutico, che viene proposto e condotto da un professionista. Perchè uno psicologo non può proporsi professionalmente come conduttore di gruppi?? Al limite, tra gli obiettivi del progetto si può mettere anche quello di trasformare col tempo il gruppo in auto aiuto, come esito di un percorso di acquisizione di consapevolezza.
    Tieni conto che per rendere autonomo un gruppo occorrono anni e anche un po' di fortuna!

  5. #5
    Matricola L'avatar di BC66
    Data registrazione
    04-11-2004
    Residenza
    Bianza
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    18
    Gruppi d’ incontro per Genitori
    Percorsi di integrazione per ridefinire in una direzione di “normalità” i ruoli della persona disabile e dei suoi familiari all’interno della comunità sociale.
    Un lavoro di gruppo efficace si basa su un ampia gamma di abilità interpersonali.
    Le abilità di comunicazione necessarie per il lavoro con il singolo sono una buona base per la comunicazione più complessa nei gruppi.
    Per aver successo un gruppo deve soddisfare un bisogno accertato .
    Indagare su un bisogno significa scoprire se il lavoro che si andrà ad intraprendere nella programmazione e nella conduzione di un gruppo è giustificato.
    I gruppi a volte traggono origine dalla consapevolezza delle “carenze dei servizi”.
    Il contatto con la malattia di un parente, di un amico, di un figlio, di un coniuge può comportare una serie di cambiamenti a livello individuale e/o familiare a cui i familiari e gli amici attribuiscono valenze diverse.
    Generalmente si percepiscono modificazioni soprattutto nella sfera emotiva, sociale e relazionale.

    · Centrare l’intervento sui bisogni della famiglia, il che significa maggior coinvolgimento nella pianificazione degli interventi, maggior chiarezza nelle informazioni (sui servizi,sulla disabilità, sulla malattia psichiatrica…) e tentativo di formazione (come agire di fronte ad alcuni atteggiamenti problema).

    · Creazione di un clima collaborativo, con trattamento paritario dei genitori e attraverso un loro attivo coinvolgimento nelle attività.

    · Ascoltare i bisogni espressi da un componente della famiglia, che non significa aver di fronte la fotografia globale dell’intero quadro familiare.

    · L’accertamento dei bisogni potrebbe costituire da un lato un efficace strumento per il miglioramento della compliance da parte della famiglia e dall’altro un’importante strategia preventiva del fenomeno dell’abbandono dei servizi.


    · Interventi preventivi rivolti a preparare e sostenere le famiglie nei casi in cui i problemi comportamentali collegati alla malattia si acuissero durante i vari stadi della malattia stessa e in base ai cambiamenti evolutivi di ognuno di noi.
    · Potenziamento del supporto sociale e dei meccanismi di attivazione dei membri della famiglia di un paziente psichiatrico.

    · In particolare gli interventi dovrebbero focalizzarsi sull’aiuto di quelle famiglie a rischio per la presenza di meccanismi di coping negativo
    BC

  6. #6
    Neofita
    Data registrazione
    07-09-2005
    Residenza
    Roma - Napoli
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    11

    gruppo auto aiuto

    Il gruppo prevede la partecipazione di persone con lo stesso problema e che condividono una stessa situazione. Lo psicologo è da facilitatore e non è utile credo la partecipazione di più di 10 -12 persone. scrivimi se vuoi sapere altro elisapappacena@virgilio.it

  7. #7
    Partecipante Veramente Figo
    Data registrazione
    09-05-2007
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    liguria
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    1,277
    Per Tottola,

    Da ciò che scrivi si potrebbe pensare ad un gruppo terapeutico con gli anziani poco deteriorati (credo di aver capito che si tratta di una RSA e/o RP. Correggimi se sbaglio) per lavorare con loro sulla malattia, come vivono l'istituto, la famiglia e le visite,...

    Un gruppo di auto aiuto per familiari si potrebbe creare se c'é una richiesta implicita e/o esplicita da parte loro altrimenti per la mia esperienza puoi presentare un progetto per un gruppo terapeutico aperto dove i membri del gruppo possono trovare uno spazio di riflessione sulle tematiche dell'assistenza del familiare anziano, della malattia, del peso psicologico e non solo di avere un familiare ricoverato in regime di RSA o RP, .....

    Perchè pensavi proprio ad un gruppo di auto aiuto? Ti é stato proposto?

    Mi sembra davvero che potrebbe avere senso se nasce da una richiesta ufficiale dove la tua funzione potrebbe essere quella di facilitatore della comunicazione (evitare che qualcuno banalizzi il mess comunicativo di un altro, evitare movimenti aggressivi, stimolare la comunicazione di chi rimane passivo a lungo,...).

    Continua ad aggiornarci

  8. #8
    Partecipante Assiduo L'avatar di Tottola1
    Data registrazione
    23-06-2007
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    Nord Italia
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    249
    Il mio progetto prevede in misura superiore attività rivolte agli anziani, però avevo pensato di rivolgere parte dello stesso anche ai familiari in quanto il loro benessere psicologico costituisce un fattore di protezione relativamente alla prevenzione del disagio dell’anziano istituzionalizzato: in un primo momento mi era sembrata opportuna la possibilità di uno sportello di ascolto, poi però ho ritenuto che con l’auto-aiuto potessero sentirsi maggiormente partecipi e coinvolti e non rilegati alla posizione di “pazienti” essi stessi: la mia idea era di svolgere un'attività di informazione ai familiari su cos'è un gruppo di auto aiuto e come funziona, offrendo la mia disponibilità al ruolo di facilitatore nel caso l'idea fosse stata accolta.
    Mi sembra di capire però, dalle vostre risposte, che abbiate qualche perplessità in merito e che riteniate più adatto un gruppo terapeutico: mi farebbe molto piacere conoscere meglio le vostre motivazioni

  9. #9
    Partecipante Veramente Figo
    Data registrazione
    09-05-2007
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    liguria
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    1,277
    Ciao Tottola,

    la riflessione che facevi rispetto alla prevenzione del disagio la condivido ed appoggio in pieno, tuttavia la mia esperienza in una RSA ed RP quindi una struttura pubblica é stata che i familiari visitavano pochissimissimo i degenti ricoverati.

    erano scarsamente interessati a quelli che erano gli aspetti psicologici relazionali del congiunto mentre (quando venivano) chiedevano al medico le condizioni cliniche.

    poche sono state le famiglie o i singoli membri della famiglia che hanno chiesto una consulenza psicologica.

    avevo quindi, anche perché era indicazione della struttura oltre che per mia formazione, istituito, pubblicizzandolo molto, uno sportello un pomeriggio la settimana dove in forma anonima i familiari potessero venire. E' stato poco utilizzato anche questo.

    a distanza di anni ripensando a questa esperienza credo che avrei potuto organizzare delle conferenze a tema (strumento molto in voga in questi anni) dove liberamente chi voleva poteva accedere e magari questo avrebbe potuto agganciarli per favorire la nascita di un gruppo.

    questa é stata la mia esperienza ma mi auguro che nel tuo territorio ci siano familiari più interessati al benessere del congiunto anziano piuttosto che al suo "parcheggio".
    PS: se riuscirai in questa impresa credo che avrai evitato prima di tutto questo!!

  10. #10
    Partecipante Assiduo L'avatar di Tottola1
    Data registrazione
    23-06-2007
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    per Tanatoss

    Capisco cosa intendi...in effetti la mia idea era proprio quella di svolgere degli incontri di informazione sperando che l'idea del gruppo fosse accolta.
    Scusa se ti disturbo ancora, pensi che sarebbe opportuno prevedere un intervento sul personale?E se sì di che tipo?

  11. #11
    Partecipante Veramente Figo
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    09-05-2007
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    Eccomi Tottola scusa il ritardo nella risposta.

    La formazione e supervisione degli operatori é a mio parere fondamentale come avrai avuto modo di osservare gli operatori che lavorano con gli anziani istituzionalizzati esauriscono presto la motivazione con cui avevano iniziato il servizio, sono spesso in mutua, insomma mettono in atto tutti quei meccanismi di difesa psicologica tipica della sindrome del burnout: spersonalizzazione, isolamento affettivo, negazione, spostamento.

    Per la mia esperienza hanno 2 atteggiamenti opposti quando in équipe é presente uno psicologo: gli vomitano continuamente addosso il proprio malessere, non gratificazione, frustrazione nel vedere l'essere umano ridursi in questa condizione di fragilità ed impotenza oppure sono ritirati, silenti e passivi a qualunque tentativo di incontro lo psicologo possa proporre.

    Quando lavoravo nella Rsa di cui ti ho scritto le persone più sofferenti erano gli ausiliari a loro toccano infatti manovre poco piacevoli ma soprattutto all'epoca (non c'erano le scuole per OSS..) non avevano la minima competenza nella relazione d'aiuto. Loro li ho trovati refrattari e distanti mentra IP, FKT e il medico in pieno stress lavorativo ma con tanta motivazione al cambiamento per un miglioramento della qualità dell'assistenza.

    Avevo dato loro la disponibilità di colloqui individuali ma costituito anche un gruppo di supervisione dove ciascuno portava le situazioni che viveva con difficoltà, rabbia....
    Il miglioramento nelle dinamiche di gruppo, l'aumento dell'ascolto dei reali bisogni del pz e fam sarà evidente vedrai.

    Però una domanda adesso la faccio io a te: farai la consulente presso questo Istituto e hai completa carta bianca? Insomma dalle domande che poni mi sto chiedendo stai proponendo un progetto o sarai inserita in équipe? Hai mai lavorato con i pz cronici-degenerativi?
    scusa le domande alla fine sono più di una.... poi se vuoi ti spiego il perché

    a presto

  12. #12
    Partecipante Assiduo L'avatar di Tottola1
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    23-06-2007
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    Grazie mille dei tuoi consigli tanatoss, vedi sono solo una pivellina alle prime armi, ho fatto un gran bel tirocinio di stampo soprattutto neuropsicologoco in un' utn e ho avuto a che fare anche con pazienti cronici degenerativi, ho avuto la fortuna di lavorare davvero e non di fare solo "fotocopie"...però niente di più.. Ho contattato una struttura di prossima apertura e mi hanno detto che mi contatteranno prossimamente per un colloquio, così mi premunisco preparando questo progetto, in realtà articolato in 3 sottocomponenti. Non so ancora cosa mi proporranno e... se mi proporranno qualcosa, ma non voglio andare lì a mani vuote...insomma mi serve una dose stratosferica di fortuna, ma so che sono (stranamente) interessati anche a giovani psicologi.... Mal che vada posso sempre proporre questo progetto o parte di esso ad altre strutture già operative.

  13. #13
    Partecipante Veramente Figo
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    09-05-2007
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    Bene Tottola questo é l'atteggiamento giusto ed il pensiero di prepararsi preventivamente è perfetta perché davvero le cose potrebbero andare così.

    Credo che questa stanza come moltissime di ops possa essere utile a chi cerca lavoro e non lo trova e finisce per lamentarsi ad oltranza a mio giudizio scoraggiando chi sta iniziando a studiare o lavorare.

    Quello che stai facendo é ciò che a mio modo di vedere bisogna fare per preparasi ad un colloquio conoscitivo.
    Probabilmente partiranno dalla tua esperienza ma quasi sicuramente ti chiederanno come organizzeresti l'intervento con pz, familiari ed operatori.
    Ti consiglio di scriverti una traccia per soggetto di intervento quindi una per il pz, una per il fam e...

    Tienici aggiornati e chiedi pure credo ci siano altre persone con esperienza nel campo della psicogeriatria: dai aiutiamo Tottola!!

  14. #14
    Partecipante Assiduo L'avatar di Tottola1
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    23-06-2007
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    Ma grazie!Grazie davvero! Mi faccio sentire prestissimo perchè ho qualche centinaio di dubbi.....

  15. #15

    INFO GRUPPI AUTO AIUTO

    posso suggerirti tre testi che potrebbero risultarti utili:
    Self help, di Noventa, Nava e Oliva. Ed. Gr. Abele
    Igruppi di auto aiuto, quaderni di animazine e formazione, ed. gruppo abele.
    Insieme, per vincere l'infelicità, di J. Liss. Ed. Angeli

    In bocca al lupo e buon lavoro!

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