• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Visualizzazione risultati 1 fino 5 di 5
  1. #1
    Partecipante Veramente Figo
    Data registrazione
    24-08-2006
    Messaggi
    1,145

    scelta dello psicoterapeuta per il suo indirizzo teorico

    E' vero che a seconda dellla tipologia di problema che si ha è più opportuno rivolgersi a uno psicoterapeuta con un certo indirizzo teorico piuttosto che un altro?

    chi mi fa qualche esempio per cortesia della "categoria" di disturbi che uno psicoterapeuta psicodinamico è più in "grado" di affrontare con successo?

    e in quale "categoria" di disturbi riesce meglio uno psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo comportamentale?

    e uno sistemico relazionale???

    Grazie mille

  2. #2
    Partecipante Assiduo L'avatar di jack kerouac
    Data registrazione
    25-09-2004
    Messaggi
    121
    Azz...che domandona!!!
    Mi sa che è un po' difficile rispondere...
    Nn credo ci sia qualcosa di specifico su cui lavori ciascun terapeuta.
    Dipende dall'orientamento ...da quello che vuoi fare...da quanto hai voglia di lavorare e con quanti soldi...da che impegno metti e da quanta fiducia dai al tuo terapeuta

  3. #3
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312
    Mi sembra che purtroppo stia passando l'idea che sia l'orientamento che si sposa al tipo di intervento in base al disturbo, fatto che costituisce un assurdo logico ed epistemico notevole e contribuisce alla diffusione di un eclettismo a mio modo di vedere privo di solide fondamenta teoriche e sterile.

    Credo di capire da dove sorge la domanda di Tipolina, cui potrebbe trovare facilmente delle risposte che mi sembrano fuorvianti e superficiali, magari supportate da ricerche scientifiche prive di criteri di validità esterna condivisi, per cui la terapia cognitivo-comportamentale è efficace con gli attacchi di panico, gli approcci psicoanalitici con i disturbi di personalità, la terapia sistemica per gli interventi sulla famiglia, e via dicendo.

    Le teorie psicopatologiche differiscono per idee di fondo, ma dovrebbero avere tutte in comune la possibilità di essere ampliate ed utilizzabili efficacemente in ogni contesto, altrimenti si perderebbero i criteri di validità metodologici.
    gieko

  4. #4
    Partecipante Assiduo L'avatar di marco_84
    Data registrazione
    24-12-2006
    Messaggi
    146
    Gieko hai ragione, ma le differenze di teoria e tecnica si riflettono sull'efficacia terapeutica, per lo meno per quanto riguarda modalità e tempi.
    Se una persona vuole liberarsi dalla fobia dei cani, potrebbe anche iniziare un analisi, ma se gli interessa solo quello gli converrebbe (dal punto di vista costi-tempi-benefici) una terapia breve tipo la strategica o una cognitiva.
    Non che l'analisi non funzioni, ma è come uccidere una mosca usando un cannone.
    Di fronte a dei disturbi di personalità più o meno gravi invece vale il discorso inverso...
    « Più egli contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la sua propria esistenza e il suo proprio desiderio » G. Debord

  5. #5
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312
    Non penso che il criterio di "scelta" di una terapia possa porsi nè sul sintomo nè semplicemente sull' "interesse" della persona. Mi spiego: è chiaro che l'interesse di tutte le persone che fanno una domanda di cura sia quello di stare meglio, ma dobbiamo intenderci su cosa questo significhi per noi e per il paziente.
    Ovviamente poi è in base alla struttura di funzionamento del paziente che è possibile decidere se intraprendere un percorso o meno.
    Per esemplificare: se un paziente viene per una fobia cercherò di capire in base alla mia teoria di riferimento come questo paziente "funzioni", e poi, deciderò - al di là del sintomo quindi - se questo paziente possa intraprendere un'analisi o se, data una rigidità di struttura estremamente elevata, non sia il caso di proporre un percorso differente.
    Non è detto che correre dietro al desiderio dei pazienti sia sempre la soluzione migliore... o che così facendo si rischi di non prenderli sul serio.
    gieko

Privacy Policy