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  1. #1
    L'avatar di Duccio
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    Riguardo allo sclero di Zucchero a Porto Cervo

    Ora non che sia un argomento di astretta attualita' e cronaca... ma volevo portare alla vostra attenzione un articolo molto interessante di Merlo sul fatto dello sclero di Zucchero a Porto Cervo.... Inizialmente saputa la notizia al tg beh ho pensato anche influenzato dalle solite intemperanze di Fornaciari che avesse completamente torto. Non che abbia ragione, anzi... ma probabilmente questo articolo da' dei punti di vista diversi su cui riflettere...Mi piaceva farvelo leggere ...Non ho il link quindi ve lo incollo semplicemente


    Francesco Merlo per "La Repubblica" (16 Agosto 2007)

    E se Zucchero avesse ragione? Per una volta, infatti, qui non si parla della maleducazione dell´artista volgarmente eccentrico, ma di quella del pubblico ‘straficamente poveraccio´, ché a Porto Cervo non è composto dai ricchi ma dai riccastri d´Italia. non dagli imperatori ma dai Trimalcioni. Ringraziamo dunque l´artista Zucchero che ha smascherato i buffi e spocchiosi parvenues che, guidati dall´onorevole Daniela Santanché, adesso fingono di essere stati offesi in quanto ricchi e potenti. E fanno pure le vittime politiche di una presunta lotta di classe post-prandiale che sarebbe esplosa in un locale di Porto Cervo, a colpi di bottiglie vuote (bevute), di gusci di ostriche (succhiate), di mezzi limoni (spremuti). Altro che ricchi e super-ricchi! Questi sono i maggiordomi della ricchezza, appartengono alla ricchezza come un maggiordomo appartiene ad un conte.

    Insomma, dire cafone a un cafone non è un insulto. E merita la nostra comprensione il cantante Zucchero che ha sentito il bisogno di denunziare la cafonaggine di un pubblico che piluccava il suo blues mentre piluccava il caviale, che giocava coi telefonini, che chiacchierava, che mandava sms, che non mostrava attenzione né tensione per la sua musica, con nelle tasche quel ridicolo biglietto di 1000 euro per (non) sentirla.

    A noi non piacciono quegli artisti, sempre meno in voga, che sul palco mostrano il sedere, si esibiscono in gesti osceni, sproloquiano filosofie d´accatto. Ci sembrano la versione ridicola e terminale del maledettismo. Al contrario oggi ci paiono ben più eversivi la compostezza nell´arte, la bella scrittura nel romanzo, lo stile blasé di una musica che viene da lontano. Ma Zucchero questa volta non ha esibito scandali, non voleva porcificare la borghesia né tanto meno i ricchi, ma rivendicava il diritto di professare il suo talento e di esser preso sul serio, di non essere confuso con le ostriche che stavano sul tavolo o con le bollicine dello champagne.

    E infatti Zucchero di solito ha un buon rapporto con il popolo dei concerti che non contesta (anzi, tutto il contrario!) e non fa come i ‘Sepoltura´, il gruppo Metal che fa arrabbiare il suo pubblico solo quando non lo insulta. Non è un freddo fabbricatore di scandali "a prescindere" come Marilyn Manson né un moralista ideologico come gli artisti di Rifondazione comunista. Insomma, Zucchero non fa demagogia, proprio lui che in fondo potrebbe permettersi di stramaledire e maltrattare i ricchi, figlio com´è di un vero proletario che, rimasto disoccupato, abitò con la famiglia in un´automobile. «Eppure – ha raccontato – mia madre riusciva a mandarmi ogni mattina a scuola perfettamente pulito».

    Ecco: Zucchero a Porto Cervo non ha fatto il rivoluzionario frustrato e rancoroso, ma si è come laureato in music-antropologia. E´ il primo cantante etnologo. E difatti, proprio come Petronio nel Satyricon ha disegnato i Trimalcioni, così Zucchero a Cala di Volpe ha stanato l´Italia sardoestiva all´ostrica – e – allo – champagne – 43 – metri – di-barca: è stato più bravo di noi e dei sociologi che sulla Sardegna cafona, di turisti e non di abitanti, costruiamo una falsa immagine dell´eccellenza italiana. L´Italia degli imprenditori, dei grandi stilisti, dei professionisti di successo, non era lì, non frequenta il Billionaire. Anche in vacanza, il ricco, persino il ricco italiano, quando è una risorsa per il proprio paese, smaterializza la sua ricchezza in discrezione e in sobrietà e non la esibisce in rutti da champagne e in maleducazione.

    Zucchero, non importa se con l´aiuto del lambrusco, ha immediatamente capito che in quel pubblico di Porto Cervo c'era il peggio dell´Italia, quella che fa impazzire il bravo fotografo di Dagospia. Potremmo persino disegnarli a matita i loro ritratti fisici, tanto familiari ci sono questi tipi d´italiani, gesticolosi, attorniati da bonazze rifatte, eccitati dal fatto di trovarsi al centro della generale attenzione. Solo a loro può venire in mente di pasteggiare a caviale durante un concerto di blues che è il contrario del rumore cadenzato, del sottofondo musicale alla vaniglia.

    E´ ovvio che Zucchero si sia sentito offeso nel vedersi ridotto a digestivo, a stimolatore gastroenterico. Per quel pubblico c´è infatti il karaoke, c´è Smaila, c´è il pianista di piano bar, c´è la batteria, c´è l´orchestrina. E´ vero che, ferito e mortificato, Zucchero ha esagerato, ma proprio come Petronio che, per ragioni d´arte, ebbe ad esagerare nella descrizione dei convitati al banchetto. «Cassonetti», «bagasce», «lavandino» non sono attributi significativi, ma connotazioni generiche che esprimono un cattivo umore e bene illustrano la mania italiana di arrivare subito all´eccesso, come nelle commedie plebee. Zucchero sicuramente può fare e ha fatto di meglio.

    E difatti il capolavoro di Zucchero è tutto in quel «panzoni» gridato da un panzone ad altri panzoni. Il punto è che ci sono panze e panze. Quella di Zucchero è il prodotto di una vita smodata, di pasti affollati e di pasti saltati, è un disagio, una noncuranza, l´esatto contrario della palestra cult. Quelle altre panze invece, quelle dei riccastri di Porto Cervo, sono gozzoviglia, la bulimia di chi ingurgita sempre, la volgarità presenzialista di uno stomaco che ingombra e rimbomba: panza e presenza. Da un lato c´è il grasso simpatico del quale puoi fidarti e dall´altro il grasso sfatto, la pancetta a pera, infida. C´è il grasso per distrazione e per metabolismo maltrattato e c´è il grasso per ingordigia.

    Insomma, l´artista è grasso perché pensa alla musica, i riccastri trimalcioneschi di Porto Cervo ricordano, in latino, gli ‘utres inflati ambulantes´, gli otri gonfiati che camminano. Poi ci sono i veri ricchi, che oramai, invece, sono tutti magri. Ma questa è un´altra storia che Petronio non poteva immaginare e che ha tratto in inganno anche Zucchero convinto che ‘oportet inter coenandum philologiam nosse´, che bisogna fare cultura mentre si mangia. Vallo a spiegare ai cassonetti, alle bagasce, ai lavandini.

  2. #2
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Che bella seratina una convention di intellettuali io avrei risolto il problema alla radice con un Canadair pieno di benzina,come direbbe il saggio Munni.

  3. #3

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