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Discussione: Attacchi di panico

  1. #1
    solitario
    Ospite non registrato

    Attacchi di panico

    Scusate, ma che ruolo ha la psicologia in tutto questo?
    http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=5260

    Io non capisco: cos'è che scatena gli attacchi di panico?

  2. #2
    Partecipante Esperto L'avatar di TheGathering
    Data registrazione
    27-04-2005
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    Milano
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    487
    Ecco perchè detesto le neuroscienze...
    Io gli attacchi di panico li ho avuti, soffro tuttora di una forma leggera di fobia sociale e agorafobia che nonostante tutto mi permette di condurre un'esistenza dignitosa e ho chiuso con i farmaci SSRI da 4 anni se non erro.
    Facevano benissimo, per carità, ma non ero io e soprattutto non ho intenzione di dipendere dalle pastigliette x il resto dei miei giorni.
    Le neuroscienze possono anche illustrarci quali sono i meccanismi molecolari alla base di un disturbo, le predisposizioni anatomiche e come interagiscono i vari neuroni, ma non diranno nulla su come si affronta la sofferenza, il disagio esistenziale, la ricerca della verità su sè stessi e sul proprio dolore. Ovvero, se non si ha intenzione di affrontare il disturbo tramite la farmacoterapia, le neuroscienze non servono a un fico secco.
    Stessa opinione ho delle tecniche comportamentiste, che possono dare un aiuto momentaneo, ma non risolvono il problema.
    Con questo non intendo dire che chiunque abbia del disagio interiore debba ricorrere a 10 anni di psicoanalisi, ma interrogarsi sul proprio stile di vita, sulle proprie relazioni e sugli obiettivi che ci si prefigge, forse potrebbe dare un senso maggiore e più dignitoso alla sofferenza, che non indagare da che punto scaturisce la scarica malefica che tormenta e assale.
    Tutta questa biologizzazione mi fa pensare che come sempre ci siano grossi affari farmaceutici dietro..
    Controlling my feelings for too long..
    They make me....
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    (MUSE- "Showbiz")
    Just so you'll be scared of me
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    I will hide all my fears..
    ("Locked away"- The gathering)

  3. #3
    solitario
    Ospite non registrato
    Forse questa biologizzazione è anche quella che ci aiuta a comprendere i meccanismi per cui si sviluppano cancri al cervello che senza farmaci e chirurgia forse non si curerebbero nemmeno. Ma a parte questo, che scienza c'è che ci assicura che l'analisi abbia risvolto positivo? E se fosse un'illusione? A questo punto l'unica via sarebbe tornare ai cari farmaci.

  4. #4
    Partecipante Esperto L'avatar di TheGathering
    Data registrazione
    27-04-2005
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    Milano
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    487
    Cari farmaci...cari a chi? A chi li vende sicuramente.
    Secondo me se una cosa è risolvibile senza farmaci, vale sicuramente la pena provare, perchè le cose difficili da ottenere e gli obiettivi sudati danno sicuramente di più e sono più stabili di un miglioramento indotto da farmaci (se poi pensiamo alle benzodiazepine, capirai quanto i miglioramenti siano momentanei e dovuti SOLO all'effetto della sostanza, che a lungo andare provoca tolleranza, dipendenza e assuefazione)...
    Forse dimentichi che i farmaci sono sostanze aggiuntive, chimiche, che possono avere effetti collaterali e che vanno somministrati con un certo criterio. Penso non debbano essere l'obiettivo ultimo di un percorso di guarigione.
    Per quanto riguarda l'analisi (o forse dovremmo parlare di psicoterapie), certo, non è "scientifica", ma i suoi effetti sul cervello, sulle sinapsi, sulla rigidità e maturità dei meccanismi di difesa, sulle modalità relazionali e capacità cognitive sono provati in molte ricerche.
    Meglio un cervello che ha creato nuove sinapsi, nuovi collegamenti "buoni", nuove soluzioni a vecchi problemi tramite una psicoterapia, o un cervello che necessita del suo nutrimento tramite pastiglie, con scarso senso di autoefficacia, perenne bisogno di soluzioni che vengano dall'esterno?

    Sia chiaro che non sono contraria all'assunzione di farmaci, so bene quanto siano importanti per determinati disturbi (per esempio schizofrenia, disturbo bipolare, DOC, depressione maggiore, gravi disturbi d'ansia) e infatti ho svolto tirocinio con una psichiatra vedendo i colloqui con i pazienti psichiatrici (che spesso erano dei "catorcioni", così li chiamava), io stessa ne ho assunti in passato, ma so che quello che può dare una psicoterapia, i farmaci non te lo possono dare.
    I soli farmaci non fanno miracoli e non risolvono i problemi, spesso colloqui psicologici e farmacoterapia insieme danno buoni risultati, molto meglio dei soli farmaci.
    Se ti interessa l'argomento ti consiglio un libro "La ricerca in psicoterapia" http://www.psychostore.net/catalog/p...oducts_id=3027 in cui troverai sicuramente risposte alle tue domande...
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  5. #5
    solitario
    Ospite non registrato
    Però va detto che ci sono molti disturbi che spesso vengono intesi come puramente mentali mentre alla base c'è qualcosa di biologico, per esempio una malformazione dell'osso cranico che tange il cervello. Così abbiamo un comportamento aggressivo che non è risolvibile se non con pratiche tipo neurochirurgia o cose del genere, mentre spesso viene creduto il sintomo di una malattia mentale. Non credo che qui l'analisi serva a molto.

  6. #6
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    25-06-2005
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    campi bisenzio
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    338
    Credo che comunque ogni disturbo abbia sia una base organica che una base puramente psicologica. Se un farmaco ha effetto su di un comportamento anche una terapia psicologica che modifica il comportamento dovrebbe, a rigor di logica, avere un effetto a livello fisiologico. Ciò non toglie che in taluni casi sia prevalente l'aspetto medico ed in tal'altri quello psicologico. Probabilmente la cultura del farmaco da un lato ci ha spinto alla ricerca di pastiglie per tutto, dall'altro invece a demonizzarne l'utilizzo. Non esiste di fatti una valutazione medico-psicologica integrata che valuti la gravità del sintomo e l'handicap che crea al paziente in modo da proporre opportunamente il giusto mix tra farmaci e e trattamento psicologico

  7. #7
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    07-03-2006
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    1,618
    Un pensiero che spesso mi capita di fare in queste occasioni è se viene prima la neurologia o la psicologia.

    Io credo che venga prima il disagio psicologico (tranne ovviemente nei casi di cui parlava Solitario!) e poi...la modificazione strutturale neurologica. Invece oggi mi sembra che lascino sempre intendere che sia il contrario!

    Comunque sia, credo che la modificazione neurologica strutturale sia possibile grazie proprio al cambiamento che una terapia psicologica può apportare!

  8. #8
    Johnny
    Ospite non registrato
    penso che bisogni riflettere sul senso del "sintomo". Gli attacchi di panico (che è l'argomento del 3d, ma anche depressioni, ecc....) avranno un loro perchè, un significato adattativo a una situazione, un contesto, che non è normale: cioè, la situazione non è normale, il disagio è una forma di adattamento (patologica) a tale contesto.
    Quindi la psicoterapia è utile per indagare su questo aspetto (che quindi è psico-sociale, a questo punto).



    Scusate, ma che ruolo ha la psicologia in tutto questo?
    http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=5260

    Io non capisco: cos'è che scatena gli attacchi di panico?
    ha un ruolo complementare, perchè la psicologia è su un livello di realtà diverso da quello della naurologia



    Però va detto che ci sono molti disturbi che spesso vengono intesi come puramente mentali mentre alla base c'è qualcosa di biologico, per esempio una malformazione dell'osso cranico che tange il cervello. Così abbiamo un comportamento aggressivo che non è risolvibile se non con pratiche tipo neurochirurgia o cose del genere, mentre spesso viene creduto il sintomo di una malattia mentale. Non credo che qui l'analisi serva a molto.

    concordo, per questo è bene integrare i diversi saperi
    Ultima modifica di Johnny : 16-09-2007 alle ore 12.35.08

  9. #9
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    471
    Studi neurobiologici sugli attacchi di panico hanno già da tempo localizzato l'area da cui sorgono: il locus coeruleus.
    Nessuna ricerca neurobiologica al momento è riuscita a dimostrare cosa attivi l'attacco di panico. In sostanza sanno cosa avviene, ma nessuno ne conosce le cause.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  10. #10
    Partecipante Assiduo L'avatar di marco_84
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    24-12-2006
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    146
    non esiste una causalità lineare e unidirezionale del tipo cervello->mente o mente->cervello, ma un rapporto dialettico, di interdipendenza reciproca.
    « Più egli contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la sua propria esistenza e il suo proprio desiderio » G. Debord

  11. #11
    Partecipante Super Figo L'avatar di estela84
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    22-05-2007
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    toscana!
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    beh..io concordo con the gatering e rasputin..ank'io li ho avuti e dopo pochi mesi li ho superati..in qsti mesi cruciali ho preso 2 volte sole un ansiolitico forte....il punto è questo: l'attacco di panico si presenta cm un qualcosa di fisico, ti sembra di morire..ma in realtà, oltre a qualche modificazione fisiologica, nn c'è niente di grave è tutta impressione..io penso ke sia il tuo corpo ke ti parla, ed è una cosa bellissima il fatto ke il corpo ti kieda aiuto, vuol dire ke c'è un contatto cn la parte + profonda di noi stessi..al contrario di quanto si creda, nn dobbiamo resistere all'attacco di panico ma abbandonarci ad esso..ci viene proprio cm un segnale ke ci dice di lasciare il controllo eccessivo ke abbiamo sulla realtà..credo ke venga dopo un accumulo di cose e di stress, in cui abbiamo tenuto un controllo eccessivo ma dove cmq ci siamo sentiti allo stesso tempo controllati..ed ecco ke dentro di noi avviene una tempesta di sensazioni ke ci obbligano ad abbandonarci ad esse..io credo ke l'assumere psicofarmaci tappi solo il problema ma ovviamente nn lo risolve..e darebbe ad intendere il soggetto cm malato e passivo di fronte a qlcs..invece noi nn siamo affatto passivi di fronte agli attacchi di panico, anzi: dopo ke li abbiamo avuti è cm se avessimo il terreno raso al suolo x riiniziare una vita nuova, basata su certezze + solide e + conoscenza di noi.
    Poi, chiaramente, se ci sono casi biologici in cui vi è una disfunzione ( ma va accertato ke ci sia!) allora è un altro discorso, ma credo nn sia male cmq affiancare una psico terapia al trattamento, xkè cmq la persona, anke se x diverse cause, ha fatto un'esperienza di se'.
    Questo è il mio pensiero, e se qlc1 volesse farmi qualke domanda anke in privato io sarò felice di poter dare una mano!
    Ultima modifica di estela84 : 18-09-2007 alle ore 08.05.13

  12. #12
    Partecipante Figo L'avatar di stellanera
    Data registrazione
    26-02-2006
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    cagliari
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    840
    Originariamente postato da rasputin
    penso che bisogni riflettere sul senso del "sintomo". Gli attacchi di panico (che è l'argomento del 3d, ma anche depressioni, ecc....) avranno un loro perchè, un significato adattativo a una situazione, un contesto, che non è normale: cioè, la situazione non è normale, il disagio è una forma di adattamento (patologica) a tale contesto.
    Quindi la psicoterapia è utile per indagare su questo aspetto (che quindi è psico-sociale, a questo punto).




    ha un ruolo complementare, perchè la psicologia è su un livello di realtà diverso da quello della naurologia




    concordo, per questo è bene integrare i diversi saperi

    Sono pienamente d'accordo con te rasputin,l'attacco di panico comporta certamente delle modificazioni fisiologiche che partono dal cervello ed è importante conoscere queste modificazioni, che sono complementari alla conoscenza del "significato" del sintomo,che è da ricercare a mio parere nelle condizioni ambientali oltre che nei tratti di personalità della persona che ne soffre.Sarebbe riduttivo(e non in linea con quelli che sono gli obiettivi della psicologia)pensare all'attacco di panico,alla depressione,all'ansia ecc.solo come dei disturbi organici,curabili con un ansiolitico o un antidepressivo,certamente in certi casi possono essere d'aiuto,ma non risolvono il sintomo,che per essere risolto ha bisogno di essere svelato,conosciuto,per poter essere affrontato,e questo si può fare solo con un adeguata psicoterapia.
    Ultima modifica di stellanera : 20-09-2007 alle ore 18.11.19
    *Stella*


  13. #13
    desphusband
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da paroletta
    Un pensiero che spesso mi capita di fare in queste occasioni è se viene prima la neurologia o la psicologia.

    Io credo che venga prima il disagio psicologico (tranne ovviemente nei casi di cui parlava Solitario!) e poi...la modificazione strutturale neurologica. Invece oggi mi sembra che lascino sempre intendere che sia il contrario!

    Comunque sia, credo che la modificazione neurologica strutturale sia possibile grazie proprio al cambiamento che una terapia psicologica può apportare!
    La modificazione strutturale neurologica è ben diversa da quel che intendi tu. Per es., un glioblastoma non dipende da cause psicologiche, lo stesso una malformazione di Chiari. Tu forse intendi una modificazione dell'attività neurotrasmettitoriale. Ma comunque non c'è una causa che venga "prima", salvo in alcuni casi.
    Spesso la causa è un danno perinatale, spesso un trauma psicologico. Certo è che spesso la modificazione della personalità (antisociale per es.) è dovuta a squilibri serotoninergici, fomentati da un vissuto traumatico – il mio campo è medico-neurologico, quindi non mi addentro nello specifico della psicologia.

    Il danno strutturale è dovuto a cause strutturali nel sistema nervoso, cause puramente organiche. Il danno psicologico credo possa nascere dal vissuto e può in parte alterare gli equilibri biochimici nel sistema nervoso. Così come un tumore (craniofaringioma, per es.) può alterare la psiche.

  14. #14
    ninfaverde
    Ospite non registrato
    L'argomento mi tocca da vicino sia per esperienza diretta sia per interesse di studio. Ritengo che non sia importante chiedersi se sia nato prima l'uovo o la gallina, ovvero entrambi i supporti sono importanti e danno un contributo significativo, sia il farmacologico sia lo psicoterapico. Ciò che semmai controbatto è il problema della finalità: il mio obiettivo è sempre e comunque condurre un'esistenza soddisfacente, ragion per la quale non mi è utile la dipendenza dai farmaci per poter controllare la mia ansia o uscire di casa. Allora il piano del discorso si fa più chiaro: i farmaci possono essere utili all'inizio, quando la vita è diventata realmente impossibile e si sta per iniziare anche una psicoterapia, coscienti appieno del'impossibilità ad andare avanti.
    Nel tempo la psicoterapia produrrà i suoi effetti e si potranno gradualmente ridurre i farmaci, o almeno questa è la visione che trovo più efficace.

  15. #15
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
    Data registrazione
    07-03-2006
    Messaggi
    1,618
    Originariamente postato da desphusband
    La modificazione strutturale neurologica è ben diversa da quel che intendi tu. Per es., un glioblastoma non dipende da cause psicologiche, lo stesso una malformazione di Chiari. Tu forse intendi una modificazione dell'attività neurotrasmettitoriale. Ma comunque non c'è una causa che venga "prima", salvo in alcuni casi.
    Spesso la causa è un danno perinatale, spesso un trauma psicologico. Certo è che spesso la modificazione della personalità (antisociale per es.) è dovuta a squilibri serotoninergici, fomentati da un vissuto traumatico – il mio campo è medico-neurologico, quindi non mi addentro nello specifico della psicologia.

    Il danno strutturale è dovuto a cause strutturali nel sistema nervoso, cause puramente organiche. Il danno psicologico credo possa nascere dal vissuto e può in parte alterare gli equilibri biochimici nel sistema nervoso. Così come un tumore (craniofaringioma, per es.) può alterare la psiche.
    Grazie per aver chiarito quello che intendevo (sbagliando i termini ) e per avermi speigato: molto interessante

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