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Visualizzazione risultati 1 fino 11 di 11
  1. #1
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
    Data registrazione
    04-03-2002
    Residenza
    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
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    2,719

    Comprensione e distacco

    Ciao,mi rivolgo in particolare a chi già lavora come psicologo clinico;oggi ho assistito a una prima visita psicologica al consultorio;era una donna che piangendo ha raccontato di come la morte qualche anno fa di suo padre ha sconvolto la sua vita;il problema è questo:in questa situazione (è una delle prime visite che vedo)ero emotivamente troppo coinvolto;insomma quando piangeva mi commuovevo anche io;questa reazione non è positiva perchè occorre mantenere un minimo di distacco,sia per essere più obbiettivi,sia per non essere distrutti dopo qualche anno dal lavoro di psicologi.Come si assume la giusta distanza dai problemi che ci vengono presentati?è solo questione di pratica o si può fare qualcosa attivamente per trovarla?o dipende soprattutto dalla personalità dello psicologo?

  2. #2
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di alea
    Data registrazione
    11-04-2002
    Residenza
    torino
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    1,253
    perdonami ma il mio è amore incondizionato ... prova a leggere

    BORGOGNO F. (a cura di) (1999), La partecipazione affettiva dell’analista. Il contributo di
    Sándor Ferenczi al pensiero psicoanalitico contemporaneo, Milano, Franco Angeli Editore.

    Pat
    "Il Signore, il cui oracolo è a Delfi, non dice nè cela, ma accenna" Eraclito

  3. #3
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
    Data registrazione
    04-03-2002
    Residenza
    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
    Messaggi
    2,719
    bè penso anche io che l'amore incondizionato sia terapeutico,ma se non esiste un minimo distacco non si finisce per confondere ciò che è esterno,l'altra persona, e ciò che è interno,noi stessi?se cioè la comprensione e la condivisione diventano confusione o contagio emotivo?

  4. #4
    Amus
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Parsifal
    se la comprensione e la condivisione diventano confusione o contagio emotivo?
    Non so ma penso che il tempo e il lavorare su te stesso potranno aiutarti. Il fatto che l'impatto sia stato come lo descrivi credo rientri nella norma, così come le riflessioni che l'hanno seguito. Il tempo e gli incontri che verranno ti aiuteranno a dosare distacco e coinvolgimento perchè credo sia proprio una questione di dosi equilibrate

  5. #5
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    12-03-2003
    Residenza
    Torino
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    83
    Originariamente postato da Parsifal
    se non esiste un minimo distacco non si finisce per confondere ciò che è esterno,l'altra persona, e ciò che è interno,noi stessi?se cioè la comprensione e la condivisione diventano confusione o contagio emotivo?
    Mai sentito parlare di controtranfert?
    Credo che proprio la consapevolezza delle emozioni che il nostro paziente ci suscita sia uno degli strumenti fondamentali nel nostro lavoro. Se ne sei consapevole hai fatto il primo passo, ora (col tempo) devi imparare a gestirle e a indirizzarle nel lavoro terapeutico
    Micia
    There are only two tragedies in life: one is not getting what one wants, the other is getting it.(Oscar Wilde)

  6. #6
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
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    2,536
    ero emotivamente troppo coinvolto;insomma quando piangeva mi commuovevo anche io;questa reazione non è positiva perchè occorre mantenere un minimo di distacco,sia per essere più obbiettivi..

    Vorrei farti una domanda.. chi ti dice che questa reazione non è positiva?
    Vorrei farti una seconda domanda.. obbiettivi rispetto a chi e a che cosa?
    Vorrei farti una terza domanda.. ti sei domandato perchè proprio quella storia t'ha commosso e non altre?
    vorrei farti una quarta domanda nel momento che ti sei commosso, cosa avresti voluto fare?
    vorrei farti una quinta domanda.. perchè non l'hai fatto?
    ehm.. sesta se tu fossi stato nella sua situazione e lei avrebbe fatto quello che tu avresti voluto fare.. come ci rimarresti?
    settima ed ultima e ai fini terapeutici ciò è negativo o positivo?
    Ultima modifica di Accadueo : 07-04-2003 alle ore 11.12.01

  7. #7
    Ospite non registrato
    Ciao Parsifal,
    quello che tu hai provato è del tutto normale: è il controtransfert. Il problema è che sarebbe utile comprenderlo, comprendere che cosa di quel racconto, di quella persona, di quella situazione emotiva ti ha coinvolto al punto da farti commuovere (reazione per altro giusta e condivisibile).
    Vorrei poterti rispondere in modo tecnico, ma non mi è possibile. Comprendo a fondo il disagio che esprimi.
    L'unica cosa che ti posso consigliare è quella di fare un lavoro su te stesso. A seconda del tuo orientamento teorico, credo sia comunque bene comprendere ed avere conoscenza di noi stessi in senso profondo. Personalmente ti consiglierei una analisi personale.
    Questa non è la sola ed unica via.

    Esiste anche la supervisione!
    Pensaci:wink:
    A presto.

  8. #8
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di alea
    Data registrazione
    11-04-2002
    Residenza
    torino
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    1,253
    Sabato ero ad una giornata di studio (grazie a sfuma) intensa e feconda ... nella pausa ho comprato libri ...
    dalla Prefazione di Antonino Ferro a "UN TEMPO PER IL DOLORE " di Tonia Cancrini :
    "Nel libro vediamo da subito quanto sia essenziale l'analista come 'persona', come l'analista non sia, nè possa essere, 'specchio', 'neutrale', 'superficie riflettente', ma abbia una sua tridimensionalità, un suo spessore, una sua intimità, e come il suo essere psicoanalista sia anche impastato di questo suo essere 'umano' e persona ...
    ... La vita dell'analista, il suo essere, il suo modo di porsi, la sua vita mentale, le sue cicatrici co-determinano l'incontro psicoanalitico: questo può non piacere, ma non vedo come potrebbe essere negato (e d'altronde non capirei neppure perchè potrebbe non piacere: è così e basta).
    La mente dell'analista lo determina a funzionare o a disfunzionare in un certo modo con i pazienti e con ogni paziente in particolare, e ben aldilà del concetto di controtrasfert."

    Bellissima la prefazione che ho "divorato" ... poi vi dirò del Libro
    "Il Signore, il cui oracolo è a Delfi, non dice nè cela, ma accenna" Eraclito

  9. #9
    Postatore Epico L'avatar di paky
    Data registrazione
    25-06-2002
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    Napoli
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    6,026
    Vi riporto delle frasi da un libro che sto studiando per l'esame di psicologia clinica ("Tecniche del colloquio" di Semi)

    ******
    [...]Ciò che vorrei qui sottolineare è che il nostro lavoro non è un lavoro innocuo. Il nostro è un lavoro pericoloso. Ma la pericolosità peggiore del nostro lavoro non è quella acuta (com'è noto i suicidi sono abbastanza frequenti nella nostra categoria professionale), bensì quella cronica. [...] Dove sta il pericolo "cronico"? Sta nel subdolo tentativo di prendere le distanze dal paziente mediante operazioni mentali che, dapprima messe in atto durante i periodi lavorativi, poi si dilatano anche alla vita quotidiana e familiare dello psichiatra, alla sua vita privata. Una progressiva desensibilizzazione, quando non addirittura una slerotizzazione massiccia delle proprie attività psichiche. Un atteggiamento cinico, un "saper già" che evidentemente è una difesa dal dover conoscere ancora. Un insieme di falsi sentimenti, una disponibilità artefatta, una curiosità e un interesse solo esibiti, ma mai sentiti.
    [...] Ritengo che tra i prerequisiti mentali di uno psichiatra ci debba essere anche la coscienza che il proprio lavoro è un lavoro nel quale - comunque sia, sia che voglia sia che non voglia - egli mette in ballo se stesso.
    [...] Per i motivi più svariati, noi cerchiamo di impedire a noi stessi la visione della nostra realtà psichica. Ciò non significa che la realtà psichica degli altri non influenzi la nostra o che la nostra realtà psichica rimossa non influenzi quella cosciente, alla quale tanto teniamo. [...] Così, secondo uno dei luoghi comuni che circolano nel nostro ambiente professionale, lo psichiatra deve avere la capacità di distaccarsi, non deve essere troppo coinvolto e così via. Come sempre nei luoghi comuni c'è qualcosa di vero. Ma spessissimo questo luogo comune viene trasformato in una prescrizione. [...] Secondo me, il vero pericolo dello psichiatra e dello psicologo è di distaccarsi troppo, progressivamente, in modo appunto subdolo, magari razionalizzando questa progressiva estraneazione con il dire di aver acquisito una maggiore professionalità. Un punto di vista più onesto è il seguente: sappiamo che un essere umano, entrando in contatto con un altro essere umano, può modificarlo ed esserne modificato in qualche misura. Questo fenomeno è quello che consente non soltanto la nostra professione, ma anche la vita quotidiana, l'allevamento dei bambini, l'innamoramento. [...] Noi non sappiamo, in generale, quanto una persona possa modificarne un'altra, nè in particolare, dal punto di vista pratico, quanto e come quella persona può modificare noi o noi quella persona. Sappiamo però che ciò avverrà. Fare come se questo non avvenisse, costituisce una delle modalità difensive più comuni del nostro lavoro, e certo una delle più pericolose.
    Da questo punto di vista, la tecnica è uno strumento che noi abbiamo elaborato per far sì che queste modificazioni avvengano in modo conoscibile coscientemente.
    [....]
    *******
    ...love is passion, obsession, someone you can't live without.
    I say fall head over heels.
    Find someone you can love like crazy and who'll love you the same way back.
    How do you find him? Well, forget your head and listen to your heart.
    'Cause the truth is that there's no sense living your life without this.
    To make the journey and not fall deeply in love... well, you haven't lived a life at all.
    But you have to try, because if you haven't tried, you haven't lived.

    Meet Joe Black

  10. #10
    Amus
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da alea
    di Tonia Cancrini
    E' parente di Luigi Cancrini?

  11. #11
    Ospite non registrato
    Mi trovo perfettamente daccordo con paky ed alea:wink:
    Personalmente, sto iniziando a leggere il nuovo libro di G.O.Gabbard "amore e odio in psicoanalisi" che consiglio a quanti vogliano riflettere sull'argomento.
    Ciao a tutti.

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