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  1. #1
    Partecipante Veramente Figo
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    24-08-2006
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    in concreto come "curate" i pazienti?

    come riuscite ad aiutare le persone che si rivolgono da voi?

    Non mi mancano troppi esami alla laurea e devo dire che l'ateneo dove studio (ma magari è cosa comune in tutti gli atenei) propone una infarinatura molto teorica della psicologia clinica...

    Come si fa a liberare le persone dai loro problemi?


    quali tecniche esistono?

    Raccontatemi!!

    Ps: nella scuola di specializzazione in psicoterapia...spiegano quanto ho appena chiesto??

    un abbraccio
    Ultima modifica di Tipolina83 : 30-07-2007 alle ore 23.05.14

  2. #2
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Domanda molto bella e complessa...
    Per prima cosa mi viene da dire che forse servono i canonici quattro anni di specializzazione per arrivare a "possedere" delle basi teoriche e tecniche per fare il lavoro psicoterapeutico. La formazione serve proprio per acquisire delle conoscenze di teoria, di metodo e di tecnica che consentano poi di "muoversi" nel percorso terapeutico con una "bussola" per orientarsi. Quindi la risposta al tuo ps è "sì, le scuole di specializzazione formano proprio sul come lavorare con i pazienti.

    Nello specifico poi si apre un grande capitolo, perchè dietro il "come aiutare" c'è un'idea di cosa sia l'essere umano, quando stia bene, cosa sia la psicopatologia, etc... E ogni scuola ha la propria visione...

    Provo a sintetizzare, sapendo che il discorso è molto più complesso. Indubbiamente, nell'approccio psicoanalitico in cui mi sto formando, la tecnica principale di cambiamento è l'interpretazione (transferale, extratransferale, genetica). Chiaramente l'idea alla base della psicoanalisi è che ci sia un inconscio che fa sì che il soggetto sia "bloccato" rispetto ad altre possibilità desiderate, situazione che determina una "rigidità" che produce sintomi.

    Un saluto
    gieko

  3. #3
    Partecipante Veramente Figo
    Data registrazione
    24-08-2006
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    Originariamente postato da gieko
    Chiaramente l'idea alla base della psicoanalisi è che ci sia un inconscio che fa sì che il soggetto sia "bloccato" rispetto ad altre possibilità desiderate, situazione che determina una "rigidità" che produce sintomi.

    Un saluto
    Grazie della risposta!

    e come provi a "sbloccare" il paziente?

    immagino che i passaggi da fare siano tantissimi...

    ma ti sarei grata se nel concreto mi spiegassi anche solo 1,2 tecniche (non so bene come chiamarle... ) che usi per cercare di limitare la manifestazione del sintomo e per curare le cause che hanno portato alla comparsa del sintomo stesso!

    Grazie mille!
    Ultima modifica di Tipolina83 : 30-07-2007 alle ore 23.15.44

  4. #4
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Come ti dicevo lo strumento che utilizzo, volendo, è uno solo, l'interpretazione. Data in base a determinati criteri permette al paziente (e aggiungerei anche all'analista...) di poter affrontare le continue impasse del processo con soluzioni sempre nuove, espressione di possibili nuovi livelli di organizzazione della relazione diadica. Ciò permette anche, come effetto secondario, di ridurre il sintomo, in quanto il livello di "rigidità" diminuisce, ed esso non ha più motivo di esistere.
    Mi piacerebbe poter rispondere anche alla tua seconda domanda, ma temo che non sia così semplice spiegare e soprattutto dare senso ad una tecnica senza una teoria di riferimento e non vorrei banalizzare... D'altronde la specializzazione serve proprio ad imparare, e ci vogliono almeno 4 anni (e si va avanti per una vita)...
    gieko

  5. #5
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Ciò permette anche, come effetto secondario, di ridurre il sintomo, in quanto il livello di "rigidità" diminuisce, ed esso non ha più motivo di esistere.
    Calma un attimo, Gieko, mi sembra un pò troppo azzardata come affermazione (anche la prima risposta in verità, non ho ben capito il discorso inconscio-rigidità-sintomo), l'interpretazione "funziona" con i sintomi "classici" che hanno la struttura della metafora diciamo, ma nella clinica contemporanea, come ben sai, ci troviamo sempre meno di fronte a questi fenomeni, penso ancora 1 volta alla clinica delle dipendenze, delle anoressie-bulimie, per non parlare delle psicosi e di tutti gli stati limite, dove l'interpretazione sarebbe addirittura 1 sciagura, per cui bisogna fare molta attenzione...

    Saluti,
    ikaro

  6. #6
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Sono d'accordo con te se pensiamo all'interpretazione classica, ma credo che sicuramente abbiamo un modo diverso, congruentemente a teorie di riferimento differenti, di intendere il concetto di "interpretazione" (ed è per questo che non ci intendiamo sul discorso inconscio-rigidità-sintomo su cui magari ci chiariremo quando finalmente verrà aperta la stanza sulla psicoanalisi...). Sono quindi d'accordo che tecnicamente "l'interpretazione" vada data con modalità differenti a seconda del livello di patologia, ma credo che sia sempre presente nella mente dell'analista un'ipotesi di funzionamento, anche se non viene magari fornita subito. Se no, perdonami se sbaglio, ma si assume solo la funzione di rispecchiamento...
    gieko

  7. #7
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Sono d'accordo con te se pensiamo all'interpretazione classica, ma credo che sicuramente abbiamo un modo diverso, congruentemente a teorie di riferimento differenti, di intendere il concetto di "interpretazione" (ed è per questo che non ci intendiamo sul discorso inconscio-rigidità-sintomo su cui magari ci chiariremo quando finalmente verrà aperta la stanza sulla psicoanalisi...). Sono quindi d'accordo che tecnicamente "l'interpretazione" vada data con modalità differenti a seconda del livello di patologia, ma credo che sia sempre presente nella mente dell'analista un'ipotesi di funzionamento, anche se non viene magari fornita subito. Se no, perdonami se sbaglio, ma si assume solo la funzione di rispecchiamento...
    Non so, credo che un'interpretazione ha comunque degli effetti, quindi - indipendentemente da come la si intenda, da un punto di vista teorico - è bene dosarla con una certa cautela, in base a quello che tu chiami livello di patologia appunto, sono d'accordo poi sul fatto che poi sia sempre presente nella mente dell'analista.

    Ci riaggiorniamo!

  8. #8
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Ragazzi, stiamo facendo il solito errore di sorpassare la psicologia ed arrivare dritti alla psicoterapia. Anche a me viene un po' d'istinto, ma non è corretto questo passaggio... Tipolina si sta per laureare in Psicologia e forse è incuriosita da cosa si fa con la psicologia (clinica)

  9. #9
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Ragazzi, stiamo facendo il solito errore di sorpassare la psicologia ed arrivare dritti alla psicoterapia. Anche a me viene un po' d'istinto, ma non è corretto questo passaggio... Tipolina si sta per laureare in Psicologia e forse è incuriosita da cosa si fa con la psicologia (clinica)
    Cara Tata,
    la domanda è chiara "come curate i pazienti?", più psicoterapia di così...

  10. #10
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Originariamente postato da ikaro78
    Cara Tata,
    la domanda è chiara "come curate i pazienti?", più psicoterapia di così...
    E quindi lo psicologo si congela fino alla fine della specializzazione? Allora perchè esiste la laurea in psicologia clinica?

    Scrivendo non si capiace bene, le mie non vogliono essere domande cattive, il fatto è che anche per me è difficile capire come stanno le cose nella teoria... Io sono psicologa e non psicoterapeuta, ogni giorno faccio colloqui e nel tempo osservo cambiamenti. E' già psicoterapia? Oppure adotto metodi differenti, non analizzo per esempio, e allora è ancora psicologia? BHO!! HELP!!!

  11. #11
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    E quindi lo psicologo si congela fino alla fine della specializzazione? Allora perchè esiste la laurea in psicologia clinica?
    Non ho detto questo, da quel che ho capito io Tipolina parla di psicologia clinica come equivalente di psicoterapia, il suo p.s. mi pare molto esplicito, in ogni caso se di "cura psicologica" ti occupi allora sì, per me quello che fai è già psicoterapia.

  12. #12
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Originariamente postato da ikaro78
    Non so, credo che un'interpretazione ha comunque degli effetti, quindi - indipendentemente da come la si intenda, da un punto di vista teorico - è bene dosarla con una certa cautela, in base a quello che tu chiami livello di patologia appunto, sono d'accordo poi sul fatto che poi sia sempre presente nella mente dell'analista.

    Ci riaggiorniamo!
    Indubbiamente l'interpretazione ha degli effetti, indubbiamente va dosata con cautela e data "nel tempo giusto". Ad es un interpretazione di transfert in prima seduta sarebbe senz'altro azzardata. Siamo però d'accordo che l'analista inizia a fare delle ipotesi interpretative nella sua mente.
    gieko

  13. #13
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Originariamente postato da tata_moni
    E quindi lo psicologo si congela fino alla fine della specializzazione? Allora perchè esiste la laurea in psicologia clinica?

    Scrivendo non si capiace bene, le mie non vogliono essere domande cattive, il fatto è che anche per me è difficile capire come stanno le cose nella teoria... Io sono psicologa e non psicoterapeuta, ogni giorno faccio colloqui e nel tempo osservo cambiamenti. E' già psicoterapia? Oppure adotto metodi differenti, non analizzo per esempio, e allora è ancora psicologia? BHO!! HELP!!!
    Sono d'accordo con quanto scritto da ikaro. Aggiungo solo che credo che l'indirizzo clinico sia soprattutto propedeutico ad una specializzazione. In alternativa mi viene da pensare a tutta l'area della psicodiagnosi, o tutt'al più della riabilitazione. Ma, come è emerso in altri 3d, nel momento in cui si cura, si fa terapia, che poi la si voglia chiamare "sostegno" per comodità...
    gieko

  14. #14
    Partecipante Veramente Figo
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    Da quanto so, la figura per eccellenza che tiene colloqui e sedute è lo psicoterapeuta....(correggetemi se sbaglio)...

    Per questo ho chiesto informazioni direttamente nella sezione del forum dedicato alle psicoterapie...

    Chiedo in questa sezione anche perchè, sinceramente, per quanto riguarda la mia esperienza, so che la sola laurea in psicologia non insegna molto, se non nulla, (parlo del mio ateneo, Tata Moni è stata fortunata ) rispetto a come effettuare colloqui coi pazienti e soprattutto a come "curarli", cercando di alleviare i sintomi del loro malessere e arginando le loro problematiche...
    Ultima modifica di Tipolina83 : 31-07-2007 alle ore 19.38.42

  15. #15
    Partecipante Super Esperto L'avatar di bacchetta
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    Non so dove stia studiando tu Tipolina, ma anche dove mi sono laureata io è stato esattamente così. Ho fatto tutti i miei 5 anni (e anche piuttosto bene), ma ora che sto facendo il tirocinio presso un CPS e assisto a moltissimi colloqui mi rendo conto che strumenti non ne ho...
    si tratta giusto di un'infarinatura come hai detto tu...e più vedo pazienti e più mi rendo conto della necessità della scuola di specializzazione...ma poi mi vengono mille dubbi (SARà VERAMENTE FORMATIVA O COME QUESTI 5 ANNI NO??).

    Ecapisco benissimo anche la tua "fame di concretezza", di capire concretamente quali sono gli strumenti, le tecniche che si possono usare per curare....io ancora non l'ho capito!!

    Insomma, come avrai capito il mio non era certo un messaggio di risposta visto che ho le stesse domande che hai tu, ma di solidarietà ehhehe :-)

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