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Discussione: dipiacere...

  1. #1
    alessiaFI
    Ospite non registrato

    dipiacere...

    ciao a tutti,mi sono iscritta da poco a questo forum,ho trovato i vostri post molto interessanti,complimenti:-).

    stavo pensando...ho una cara amica che si è laureata in psicologia con buoni voti..ha incominciato a lavorare...ma dopo un periodo ha dovuto smettere...cambiar lavoro..deve risolvere dei probemi esistenziali personali,purtroppo si è aggrapata all'alcol e rischia i diventare alcolizzata,non è un bicchierino che beve,ma molti bicchieri di superalcolici alla volta...pensavo a quanto è difficile intraprendere la pratica della psicologia,a quante molte volte la teoria è lontana dalla pratica,si predica bene e si finisce intrappolati nel proprio mal di vivere mandando in frantumo tutto cio' che si era costruito con lo studio,ci si ritrova con pazienti e non si riesce emotivamente a lontanarsi dai loro stati depressivi,assorbendo tutto cio' che è negativo...non è facile staccarsi emotivamente dalla sofferenza altrui,anche xchè anche noi non siamo immuni da ansie e preoccupazioni,il nostro è uno studio delicato che ci porta nella mente umana complessa,con varie sfaccettature.Mi è dispiaciuto tanto x lei,mi auguro che col tempo trovi serenita',quiete...

  2. #2
    Partecipante Affezionato L'avatar di Lisa1969
    Data registrazione
    02-12-2005
    Residenza
    Roma
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    92
    Da 18 anni sogno di laurearmi in psicologia clinica, ma la paura di sentirmi addosso i mal di vivere altrui ha superato tutto e ho lasciato perdere...poi, dopo tanti anni, una maturazione cognitiva e affettiva dovuta alle esperienze della vita mi sono sentita pronta per iscrivermi a psicologia ma ho scelto una branca più superficiale, quello resterà sempre un sogno, ma farmi travolgere dal turbinio delle emozioni altrui o anche leggere i sintomi delle patologie mi fa sentire poco bene...secondo me ci sono sensibilità che "reggono" davanti a tutto questo e altre che crollano...bisognerebbe saperlo prima per evitare danni simili....!!!

    E poi sicuramente una cosa è leggere certe cose, un conto è viverle, anche io quando sono furiosa con mia figla penso poco a cosa potrebbe portarla a rispondermi così o cerco di tenere la calma, perchè ho studiato che è meglio non fomentare la rabbia, ma poi davanti al non rispetto dimentichi tutte le teorie e ti lasci andare agli impulsi del momento...
    Siamo fatti così e sono pienamente convinta che neanche le terapie ci cambino mai, andare dallo psicologo serve solo per vedere le cose da un altro punto di vista e poi sta al paziente scegliere se controllarsi e ragionare su quello che gli viene datto o continuare ad agire nel modo che gli provoca malessere.

    Magari riuscissimo ad essere dei bravi consiglieri anche per noi stessi!!!!!!!
    il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (Pascal)

  3. #3
    magnolia83
    Ospite non registrato
    cara AlessiaFI..ti dirò..spero di laurearmi a settembre in psicologia clinica e quello che mi spaventa di più è proprio l'eventualità di non riuscire a contenere le sofferenze dei pazienti che avrò davanti, di farmi travolgere..non è una preoccupazione per me stessa,ma per loro che soffrono e molto..Sai da dove è nata la consapevolezza di questa paura?..da una grande tragedia che ha colpito la mia più grande amica..è mancato l'uomo che doveva sposare, quello con cui aveva deciso di affrontare la vita..con lui sta andando via anche lei..poco a poco..non mangia più, non si cura più..e la cosa che mi fa più rabbia è la mia impotenza di fronte al suo immenso dolore e il mio egoismo che pensa a quanto male starei io senza di lei.. Fare la/lo psicologo non è essere Dio..è bene capirlo da subito..e ti assicuro che ci sono persone che ancora non l'hanno capito..puoi supportare, aiutare, confortare, curare..ma non vivere al posto dei tuoi pazientie..non salvarli..perchè c'è anche chi non vuole essere salvato..e tanto meno l'essere psicologo ti esenta da sofferenze e problemi!

  4. #4
    alessiaFI
    Ospite non registrato
    grazie x le risposte...io credo che è meglio la giusta consapevolezza dei nostri limiti ed essere onesti con se stessi quando avvertiamo che su determinati avvenimenti non riusciamo a intervenire che ostentare un autonomia che non si ha,mi sono piaciute le vostre risposte,xchè l'umilta' secondo me è la base di questo lavoro,non si è Dio,non si ha in mano una bacchetta magica dove poter risolvere ogni problema,la consapevolezza che l'esperienza è quella che potra' mettere i "muscoli"alla tanta teoria ci rende piu' forti...ho un amica che da anni vive in uno stato avanzato di anoressia,da anni è in analisi e nessuno riesce a farla uscire dal baratro della malattia,ora è in fin di vita in ospedale,pesa solo 25 chili,è stata seguita da migliori psicologi e psichiatri..mi chiedo xchè non sono riusciti a salvarla dopo tanti anni???xchè come dicevate giustamente nessuno è Dio...xchè tutto puo' aiutarti,medici,farmaci,ma se non scatta una molla nel paziente tutto rimane un aiuto e non la guarigione completa della malattia...io ho sofferto molto in passato a 9 anni la morte di mio padre,a 22 quella di un mio caro fratello,ho vissuto molti anni in uno stato depressivo profondo...poi col tempo ho elaborato il dolore,ho lasciato che la sofferenza mi maturasse,non ho piu' voluto lasciarmi morire,molti cambiamenti sono venuti in me,sorridere x me oggi non è un optional,ma un valore importante,sorridere dopo aver versato x lunghi anni molte lacrime è il riscatto della mia esistenza...la teoria è come l'involucro di una bellissima macchina,ma senza aver le capacita' di usarla,rimarra' fine a se stessa,un bel oggetto,l'esperienza è l'insieme della conoscenza e praticita'...

  5. #5
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di el loco
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    24-08-2004
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    credo tutto si possa tradurre in una qual sorta di Pratica dell'Incontro.
    Siamo preparati comunque all'incontro, chi più chi meno.
    Pratica da esseri umani. Da viventi.
    Le scelte, le voglie, possibilità e timori ci guidano poi verso la profondità dello stesso.
    Questione di reggere il colpo, di riuscire a pensare come un generale, diceva W. Bion, sotto un bombardamento.
    E' giusto controllare come siam messi. Guardarci dentro prima. Dubbi e tutto quanto non ci è chiaro, non è chiaro a noi stessi.
    Che poi c'è chi si porta, è portato, a contatto col magma dell'incontro con l'altro, che riesce in questo incontro a resistere, a tollerare di essere Alieno per l'Altro.
    In definitiva tutto sta nel tollerare lo scacco dell'incontro.
    un saluto.
    "... per favore Dio, per favore Knut Hamsun, non abbandonatemi adesso." (J. Fante)



    http://youtube.com/watch?v=jjXyqcx-mYY

  6. #6
    Partecipante Affezionato L'avatar di Lisa1969
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    Roma
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    Anche io sono uscita fuori da sola da tanti attimi di profonda sofferenza, a casa mia non si usava consigliare di andare da uno psicologo, sui problemi si taceva e non parlarne era come negarli e superarli dimenticando...ma io e te, Alessia, abbiamo dimostrato una forza che non tutti hanno e quando non la trovi dentro te la forza per reagire sei in balia di di psicoterapie e farmaci.
    Io credo che il primo passo per ottenere di più dai pazienti è mostrare almeno in minima parte la nostra debolezza, le nostre emozioni nei loro confronti e come di ci tu, un po' di umiltà...
    La scrivania, la stertta di mano allontanano... perchè non si può accogliere chi soffre con un abbraccio che trasmetta il "ti sono vicino"???????????????

    Io punterò tutto il mio lavoro futuro e le mie energie nel voler sviluppare negli altri le loro potenzialità e nel trasformare i loro punti debolezza in solidi punti di forza. Mi auguro di riuscirci, affinchè ognuno capisca di esser l'unico artefice del proprio destino e che la vita è triste e dolorosa quasi per tutti, ma solo attingendo nel proprio profondo si può sopravvivere.

    Un bacio.
    Annalisa
    il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (Pascal)

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