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  1. #1
    Braveheart84
    Ospite non registrato

    Le differenti psicoterapie...un'arma a doppio taglio?

    Come sapete, ci sono differenti psicoterapie: psicoanalisi, adleriana, junghiana...
    Non pensate però che, il profano, di fronte a questa giungla di approcci, possa restare disorientato? E sopratutto, non si potrebbe innescare una competizione tra i vari metodi, che potrebbe far perdere di credibilità la psicologia?

  2. #2
    theniaka
    Ospite non registrato
    io so una cosa da dire...
    le psicoterapie hanno una base "filosofica"... se io per esempio do' importanza all' infanzia e alle esperienze date allora... mi va "lavorando" con la psicoanalisi... ma credo che non possa "lavorare" con qualcuno che ha una diversa "cosmoteoria"...
    credo che il segreto sia prima di tutto uno scegliere cosa gli va e poi "lavorare" con persone (se e' possibile) con le quale puo' comunicare di piu' (avendo delle opinioni quasi simili)...
    la natura della scienza di psicologia e' cosi... "ben divisa"... si occupa con gli esseri umani che somigliano ad una maggior parte (specialmente sociologicamente o anche "macro-antropologicamente"), ma poi tutti sono "diversi"...
    poi e' noto che tutti i tipi di psicoterapia aiutano lo stesso... (anche se il cognitivismo per esempio aiuta di piu' alle paure ecc)... cosi non viene persa la credibilita' di psicologia... anzi, viene aumentanta la sua funzionalita' e la sua flessibilita'...
    spero di essere stata chiara esprimendo la mia opinione...
    e poi spero di avere capito cio' che domandi...
    a presto!

  3. #3
    E' stato calcolato da Henrink che esistono oggi 250 deiverse forme di psicoterapia:ognuna sostiene di poter offrire vantaggi terapeutici unici.
    Numerosi studi hanno avvalorato l'ipotesi che nessuna forma di psicoterapia è nella totalità più efficace di altre ma il successo sembra dipena da alcune qualità fondamentali nel rapporto terapeutico e quindi dagli aspetti comuni ali vari orientamenti.
    Non sono totalemente d'accordo che si possa lavorare meglio con psicoterapeuti del proprio macro-orientamento: uno studio di Felder ha mostrato che esperti terapisti, appartenenti a varie scuole, sono più simili nel loro lavoro che dei neofiti appartenenti alla stessa scuola. Quello di cui abbiamo bisogno è un nuovo linguaggio concettuale che permetta una comunicazione produttiva fra professionisti di vari orientamenti e,ovviamente, un massicio abbassamentoidelle difese!
    Per quanto riguarda la scelta dell'orientamento e della scuola di specializzazione, io mi sono affidata a quella che , nei valori, più si avvicinava alla mia visione della natura umana.

  4. #4
    Braveheart84
    Ospite non registrato
    IO penso una cosa:
    da quanto ho capito, i principali gruppi di psicoterapia sono due: psicoanalisi e cognitivismo. La prima sostiene che sia fondamentale indagare sulle cause della patologia, la seconda no, ma punta più sull'aspetto "pratico", quello di modificare i comportamenti patologici.
    Quello che mi cheido però è questo: si può cambiare atteggiamento verso la vita se non si scopre che cosa ha causato tale visione? Serve a qualcosa indagare sull'infanzia se poi non si sa come cambiare modus operandi?
    Insomma, secondo me dovrebbero essere complementari, a essere seperati invece non ci si guadagna nulla....
    Ciao!

  5. #5
    theniaka
    Ospite non registrato
    volevo dire solo che, come dice lucedallombra, ci sono dati che mostrano che tutti le scuole psicoterapeutiche aiutano lo stesso (insignificante la differenza statisticalmente)...
    credo che questo che porta risultati e' la relazione tra lo psicoterapeuta e la persona con cui collabora, e la capacita' dello psicoterapeuta.

    braveheart84, non posso risponderti alla tua domanda... non ho idea!

    a presto!

  6. #6
    Partecipante Assiduo L'avatar di silvia80
    Data registrazione
    05-05-2007
    Residenza
    Toscana
    Messaggi
    239

    Re: Le differenti psicoterapie...un'arma a doppio taglio?

    Originariamente postato da Braveheart84
    Come sapete, ci sono differenti psicoterapie: psicoanalisi, adleriana, junghiana...
    Non pensate però che, il profano, di fronte a questa giungla di approcci, possa restare disorientato? E sopratutto, non si potrebbe innescare una competizione tra i vari metodi, che potrebbe far perdere di credibilità la psicologia?
    perche' un arma a doppio taglio?in verita' diverse terapie sono indicate per diversi tipi di pazienti con problemi differenti!
    in teoria nel momento della diagnosi lo psicologo dovrebbe decidere a quale tipo di psicoterapia inviare il paziente!

    e' innegabile comunque che per determinate patologie si ottengono ottimi risultati con determinate psicoterapie.

    Riguardo alla competizione tra i terapeuti non dimentichiamo che durante la scuola di specializzazione i programmi didattici offrono una preparazione panoramica su i vari approcci approfondedo di piu' quello prevalente.
    Questo per quanto riguarda i programmi che ho letto di varie scuole.pero non so se nella pratica è cosi.
    io redo di si dato che lo scrivono sui programmi.
    c'e' qualcuno che ne sa di piu?

  7. #7
    Violinfrau
    Ospite non registrato
    Anche secondo me gli approcci dovrebbero essere complementari.
    Come ho detto la psicanalisi non mi convince, ma non la escludo del tutto, penso che unita ad altri orientamenti possa essere utile.
    Secondo me tutti gli orientamenti teorici possono funzionare se usati in modo non rigido e meccanico.

  8. #8
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
    Data registrazione
    16-12-2005
    Residenza
    cittadina del mondo
    Messaggi
    317
    Anche secondo me si dovrebbero conoscere i vari approcci teorici e tenerli presente durante i colloqui x cercare di capire quale si adatta maggiormente al quel paziente. Usando un unico approccio si finisce x infilare a tutti i costi tutti i pazienti in quell'approccio perchè è l'unico conosciuto e questo non è certo utile.

    Inoltre, anche secondo me tutti gli orientamenti possono funzionare se usati in modo non rigido e meccanico, se 'adattati' al singolo paziente.

    Ma... usando tutti insieme gli approcci e usandoli in modo flessibile che fine fa la 'scientificità' della scienza psicologica?
    Questo è un approccio clinico che moltissimi clinici condividono, ma che è in contrasto con chi pensa che la psicologia possa/debba conquistarsi dignità/potere basandosi solo sulla certezza dei risultati ottenuti nella ripetibilità. Di strada ce nè tanta da fare, ma fratture come questa potranno mai essere sanate? Il fatto è che la clinica non va daccordo con la psicometria e queste contraddizioni interne stanno facendo sì che la medicina ne approffitti. I medici ci hanno scippato la psicologia clinica, gli psichiatri sono psicoterapeuti 'ad honorem' ... è ora di svegliarsi. E' questa la vera arma a doppio taglio.
    Ultima modifica di australia : 04-08-2007 alle ore 21.50.40

  9. #9
    Braveheart84
    Ospite non registrato
    Appunto australia, il venirsi uno contro l'altro fa perdere credibilità agli occhi degli altri. E, mi spaice dirlo, ma purtroppo anceh la mia dott.ssa è caduta in questo gioco autolesionistico: più di una volta mi ha ribadito che la psicanalisi non serve a niente, che sono soldi buttati, che i tempi sono cambiati...
    Ultima modifica di Braveheart84 : 05-08-2007 alle ore 15.47.46

  10. #10
    Johnny
    Ospite non registrato
    si in effetti varie ricerche hanno dimostrato che ciò che è terapeutico sono i fattori aspecifici: il rapporto, l'alleanza, l'insieme di procedure, il dare uno schema interpretativo ai problemi.
    Queste ricerche sono di Eysenk, mi pare, e rilevò che le varie psicoterapiue hanno lo stesso grado di efficacia.

    E' un'arma a doppio taglio se ognuno vuole difendere il proprio orticello concettuale e si chiude nei confronti di chi ha una visione diversa; nessuno è detentore della verità assoluta, è bene confrontarsi con chi ha punti di vista diversi.

  11. #11
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    Io credo che la proliferazione teorica all'interno della psicologia clinica "possa" essere considerata una risorsa solo all'interno della psicologia stessa, solo tra i professionisti.
    Tale molteplicità è invece certamente dannosa all'occhio della più vasta categoria a cui ci rivolgiamo: quella dei "non psicologi".
    In effetti è dalla "loro" prospettiva che si colgono le laceranti e indubbie mancanze tra cui primeggia quella di un'assenza di condivisione su questioni fondanti che riguardano tanto la teoria quanto la tecnica, specie per quanto concerne il cambiamento terapeutico.
    Se la psicologia clinica intende diventare una scienza il coabitare rispettoso di innumerevoli teorie dovrà risultare un'epoca transitoria, preparatoria.
    Credo che in un futuro, forse lontano, esse, lungi dallo scomparire (perchè saranno forse queste a farsi promotrici dell'evoluzione della disciplina), dovranno assumere una forma "dialettale", una posizione parallela, ma periferica rispetto ad una "lingua ufficiale", ad un linguaggio comune.
    Una teoria o una sua evoluzione o una nuova teoria dovrebbero emergere rispetto alle altre.
    Se lasciamo ai fenomeni aspecifici il nucleo fondante della terapia svuotiamo gran parte delle nostre teorie, del nostro tecnicismo, della nostra professionalità: nulla ci differenziarebbe da altre "relazioni che curano" (amici, religiosi...).
    L'eclettismo non è solo indice di "apertura", parimenti di incertezza, di disorientamento.
    Di fatti il paziente, qualora sapesse che esistono un centinaio di strade per "curarsi", non sarebbe certamente contento dell'apertura della disciplina a cui dovrebbe affidare la qualità della sua vita.
    Non dimentichiamo che questa stessa apertura è causa dell'invasione nel nostro campo di professionalità non professionali che si occupano di psicologia non essendo psicologi (per es. counselor).
    I confini sono sempre più larghi, sempre più labili.
    Lo sviluppo e la diffusione di epistemologie antirealiste hanno fatto sì che ognuno potesse autolegittimarsi dal momento che "non esiste una realtà alla quale conformarsi". Hanno cioè reso operativo "l'anything goes" di Feyerabend.
    In psicologia clinica regna la doxa.
    A mio parere il progredire del nostro sapere sta nel vincolare l'anarchismo ermeneutico che ci rende tanto post-moderni quanto indefinitl.

    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 23-08-2007 alle ore 10.49.24
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  12. #12
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
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    Milano
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    2,312
    Sono molto d'accordo con tutto ciò che afferma Santiago. Anche io non credo che eclettismo sia solo sinonimo di apertura: non penso che si debba cambiare metodo in base al paziente, finisce per essere confusivo e per favorire approcci dove si può fare tutto e il suo contrario. Credo invece che la soluzione possa essere rappresentata da teorie con basi epistemiche solide e messe molto bene a fuoco perchè è da una teoria solida che possono discendere una teoria della tecnica e una operatività clinica coerenti e chiare.
    Una visione post-moderna, relativista e costruttivista, non deve essere confusa con un relativismo teorico o metodologico che produce teorie deboli: pensare che "nessuno è detentore della verità assoluta", come scriveva rasputin, non significa rinunciare a tentativi di sviluppare teorie con ampio potere spiegativo.

    Un saluto
    gieko

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