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Discussione: Auto Mutuo Aiuto

  1. #1
    Partecipante Affezionato
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    15-05-2007
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    Auto Mutuo Aiuto

    Ciao a tutti
    vorrei esporre un problema che mi pesa: sento molto parlare da parte di noi psicologi di gruppi di self help. vorrei dire che i gruppi di auto mutuo aiuto sono avviati da un facilitatore, lo psicologo non serve. i gruppi sono gratuiti, per tutti, lo devono essere! è una filosofia pluriennale che sancisce la libertà da qualsiasi ideologia o religione, l'assenza del lucro, e appunto l'aiuto reciproco. nessuno paga o è pagato, se no si può fondare ugualmente un gruppo utile e terapeutico, o ricreativo, o quello che si vuole, ma per rispetto di una metodologia consolidata, che funziona, ha solidi valori e ha aiutato un sacco di persone, perchè chiamare "di auto mutuo aiuto", un gruppo che di fatto non lo è?
    gli psicologi non centrano, e non servono, per favore lasciamo liberi da dottrina, medicina, accademia, lucro, asimmetria di ruoli e di saperi (per quanto irrinunciabili e utili in altri contesti) un potentissimo strumento di guarigione e di fiducia nei confronti delle umane capacità di guarire, qualunque sia la professione svolta fuori di lì!
    con questo se lì il loro ruolo è quello di "uno come gli altri" che ha quel problema anche gli psicologi possono partecipare, o essere facilitatore, ovvero "uno che ha avuto quel problema e l'ha superato" e ha fatto un breve corso GRATUITO! capisco che lavorare sia difficile ma questi gruppi non hanno bisogno di noi in veste di psicologi, e soprattutto, noi psicologi che ci curiamo del benessere delle persone dobbiamo difenderli evitando come la peste il fattore soldi!
    per il resto ci sono altri tipi di gruppi che solo uno psicologo o uno psicoterapeuta possono condurre, quindi teniamoci quelli, no?
    cosa ne pensate?

  2. #2
    Partecipante Assiduo L'avatar di lulunana
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    218

  3. #3
    Partecipante Affezionato
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    grazie!

  4. #4
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Uno psicologo non può essere contemporaneamente anche una persona?
    Io sono facilitatrice in un gruppo di auto-mutuo aiuto dove non faccio la psicologa, ma appunto la facilitatrice. Non nascondo però che essere psicologa mi dà una mano nella comprensione di alcune dinamiche di gruppo, perchè un gruppo di auto-mutuo-aiuto pur sempre è un gruppo.
    Concludendo: sono d'accordo con te al 100% su tutto, senza escludere la possibilità che uno psicologo partecipi ad un gruppo di auto-mutuo aiuto, se ne mantiene le caratteristiche che tu sottolinei molto bene.

  5. #5
    Partecipante Affezionato
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    15-05-2007
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    91
    ciao! ma certo che è anche una persona! sono d'accordissimo con te! guarda, io avevo scritto così:

    "...se lì il loro ruolo è quello di "uno come gli altri" che ha quel problema anche gli psicologi possono partecipare, o essere facilitatore, ovvero "uno che ha avuto quel problema e l'ha superato" e ha fatto un breve corso GRATUITO!..."

    mi spiego meglio: credo fermamente che ad esempio in un gruppo AA sia molto più utile, (nel senso di terapeutico) un facilitatore che è uscito dall'alcool, che ce l'ha fatta, piuttosto che uno psicoterapeuta. Perchè è questo lo spirito e la forza dei gruppi di auto mutuo aiuto.
    Se intanto questa persona è anche psicologo o psicoterapeuta ben vengano la sua sensibilità e la sua capcità oltre che la sua persona, ma se è astemio...capisci che c'è qualcosa che non va! diventa un conduttore! allora faccia un gruppo suo!

    Come dicevo, è possibile organizzare altri gruppi, dove tutti sono consapevoli che l'asimmetria c'è ed è positiva, cioè tutti devono poter fare affidamento sullo psicologo perchè è lì apposta!
    questi gruppi però non dovrebbero chiamarsi di auto mutuo aiuto, perchè non lo sono! e non lo sono semplicemente perchè gli AA hanno deciso di definirsi così da decenni (così come altri gruppi con la stessa tradizione rivolti ad altri problemi specifici):
    è come se io facessi un certo tipo di cura ostinandomi a volerla chiamare "psicologia analitca", anche se sortisse effetti terapeutici favolosi e magari il nome ci azzeccherebbe alla perfezione, dovrò pure arrendermi al fatto che Jung l'ha detto prima di me! rischierei di fare confusione e fare arrabbiare gli junghiani...daresti loro torto??

    se tu come persona partecipi a un gruppo simile perchè hai quel problema o l'hai vissuto e in qualche modo superato benissimo, se sei lì a fare lo psicologo, bè...senza nulla togliere alla tua probabile bravura, ciò mi mette molta tristezza.
    ma tanto guarda, ormai non si capisce più niente, c'è talmente tanta confusione sulle figure professionali, sulle cure, tanta speculazione, tanta competizione negativa e poche regole, se non quella di pagare, poi se sei in gamba o no chi se ne frega (noi "dottori"), o se stai morendo (pazienti senza dottore perchè senza soldi abbastanza) chi se ne frega...

    vai un pò a vedere il sito psicologiadonna.it: una tale dottoressa Mazzilli definisce un suo gruppo "di auto mutuo aiuto" e sotto c'è scritto niente meno che... 70 euro mensili!!!
    ma se è di AUTO MUTUO aiuto dico io, cosa fanno? si scambiano reciprocamente 70 euro tra tutti?? no cara, se li tiene tutti lei, la psicoterapeuta, dopo che loro si sono aiutati!
    vi prego scrivetele una mail anche voi: in fondo deve solo cambiare il nome del suo accidenti di gruppo! se no cominciamo tutti a fare come lei, e uno che cerca un gruppo self help spende 100 euro solo di telefonate per accertarsi che non si paghi! o per sapere se c'è la seduta quel giorno, a Natale ad esempio!! A.A. c'è sempre! ti aiutano perchè qualcuno c'è SEMPRE, non solo quando il dottore non è ai Caraibi

    io so questo: alcolisti anonimi ha salvato una persona a me cara, e le testimonianze degli altri partecipanti al gruppo non facevano che confermare questo aspetto positivo. mentre ti dirò che una psicoterapia non sarebbe bastata e sarebbe costata tantissimo, troppo!! nelle asl tendono a darti medicine perchè ti possono vedere ogni 15 giorni (non sempre ovvio)

    noi psicologi siamo in gamba, nessuno ci aiuta, ma dovremmo avere il coraggio di proporre dei gruppi nostri, perchè no? di solito la risposta è: chi li ha i soldi per il posto dove mettere un gruppo?
    ma inserirsi in quei gruppi per imparare le dinamiche, o dare un aiuto che non si può dare, ad esempio da psicologi astemi in un AA (ma potrei farne altri) crea solo confusione!
    bu, io la penso così, poi non ho nulla contro gli psicologi...lo sono!!

  6. #6
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Originariamente postato da elieli.g

    mi spiego meglio: credo fermamente che ad esempio in un gruppo AA sia molto più utile, (nel senso di terapeutico) un facilitatore che è uscito dall'alcool, che ce l'ha fatta, piuttosto che uno psicoterapeuta. Perchè è questo lo spirito e la forza dei gruppi di auto mutuo aiuto.
    Se intanto questa persona è anche psicologo o psicoterapeuta ben vengano la sua sensibilità e la sua capcità oltre che la sua persona, ma se è astemio...capisci che c'è qualcosa che non va! diventa un conduttore! allora faccia un gruppo suo!

    Premetto che facilito un gruppo di famigliari di malati di demenza essendo stata anch'io tale e non percependo un euro nè chiedendo nulla ai partecipanti, quindi rientro nei canoni di ortodossia da te proposti.
    Tuttavia non sono convinta che un facilitatore possa essere solo una persona che condivide il problema. Infatti, si può partecipare anche come persone e portare la propria esperienza, se ci si attiene alle regole di rispetto, non giudizio, fiducia, segretezza, amicalità, ecc. che contraddistinguono i gruppi AMA. Inoltre, un facilitatore non è solo chi porta un esempio positivo di risoluzione del problema, ma è innanzitutto un facilitatore della comunicazione ed un diffusore della cultura dell'auto-mutuo aiuto, dell'empowerement personale a dispetto della delega, della presa di responsabilità personale, ecc. Conosco molte persone che lavorano in un determinato settore ed anche se non hanno affrontato di persona il problema sono ottimi (e gratuiti!) facilitatori. Io stessa, ad esempio, non mi tirerei indietro se un gruppo di persone mi chiedesse di "aiutarle ad aiutarsi", indipendentemente dalla tematica affrontata, perchè il mio scopo come facilitatore non è dare indicazioni sulla tematica specifica, bensì facilitare l'instaurarsi di quelle condizioni di base affinchè le persone possano incontrarsi e magari in un futuro proseguire il loro cammino in autonomia, senza il facilitatore.
    Ultima modifica di tata_moni : 02-07-2007 alle ore 18.18.28

  7. #7
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Originariamente postato da elieli.g
    Come dicevo, è possibile organizzare altri gruppi, dove tutti sono consapevoli che l'asimmetria c'è ed è positiva, cioè tutti devono poter fare affidamento sullo psicologo perchè è lì apposta!
    questi gruppi però non dovrebbero chiamarsi di auto mutuo aiuto, perchè non lo sono! e non lo sono semplicemente perchè gli AA hanno deciso di definirsi così da decenni (così come altri gruppi con la stessa tradizione rivolti ad altri problemi specifici):
    è come se io facessi un certo tipo di cura ostinandomi a volerla chiamare "psicologia analitca", anche se sortisse effetti terapeutici favolosi e magari il nome ci azzeccherebbe alla perfezione, dovrò pure arrendermi al fatto che Jung l'ha detto prima di me! rischierei di fare confusione e fare arrabbiare gli junghiani...daresti loro torto??

    vai un pò a vedere il sito psicologiadonna.it: una tale dottoressa Mazzilli definisce un suo gruppo "di auto mutuo aiuto" e sotto c'è scritto niente meno che... 70 euro mensili!!!
    ma se è di AUTO MUTUO aiuto dico io, cosa fanno? si scambiano reciprocamente 70 euro tra tutti?? no cara, se li tiene tutti lei, la psicoterapeuta, dopo che loro si sono aiutati!
    vi prego scrivetele una mail anche voi: in fondo deve solo cambiare il nome del suo accidenti di gruppo! se no cominciamo tutti a fare come lei, e uno che cerca un gruppo self help spende 100 euro solo di telefonate per accertarsi che non si paghi! o per sapere se c'è la seduta quel giorno, a Natale ad esempio!! A.A. c'è sempre! ti aiutano perchè qualcuno c'è SEMPRE, non solo quando il dottore non è ai Caraibi

    Ah! Dimenticavo:
    concordo pienamente sul fatto che se un professionista crea un gruppo terapeutico dovrebbe chiamarlo col nome adatto e non gruppo ama solo perchè adesso sembra che la parola vada di moda...

    P.S. Ormai anche a Trento i corsi di formazione sull'auto mutuo aiuto sono a pagamento...

  8. #8
    Partecipante Affezionato
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    ciao! dovrei studiare ma il confronto con te è molto stimolante perciò qualcosa lo dico subito!

    tu hai scritto:
    "...Conosco molte persone che lavorano in un determinato settore ed anche se non hanno affrontato di persona il problema sono ottimi (e gratuiti!) facilitatori. Io stessa, ad esempio, non mi tirerei indietro se un gruppo di persone mi chiedesse di "aiutarle ad aiutarsi", indipendentemente dalla tematica affrontata, perchè il mio scopo come facilitatore non è dare indicazioni sulla tematica specifica, bensì facilitare l'instaurarsi di quelle condizioni di base affinchè le persone possano incontrarsi e magari in un futuro proseguire il loro cammino in autonomia, senza il facilitatore."

    personalmente la penso diversamente:
    secondo me il corso di facilitatore è creato appositamente per insegnare a questa figura a "facilitare l'instaurarsi di quelle condizioni di base affinchè le persone possano incontrarsi..." proprio come dici tu, tale corso dovrebbe bastare anche se non si hanno conoscenze di psicologia, ma sopratutto la sua esperienza pluriennale nel problema lo rende facilitatore, e anche perchè i fattori terapeutici che agiscono in questi gruppi non contemplano un elemento sopra le parti

    un esperienza pluriennale "nel" problema, se invece è "col" problema perchè ne ha curati tanti perchè è psicologo è semplicemente fantastico, ma secondo me non dovrebbe dirsi AMA

    quindi, secondo me, se non condivide la problematica rimane un elemento "esterno", nel senso che, come sappiamo bene noi psicologi, non si può essere neutrali, a un certo punto mimetizzarsi e non influenzare "il campo", perciò tutti sanno e sentono che si tratta di una figura altra in quanto non ha vissuto la stessa esperienza: o gli altri ci fanno affidamento, oppure lo sentono come blocco nel flusso della condivisione, non può essere molto diverso, perchè essendo lì, esiste, e non può non parlare di sè o dire cosa ne pensa, e nemmeno stare in silenzio, o solo facilitare la comunicazione, senza modificare le dinamiche del gruppo

    poi dicevi "...e magari in un futuro proseguire il loro cammino in autonomia, senza il facilitatore."

    secondo me invece il facilitatore può benissimo restare sempre, è solo uno del gruppo che si assume un ruolo in più per esperienza, e che grazie ad un corso, si muove per organizzare un nuovo gruppo, rompere il ghiaccio, e tramandare le tradizioni . infatti molti lo fanno, non mi sembra ci sia carenza di membri che decidono poi di regalare ad altri la loro esperienza.

    anch'io mi chiedevo come potessero mai funzionare, anzi ero convinta che lo psicologo fosse di dovere, ma dal momento che ho visto quello che ho visto, e quando ho chiesto se c'erano psicologi mi hanno risposto no con un grandissimo e gentile sorriso, allora ho capito che dovremmo avere più fiducia nelle capacità delle persone di trovare delle risorse e di aiutarsi reciprocamente senza una laurea! in fondo non è così male! no

    anche a me piacerebbe fondarne uno, dev'essere una sensazione bellissima essere le psicologo di un gruppo così, ma ritorno al convincimento che se un gruppo chiede di essere aiutato ad "avviarsi" resta AMA, se chiede di essere aiutato ad "aiutarsi" diventa qualcos'altro, ovvero: lo psicologo se avvia, poi se ne va, non forse, se ne va e basta dopo tot, ma mi sembra un pò traumatico per il gruppo, se è un facilitatore e membro perchè andarsene? (sempre premesso che lo psicologo è anche persona, e in quanto tale fa come vuole, ma su questo ci siamo capite che parliamo di ruoli)

    ormai sembrerò psicotica ma voglio solo dire per favore chiamiamoli (concepiamoli, intendiamoli, organizziamoli) in un altro modo! solo questo, anche se sono gratis in entrambi i casi...o vogliamo i loro finanziamenti? (non mi riferisco a te precisiamo)

    sembra ci sia difficoltà a credere che le persone ce la facciano da sole, anche a me sembra molto delicato come equilibrio, ma se esiste...

    in ogni caso, da quanto dici sui corsi a trento, ormai sto parlando di cose che spariranno...ecco che arrivano i soldi...solo a monte (il corso, lo specialista...), per ora, pian piano sempre più dentro...e zac! buon giorno dottore quanto fa?

  9. #9
    Partecipante Affezionato
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    ehi! io non le ho messe le due faccine con la lingua!! boh!

  10. #10
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Ripeto che sono d'accordo con te sul fatto che se uno psicologo fa un gruppo terapeutico, lo chiami così e la faccia finita.
    Per quanto riguarda il facilitatore, tu saprai bene che è una figura che esiste solo in Italia, in America i gruppi di self help sono self veramente, altro che facilitatore, la gente si organizza benissimo da sola e non c'è nessun bisogno del facilitatore. Nella mia esperienza invece ho notato che in Italia abbiamo la cultura della delega: "Dottore, mi guarisca" "Perchè non tengono pulita la città", ecc. Questi sono solo due esempi di comportamento di delega: pensare che il problema ci riguarda, ma pensare che altri dovrebbero risolverlo. Il primo tema da affrontare è proprio rendere consapevoli le persone delle loro responsabilità personali.
    Faccio l'esempio di un gruppo di genitori di persone diversamente abili: inizialmente volevano incontrarsi per assemblare le idee per poi fare rivendicazioni al comune. Questo non è un gruppo ama, dal mio punto di vista, perchè non c'è nessuna consapevolezza dell'empowerement personale, la cultura della delega è ancora presente. Però è terreno fertile, perchè le persone si sono organizzate in un gruppo e non delegano totalmente, le rivendicazioni le vogliono fare loro. Secondo me, il compito del facilitatore in questo caso è quello di portare ancora di più la consapevolezza di ciò che possono fare LORO, non il comune, per i loro figli. Una volta che la comunicazione passa a questo livello, il più è fatto, le persone si scambieranno le informazioni tra loro e scopriranno di essere tutte esperte. Non serve per forza un facilitatore con esperienza personale su quel problema, ci sono gli altri che ne hanno fin troppa, ma non sono consapevoli della grande risorsa che possiedono. Il ruolo del facilitatore credo ben si accordi con il mestiere di scultore secondo Michelangelo: non creare una statua, ma togliere materiale per svelare la statua che già era racchiusa nel marmo.
    Una volta che il gruppo è consolidato, l'obiettivo del facilitatore è quello di renderlo definitivamente autonomo e lasciare che il gruppo prosegua senza il suo aiuto. Se invece vuole può anche rimanere nel gruppo, ma dovrebbe pian piano abbandonare i suoi compiti di facilitatore, proprio per creare totalmente la simmetria di cui parli anche tu.

    Riassumendo, abbiamo idee simili sul concetto di auto mutuo aiuto, ma mi sembra un po' diverse rispetto al ruolo di facilitatore. Io ritengo che faciliti la presa di consapevolezza e di autonomia del gruppo e che possa condividere il problema, ma non è fondamentale. Come te ritengo che non debba essere necessariamente uno psicologo, ma possa essere qualsiasi persona che sia stata formata appositamente. Ritengo altresì che possa essere uno psicologo, se in quel momento non sta facendo lo psicologo ma il facilitatore.

  11. #11
    Neofita
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    condivido

    condivido molto il commento precedente. io sono un facilitatore di due gruppi AMA, ho avuto il problema per il quale i gruppi si incontrano, ho una laurea in psicologia, non percepisco denaro per farlo. unica cosa:occorre trasmettere competenze di facilitazione in modo diffuso; gli skills che servono alla facilitazione e far sì che questa cultura dell'AMA si diffonda. Nulla più. Grazie

  12. #12
    Partecipante Affezionato
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    si, probabilmente io avevo un pò in mente il "modello americano" perchè, come vi raccontavo, ho avuto esperienza di un gruppo simile. Sulla cultura della delega sono molto d'accordo, e non avrei trovato parole migliori delle tue (tata_moni), si nota in molti problemi sociali. Per il resto devo "arrendermi" perchè avete arricchito molto il mio bagaglio di informazioni sulla situazione attuale dei gruppi AMA: ce ne sono già molti, e già diversificati nella loro struttura, (sempre ovviamente tenendo conto della tendenza generale di cui parlavamo). Di conseguenza, la chiarezza netta di confini, metodi e valori, che speravo non venisse intaccata, in un certo senso, è già superata! Da quanto sento però, questo panorama non è necessariamente solo negativo come temevo, quindi grazie sinceramente per le vostre testimonianze, almeno ho le idee più chiare e, nello stesso tempo, meno preoccupazione.

  13. #13
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Originariamente postato da elieli.g
    si, probabilmente io avevo un pò in mente il "modello americano" perchè, come vi raccontavo, ho avuto esperienza di un gruppo simile. Sulla cultura della delega sono molto d'accordo, e non avrei trovato parole migliori delle tue (tata_moni), si nota in molti problemi sociali. Per il resto devo "arrendermi" perchè avete arricchito molto il mio bagaglio di informazioni sulla situazione attuale dei gruppi AMA: ce ne sono già molti, e già diversificati nella loro struttura, (sempre ovviamente tenendo conto della tendenza generale di cui parlavamo). Di conseguenza, la chiarezza netta di confini, metodi e valori, che speravo non venisse intaccata, in un certo senso, è già superata! Da quanto sento però, questo panorama non è necessariamente solo negativo come temevo, quindi grazie sinceramente per le vostre testimonianze, almeno ho le idee più chiare e, nello stesso tempo, meno preoccupazione.
    Difficilmente ciò che funziona in una parte del mondo può essere esportata senza modifiche in altre realtà. In America funziona in un modo perchè c'è una cultura di un certo tipo. In Italia abbiamo modificato qualcosa per rendere accessibile l'AMA alla nostra cultura, senza tuttavia a mio parere intaccarne i valori fondamentali.
    Diverso il discorso di chi, come fai notare tu, crea gruppi terapeutici o gruppi di discussione o quant'altro chiamandoli gruppi ama. Porto un esempio:
    in una casa di riposo il dirigente psicologo ha deciso di organizzare vari gruppi con gli operatori per discutere della tematica del lutto. Durata del progetto: 8 mesi. Anche se l'iscrizione al gruppo era gratuita, non si tratta di un gruppo ama perchè l'organizzazione viene dall'esterno e non dalle persone ed inoltre c'è una scaletta definita di argomenti da trattare. Forse lo ha chiamato così per poter pagare di meno le giovani psicologhe che avrebbero tenuto il gruppo, oppure per non dover rendere conto di risultati alla fine del percorso, o forse perchè non sa molto dell'auto mutuo aiuto, non saprei...

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