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Discussione: Sostegno psicologico

  1. #1
    Partecipante Super Esperto L'avatar di bacchetta
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    03-06-2007
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    Sostegno psicologico

    Ragazzi, volevo sottoporvi questa questione.
    Uno psicologo non può, ovviamente, fare terapia, ma può fare diagnosi e colloqui di consultazione e di sostegno psicologico, ok?! Ora io, che sto facendo un tirocinio dove vedo molti colloqui, mi chiedo: MA CONCRETAMENTE COME POSSO SOSTENERE IL PAZIENTE??
    Parlo di pazienti che vivono momenti difficili ma che non hanno problemi gravi e non hanno bisogno di una psicoterapia, ma solamente di un sostegno. Riflettendo su questa domanda che continua a frullarmi in testa mi sono risposta che dovrei aiutare il paziente a ACCETTARE la situazione, chiarirla, elaborarla e poi trovare le risorse per farvi fronte. Ma come diavolo faccio CONCRETAMENTE????
    Forse dovrei aiutarlo a vedere le sue risorse e dare dei rinforzi positivi se possibile, oltre a offrire nuovi punti di vista....
    voi che i dite?

  2. #2
    Partecipante Affezionato L'avatar di Lisa1969
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    Per quel poco che ne so hai perfettamente centrato il l'obiettivo!
    Tu rielabori la loro situazione con i tuoi mezzi conoscitivi e gliela mostri dal punto di vista di uno specialista valorizzando i loro punti di forza e intervenendo sui loro punti deboli.
    Io per lo meno farei così, ma ancora ne so poco sull'attivita pratica, inizierò il tirocinio a settembre...

    ...se ci siamo sbagliati fammelo sapere,...ok?
    il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (Pascal)

  3. #3
    Partecipante Super Esperto L'avatar di bacchetta
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    Bene dai allora almeno in teoria ci siamo....anche se poi da quando ho iniziato il tirocinio è un continuo chiedersi OK MA PRATICAMENTE, CONCRETAMENTE COME SI FA?
    Per non parlare di quando sero coinvolta emotivamente e quasi mi vieniva da piangere a sentire alcune storie...per foruna almeno quello dopo i primi colloqui è passato...

  4. #4
    Partecipante Affezionato L'avatar di Lisa1969
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    Ecco, brava, raccontami un po'...io piango per tutto, poi ci si abitua?????????
    E quando ti prende davanti ai pazienti che si fa???????????????
    Proprio ieri mi chiedevo se fosse il caso di fare tirocinio in un consultorio o non fosse meglio un consuling in azienda...!!!!

    Io voglio lavorare con le emozioni, è per questo che studio psicologia, ma poi, quando sono tante o intense mi sento travolgere e ho paura di essere trascinata via dal controllo!!!!
    Succede anche a te?

    Lisa
    il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (Pascal)

  5. #5
    Partecipante Super Esperto L'avatar di bacchetta
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    03-06-2007
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    Guarda ti dico, io ai primi colloqui sono andata in crisi per questo. Non è che ovviamente mi venisse da piangere o mi emozionassi per tutto, ma alcuni casi erano veramente difficili. Quello che mi ha messo più in crisi è stato quello di una argazza sulla ventina, alta tipo un metro per via di un operazione alla colonna vertebrale da piccola. Viene scambiata da tutti per una bambina e trattata di conseguenza, questo la fa stare molto male. Si aggiuga tutta una serie di eventi tragici, come per esempio un trapianto di rene e il fallimento di questo per cui oggi vive con la dialisi. Questo mi ha messo proprio in difficoltà. Non so come ho fatto a non piangere. Poi m chiedevo come si fa "a farsi la corrazza". Il fatto è che una risposta emotiva non è per nulla d'aiuto al ostro paziente. Possiamo aiutarlo solo se c'è un giusto distacco per cui riusciamo a rimanere lucidi, razionali e dunque a dare una risposta di conseguenza. Ma come arrivare a questo? Un po' l'abitudine fa la sua parte, ma poi credo sia indispensabile un lavoro su se stessi, che poi viene in gran parte fatto con la terapia personale nelle scuole di specializzazione...

  6. #6
    Partecipante Affezionato L'avatar di Lisa1969
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    Si, anche io penso che col passare del tempo riusciamo a crearci una corazza, perchè poi le dificoltà diventano la routine e non l'eccezione...
    invece non sono d'accordo sul fatto che la nostra emotività non giovi al paziente, ma ne sono convinta per esperienza personale e non per averlo studiato, so che deve essere il contrario ma, ripeto, forse un po' di umanità ci avvicina molto di più all'altro!

    Tu che specializzazione pensi di fare?
    Ma la terapia personale si può fare anche prima, vero? Anche se non è obbligatoria, magari aiuta...

    Ciao.
    Lisa
    il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (Pascal)

  7. #7
    Partecipante Super Esperto L'avatar di bacchetta
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    03-06-2007
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    Sono d'accordo in parte. è vero che ci vuole sensibilità, è importante comprendere veramente e profondamente impaziente, farlo sentire accolto e compreso, ma una risposta emotiva non credo proprio che aiuti ...
    Io, in linea di massima, vorrei fare una scuola di specializzazione cognitiva, comunque c'è tempo eheheheh!!!TU?

  8. #8
    Partecipante Affezionato L'avatar di Lisa1969
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    A me piace molto il sistemico relazionale, ma sono al II anno, mancano secoli...!

    Una volta sono andata in seduta da una psicoterapeuta per dei conflitti con mia figlia e quando lei ha scoperto il nodo nevralgico (che io ben conoscevo, ma sentirlo dire dal di fuori non è piacevole...!!!) e, mentre lo ammettevo, mi sono commossa, lei per non farsi coinvolgere si guardava le unghie....Non l'ho trovato bello, avrei preferito che annuisse, magari con gli occhi lucidi, alla mia constatazione e non che si sforzasse di restarne fuori!

    Comunque se il codice prevede il nostro distacco è giusto farlo, anche se in questo modo, per me, si feriscono le emozioni dei pazienti e basta: come il medico che quando gli dici che stai male ti dice che non è nulla e di stare su... non deve soffrire con il paziente, ma rispettare il dolore altrui si...

    Beh, speriamo che quando mi toccherà di stare dalla parte dello specialista riuscirò a fare del mio meglio!!!!!!!!!!
    il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (Pascal)

  9. #9
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Ale_è_Ale
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    22-07-2005
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    Nord Est...
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    Originariamente postato da Lisa1969
    Ecco, brava, raccontami un po'...io piango per tutto, poi ci si abitua?????????
    E quando ti prende davanti ai pazienti che si fa???????????????
    Proprio ieri mi chiedevo se fosse il caso di fare tirocinio in un consultorio o non fosse meglio un consuling in azienda...!!!!

    Io voglio lavorare con le emozioni, è per questo che studio psicologia, ma poi, quando sono tante o intense mi sento travolgere e ho paura di essere trascinata via dal controllo!!!!
    Succede anche a te?

    Lisa

    a me questa sembra comunicazione emotiva... nel senso che non piangi "tu" perchè ti commuovi per il paziente, ma avverti il vissuto di pianto del paziente (che forse lui non ammette)... a questo punto lo si può gestire in quanto tale, lo comunica ad esempio... senza agirlo... ma ci vuole un addestramento per questo forse... per essere ben capaci di distinguere l'origine dell'emozione, se propria o altrui, e quindi attribuirla, distinguere se qualcosa risuona in noi per motivi personali... è una dinamica molto più diffusa di quanto si pensi, anche nella vita quotidiana...

    Ale
    Alessandra -------<---<---@


    "(...) I riflettori chiudono gli occhi, le lampade contemporaneamente chiudono le palpebre, e la folla spalanca la sua enorme bocca per l'applauso (...)" F. Depero; Notturno Metropolitano; da Prose Futuriste


    "Great Karen Walker!" - "Honey, what's going on with your hair?" - "Give me a Martini, and don't waste room with those olives!"

  10. #10
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    mi pongo anche io le stesse domande. ma per me il sostegno è l'accompagnare il paziente verso la consapevolezza di un problema e ragionare con lui /lei su strategie di soluzione/adattamento. se l'adattamento risolve, bene ; se no si passa ad una psicoterapia dopo aver adeguatamente fatto un lavoro di motivazione verso un lavoro su se stessi.
    lella
    lella

  11. #11
    Partecipante Affezionato L'avatar di Lisa1969
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    Per Ale: riflettendoci su, ho capito che non sempre piange il mio "io", ma spesso solo l'empatia di aver capito la sofferenza dell'altro, di sapere che il momento che sta vivendo è veramente difficile e ingestibile...Se invece ho di fronte una sofferenza che riguarda mie esperienze passate riesco ad elaborarla meglio!
    Ma io credo che qualsiasi reazione vada imparata come le materie che stiamo studiando!!!

    Lisa
    il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (Pascal)

  12. #12
    Partecipante Super Esperto L'avatar di bacchetta
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    Originariamente postato da Lisa1969
    Per Ale: riflettendoci su, ho capito che non sempre piange il mio "io", ma spesso solo l'empatia di aver capito la sofferenza dell'altro, di sapere che il momento che sta vivendo è veramente difficile e ingestibile...Se invece ho di fronte una sofferenza che riguarda mie esperienze passate riesco ad elaborarla meglio!
    Ma io credo che qualsiasi reazione vada imparata come le materie che stiamo studiando!!!

    Lisa
    Certamente bisogna lavorarci su...per imparare a gestire le nostre reazioni di fronte al paziente, questo è fuori di dubbio....

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