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  1. #1
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    Echi di censura per legge

    Ecco che leggendo qua e la una si ritrova a sapere che Dieci giorni fa maggioranza e opposizione unite hanno deciso di mettere il bavaglio alla stampa su tutti gli atti d’indagine: verbali d’interrogatorio, intercettazioni, avvisi di garanzia, mandati di cattura, decreti di perquisizione e di sequestro, insomma tutto ciò che fino a oggi ci ha fatto capire le malefatte del potere politico, imprenditoriale, finanziario, sportivo eccetera.

    queste le votazioni 477 SI su 454

    Personalmente trovo la cosa preoccupante e non poco, evidentementente non basta più tenere la gente intrappolata tra una partita, uno stacco di gamba e il problema di come pagare la rata del mutuo, le notizie passano e non tutta la stampa è piegata ad angolo retto con il potere, c'è bisogno di imbavagliarla per legge, unanimamente.

    Quando l'interesse è loro ecco che magicamente sorgono intese a 360 gradi.
    " E se scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te" Nietzsche


    dai un'occhiata a questo sito www.altrapsicologia.it

    per usufruire del servizio contattare la scrivente per pattuire il compenso

  2. #2
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Chissà se ora roba come questa si potrà ancora pubblicare?

    Da: http://www.liberaliperlitalia.it/pag..._articolo=1144

    Ecco l'articolo a firma di Gianni Santucci, apparso sul CdS del 5 Marzo 2007.
    «Consigli di Zona: 4 milioni per mantenersi»
    Parlamentini sotto accusa: le spese superano quelle per i servizi erogati. «Così è meglio chiuderli. Solo un modo per finanziare i partiti»




    «Con quel tipo di conti, una qualsiasi azienda chiuderebbe in 24 ore». Uffici per il decentramento del Comune. Un direttore racconta la realtà dei nove Consigli di Zona di Milano, su cui lavora da anni. E riassume: «La sensazione è quella di una diseconomia complessiva». La promessa del sindaco Moratti in campagna elettorale era stata: «Rilanceremo le zone». Sono passati otto mesi. Si attende la «rivoluzione». Ma per capire, bisogna partire dal passato, dai bilanci. La prima cosa che salta all'occhio: il totale delle spese per mantenere in vita i nove carrozzoni supera (di circa 200 mila euro) i fondi che i Cdz amministrano, quelli che si traducono in servizi per i cittadini. Altri nodi, ammessi a mezza bocca da consiglieri e presidenti: i Consigli di Zona servono come massa di manovra per le campagne elettorali. I Cdz distribuiscono soldi a pioggia per la ricerca del consenso. I Cdz servono come forma di finanziamento dei partiti. Ma non dovevano essere dei micro-parlamenti locali per il coinvolgimento democratico della cittadinanza nella cosa pubblica? La risposta l'ha data una lettrice in una lettera al Corriere, in cui descrive una seduta: «Il Presidente di turno comincia affermando: "Sappiamo che il nostro è un parere puramente consultivo, che conta come il due di picche"».
    Tornando ai numeri, somma delle spese del 2005 per pulizie, fotocopie, manutenzione, arredi e così via: 718.930 euro. Altra voce, gli stipendi: un consigliere, attraverso i gettoni di presenza, riceve un massimo di 738,54 euro al mese. Che moltiplicati per 40 consiglieri di ogni Cdz, per dodici mesi, per nove zone, fanno 3 milioni 622 mila euro l'anno. Aggiungendo gli stipendi dei presidenti (circa 4 mila euro al mese) si arriva 4 milioni 381 mila euro. Tutte spese. Solo per mantenere in vita i consigli. E ai cittadini? Attraverso i Centri di aggregazione giovanile, i Centri aggregativi multifunzionali, le manifestazioni nelle biblioteche e i fondi Map (per finanziare feste di via, mostre, manifestazioni varie) arrivano servizi per 4 milioni 190 mila euro. Cose utili e meritevoli, per carità. Corsi di danza, musica, teatro, ginnastica per gli anziani. Ci sono poi 11 milioni e mezzo di euro per aiuto alle persone in difficoltà, affitti e sussidi scolastici. Ma vengono assegnati con procedure standard, da direttori di settore e assistenti sociali. Cosa che potrebbe fare un qualsiasi ufficio comunale. Tirando le somme, la domanda è: ha senso tenere in piedi nove piccoli municipi sparsi per Milano? Per legge, devono esistere. Chiuderli non si può. Vanno rilanciati, si dice a destra e a sinistra. I presidenti si sono riuniti ed hanno chiesto all'assessore Colli competenze su manutenzioni e viabilità, una riforma di cui si parla da 10 anni. E dal passato riemerge un'altra storia: il Comune dovrà pagare 700 mila euro di arretrati ai consiglieri in carica tra il 1999 e il 2002. Che cosa è accaduto?
    La giunta estese il pagamento dei gettoni ai consiglieri anche per la partecipazione alle commissioni e non solo per le sedute di consiglio. Ma Palazzo Marino non versò gli arretrati. «I consiglieri vennero trattati come optional, ignorati», spiega Beniamino Piantieri, ex eletto in Zona 3. E aggiunge: «È un sintomo del colpevole disinteresse che ha lasciato languire i Cdz per oltre 10 anni». Un lento trascinarsi tra disaffezione, scoraggiamento, frustrazione. Sono le parole che ricorrono nei blog dei consiglieri. Pareri consultivi sull'urbanistica, istanze ignorate da Palazzo Marino. Una qualche convenienza, però, sotto sotto c'è. Finanziamento: buona parte dei consiglieri versa una quota degli stipendi (dal 20 al 50 per cento) ai partiti di riferimento. Epropaganda: i Cdz diventano massa di manovra per «tenere caldo l'elettorato» (Manuela Valletti, ex consigliera in una lettera al Corriere). Meccanismo particolarmente attivo sotto elezioni. L'associazione Chiamamilano, inuneditoriale prima delle Comunali dell'anno scorso, ha denunciato: «Che cosa si potrebbe pensare di un padre di famiglia che impegni il 70, l'80, o il 90% del proprio reddito annuale tra gennaio e maggio?». Questo è successo nei Cdz a inizio 2006. Perché finanziare manifestazioni, mostre, festicciole varie di via e di quartiere, porta voti.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  3. #3
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    O questa:


    Da:http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...politici.shtml

    Il caso
    Vestiti, auto blu e arredi
    I politici costano il 36% in più
    Parlamento e istituzioni: così dal 2001 sono cresciute le spese


    Che sarti, i sarti del Senato! Facesse una convenzione con Cenci o Caraceni, Palazzo Madama spenderebbe forse di meno. Dal 2001 in qua la spesa per mettere in divisa un commesso, dalla giacca ai calzini, è cresciuta al netto dell'inflazione del 103%. Arrivando a 1.815 euro a testa. Oltre tre milioni e mezzo di lire. L'anno. Ma questo è solo un dettaglio tra i tanti. Il dato centrale è che, mentre chiedeva al Paese di fare sacrifici, il Palazzo della politica ha continuato come prima. Anzi: peggio.
    I numeri, come dimostrano le nostre tabelle, non lasciano dubbi.
    L'unica cifra rimasta quasi identica negli ultimi cinque anni è quella scritta nella busta paga annuale del presidente della Repubblica (poco sotto i 220 mila euro, il che significa che in termini reali il capo dello Stato è oggi un po' meno pagato di ieri).
    Per il resto, ci costa meno il Cnel (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro) e di più tutto il resto.

    Dice l'Istat che il costo della vita, nell'ultimo lustro, è cresciuto complessivamente del 13%? Bene: il peso sulle pubbliche casse degli organi costituzionali è aumentato del 36,56%.
    Fatta la tara all'inflazione, del 24%. In moneta reale: 343 milioni, 151 mila e rotti euro. Cioè 664 miliardi di lire. In più.
    Per carità, alla larga dal qualunquismo. Viva la democrazia, viva il Parlamento, viva il Quirinale. Ma possibile che la macchina del Colle proprio non potesse risparmiare un cent dei 64 milioni di euro in più che costa oggi rispetto al 2001? E a Palazzo Madama, sinceramente, non potevano dare una sforbiciatina ai 147 milioni e mezzo di euro supplementari di spese correnti che hanno fatto lievitare i costi fino a 527 milioni l'anno? E a Montecitorio, non potevano limare le stesse spese correnti perché non si impennassero fino alla quota di 940 milioni, con un aumento di 124 milioni? Le percentuali dei rincari (veri, al di là dell' inflazione) sono lì, sotto gli occhi: dal 2001 ad oggi la macchina del Quirinale costa il 42% in più, quella del Senato il 39%, quella della Camera il 15%, quelle della Corte Costituzionale e del Csm intorno al 29%. Colpa della maggioranza di destra e di Berlusconi, che al momento di prendere in mano il Paese aveva promesso che con lui lo Stato e i suoi organismi sarebbero stati più snelli? Sì. Ad esempio il bilancio del Senato di cui parliamo è stato presentato il 9 febbraio e quello della Camera il 15 marzo. Però non sono stati mai seriamente contestati dalla sinistra prima delle elezioni e sono stati poi approvati nelle ultime settimane dalla maggioranza d'oggi. Di più: la stessa finanziaria "lacrime e sangue" voluta da Romano Prodi per il 2007, prevede sventagliate di tagli ovunque, meno che per gli organi costituzionali.
    Che ci dovrebbero costare (auguri) altri 38 milioni di euro supplementari. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

    Quanto alle voci che hanno fatto lievitare le spese, del Quirinale non sappiamo (per ora) nulla. Nonostante la battaglia per la trasparenza di isolati donchisciotte, il bilancio della Presidenza della Repubblica (che dieci anni fa prevedeva ad esempio 14 miliardi per mantenere 274 corazzieri e 60 cavalli e la manutenzione di 236 arazzi, 280 orologi e 285 tappeti) è ancora secretato. E i «libri di cassa» dei due rami del Parlamento contengono voci così fumose (un esempio alla Camera: «emolumenti per servizi di segreteria»: 15 milioni di euro) che se li mettesse a bilancio un'azienda privata si vedrebbe arrivare la Finanza: «Cioè?» Ciò che si può capire, però, basta e avanza per farsi un'idea chiarissima: il risparmio «a casa propria» non è il primo obiettivo dei deputati né quello dei senatori. Certo, sulle ricche indennità quotidianamente nel mirino dei giornali e delle tivù non si sono arrischiati. Non era il caso, con Tremonti che si sfogava dicendo «chi me l'ha fatto fare di diventare ministro di un Paese così povero?» e le sinistre che dall'opposizione dipingevano scenari foschi dove, per dirla con Giuliano Ferrara, «mancava il latte per i bambini». Anzi: considerata l'inflazione, le «indennità» (una delle voci dello stipendio vero, cui vanno in realtà sommate tante altre prebende assai succose) sono aumentate di una virgola (più 0,5%) alla Camera e sono addirittura calate (-7,3%) al Senato. Sul resto, però...

    A Montecitorio, per dire, i rimborsi spese sono cresciuti oltre l'inflazione del 9,5%. I vitalizi agli ex deputati (che pesano per 127 milioni di euro: 35 più delle indennità dei parlamentari in carica, a riprova di come per anni la gestione delle pensioni agli onorevoli sia stata scriteriata) del 10,3%. I «servizi personale non dipendente» (cioè?) del 55%. La «comunicazione e informazione» del 40%. I «servizi igiene e pulizia» del 38%. I «servizi di guardaroba» del 43%. Le «spese di missione» del personale del 57,5%. Per non dire delle impennate più stupefacenti: mentre destra e sinistra, dalla Lega a Rifondazione, ammettevano che andava chiusa la stagione delle autoblù, la voce «noleggio di automezzi» ha visto una impennata da 28 a 140 milioni di euro. Pari a un aumento reale del 357%.

    Direte: forse usano macchine a nolo per risparmiare sulla più costosa gestione di auto e autisti interni. Può darsi: la voce non è facilmente individuabile. Ma certo se a Montecitorio va come a Palazzo Madama, l'obiezione non regge. Negli ultimi cinque anni, infatti, la spesa per il noleggio di veicoli al Senato si è impennata del 36% oltre l'inflazione mentre, in parallelo, il costo della «gestione autoparco» (da 116 a 220 mila euro) veniva quasi raddoppiato e contemporaneamente erano più che raddoppiati (più 122%) gli «acquisti di autoveicoli». E allora, come la mettiamo? E cosa sono mai i «compensi per prestazioni di carattere professionale» passati da un milione e 291 mila euro a quasi tre milioni? E come si possono spendere 35 mila euro di «tessere di riconoscimento», cioè quasi 25 mila più che nel 2001? E come possono aumentare rispettivamente del 33% e del 90%, sempre al di là dell'inflazione, le spese per «arredi e tappezzerie» e della «rilegatura di libri e periodici»? Le voci più interessanti, però, sono quelle che riguardano il personale.
    Non ci era stato spiegato, cinque anni fa, che gli organici erano troppo gonfi e occorreva avviare una sana politica di riduzione degli addetti? Bene: i dipendenti della Camera (112 mila euro di stipendio medio: 26 mila più del presidente del Consiglio, dopo il taglio di qualche giorno fa) sono passati da 1.757 a 1.897: 140 in più, per un costo di oltre 212 milioni di euro di buste paga.

    Quanto a quelli del Senato, erano talmente tanti allo scoppio della crisi della prima Repubblica da essere drasticamente ridotti, tra il 1992 e il 2001, da 1.028 a 871. C'erano voluti nove anni per tagliarne 157, ne sono bastati cinque per assumerne 225. E salire al record: 1.096. Di cui 358 commessi, benedetti non solo da un nome più chic («assistenti parlamentari») ma anche da uno stipendio medio di 115.419 euro. A prova di vacche magre. Dice l'Istat che in questi anni gli stipendi dei lavoratori dell'industria sono cresciuti del 2,5% rispetto all'inflazione e quelli dei dipendenti del terziario dello 0,6. Agli «assistenti» è andata meglio: ci hanno guadagnato quasi il 10%.
    Averne, di anni di crisi come questi...
    Sergio Rizzo
    Gian Antonio Stella
    19 ottobre 2006

    Buona vita

    Guglielmo
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  4. #4
    Partecipante Super Figo L'avatar di **Ayax**
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    Re: Echi di censura per legge

    Notiizia del 7 dicembre 2006
    Terroristi in Parlamento.

    In Italia le regole della democrazia valgono solo per una parte politica. Basta vedere gli attacchi politici, ma anche dei mass media per gli elementi di destra che hanno avuto condanne penali, spesso non definitive e il trattamento riservato invece a esponenti della sinistra. Gustatevi una bella puntata di Annozero a mo' di esempio. Due giovedi fa, un giornalista si e' attaccato tipo cozza a Previti, seguendolo dovunque andasse e chiedendogli incessantemente quando si sarebbe dimesso. Giovedi scorso, invece sono andati al Convegno dei Circoli di dell'Utri per domandare ai partecipanti come si fa a stare in un'organizzazione dove al vertice c'e' un politico condannato per mafia. Vogliamo poi dimenticarci di Travaglio? Ottimo esempio di giornalismo di indagine, peccato che vada sempre a picchiare nella stessa direzione. Quale sara' mai questa direzione? Ma quella di Berlusconi, Previti, Dell'Utri e Cuffaro. Encomiabili i suoi interventi, spesso e volentieri, senza contraddittorio.
    E a sinistra? Tutti innocenti.
    Intanto ricordiamo che la prima attivita' svolta da Napolitano e' stata la grazia a Bompressi, che ricordiamolo, e' stato condannato in via definitiva a 19 anni per l'omicidio del Commissario Calabresi.
    Ieri, Giordano, il segretario di Rifondazione, ha detto che sui loro palchi c'e' sempre gente integerrima. Allora, parliamo di questa gente integerrima:

    Daniele Farina: è stato eletto alla Camera nella circoscrizione Lombardia1, è vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera. Condannato a 1 anno e 8 mesi per resistenza a pubblico ufficiale e possesso di una molotov. A 10 mesi per scontri in piazza Duomo tra Leoncavallo e servizio d'ordine del sindacato. Condannato a 4 mesi e 20 giorni per l'occupazione del centro sociale. Ha una lista di condanne negli ultimi 20 anni non indifferente.

    Roberto Del Bello: segretario particolare al Viminale di Giuliano Amato. Condannato nel 1985 a 4 anni e sette mesi di prigione per banda armata. E non stiamo parlando di una banda qualsiasi: Del Bello era un brigatista rosso e venne arrestato nell’ambito delle indagini su uno dei sequestri e conseguenti omicidi più barbari della storia d’Italia, quello di Giuseppe Taliercio, dirigente della Montedison di Porto Marghera.

    Sergio D'Elia: nominato dall'Unione segretario della Camera. Membro di Potere Operaio, poi di Senza tregua, infine di Prima Linea, l'organizzazione terroristica di sinistra di cui fu il dirigente. Condannato a 25 anni di prigione per l'assalto al carcere di Firenze, in cui rimase ucciso l'agente Fausto Dionisi, ne ha effettivamente scontati solo 12 grazie ad una riduzione di pena.

    Susanna Ronconi: membro della nuova Consulta nazionale sulle tossicodipendenze. Voluta da Ferrero, ex brigatista, nel 1974 partecipò all'assalto della sede dell'Msi-Dn a Padova, in cui persero la vita due persone.


    http://liberoblog.libero.it/politica/bl5600.phtml

  5. #5
    Yezidism
    Ospite non registrato
    Si ma lo sporco è ben oltre, che l'italia sia l'unica dittatura rimasta in europa è cosa molta nota all'estero. quello che la plebe italiana ancora non si rende conto è che per fare il polizioto ci vuole la fedina penale pulita, per fare i concorsi bisogna avere la fedina penale pulita, mentre però per fare il parlamentare o il ministro si possono anche avere sentenze di tentato omicidio, truffa, violenze di ogni genere, spaccio di droga, prostituzione, usura, ecc. Un assassino reo confesso dopo aver scontato la pena può tranquillamente fare il ministro ma non può fare concorsi pubblici. Uno spacciatore di cocaina può sedere in parlamento a leggiferare ma non può fare il poliziotto. Ne consegue che abbiamo una massa di deliquenti che fanno leggi a cui si devono attenere quelli con la fedina penale pulita. Se questa fosse non una dittatura dei delinquenti ma una democrazia basata sull'onesta ci sarebbe una bella legge che vieta di fare i politici alle persona con una fedina penale nauseabonda esattamente come c'è per le altre professioni pubbliche. Non si capisce perchè in questa nazione i delinquenti vengono cacciati dai carceri per essere aggevolati nell'ingresso del parlamento, secondo indagini accurate è dimostrato che il 30% dei nostri parlamentari hanno una fedina penale talmente sudicia che non potrebbero mai concorrere a nessun concorso pubblico ma non si capisce però il perchè lo stato a questi avanzi di galera gli dia la possibilità di sedersi in parlamento a fare leggi a cui gli onesti si devono adeguare.
    Ricapitoliamo il 30% dei parlamentari ha la fedina penale da far invidia ai criminali, più un altro 30% dei nostri parlamentari è risultato far uso di droghe, 30% di criminali + 30% di drogati = 60% di rifiuti umani che stabiliscono le leggi a cui gli onesti italiani devono attenersi. Che poi l'italia in fatto di censura stia nella classifica mondiale al 28esimo posto preceduta dalla nigeria e seguita dallo zimbabwe è una cosa nota da circa un decennio. Tutti abbiamo visto che biagi, santoro, luttazzi, grillo, ecc. sono stati volare dalla tv come dei veri e propri stracci.

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