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Discussione: Morti sul lavoro

  1. #1
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Morti sul lavoro

    Sul "Corriere della Sera" di oggi, compare un articolo dedicato ai morti sul lavoro, del quale voglio riportare l'inizio:

    Approvato dal Consiglio dei ministri il Ddl per la sicurezza sul lavoro
    Altri 4 morti sul lavoro. Prodi: «Martiri»
    A Genova un portuale schiacciato da un carico di carta. I sindacati hanno indetto uno sciopero. Altre vittime a Milano, Latina e Brescia

    ROMA - Ancora una giornata di morti bianche, ben quattro nelle ultime 24 ore proprio nel giorno in cui il governo avvia il riassetto della normativa sulla sicurezza.
    LE VITTIME - Il primo è un operaio di 43 anni investito da una ruspa in un cantiere edile nel milanese, il secondo un giovane portuale di Genova, schiacciato da una balla di cellulosa pesante due tonnellate. Poi c'è stato un operaio edile caduto da un'impalcatura a pochi chilometri da Latina e quindi un immigrato marocchino nel bresciano ucciso dall'esplosione di un bidone sul quale stava lavorando con un saldatore. Giovedì nel porto di Genova erano scattate le proteste con uno sciopero proclamato dopo il ferimento di due lavoratori nei giorni scorsi e dopo il nuovo incidente i sindacati dei portuali hanno subito indetto uno sciopero nazionale di 24 ore, che si terrà sabato. E cresce anche la conta degli incidenti non mortali: un operaio è rimasto ustionato al volto e alle braccia dalla polvere da sparo utilizzata in cava di Carrara. Un altro operaio è rimasto ferito nel bresciano dallo scoppio di un bidone che stava aprendo con la fiamma ossidrica.


    L'articolo lo trovate al seguente indirizzo: http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...ro_prodi.shtml

    E ci sono alcune cose da dire, secondo me.

    1) Fosse stata una "strage del sabato sera", avremmo saputo nome, cognome, vita e miracoli dei morti. Avremmo avuto sociologi preoccupati, interviste a psicologi, immagini di pattuglie di carabinieri che controllano ragazzi all'uscita delle discoteche. Qui non abbiamo manco le iniziali. Tanto sono solo degli operai, no?

    2) L'articolo è impreciso e sciatto. Prima afferma che è morto: "un immigrato marocchino nel bresciano ucciso dall'esplosione di un bidone sul quale stava lavorando con un saldatore". Poi, nel finale, parlando dei feriti, fa resuscitare quello stesso operaio dicendo:"Un altro operaio è rimasto ferito nel bresciano dallo scoppio di un bidone che stava aprendo con la fiamma ossidrica". Fosse stato un articolo sull'ultimo consiglio di amministrazione dell'ultima aziendina di paese, sarebbero stati più attenti.

    Possiamo discutere, se volete, del perché si debba morire per vivere oggi, in questa civile Italia? Mentre leggiamo ogni cinque minuti una lamentela di qualche collega perché fa l'educatore o perché lo pagano poco (ed ha ragione nel lamentarsi, sia chiaro), riusciamo a dedicare qualche neurone a cercare di comprendere come mai, in un giorno, muoiano 4 persone semplicemente perché facevano il loro lavoro? Se morissero 4 parlamentari al giorno, le cose sarebbero differenti? O 4 psicologi?

    Possiamo discutere anche del come gli organi di informazione trattano della materia? E del perché, quando si parla di imprese e di aziende, raramente ci viene detto, oltre a quanto fatturano e al prezzo delle azioni, quanti ci muoiono ogni anno per mantenere quel prezzo e quel fatturato?

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  2. #2
    Yezidism
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    ciao, secondo me molta colpa è dei sindacati i quali fanno come i coccodrilli prima si mangiano i piccoli e poi fanno finta di versare le lacrime. Il sindacato che fa sempre finta di non vedere nulla e poi lo si vede di colpo sbraitare a tragedia compiuta, il sindacato che non fa nulla per impedire il lavoro nero, non fà nulla per controllare la sicurezza dei lavoratori. Poi però i media ci raccontano che in cina o in india c'è lavoro minorile e c'è sfruttamento degli operai, come se in italia i lavoratori sono tutti a regola oppure la sicurezza sui posti di lavoro è supergarantita. Ormai gli operai sono considerati come un prodotto alimentare scaduto, come il pesce guasto, tanto è vero che con la legge biagi si parla di SOMMINISTRAZIONE del lavoro come se fosse una medicina amara o un alimento avariato, viviamo nella nazione dove le agenzie del lavoro somministrano alle aziende gli operai, i quali esattamente come lo scatolame del tonno o la simmenthal hanno la scadenza di 1 mese o di 3 mesi. io personalmente sono stato somministrato per un contratto di 1 giorno, praticamente avevo la scadenza esattamente come il latte fresco!

  3. #3
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Chiaraaaaaa
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    in proposito ha usato parole particolarmente intelligenti e amare Michele Serra ne L'amaca di ieri. La parola sfruttamento... non la usiamo più perchè sembra fuori moda, poco politically correct
    Anche perchè lo sfruttamento ha spesso il benestare di chi dovrebbe sorvegliare, è fiancheggiato dalla legge etc...
    Benchè non la usiamo, è la REALTA' ad usarla, a spiattellarci lo SFRUTTAMENTO sotto al naso anche se giriamo lo sguardo
    Penso che questa generazione sia addestrata a non riconoscere, misconoscere e dissimulare anche lo sfruttamento di cui è vittima

    ma il lavorismo è tema di altri tempi, e chi vuoi più che se ne freghi....
    Ultima modifica di Chiaraaaaaa : 16-04-2007 alle ore 12.03.24

  4. #4
    Partecipante Super Figo L'avatar di **Ayax**
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    Dài che con la sinistra al Governo problemi di questo tipo verranno sicuramente affrontati e risolti.

  5. #5
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Ringrazio Aiax per il prezioso contributo alla discussione, ma non ho ben capito il senso del suo intervento.

    Bastasse cambiare colore del governo per risolvere i problemi, li voto tutti in una volta sola

    Buona vita

    Guglielmo
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  6. #6
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Chiaraaaaaa
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    con tutto il rispetto per il Governo attuale
    dopo tutti i proclami contro la legge Biagi (il precedente esecutivo, dico io, non poteva chiamarla diversamente, questa benedetta legge 30?!)
    quando ci si muove a metterci mano? certo, con le leggi non si risolvono i problemi, ma almeno non si legittima il caporalato del nuovo millennio
    (ribadisco che mia nonna, ai tempi del vero caporalato e senza nulla se non gli occhi per piangere, ha avuto una vita che - con le debite proporzioni - io neanche mi sognerò!!!)

  7. #7
    Partecipante Super Figo L'avatar di **Ayax**
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    Willy, la mia era solo un'innocente provocazione...
    Originariamente postato da willy61
    Ringrazio Aiax per il prezioso contributo alla discussione, ma non ho ben capito il senso del suo intervento.
    ...la quale provocazione sintetizza, da una parte, il pensiero di Yezidism (ebbene sì!) , il quale si interroga sul ruolo del Sindacato, ormai ridottosi a mero fiancheggiatore dei poteri economici forti, dall'altra condivide il pensiero di Chiara che parla di sfruttamento, quale principio oramai alla base del nostro decadente sistema economico.

    Per il resto, facendo riferimento anche alla tua introduzione, quando leggo di psicologi sfruttati in ruoli dequalificanti non posso che pensare che sia la faccia della stessa medaglia ovvero dell'ormai cronico stato di abbandono in cui versa la tutela del lavoro, in Italia : da una parte abbiamo categorie ipergarantite e iperemunerate, dall'altra nuove forme di schiavismo legalizzate, in varie forme (dal laureato, anche specializzato, all'operaio).

    A contorno di ciò sento solo i soliti personaggi (tra gli ultimi : Napolitano e Prodi) che si riempono la bocca di parole mai seguite da atti concreti

  8. #8
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Carissimo.

    Su quel che dici concordo abbastanza.
    Il ruolo del sindacato, spesso, appare essere quello di un'organizzazione che "fiancheggia", senza essere granché incisiva. Un "comprimario", che ottiene cariche e visibilità a livello politico, un po' di denaro per i suoi dirigenti, un poco di potere. Poco altro.
    Il ruolo del governo è quello di chi fa le leggi. Dopodiché, mi pare vi fosse un poeta che lamentava: "Le leggi son, ma chi pon mano ad elle?", un po' di tempo fa. Vedo che la situazione non è cambiata.

    Curiosamente, noto come dagli interventi finora svolti sul tema, manchino gli imprenditori (eh, chiamarli "padroni" non è più di moda... non è "politically correct"). Cioè gli unici che avrebbero poteri reali all'interno delle aziende e delle imprese (che sono le loro, mica del sindacato e nemmeno del governo).

    E io mi chiedo come mai:

    1) La colpa dei morti sembra essere di tutti tranne che dei padroni delle fabbriche dove gli operai muoiono

    2) Si parla di tutto tranne che dei morti sul lavoro.

    Buona vita

    Guglielmo
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  9. #9
    Partecipante Super Figo L'avatar di **Ayax**
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    Willy, gli imprenditori possono risparmiare sino al 40% dei costi non osservando le norme sulla sicurezza e impiegando lavoratori non formati nè qualificati (ed in nero)...
    Se gli ispettorati del lavoro e i sindacati non fanno i controlli e lo Stato non sanziona pesantemente i trasgressori (rendendo non convenienti condotte del genere) all'imprenditore cosa interessa dei rischi degli operai?

    Se ci affidiamo alla buona coscienza dell'imprenditoria (soprattutto quella italiana..) possiamo dormire sonni tranquilli...

  10. #10
    Partecipante Assiduo L'avatar di giandilo
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    Purtroppo queste morti secondo me accadono perchè manca totalmente il rispetto per la persona che lavora...
    Finchè l'interesse sarà solo per il denaro e i profitti la persona e il lavoro che svolge saranno solo un mezzo per raggiungere questi obiettivi.
    Il dramma è che non sono solo gli imprenditori a tenere di poco conto i lavorarori: ma sono i lavoratori stessi che pur di guadagnare qualcosa accettano non solo un lavoro poco gratificante ma addirittura lo sfruttamento e un lavoro pericoloso...
    Ma questo un problema più complesso: in quanto a civiltà e sviluppo dell'uomo, soprattutto a livello psicologico stiamo ancora in un epoca preistorica.
    Spero di non essere stata troppo noiosa...
    ciao ciao

  11. #11
    Partecipante Leggendario L'avatar di pinga
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    Originariamente postato da giandilo
    Purtroppo queste morti secondo me accadono perchè manca totalmente il rispetto per la persona che lavora...
    Finchè l'interesse sarà solo per il denaro e i profitti la persona e il lavoro che svolge saranno solo un mezzo per raggiungere questi obiettivi.
    Il dramma è che non sono solo gli imprenditori a tenere di poco conto i lavorarori: ma sono i lavoratori stessi che pur di guadagnare qualcosa accettano non solo un lavoro poco gratificante ma addirittura lo sfruttamento e un lavoro pericoloso...
    eh decisamente. e il fatto è che non sono minimamente coscienti dei loro diritti di lavoratori, soprattutto gli extracomunitari.
    per non parlare di molti a cui, per esempio in cantiere, i dispositivi di protezione - quali caschi, cinture di sicurezza, scarpe antinfortunistica, occhiali protettivi - danno fastidio e ci pensano neanche minimamente ad indossarli, nonostante siano disponibili. in certi casi non so se il pugno sul naso se lo meriterebbe il responsabile della sicurezza nel cantiere o il lavoratore stesso.

    comunque, il problema è che ci sono delle leggi che sono fatte male (626 e 494 nella fattispecie) di cui alcuni articoli peraltro non sono neanche sanzionabili, mentre altri non vengono neanche considerati (tipo marca dei ponteggi, fattori ergonomici e altro).
    inoltre, esse danno indicazioni su NORME MINIME da seguire, quindi anche in questo caso diciamo che non c'è nè completezza nè rigore in questo senso.

  12. #12
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Originariamente postato da pinga
    ...per non parlare di molti a cui, per esempio in cantiere, i dispositivi di protezione - quali caschi, cinture di sicurezza, scarpe antinfortunistica, occhiali protettivi - danno fastidio e ci pensano neanche minimamente ad indossarli, nonostante siano disponibili. in certi casi non so se il pugno sul naso se lo meriterebbe il responsabile della sicurezza nel cantiere o il lavoratore stesso.
    ...

    Questo è un punto di vista piuttosto diffuso, ma che a me sembra assurdo.

    Facciamo l'ipotesi che tu sia il proprietario di un'impresa. Assumi un idraulico per costruirti un impianto di caloriferi con una caldaia.
    Quello ti fa un impianto di riscaldamento a pavimento senza caloriferi e con una stufa a legna.
    Che fai? Lo paghi? O lo licenzi prima che abbia fatto danno?

    E allora, com'è che se sbaglio a costruire un pezzo al tornio mi licenziano perché non so fare il mio lavoro, ma se non uso i dispositivi di sicurezza mi dicono bravo perché ho risparmiato 2 minuti?

    A chi tocca il pugno sul naso?

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  13. #13
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    Riporto un articolo di Pietro Ichino sulla questione, apparso sul sito: www.lavoce.info

    16-04-2007
    Ipocrisie bianche
    Tito Boeri
    Pietro Ichino


    Sulle morti bianche si dicono e scrivono una marea di ipocrisie. E' un problema di lunga data del nostro paese, non un'emergenza degli ultimi giorni. Affrontarlo con nuove leggi non serve, perché nasce dalla disapplicazione delle leggi già in vigore, peraltro allineate a quelle di paesi con il numero più basso di incidenti mortali sul lavoro. Se il sindacato non si fosse opposto a suo tempo alla riconversione del personale del collocamento, avremmo ora un corpo di ispettori del lavoro in grado di effettuare molti più controlli. Si è ancora in tempo di farlo, basta che il sindacato lo consenta.

    Un’emergenza da anni, non da venerdì scorso

    Molti politici sembrano essersene accorti solo sabato scorso quando i giornali hanno dato ampio risalto alle quattro morti bianche avvenute il giorno prima. Ma è da anni che in Italia c’è un più alto numero di incidenti mortali sul lavoro che negli altri paesi europei con un livello di reddito pro capite comparabile al nostro. Le statistiche non sono strettamente comparabili perché in paesi con un forte settore informale, molte morti bianche vengono fatte passare come incidenti automobilistici. Ad esempio, è noto che in molti cantieri irregolari, le vittime di incidenti mortali vengono portate ai bordi di una strada, fingendo che siano state investite da una macchina.
    In ogni caso, le statistiche disponibili (fonte Bls, Eurostat e Ilo) dicono che in Italia ci sono ogni anno sei incidenti mortali ogni 100mila lavoratori, sei volte l’incidenza i questi incidenti nel Regno Unito, quattro volte la Svezia, due volte la Germania. Il divario negativo esiste da decenni, non è certo un fatto recente. Semmai, l’incidenza degli infortuni mortali, soprattutto se escludiamo quelli avvenuti a bordo di un mezzo di trasporto nel corso del lavoro, è fortemente diminuita negli ultimi dieci anni. Non tanto perché si sia trovato un modo più efficace per affrontare il problema quanto, perché è diminuita in Italia la quota di lavoratori in agricoltura, edilizia e trasporti: i tre settori in cui si concentra il più alto numero di infortuni. E l’automatizzazione ha progressivamente assorbito molte operazioni manuali.

    Non è un problema di leggi, ma di controlli

    Da più parti è stata invocata negli ultimi giorni la rapida approvazione di una nuova legge contro gli infortuni sul lavoro. Ma la legislazione italiana attuale è stata allineata nel corso degli anni '90 agli standard comunitari, considerati i migliori su scala mondiale. Nessuna legge, comunque, potrà mai affrontare in modo efficace il problema delle morti bianche finchè le normative di sicurezza continueranno a essere largamente disapplicate, come lo sono oggi in Italia. Il problema vero è quello dei controlli sull’applicazione delle norme di sicurezza nella vasta area dell’economia sommersa e anche in molte imprese cha agiscono alla luce del sole, ma in cui c’è un insufficiente radicamento della cultura della sicurezza. I controlli richiedono una presenza più capillare degli ispettori su tutto il territorio. Per quel che riguarda gli ispettori del lavoro, il loro organico ammonta a circa duemila ispettori, che sono stati negli ultimi anni quasi tutti promossi (quasi il 50 per cento ha oggi l'inquadramento più alto contro il 10 per cento che lo aveva nel 2000). Il che riduce il numero di quelli che operano quotidianamente nel vivo del tessuto produttivo. E sono sotto organico anche i servizi di ispezione anti-infortunistica delle ASL.


    Le responsabilità del sindacato


    È difficile dare torto al segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani quando dice che ogni morte bianca è una sconfitta del sindacato, ma al tempo stesso denuncia che "resta irrisolto il problema degli ispettori del lavoro" e in particolare della grave insufficienza dei loro organici. (1) Va, però, anche detto che all’insufficienza degli organici degli ispettorati del lavoro e delle ASL hanno contribuito e contribuiscono in modo determinante le rigidità caratteristiche dell’impiego statale. Quando, dieci anni or sono, in ossequio a una sentenza della Corte di giustizia europea, la legge Treu ha abolito il monopolio statale dei servizi di collocamento, è stata subito rilevata la sovrabbondanza degli organici addetti ai vecchi uffici di collocamento – circa ottomila impiegati – e l’opportunità di un trasferimento di gran parte di essi agli ispettorati del lavoro, i cui organici erano già gravemente insufficienti (allora circa 1500 ispettori sull’intero territorio nazionale). Logica avrebbe voluto che almeno due terzi, se non tre quarti, dei "collocatori" – di fatto inutili per l’incontro fra domanda e offerta di lavoro - venissero prontamente trasferiti agli ispettorati delle rispettive città. Se questo non è avvenuto, lo si deve alla paralisi di quel potere di trasferimento, che la legge attribuisce al management pubblico con una norma identica a quella vigente nel settore privato, ma che nel settore pubblico i sindacati di fatto consentono di esercitare soltanto mediante accordo con i rappresentanti locali dei lavoratori, cioè soltanto quando i singoli lavoratori accettano di trasferirsi.


    L’inamovibilità dei "collocatori"


    L’operazione di trasferimento dei collocatori agli ispettorati avrebbe potuto essere compiuta senza alcun grave sacrificio per loro, salvo quello di dover frequentare un corso di riqualificazione e incominciare a svolgere una funzione veramente utile e impegnativa. Il sovradimensionamento degli uffici del lavoro meridionali avrebbe consentito un corrispondente maggiore rafforzamento degli ispettorati proprio nelle regioni dove il lavoro nero è più diffuso e dove il tasso di disapplicazione della legge è più alto. Senonché questa operazione è stata impedita dall’inamovibilità di fatto degli impiegati pubblici, efficacemente presidiata, come sempre, dai sindacati del settore. Settemila statali addetti agli uffici di collocamento sono stati, sì, trasferiti con il decreto legislativo n. 469/1997: ma solo nominalmente, nel senso che quel decreto ha imposto la sostituzione sulla porta dei loro uffici della denominazione di "ufficio statale del lavoro" con quella di "ufficio regionale", poiché la funzione del collocamento veniva, appunto, decentrata alle Regioni. E, a scanso di equivoci, su pressante richiesta dei sindacati del settore, quello stesso decreto si premurava di precisare che struttura e funzione degli uffici avrebbero dovuto rimanere inalterate.


    Quali sono le vere priorità del sindacato?


    Ora Epifani e gli altri dirigenti sindacali confederali giustamente chiedono un rafforzamento degli organici degli ispettorati. Operazione sacrosanta; e attuabile con costi davvero ridottissimi per l’erario. A condizione che le confederazioni stesse consentano di fare oggi ciò che i loro sindacati di settore non consentirono di fare dieci anni fa. Per quel che riguarda gli ispettorati del lavoro, si tratta di trasferirvi d’ufficio, nell’ambito di ciascuna provincia, dunque senza alcun mutamento di residenza, un congruo numero di impiegati pubblici dagli uffici in cui oggi sono male o per nulla utilizzati, affidando agli ispettori più esperti e qualificati il compito di introdurre questo nuovo personale alle funzioni che esso potrà svolgere in affiancamento a loro e, dopo qualche mese di addestramento, anche in loro sostituzione. In modo analogo, anche se qui formazione e addestramento richiederanno qualche risorsa in più, si può operare per rafforzare i servizi di ispezione anti-infortunistica delle ASL.
    Per favorire l’operazione, può essere utile istituire un premio una tantum riservato ai trasferiti, attingendo agli oltre tre miliardi stanziati per il rinnovo dei contratti collettivi degli statali (purché questo non significhi reintrodurre il principio della "volontarietà" del trasferimento, che significherebbe ancora una volta l’insabbiamento sine die dell’operazione). Sarebbe un primo modo concreto di attuare quel nesso tra recupero di efficienza e premio retributivo, che il memorandum governo-sindacati del 18 gennaio scorso prevede, ma che corre un elevatissimo rischio di rimanere sulla carta, dato che l’accordo raggiunto prima di Pasqua concede subito gli aumenti e rimanda nel tempo le riforme.
    Con o senza premio una tantum, dalla rapidità con cui questa operazione verrà concordata e attuata da sindacati e governo – assai più che dalla rapidità con cui verrà emanata l’ennesima legge sulla materia – si vedrà se e quanto la lotta contro gli infortuni sul lavoro costituisca davvero, per i primi e per il secondo, una priorità assoluta.


    (1) Su Repubblica del 15 aprile 2007.
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  14. #14
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    Da "L'Unità" di oggi, 24 Aprile 2007

    Napoli, muore a 74 anni cadendo da una impalcatura



    La salma di Vincenzo PiccirilloUn uomo è morto cadendo da una impalcatura a Napoli. L'operaio, che si trovava in un cantiere a piazzetta Nilo, si chiamava Vincenzo Piccirillo ed era nato nel comune di Calvizzano nel 1933: aveva dunque 74 anni. Risiedeva a Marano in provincia di Napoli.

    Sulla dinamica dell'accaduto si avanzano le prime ipotesi: a causare l'incidente potrebbe essere stato il cedimento di un solaio al civico 6 di via Donnaromita, una traversa della centralissima piazzetta Nilo. L'operaio si trovava sul parapetto di un vecchio palazzo di due piani quando, secondo questa prima ricostruzione dei fatti, il venir meno di una parte del solaio gli avrebbe fatto perdere l'equilibrio.

    Probabilmente lavorava con l'uomo almeno un'altra persona, che si è però dileguata subito dopo il tragico incidente. Alcuni commercianti della zona raccontano di aver sentito soltanto il rumore provocato dalla caduta dell'uomo: «Pensavamo fosse caduto un cornicione. C'è stato un rumore sordo, l'operaio è morto sul colpo». Sul solaio è montato un montacarichi, probabilmente gli operai stavano scaricando del materiale edile.

    Il cantiere probabilmente era abusivo: al Comune di Napoli non risulta infatti nessuna dichiarazione di inizio attività per la palazzina. Di Vincenzo Piccirillo si sa che era in pensione ed abitava con sua figlia, suo genero e due nipotini, da quando era rimasto vedovo.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  15. #15
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    Penso sia semplice dare la colpa solo ai sindacati.
    Le leggi per proteggere i lavoratori esistono e provano a resistere grazie alle organizzazioni sindacali. Il problema è che non vengono applicate dalle aziende e dai datori di lavoro. Ignorare la 626 è molto più semplice che fornire dispositivi di sicurezza e formare il personale. Che poi spesso manchi un aggancio tra l'azienda o cantiere e i sindacati , è tragicamente vero, ma non concordo con chi dice che la colpa è di questi ultimi.


    Samu

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