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Visualizzazione risultati 1 fino 13 di 13
  1. #1
    Partecipante Veramente Figo
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    24-08-2006
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    quali sono i principi base delle varie scuole di psicoterapia?

    Ciao a tutti!!
    ho già scritto questo post all'interno di 1 altro thread ma siccome dubito che abbia avuto molta visibilità lo riporto qui

    Dai thread che ho letto ho capito che molti di voi hanno già idee abbastanza chiare se non riguardo alla scuola di psicoterapia da frequentare almeno riguardo all'approccio che sentono piu "LORO".

    c'è qualche anima caritatevole che ha voglia d espormi i principi base delle scuole di psicoterapia principali??

    So già qualcosa dell'approccio centrato sulla persona di Carl Rogers ma per il resto non so nulla di nulla dell'approccio sistemico-relazionale, psicodinamico,cognitivo-comportamentale....

    Sento il bisogno di iniziare a documentarmi un po'...
    Grazie a chi vorra rispondermi.... anzi no grazie a tutti :O)


    __________________
    Ultima modifica di Tipolina83 : 23-03-2007 alle ore 20.08.25

  2. #2
    Partecipante Veramente Figo
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    24-08-2006
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    Se qualcuno conosce qualche buon sito con esposte un po' le differenze o i principi basi di ciascuna scuola di psicoterapia va bene anche quello!!ditemi!!!

  3. #3
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Sarebbe veramente difficile rispondere alla tua domanda perchè all'interno di ciascun approccio esistono poi differenti orientamenti, ognuno con proprie caratteristiche peculiari. Non mi sentirei ad esempio di dire che esista "la psicoanalisi", ma piuttosto che esistano "le psicoanalisi" e credo che sia così anche per altri approcci.
    Probabilmente potresti iniziare con la lettura di qualche testo dove vengono esposti differenti teorie a confronto e da lì iniziare ad approfondire quella che senti più vicina. Penso ad es. a Clarkin e Lenzenweger "I disturbi della personalità. Le principali teorie".

    Un saluto
    gieko

  4. #4
    Partecipante Veramente Figo
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    24-08-2006
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    ti ringrazio molto...
    ho provato anche a cercare nei vari siti delle scuole di psicoterapia qualcosa che mi facesse capire le idee portanti delle scuole ma non ho trovato nulla di che...proverò a cercare in libreria allora!! grazie!

  5. #5
    L. CIONINI (a cura di), Le psicoterapie: modelli a confronto, Carocci Editore .
    Questo libro fa luna panoramica generale dei modelli .

  6. #6
    Partecipante Veramente Figo
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    24-08-2006
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    grazie!!!
    siete stati gentilissimi

  7. #7
    Partecipante Veramente Figo
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    24-08-2006
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    Girando su internet ho trovato un articolo che spiega brevemente le differenze e gli approcci delle varie scuole di psicoterapia...

    lo copio e incollo, casomai dovesse servire a qualcuno


    La psicoterapia è una specializzazione di area sanitaria riservata in Italia ai laureati in Psicologia o Medicina iscritti rispettivamente all'Ordine degli Psicologi o all'Ordine dei Medici. La Psicoterapia è in Italia l'unica specializzazione che ammette il doppio canale formativo: pubblico e privato. Esistono infatti sia scuole di specializzazione universitarie che scuole di specializzazione private (in entrambi i casi, di tipo quadriennale). Quelle private devono essere riconosciute dal MIUR - Ministero dell'Università e della Ricerca (ex MURST -Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica).

    Con la parola psicoterapia - etimologicamente "cura dell'anima" - si definisce una tecnica della psicologia applicata da psicologi e medici per la cura di disturbi diversi che vanno dal modesto disadattamento all'alienazione profonda e ch'è uso definire nevrotici e psicotici. Si tratta dunque di terapie della psiche realizzate con strumenti psicologici - la parola, l'ascolto, il pensiero, la relazione con lo psicologo - nella finalità del cambiamento consapevole di un stile di vita o dell'apprendere ad affrontare con le proprie risorse, le vicende della propria vita, malgrado la presenza di sintomi definiti come ansia, depressione, fobie, eccetera.


    Definizioni e scuole


    Attualmente (2005) nel mondo esistono numerosissime scuole (e ancora più numerose definizioni) di psicoterapia pertinenti a teorie che in buona parte sono tra loro in conflitto epistemologico. Queste concezioni teoriche usano tecniche di psicologia applicata assai diverse tra loro. Le teorie e le pratiche psicoterapeutiche possono essere fatte rientrare in alcuni filoni principali:


    l'indirizzo psicoanalitico,
    l'indirizzo sistemico-relazionale,
    l'indirizzo cognitivo-comportamentale
    l'indirizzo fenomenologico-esistenziale.
    Ciascuno di questi macroindirizzi, basato su diverse fondamenta epistemologiche, si è poi articolato in numerosi sottoindirizzi specifici.


    Scuola psicoanalitica


    Per gli psicoterapeuti di indirizzo psicoanalitico il sintomo manifestato dal paziente è la conseguenza di un conflitto inconscio tra alcune componenti dell'endopsichismo, o può essere attribuibile a problemi strutturali nello sviluppo di alcuni assetti interni (teorie del conflitto vs. teorie strutturali). Per poter "sopravvivere" emotivamente ad avvenimenti che non sa gestire l'individuo sviluppa delle difese di tipo psicologico (ad esempio la rimozione); l'evento problematico o "traumatico" viene così reso parzialmente gestibile, ma permane come conflitto inconscio: il sintomo rappresenta l'espressione esplicita di tale conflitto. All'interno dell'approccio psicoanalitico (detto anche psicodinamico), esistono differenti scuole di pensiero, con differenti "teorie della clinica": tra le principali, si devono citare quelle psicoanalitiche classiche, quelle psicoanalitico-relazionali, quelle psicoanalitico-intersoggettive; tra quelle derivate dal filone principale della psicoanalisi freudiana e post-freudiana, sono di rilievo quella psicologico-analitica junghiana, quella lacaniana e quella adleriana. Esistono inoltre forme di psicoterapia psicodinamica breve.

    In generale, la terapia psicoanalitica prevede una stretta relazione tra psicoterapeuta e paziente, grazie alla quale si cerca di esplorare la struttura dei conflitti responsabili dei sintomi. Lo psicoterapeuta assiste il paziente nella rielaborazione dei conflitti interiori, permettendo una miglior gestione degli effetti provocati da questi. La terapia ad orientamento dinamico (in particolare se psicoanalitica) richiede un periodo medio-lungo per potersi sviluppare in maniera adeguata (anche alcuni anni, con incontri regolari due o tre volte alla settimana; in alcuni casi si possono diradare o rendere più frequenti le sedute).

    Il trattamento da un punto di vista tecnico consiste nell'attivare una terapia analitica con un setting rigoroso al fine di favorire lo sviluppo del transfert, cioè l'attualizzazione di schemi relazionali pregressi nel qui ed ora della relazione clinica che viene a stabilirsi tra paziente e terapeuta; nel processo di transfert il soggetto attiva sedute una rappresentazione inconscia di stili relazionali primari, a volte correlati alle difficoltà che ha riscontrato. L'interpretazione del transfert, del controtransfert (ovvero delle reazioni emotive dell'analista stesso in certi momenti e davanti a certi processi del paziente), delle libere associazioni e di altro materiale personale (ad esempio, comportamenti, pattern relazionali, sogni, etc.) durante le sedute cercherà di favorire l'elaborazione delle cause più profonde dei conflitti, per permettere al paziente di modificare i propri stili relazionali o al fine di ottenere una parziale ristrutturazione del proprio Sè, in modo che sia il più funzionale possibile all'adattamento alla vita sociale e relazionale, e mitigando i sintomi.


    Scuola psicosintetica


    La psicosintesi è un vasto movimento psicologico di derivazione psicoanalitica, fondato agli inizi del secolo dallo psichiatra Roberto Assagioli (1888-1974) e sviluppatosi poi come indirizzo umanistico-esistenziale, vicino anche a temi transpersonali. Gli psicoterapeuti psicosintetisti ritengono che il sintomo sia l'espressione di un allontanamento dal Sé transpersonale il cui riflesso nel campo della coscienza è il sé o io personale. L'uomo ha dentro di sé l'aspirazione alla completezza e alla sintesi e si muove nella sua vita secondo due dinamiche fondamentali, quella del conflitto tra molteplicità ed unità e fra passato e futuro. La terapia, che si basa su una prima fase di tipo analitico, procede con colloqui generalmente faccia a faccia, esercizi di disidentificazione e autoidentificazione oltre a tecniche specifiche come le visualizzazioni per sviluppare le varie parti che compongono la personalità del paziente (subpersonalità) e armonizzarle quindi attorno al sé. Cardini della terapia sono la scoperta e lo sviluppo della volontà (non vittoriana ma come funzione del sè) e l'attenzione per la parte spirituale o transpersonale dell'individuo. Il percorso terapeutico si snoda quindi in un percorso dove il dolore e la sofferenza hanno opportunità evolutive; si passa perciò da una fase conoscitiva a una interpretativa per arrivare alla parte attivo-sintetica mediante la quale il sé agisce attivamente sulla situazione per trasformarla o comunque accettarla. Per la psicosintesi il rapporto terapeutico ha due scopi fondamentali: il dissolvimento o la traformazione dello stesso, in quanto il paziente ricerca la sua autonomia e capacità di guidarsi da solo, e la guarigione esistenziale, intesa non tanto come perdita dei sintomi quanto come acquisto in salute e maturazione psichica di cui la sofferenza costituisce la naturale gestazione.


    Scuola sistemico-relazionale


    La psicoterapia ad indirizzo sistemico-relazionale considera la persona portatrice del sintomo il cosiddetto "paziente designato". Ovvero che il paziente sia il soggetto del sistema famiglia (per famiglia si intendono sia la propria che le due generazioni che l'hanno preceduta famiglia nucleare-allargata) che esprime o segnala il funzionamento disfunzionale di uno o più dei sistemi di cui egli è uno dei vertici. Designato dal sistema stesso, secondo una prospettiva bio-psico-sociale, in quanto portavoce esperto di una modalità disfunzionale di vivere, pensare, agire. Talvolta, specialmente in casi che riguardano i bambini o gli adolescenti (ambito ove la terapia familiare risulta particolarmente un approccio valido), come conseguenza di un blocco evolutivo, in modo tale da accentrare su di sé tutte le tensioni divenendo il controllore di forze ed energie al prezzo sentimenti di sofferenza e vissuti di disgregazione. In questa ottica, le tecniche che si utilizzano hanno per obiettivo sia la modificazione del singolo che del gruppo di riferimento, per ciò che concerne la modificazione delle modalità di comunicazione e di interazione dei membri. Gli psicoterapeuti che si rifanno a questo approccio nato da un vasto movimento di teorie e idee che si sono diffuse negli Stati Uniti durante gli anni '60, conosciute come teorie della prima e seconda cibernetica, che puntano ad ottenere la remissione dei sintomi e il benessere del paziente con tempi e modalità che fanno esplicito riferimento alle terapie brevi: numero di sedute ridotto tempi rapidi. La psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale si è molto diffusa in Italia e in Europa durante gli anni '80, in modo particolare nei servizi di salute pubblica, nel campo della patologia psichiatrica adulti, nella neuro-psichiatria infantile, nel campo delle tossicodipendenze e negli ultimi anni anche nelle problematiche che riguardano la separazione-divorzi, con la mediazione familiare, e nelle problematiche scolastiche; inoltre nell'ambito della psicologia del lavoro ha trovato importanti e significative applicazioni. In ambito clinico, proprio in Italia è nata e si è sviluppata una delle più importanti tradizioni di ricerca sistemica, di notorietà e diffusione internazionale: il cosiddetto "Modello della Scuola Milanese", di Boscolo e Cecchin.


    Scuola cognitivo-comportamentale


    Gli psicoterapeuti di indirizzo cognitivo-comportamentale, invece, adottano un punto di vista del tutto diverso, fondato su una lunga tradizione di ricerca scientifica, che inizia con i primi studi di Pavlov sui riflessi condizionati e prosegue tutt'oggi con migliaia di studi sperimentali. Essi presumono che il "sintomo" sia l'espressione di un precedente apprendimento di schemi comportamentali, emotivi e di pensiero errati o disadattivi, derivanti da peculiari esperienze di vita del paziente, eventualmente mantenuti da un contesto interpersonale patogeno nel presente. Il soggetto che li mostra viene pertanto considerato portatore di strutture cognitive non adeguate (convinzioni), o di processi cognitivi inadatti a selezionare e ad elaborare in modo funzionale gli stimoli ambientali. Lo psicoterapeuta in questo caso può attuare, con l'aiuto del paziente, tecniche di condizionamento o decondizionamento sperimentalmente validate, al fine di modificare in modo diretto le risposte emozionali e gli schemi che si sono rivelati disadattivi, o sostituirli con nuovi schemi più funzionali, tramite esperienze (es. esposizione a stimoli prima evitati) e/o comportamenti di tipo nuovo (prescrizioni comportamentali). Un esempio è l'acquisizione di nuove abilità, come più efficaci competenze comunicative, tramite il "role playing" o pratica recitativa. Il terapeuta può anche usare procedure di vario tipo (anch'esse codificate e validate), dal "dialogo socratico" alla ristrutturazione cognitiva, per permettere al paziente di identificare ed esaminare criticamente e quindi modificare sia i propri processi (e strutture) cognitivi sia i comportamenti non funzionali ai suoi scopi. Infine, il terapeuta può adottare specifici atteggiamenti interpersonali all'interno della relazione terapeutica, per consentire al paziente una correzione dei suoi schemi interpersonali di base. Il trattamento pertanto è costituito da procedure di tipo maieutico e psicoeducativo, mentre il cambiamento nel paziente si assume sia legato a processi di apprendimento e ristrutturazione. Una volta eliminati tutti i "sintomi" ed acquisiti comportamenti alternativi, comprese le consonanti strutture cognitive, viene semplicemente eliminato il disturbo. Nuovi atteggiamenti del soggetto nonché i vantaggi dei nuovi comportamenti stabilizzeranno i cambiamenti ottenuti. Alcune "sottoscuole" enfatizzano maggiormente gli aspetti maggiormente comportamentali, altre quelli più cognitivi. In Italia, le prime appartengono al raggruppamento delle scuole AIAMC, le seconde alla SITCC.


    Scuola ericksoniana


    L'ipnoterapia ericksoniana è una psicoterapia che deriva dal lavoro clinico di Milton H. Erickson e basa una parte importante della sua efficacia sull'ipnosi. L'ipnosi è un metodo che viene utilizzato anche in altre psicoterapie. L'ipnoterapia ericksoniana, o psicoterapia ericksoniana, viene definita anche come psicoterapia breve (si deve proprio a Erickson il primo uso di questa locuzione). Si basa su alcuni assunti importanti:

    il paziente è un individuo unico e pertanto unico sarà l'approccio utilizzato per curare il paziente (tailoring);
    l'inconscio di ciascun individuo è pieno di risorse per risolvere i problemi del vivere quotidiano; le persone sono considerate come capaci di autoguarirsi e autocorregersi se riescono a farlo;
    qualche individuo ha bisogno di aiuto per correggere i propri problemi e guarire dai propri sintomi; qualche volta una persona deve prima imparare delle abilità o deve orientare la propria attenzione verso nuovi modi di vedere le cose o di pensare;
    i sintomi e i problemi comportamentali sono frutto di un'inadeguata relazione tra mente conscia e mente inconscia;
    l'attività psicoterapeutica dell'ericksoniano è principalmente orientata alla risoluzione dei sintomi o dei problemi comportamentali portati nel setting dal paziente.

  8. #8
    Partecipante Super Figo L'avatar di Lolly
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    Ciao Topolina...volevo ringraziarti per questo interessante articolo che hai postato...
    anche io, come te, mi sono ritrovata a dovermi districare in una marea di indirizzi, scuole e opinioni diverse...
    ora ho ristretto un po il campo e inizio a cercare info anche su iscrizioni e scadenze..
    poi però arriva il bello..la ricerca dei soldi per potersi permettere tutto..

  9. #9
    Partecipante Figo L'avatar di Redrose86
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    e della scuola di psicologia clinica qualcuno sa dirmi qualcosa?

  10. #10
    Partecipante Veramente Figo
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    Originariamente postato da Lolly
    Ciao Topolina...volevo ringraziarti per questo interessante articolo che hai postato...
    anche io, come te, mi sono ritrovata a dovermi districare in una marea di indirizzi, scuole e opinioni diverse...
    ora ho ristretto un po il campo e inizio a cercare info anche su iscrizioni e scadenze..
    poi però arriva il bello..la ricerca dei soldi per potersi permettere tutto..
    Di nulla Lolly! io non so ancora bene che tipo di scuola sceglierò! ma ne ho di tempo... :b
    mi interessa la sistemico-relazionale e quella improntata ai principi di Rogers!

  11. #11
    Partecipante L'avatar di franconapoli81
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    e finalmente sono anche io alle prese cn la scelta della scuola. in realtà sarei orientato tra una psicoanalitica e una junghiana, ma avrei un po' di domande cui spero ci sia qualcuno che possa rispondermi. per es: qualcuno conosce qualche scuola di psicoanalisi o analitica che non richiede necessariamente l'analisi individuale prima dell'iscrizione? e qualcuno conosce qualche scuola che non costi cifre esorbitanti? io sono di salerno ma posso frequentare anche a roma ... grazie a tutti

  12. #12
    Partecipante Assiduo
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    Ciao Tipolina83.
    Una mia amica mi ha consigliato il testo di CORSINI-WEDDING, Psicoterapia, Guerini Studio.
    Ha detto che è un libro molto schematico con le differenze sostanziali tra i diversi approcci teorici. Non l'ho ancora comprato, ma lei mi ha detto che è molto ben fatto. Se ti può essere utile...
    Memento augere semper

  13. #13
    Partecipante Veramente Figo
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    Grazie!
    ho già acquistato "psicoterapie" di Cionini...
    è molto ben fatto.
    uN bacione

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