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  1. #1
    Partecipante Figo L'avatar di Aimi_Summers
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    23-02-2003
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    Prato
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    Lo psicologo e la terapia

    Domandona per chi è nell'ambito clinico.. ammetto la mia immensa ignoranza perché ancora non mi sono studiata il codice deontologico ed essendo del ramo Lavoro, sulla clinica non ne so veramente niente...


    Mi chiedevo, uno psicologo può curare gli attacchi di panico o è l'ambito di competenza dello psicoterapeuta?
    Aimi

    Se vuoi essere amato, ama. - Seneca


    la vita è quella cosa che ci accade mentre noi siamo occupati a fare altri progetti A. De Mello

  2. #2
    Partecipante Super Esperto L'avatar di nena2003
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    25-10-2004
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    Firenze
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    basta che non fai terapia, puoi fare tutto il resto!!!
    Nel caso di attacchi di panico puoi fare diagnosi e colloqui, come in tutti gli altri casi.

  3. #3
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    27-03-2004
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    Quindi nemmeno uno specializzando può fare terapia? Allora cosa sono le supervisioni delle scuole di specialità? Sono supervisioni a "diagnosi e colloqui"? E il paziente percepisce la differenza tra "diagnosi e colloqui" e terapia? Questi "colloqui" fanno stare meglio o sono colloqui conoscitivi? Se fanno stare meglio sono terapeutici? E se non facessero stare meglio perchè un paziente dovrebbe rivolgersi ad uno psicologo? non dovrebbe a rigor di logica andar subito dal terapista?


    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 22-03-2007 alle ore 13.56.42
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  4. #4
    Partecipante Super Esperto L'avatar di nena2003
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    Firenze
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    ???????????????????????????????????????

  5. #5
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    07-03-2006
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    Che so io, lo specializzando può fare terapia, se seguito in supervisione dalla scuola di specializzazione. Nella mia scuola già al primo anno dicono di cominciare a cercare casi da portare in supervisione!!!!!

  6. #6
    Partecipante Affezionato
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    Originariamente postato da paroletta
    Che so io, lo specializzando può fare terapia, se seguito in supervisione dalla scuola di specializzazione. Nella mia scuola già al primo anno dicono di cominciare a cercare casi da portare in supervisione!!!!!
    Anche alla mia scuola di specializzazione.

    Il fatto è che molti psicologi-psicoterapeuti e psichiatri, dicono che in realtà anche in un colloquio volto all'inquadramento diagnostico possa essere fatto un atto terapeutico.

  7. #7
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    07-03-2006
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    Si, è vero. Ma che fare? Se ne prende atto...e...l'importante è esserne consapevoli, almeno credo! Spesso mi sembra che ci si metta il bastone fra le ruote con le varie differenze tra sostegno, counseling e psicoterapia...sicuramente è vero che dobbiamo "sgomitare" perché siamo tanti...ma, alla fine il lavoro c'è per tutti, basta trovare la propria strada, la propria vocazione, insomma, ciò per cui si è portati!

  8. #8
    Forse uno paicologo che nel colloquio fa diagnosi di un disturbo che rientra nei canoni previsti dal DSM non può far altro che inviare al terapeuta, altrimenti può fare colloqui di sostegno, counseling, riabilitazione, facilitare le scelte, contenere le crisi... Comunque l'ideale è formarsi per acquisire tecniche specifiche da "proporre" agli utenti. Il counseling è abbastanza specifico e credo che serva a chiarire le idee più che ad ottenere un cambiamento. E' così???

  9. #9
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Non credo che se un cliente rientra nelle "caselle" del DSM debba per forza essere mandato a fare terapia: ci sono patologie che rientrano in un discorso di riabilitazione a cui possiamo accedere anche come psicologi. Inoltre, può succedere che viene un cliente con una domanda di sostegno in merito ad un lutto, per esempio, che è successo da poco (quindi non il DPTS)...e ci si accorge che è "anche" anoressico...sicuramente, il caro Carli arriva, ed ecco l'analisi della domanda spuntare: e noi psicologi possiamo farla, ce la chiedono nell'esame di stato!!!! PEr quanto riguarda il counseling, si, anche io credo sia specifico perchè come dice Maluna73, serve a chiarire le idee, ma...mi viene da dire...aiutando a ciarire le idee a qualcuno, non si lavora anche sul conoscersi in modo più approfondito? E nel conoscersi in modo più profondo, non significa attuare un cambiamento? Cosa ne pensate? Non credete che alla fine i confini sono davvero molto molto sfumati tra sostegno, counseling e terapia?

  10. #10
    Partecipante Affezionato
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    paroletta condivo pienamente le tue ultime frasi. é impossibile che un sostegno non abbia anche una sfumatura terapeutica.

  11. #11
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Stiamo facendo la stessa discussione nel thread "Psicologo e basta!!!"

    Personalmente sono sicuro del fatto che il cosidetto "sostegno" sia una forma di terapia, e che, se è fatto in altra modalità, diciamo non terapeutica, diviene un'operazione a mio parere illecita nei confronti del paziente. Intendo dire cioè che non assume le caratteristiche della presa in carico ma di una sorta di "spalla su cui piangere" (sostegno, appunto), la cui utilità è tutta da dimostrare, il che pone dei problemi etici non indifferenti. Che poi la legge lo consenta è un'altra storia...

    Un saluto
    gieko

  12. #12
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Tutto giusto quello che avete scritto. Ma credo che la questione sia da inquadrare in un ambito puramente "formale" dove per atto terapeutico si dovrebbe considerare l'erogazione della prestazione di psicoterapia e basta.

    Poi da un punto di vista sostanziale credo che siamo daccordo... del resto è da 100 anni che si discute su cosa sia terapeutico e su cosa non lo sia. Oltre a discutere su "cosa" si debba intendere per terapia, guarigione, cura, etc.

    Da un punto di vista formale un colloquio di sostegno non dovrebbe avere come obiettivo la "guarigione" (cura, terapia, chiamatela un po' come vi pare) ma, appunto, il sostegno al soggetto.

  13. #13
    Partecipante Figo L'avatar di Aimi_Summers
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    giusto per riportare la discussione IT, dato che mi premeva avere una risposta alla mia domanda:

    Uno psicologo può utilizzare tecniche per far passare ad una persona gli attacchi di panico , oppure dovrebbe mandare tale persona da uno psicterapeuta?

    Una mia amica soffre di attacchi di panico, si è recata da uno psicologo che sembra avere una formazione specifica sulla gestione degli stati ansiosi, ma
    non è psicoterapeuta e al primo incontro òle ha detto che in 15-20 sedute le sarebbero passati gli attacchi di panico.

    Dato che le 20 sedute passate, ma gli attacchi di panico no, volevo sapere se fosse il caso di dirle di cercarsi uno psicoterapeuta...
    Aimi

    Se vuoi essere amato, ama. - Seneca


    la vita è quella cosa che ci accade mentre noi siamo occupati a fare altri progetti A. De Mello

  14. #14
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Mi sembra di capire che, al di là della non avvenuta formazione in ambito psicoterapeutico dello psicologo in questione (che immagino ci sia, dal momento che "togliere" gli attacchi di panico è terapia), la tua amica potrebbe trarre forse giovamento da un approccio psicoterapeutico di più ampio respiro. Almeno questa è la mia modesta opinione.

    Un saluto
    gieko

  15. #15
    Toblerone.om
    Ospite non registrato

    Re: Lo psicologo e la terapia

    Originariamente postato da Aimi_Summers
    Domandona per chi è nell'ambito clinico.. ammetto la mia immensa ignoranza perché ancora non mi sono studiata il codice deontologico ed essendo del ramo Lavoro, sulla clinica non ne so veramente niente...


    Mi chiedevo, uno psicologo può curare gli attacchi di panico o è l'ambito di competenza dello psicoterapeuta?
    Nel momento in cui ti poni come obiettivo la guarigione clinica rientri nell'ambito della psicoterapia.
    Che si tratti di attacchi di panico o altro.
    Nel momento in cui ti poni come obiettivo il supporto psicologico ad una situazione di difficoltà contingente (es. lutto in famiglia, divorzio etc) allora rientri nell'ambito della psicologia.

    Ovviamente esplicitare correttamente tali obiettivi al paziente pone al riparo da eventuali fraintendimenti o rivalse future di vario genere.
    esplicitare proprio perchè, come già detto da altri, il confine tra sostegno e cura è molto sottile. E se lo è per noi professionisti immaginatevi quanto lo sia per i pazienti!

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