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  1. #1
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
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    teorie dell'attaccamento

    ho comprato un testo di Bowlby, che mi dite? chiara spero nei tuoi consigli...si intitola "una base sicura"

  2. #2
    [color=#9966ff:22740b9070]...ti dico...
    ottima scelta
    nn so se hai già avuto modo di studiare qualcosa su Bowlby in qualche esame...se no, ti consiglierei di leggere prima qualcosa che ti spieghi "cosa 'è dietro"...la sua teoria, insomma sicuramente sui testi di psicologia dello sviluppo (o anche di generale) è spiegata ampiamente...se no...ne possiamo sempre parlare qui, se interessa
    Ti dico così, perchè se nn sbaglio, in questo libro si parla delle applicazioni cliniche della sua teoria..e quindi penso sia più semplice (e proficuo) conoscere prima il suo lavoro.
    Buona lettura!![/color:22740b9070]
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  3. #3
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
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    allora mi sa che son partita con troppo....
    ad ogni modo, perchè non apriamo un topic? mi piacerebbe avere poche chiare delucidazioni su bowlby e l'attaccamento in genere

  4. #4
    [color=#9966ff:d7852409e7]Nadia, guarda che nn ne sono sicura :o ho letto molto [b:d7852409e7]sulla[/b:d7852409e7] teoria di Bowlby, ma nn ho ancora letto niente di suo...i suoi libri sono nella mia lista...se nn fossi al verde :cry: !!!
    Ho provato a fare una ricerchina, ho letto qualche pagina del libro in questione in inglese, indice compreso...e penso di aver detto una scemata " cmq il consiglio rimane, ti aiuta sicuramente a capire meglio

    per parlarne, possiamo continuare in questo thread..il titolo c'è al solito dammi un po' di tempo per buttar giù due righe :computer: e...partecipate numerosi
    ah, intanto puoi guardare >>QUI<< trovi bibliografia e un po' di link e letture correlate su Bowlby..dalla stessa pagina puoi accedere anche ad una bibliografia sull'attaccamento (tutto in inglese, sorry )[/color:d7852409e7]
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  5. #5
    [color=#FF00CCc98fa4553][bc98fa4553]*° LA TEORIA DI JOHN BOWLBY °*[/bc98fa4553][/colorc98fa4553]

    [color=#cc33ffc98fa4553]Prima di tutto...vediamo perchè Bowlby si dedico alla ricerca sul rapporto madre/bambino
    Le mie fonti dicono che l'interesse sorse in seguito al suo primo lavoro come volontario in una scuola per bambini disadattati...questo lo fece riflettere sull'importanza di relazioni familiari equilibrate per lo sviluppo di una personalità psicologicamente sana.
    Si specializzò quindi in psichiatria infantile e durante gli anni Quaranta studio gli effetti nocivi della deprivazione materna e dell'istituzionalizzazione sul benessere del bambino.

    La sua prima esposizione della teoria dell' [bc98fa4553]attaccamento[/bc98fa4553] risale al 1958 ( se nn sbaglio, nell'articolo "The nature of the child's tie to his mother" - per i non anglofili "La natura del legame dell'infante alla madre"- pubblicato nell'International Journal of PsychoAnalisys).

    Che cosa intende Bowlby con il termine attaccamento?
    * la specifica relazione o legame tra madre e bambino;
    * lo schema di comportamento manifestato dal bambino per indicare attaccamento.
    Bowlby fa riferimento ai dati provenienti da ricerche in campo [bc98fa4553]etologico[/bc98fa4553]. il bambino utilizzerebbe determinate forme di comportamento per suscitare forme di accudimento - e fisico, e psicologico - nella madre, comportamento funzionale a rinsaldare il loro legame. Nell'ultima versione della sua teoria (risalente al 1969, con la pubblicazione del primo volume della trilogia "Attaccamento e perdita", intitolato "L'attaccamento alla madre", gli studi etologici acquisiscono un peso ancora maggiore, e Bowlby spiega in modo più esplicito le dinamiche del la relazione di attaccamento.

    Nella sua prima formulazione della teoria, Bowlby sottolinea come i bambini dimostrino l'attaccamento nei confronti della madre attraverso degli [bc98fa4553]schemi comportamentali di base[/bc98fa4553] (ad esempio la suzione, il pianto, il sorriso, il seguire, ecc).
    In questo lavoro passa in rassegna le teorie psicoanalitiche sulla natura e sull'origine della relazione madre/bambino (e qui, sul rapporto difficile tra psicoanalisi e teoria dell'attaccamento, ci sarebbe da aprire un discorso a parte... ) e ne identifica quattro, da cui trae la nozione di propensione innata alla ricerca del seno e del contatto.
    Le teorie identificate sono:
    [ic98fa4553]1) teoria della pulsione secondaria[/ic98fa4553]: le ragioni della ricerca di contatto con la mdre sono i bisogni fisiologici di cibo e calore;
    [ic98fa4553]2) teoria della suzione primaria dell'oggetto[/ic98fa4553]: la motivazione alla relazione con la madre è l'innata propensione del bambino per il seno;
    [ic98fa4553]3) teoria dell'attaccamento primario a un oggetto[/ic98fa4553]: sottolinea la tendenza innata del bambino al contatto con un essere umano;
    [ic98fa4553]4) teoria del desiderio di ritorno al grembo[/ic98fa4553]: il bambino e la madre sono legati per via del risentimento del primo nei confronti della seconda per l'espulsione dal grembo materno, e per il desiderio di ritornarci.

    I dati derivanti dalla ricerca etologica portarono Bowlby a confutare la 1) e la 4), in quanto questi dati, tratti da ricerche su primati nn umani (cfr gli studi di Harlow sulle scimmie Rhesus), mostravano come gli schemi di risposta istintuali identificati da Bowlby avessero una base innata e fossero indipendenti da bisogni fisiologici., e per la scarsa plausibilità in termini di sopravvivenza onto- e filogenetica.
    Altre critiche alle concezioni psicoanalitiche erano basate invece sulle osservazioni cliniche del bambino...ma come dicevo qui il discorso si farebbe davvero lunghissimo quindi ne parleremo eventualmente in seguito .

    Proseguiamo: Bowlby, rifacendosi ai dati provenienti al solito dalla ricerca etologica, osservo come molte specie animali utilizzino "segnali-stimolo" (stimoli sociali attivanti) per dare inizio a comportamenti sociali organizzati. Gli stessi comportamenti cessano grazie ad altri segnali-stimolo (stimoli sociali inibenti).
    Quindi: stimolo sociale attivante--> comportamento innato<-- stimolo sociale inibente VS modello psicoanalitico (accumulo e scarico di energia psichica). Allargando il discorso alla nostra specie, Bowlby osservò come i comportamenti infantili più comuni fossero funzionali all'accrescimento del coinvolgimento materno...e potessero essere interpretati come stimoli sociali attivanti! La madre a sua volta avrebbe un ruolo attivo nella formazione della relazione di attaccamento, con la sua [uc98fa4553]capacità di rispondere ai segnali infantili[/uc98fa4553]: anche qui quindi abbiamo un pattern del tipo: stimolo sociale attivante--> risposta istintuale<-- stimolo sociale inibente.

    Questa teoria presenta ancora però dei limiti: prima di tutto il fatto che viene considerata solo la relazione di attaccamento madre/bambino (cfr concetto di [bc98fa4553]monotropia[/bc98fa4553] e in secondo luogo il fatto che i dati sono tratti essenzialmente da osservazioni cliniche del bambino (e nn da osservazioni del bambino "normale" allevato in famiglia).

    Per quel che riguarda la prima formulazione della teoria dell'attaccamento penso possa bastare a presto la seconda parte e come gran finale si parlerà delle applicazioni cliniche di questa teoria [/colorc98fa4553]
    [“Tutte le lettere sono d'amore”]>>Yellow Letters

  6. #6
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
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    chiara grazie grazie grazie!!!!non sai che piacere e che favore mi fai!!!!tra 4 giorni mi libero dall'esame e per un pò mi dedicherò solo alle letture!!! cercando di partecipare + che posso!!!! a prestissimo allora!!!

  7. #7
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    :ciao2: a tutti!

    ma è bellissimo questo forum


    nonostante sia moderato dalla mia dolcissima gemellina non avevo mai avuto il tempo di guardarlo per bene

    rimedio subito inviandovi una sorta di riassunto del libro "la perdita della madre" di bowlby, sperando possa essere utile alla dolcissima sunny (anche lei mia gemellina... ) ed a quanti vorranno avventurarsi nella lettura

    scusate lessico e sintassi... non del riassunto, del post... è veramente tardi e sono un pò sbarellata

    allora... vediamo se ci sta qui o se dividerlo in più post... forse è meglio la seconda che ho detto

  8. #8
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di sfumature
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    Bowlby

    Dolore per una perdita durante l’infanzia e la fanciullezza = b. tra i 12 mesi e 3 anni che vengono allontanati dalla figura materna a cui sono attaccati e portati con persone estranee in un luogo sconosciuto = protesta e sforzo spasmodico per recuperare la m. perduta = tutto ciò può continuare con alti e bassi per una settimana ed anche più = speranza ed aspettativa che la m. ritorni. = Presto o tardi, però, subentra la disperazione, svanisce la speranza che questo ritorno avvenga = cessano le richieste incessanti e fastidiose, il b. diventa apatico e chiuso in sé, in una disperazione rotta soltanto da qualche lamento monotono ed intermittente. (Il pensiero del b. rimane, comunque, rivolto alla m.)
    Il b. non “dimentica” così presto come erroneamente si credeva.
    Dolore = presenti molte caratteristiche un tempo considerate patologiche = “negazione”
    = manca di altre che un tempo erano considerate normali = senso di colpa
    Dopo la chiusura e l’apatia = ricerca di nuove relazioni:
    = un adulto particolare figura di riferimento = attaccamento
    = susseguirsi di persone = egocentrico, rapporti passeggeri e superficiali.
    Analogie tra reazioni alla perdita della m. nei bambini in tenera età e reazioni degli adulti colpiti da un lutto = simili anche i processi sottostanti.
    le risposte di lutto che si rilevano comunemente nell’infanzia e nella fanciullezza presentano parecchie delle caratteristiche che contraddistinguono il lutto patologico nell’adulto, in particolare, richiamavo l’attenzione su 4 varianti patologiche del lutto negli adulti, già descritte nella letteratura clinica e sulla “tendenza” (in termini statistici) che gli individui che presentano queste reazioni abbiano sperimentato la perdita di un genitore durante l’infanzia o l’adolescenza:
    a. Rimpianto struggente inconscio per la persona perduta;
    b. Rimprovero inconscio nei suoi riguardi associato a rimprovero conscio, spesso incessante, nei riguardi di se stessi;
    c. Preoccupazioni coatte rivolte ad altre persone;
    d. Persistente incapacità a convincersi che la perdita sia permanente.
    Lutto = tutti quei processi psicologici consci o inconsci che vengono suscitati dalla perdita (a prescindere dal risultato finale di tali processi).
    Distacco come risultato di un processo difensivo = i processi difensivi costituiscono una componente regolare del lutto, in qualsiasi età e non è la loro presenza a caratterizzare la patologia ma le forme che essi assumono e soprattutto il loro grado di reversibilità (= nei b. e nei fanciulli i processi difensivi, una volta suscitati, sembrano avere la tendenza a stabilizzarsi e a persistere). La perdita di una persona amata non suscita solo un intenso desiderio di ricongiungimento con essa, ma anche dà origine alla collera per la sua dipartita e, solitamente più avanti, a un certo grado di distacco; dà origine non solo ad una richiesta di aiuto ma anche al rifiuto di coloro che cercano di rispondervi. Il concetto di lutto infantile risulta idoneo non solo a descrivere le reazioni del paziente a quell’epoca, ma anche fornire un nesso tra esperienza infantile e malattia psichiatrica nella vita di adulto.
    Nesso tra malattie psichiatriche ed espressione di un lutto patologico.
    Difficoltà a distinguere sana / malata elaborazione del lutto.
    Lutto infantile = nesso tra esperienza infantile del lutto e malattia psichiatrica nell’adulto
    Alcuni autori rifiutano il concetto di lutto nei bambini in tenera età non prendono neppure in considerazione l’ipotesi che una personalità nevrotica o psicotica possa, in determinati casi, essere la conseguenza di processi di lutto suscitati durante l’infanzia, che abbiano assunto un esito sfavorevole. (Anna Freud, Spitz).

    Ultima modifica di sfumature : 08-03-2003 alle ore 04.14.05

  9. #9
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    Bowlby / Klein = Secondo la Klein i b. sia molto piccoli sia più grandicelli, patiscono il lutto ed attraversano fasi di depressione; le modalità di reazioni in queste occasioni sono determinanti agli effetti della risposta che i soggetti daranno più avanti, nella loro vita, ad ulteriori perdite. Secondo la Klein alcune modalità difensive vanno interpretate come “dirette contro lo struggimento per l’oggetto perduto”. Sotto questi aspetti il mio approccio non solo è simile al suo ma ne è stato anche influenzato. Le nostre posizioni tuttavia divergono sotto numerosi aspetti, di peso non irrilevante, riguardanti QUALE TIPO DI ESPERIENZE DI PERDITA VADA RITENUTO SIGNIFICATIVO DAL PUNTO DI VISTA ETIOLOGICO, QUALE INTERVALLO DI ETA’ VADA CONSIDERATO IMPORTANTE COME PERIODO IN CUI LA PERDITA AVVIENE, QUALI SIANO LA NATURA E L’ORIGINE DELL’ANGOSCIA E DELLA COLLERA, QUALI SIANO I RUOI SVOLTI DA CONDIZIONI CONTEMPORANEE O SUCCESSIVE CHE VENGONO RITENUTE CONDIZIONANTI PER LA REAZIONE DEL BAMBINO ALLA PERDITA.
    Le esperienze di perdita che sarebbero, per la Klein, patogene, appartengono tutte al primo anno di vita, e sono perlopiù collegate con l’allattamento e con lo svezzamento. L’aggressività viene considerata come un’espressione della pulsione di morte e l’angoscia come l’effetto della sua proiezione. I dati riferiti dalla Klein riguardo all’enorme importanza del primo anno di vita e dello svezzamento risultano lontani dall’essere conclusivi. Le sue ipotesi su aggressività ed angoscia risultano inconciliabili con il pensiero biologico.
    Teoria alternativa = l’oggetto più significante che può venir perso non è il seno ma la m. stessa, il periodo vulnerabile non si limita al primo anno di età ma si estende agli anni della fanciullezza arrivando fino all’adolescenza; la perdita di un g. non dà origine solo ad angoscia di separazione e a dolore ma anche a processi di lutto nei quali l’aggressività ha un ruolo importantissimo data la sua funzione che è quella di conseguire il ricongiungimento.

    Melanine Klein:
    Esperienze riferite al primo anno di vita
    Oggetto significante: seno (svezzamento)
    Aggressività = espressione della pulsione di morte

    John Bowlby:
    Esperienze riferite fino agli anni dell’adolescenza
    Oggetto significante il genitore stesso
    Aggressività = funzione di conseguire il ricongiungimento

    Le 4 fasi del lutto
    1. Stordimento = immediatamente successivo alla notizia del lutto; il soggetto è in stato confusionale, perde momentaneamente i riferimenti percettivi; lo stordimento è maggiore quanto più il lutto è improvviso (lutto anticipatorio = preparazione progressiva al distacco). Questa fase dura da alcune ore ad una settimana =oltre questo periodo è necessaria una cura oppure un aiuto affinché non ci sia un’evoluzione patologica.
    2. Ricerca = il soggetto non si dà pace per la morte del congiunto ed ha la sensazione di avvertirne la presenza (passi, odore…). Dura alcuni mesi, a volte anni.
    3. Disorganizzazione = la perdita è stata accettata ma non si riesce ancora a tornare in una dimensione normale di vita.
    4. Riorganizzazione = è caratterizzata da un’accettazione normale del lutto e consiste nel ritorno alla vita di sempre.

    Lutto per la perdita del coniuge
    1. La vedova si sente inebetita, incapace di accettare la notizia. A volte calma innaturale interrotta da scoppio intenso di sentimenti.
    2. Interpretazioni segnali e rumori come indicazioni del ritorno. Sogni vividi. Collera (tanto per chi viene ritenuto responsabile quanto dalle frustrazioni incontrate durante la ricerca infruttuosa) = nelle separazioni temporanee la collera aiuta a superare gli
    Ultima modifica di sfumature : 08-03-2003 alle ore 04.15.07

  10. #10
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    ostacoli che si frappongono al ricongiungimento della persona perduta, inoltre il fatto di esprimere rimproveri dopo la riunione, verso chiunque appaia responsabile della separazione, abbassa la probabilità che questa si ripeta (separazione permanente = fuori luogo ma la mettiamo ugualmente in atto). Ricerca che può essere conscia o inconscia. Ricerca ¹ ostilità verso i consolatori. Profonda tristezza che costituisce la reazione all’ammissione che la riunione è, se non altro, poco probabile.
    3. e 4. Compito essenziale di queste fasi è nel tentativo di trovare un modo per conciliare i due impulsi incompatibili (collera / tristezza). = ridefinizione di se stesso e della situazione.

    Lutto per la perdita di un figlio (diagnosi di malattia mortale)
    1. La fase di stordimento comincia con la diagnosi.
    2. Il bambino è ancora vivo = i genitori non credono nella diagnosi né nella prognosi. Stretto contatto fisico (come per impedire che morisse). Prendersi intensamente cura di altri bambini. Tendenza a trascurare tutto il resto. Vissuti di “punizione divina”. Sensi di colpa. Conflitti fra i coniugi. Tragico isolamento del bambino morente, conscio che sta per morire, ma sa anche che i suoi genitori non vogliono che lui lo sappia.
    3. e 4. Lutto anticipatorio = distacco graduale dall’investimento emotivo nel bambino (periodo superiore ai tre-quattro mesi) = atteggiamento di rassegnazione. Sostegno nel e dal coniuge (se ci sono conflitti, invece, si arriva anche alla separazione e a disturbi mentali). Attenzione al b. copia-carbone e, nel caso il piccolo sia morto neonato, al non evento.

    Lutto patologico:
    Lutto cronico = le reazioni emotive alla perdita sono insolitamente intense e prolungate (persistono collera ed auto-rimproveri* mentre è assente il dolore) = la persona non è in grado di fare nuovi progetti per la propria vita che si va disorganizzando lentamente (ipocondria, alcoolismo)
    Assenza di lutto cosciente = la vita del sogg. Rimane organizzata pressappoco come era in precedenza ma con la possibilità di disturbi fisici o psichici e caduta improvvisa in una depressione acuta all’apparenza inspiegabile
    In entrambe i due casi sopra la perdita viene ritenuta reversibile.
    Euforia = fino all’episodio maniacale (meno frequente).

    * Collera ed auto-rimprovero = Freud = le critiche che un individuo depresso rivolge a se stesso spesso si riferiscono piuttosto alla persona defunta.

    Fenomeni particolari che lasciano presagire un lutto sfavorevole:
    Oblatività coatta = prendersi cura intensamente, e spesso eccessivamente, del benessere degli altri, cura che può raggiungere il livello dell’ossessione indipendentemente dal fatto che tale cura venga apprezzata e gradita oppure no. Il benefattore coatto attribuisce tutta la tristezza e lo stato di bisogno che non può o non vuole riconoscere in se stesso, quindi è lecito pensare che la persona protetta rappresenti vicariamente la persona che protegge.
    Depersonlizzazione = molti individui che non provano consciamente dolore per una perdita per essi importante e non cadono neppure in una crisi in un momento successivo, avvertono, tuttavia, una profonda insoddisfazione per la loro vita, i loro rapporti personali sono


  11. #11
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    in un certo senso vuoti = depersonalizzazione e senso di irrealtà = stato per il quale bene si presta la definizione di “falso Sé” di Winnicott.
    Bambino copia – carbone = al bambino viene attribuita la completa identità personale dell’estinto (fratellino/sorellina ma anche quella di nonni o dell’altro genitore) = distorsioni di non lieve identità nel rapporto = esempi di bambini (Cain e Cain) i cui disturbi psichiatrici si possono far risalire al fatto di essere stati trattati dal concepimento in poi come semplici repliche di sorelline o fratellini morti = dal momento che il ruolo del nuovo nato era quello di essere una replica del piccolo morto, avveniva un continuo confronto tra qualsiasi suo gesto o espressione e l’immagine fortemente idealizzata che i genitori conservavano del figlio che non c’era più: le somiglianze venivano notate con soddisfazione, le diversità ignorate o addirittura deplorate. I b. copia-carbone sanno di essere “indegne repliche” (uno era segretamente convinto che sarebbe morto anche lui, altri svilupparono sintomi analoghi a quelli del fratellino o della sorellina che sostituivano.

    Madri = personalità cariche di senso di colpa, in genere depresse fobiche e/o coatte = investimento narcisistico posto nel figlio poi morto = alto numero di perdite che queste madri avevano subito durante la propria infanzia.

    Defunto in animali o oggetti = boccale e poi cagnolino.
    Sintomi di identificazione = “sensazione cosciente di questa presenza entro di sé”.

    Lutto nei bambini = non dare informazioni tardivamente ed in modo fuorviante. Quando le condizioni sono favorevoli, il lutto dei b., non meno di quello degli adulti, è caratterizzato comunemente dal persistere del ricordo dell’immagine della persona perduta, dal continuo ripresentarsi del dolore e del rimpianto, soprattutto in occasione di riunioni di famiglia e di anniversari, oppure quando una relazione sussistente sembra andare alterandosi.
    Prima dei sei mesi le reazioni sono così diverse da quelle successive da rendere certamente inappropriato il concetto di lutto. In un periodo situato all’incirca tra il settimo ed il diciassettesimo mese di vita, le razioni assumono una forma sufficientemente simile a quella delle reazioni dei b. maggiori di questa età, tanto da autorizzare un’analisi approfondita. Dai 17 mesi in su le reazioni diventano sempre più uguali a quelle descritte.

    *** ***

    calcolate che ho fatto un copia-incolla e che alcune cose le ho dovute modificare perchè nn me le prendeva, tipo gli uguali, che in realtà, sono nell'originale delle frecce... spero sia tutto comprensibile e non troppo pesante...

    baci a tutti e BUONANOTTE



  12. #12
    Partecipante Esperto
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    Winnicott e malattia vs morte del bambino

    salve a tutti.
    puo essere sbagli a postare qui ma quando ho cominciato a leggere sull attaccamento mi sono detta che centrava e come...





    allora preciso meglio la richiesta che sta sotto questo post:
    mi interessa avere riferimenti bibliografici su Winnicott, se ha fatto lavori su bambini malati gravi e se avete in genere informazioni su cio che riguarda le dinamiche della famiglia in presenza di grosso life event riferito a bambino in eta infanzia (ev,adolescenza)

    vi ringrazio da ora per l'orientamento che mi vorrete dare

    sorry
    e chiedo rei-ndirizzamento nel caso sia preferibile aprire nuovo thread!

  13. #13
    rosannaperrone
    Ospite non registrato

    Riferimento: teorie dell'attaccamento

    Salve a tutti...che bel topic e che grandi risposte!!!
    Anche io sto studiando,per un esame, Winnicott ,Sullivan ed altri autori...e devo dire che q
    Sempre per quanto riguarda le teorie dell'attaccamento,in particolare per i processi psicopatogenetici delle carenze di base, sto cercando disperatamente l'articolo di Helene Deutsch pubblicato nel 1942 su " The Psycoanalitic Quarterly" ,qui già altre volte citato... come si fa a reperirlo??

    Grazie infinite

  14. #14
    rosannaperrone
    Ospite non registrato

    Riferimento: teorie dell'attaccamento

    ops...

    ovviamente parlavo dell'articolo "Some forms of emotional disturbance and their relationship to schizophrenia", "Alcune forme di disturbo emozionale e la loro relazione con la schizofrenia" pubblicato in italiano su Psicoterapia e Scienze Umane nell' 89...

    thank's

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