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  1. #1
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    07-02-2005
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    Monza
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    integrazione bambini disabili

    Ciao ragazze

    da qualche tempo, cioè da quando lavoro come educatrice con bambini disabili nelle scuole, mi sto ponendo diverse domande sul tema dell'integrazione.

    cosa si intende davvero per integrazione, sia scolastica che nella comunità più allargata? cosa intendete voi? E le persone che lavorano con voi (maestre, bidelle, genitori,coop, assistenti sociali,....) hanno la stessa idea o invece viaggiate su binari diversi?

    Spero si apra un bel dibattito

    A presto
    Luisa

  2. #2
    Partecipante Affezionato
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    25-07-2006
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    Ciao Luisa,

    rubo una decina di minuti al lavoro perché sento fortemente di voler rispondere alla tua domanda...
    Da dire ci sarebbe davvero tanto... comincio raccontando un aneddoto...

    Una ragazza cieca e con lieve ritardo mentale frequentava il terzo anno di un istituto superiore femminile; unica disabile in classe, da lungo tempo la sua insegnante di sostegno -la stessa fin dal primo anno- si interrogava sull'integrazione: il deficit della ragazza, M., era piuttosto lieve, le compagne, tutte donne, più o meno le stesse da tre anni... la situazione era quindi favorevole ma come fare per integrarla nel gruppo classe?

    Fu deciso, in accordo con le altre insegnanti, che M. avrebbe cominciato a trascorrere buona parte delle ore di sostegno in classe a seguire le lezioni 'regolari', almeno le materie orali; l'insegnante di sostegno avrebbe poi preparato un riassunto semplificato del tema trattato in classe ed a turno una compagna si sarebbe recata a casa di M. il pomeriggio per aiutarla a ripassare.
    Ma nessuna delle compagne si offriva per il pomeriggio... allora le insegnanti decisero di creare un calendario con dei turni da rispettare... ma, dopo poco, le compagne cominciarono ad accusare malori, impegni improvvisi, compiti eccessivi, proprio nel giorno del loro turno... idea! faremo gruppi di studio formati da M. e tre-quattro compagne, così, allettate dall'idea di studiare in gruppo, le ragazze parteciperanno...
    Morale della favola: M. studiò tutto l'anno con regolarità il pomeriggio, aiutata da... sua sorella.

    Anno scolastico successivo: stessa scuola, stesse compagne; una forte novità: insegnante di sostegno differente. Ala nuova insegnante fu subito reso noto il problema integrazione... cosa avrebbe fatto? Quali strategie avrebbe utilizzato?

    La nuova insegnante, dopo alcuni giorni di lezione, chiese ad una docente di poter lavorare per un'ora con la classe. Fece ammucchiare i banchi ai lati dell'aula e lasciò solo al centro una sedia, su cui fece sedere M.; poi si rivolse alle compagne e disse: "Ora prendete le spazzole che ho portato e pettiniamo i bei capelli, lunghi e ricci, di M.".
    Da quel giorno, senza più bisogno di compiti a casa o calendari, le compagne di classe, soprattutto alcune, andarono spesso a casa di M.

    Luisa, un abbraccio

  3. #3
    Partecipante Esperto L'avatar di irlanda
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    23-11-2003
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    Colgo con piacere l'invito ad aprire un dibattito sull'argomento integrazione. Lavoro nella scuola da molti anni e la mia esperienza mi insegna che esistono esperienze molto contrastanti tra loro: isole felici e situazioni da brivido nel vero senso della parola. Credo che la differenze sostanziale sia di ordine terminologico perchè molto spesso si confonde integrazione con inserimento ... infatti poi a livello pratico si attua un pseudo inserimento che si spaccia per integrazione ma così non è. Integrare è, a mio parere un qualcosa di più di un semplice inserimento. Non basta pensare di aver fatto un'integrazione semplicemente perchè il bambino sta in classe o svolge le stesse attività dei compagni. La disabilità, a suo modo è una grande risorsa per il gruppo classe in primis e per tutto il personale della scuola, poi. Mette in atto dinamiche, pone in essere meccanismi, sottopone a continuo confronto e aggiornamento.
    Ad oggi frequentemente accade che nella scuola ci siano persone nominate sul sostegno che di fatto non hanno alcun titolo di specializzazione! Quante volte mi capita di persone che hanno scelto di fare il sostegno perchè lo ritengono più semplice!
    Credo che sia un discorso molto complesso che vada a interessare anche e soprattutto la formazione del corpo docente curricolare e non. Lavorare sulla diversità richiede una messa in gioco a 360 gradi e ho la presunzione di dire che ad oggi non tutti coloro i quali se ne interessano hanno la sensibilità di farlo. Spesso mancano stutture, tempi, insegnanti ... ma io sono ancora una di quelle che crede che questo mestiere non possa essere fatto se non con passione, forza di volontà, determinazione e convinzione che ogni piccolo passo è importante e che la scuola non sia solo un luogo importante per l'istruzione ma anche per l'educazione e la formazione della persona. Io dico sempre ai miei alunni che se la scuola non ha insegnato oltre il leggere e lo scrivere anche il rispetto per loro stessi le loro cose e gli altri, ha insegnato loro poco o niente!

  4. #4
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    07-02-2005
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    Ciao ragazze

    mi fa piacere vedere le vostre risposte
    MausMuas, bellissimo il tuo aneddoto: fa veramente capire che l'integrazione passa per vie diverse e un po' insolite forse, ma + vicine ai ragazzi e non troppo "studiate a tavolino".

    Hai ragione irlanda, capisco benissimo il tuo discorso. pensa che l'altro gg mi son sentita dire da una prof delle medie dove lavoro con una ragazzina davvero difficile, "insomma è integrata, sta in classe con noi!". e quella è integrazione?! La ragazzina è seduta in fondo all'aula e fa tutt'altro rispoetto ai compagni, con me o l'insegnante di sostegno... nessuno le rivolge la parola, la saluta o possa anche vagamente essere considerato "suo amico".

    A presto!
    Luisa
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    só sei que não posso ficar
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  5. #5
    Partecipante Affezionato L'avatar di Georgiee
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    16-03-2006
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    Approfitto di questo spazio per riportare la mia esperienza.
    Lavoro da pochi mesi come AEC: Assistente Educatotrice Culturale nelle scuole del mio munipio di Roma; in questi primi mesi devo dire che il bilancio di quello che ho visto finora è più positivo che negativo: seguo deibambini con diversi tipi di disabilità (autistici, problemi motori, neurologici etc) e devo dire che mi ha molto sorpreso vedere come questi bambini intergaiscono con il gruppo classe in maniera "fantastica".
    Vengono ricercati dai compagni stessi e giocano con loro in armonia.scherzano, ridono.
    Anche con le insegnanti si crea un rapporto "spaciale".
    La nota negativa sono le "insegnanti di sostegno" alcune fingono in maniera spudorata di lavorare, quando proprio ieri, mentre loro parlavano di problemi familiari, una bambina con problemi motori stava per cadere e sbattere la testa se non me ne fossi accorta in tempo: il colmo.
    Certo non tutte per fortuna sono così, ma certe sarebbero da denuncia.
    E poi secondo me oltre alle barriere architettoniche, presenti ancora in molte scuole, ci sono molte barriere mentali di alcune insegnanti.
    Proprio oggi al tg ho visto un servizio di ragazzi disabili che manifestano davavnti al senato perchè appunto c'è un problema di integrazione che lo stato deve al più presto affrontare e io sono pienamente d'accordo, ci devono essere delle regole.

  6. #6
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    07-02-2005
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    Originariamente postato da Georgiee
    Proprio oggi al tg ho visto un servizio di ragazzi disabili che manifestano davavnti al senato perchè appunto c'è un problema di integrazione che lo stato deve al più presto affrontare e io sono pienamente d'accordo, ci devono essere delle regole.
    davvero?! sono così presa in questo periodo che non ne ho sentito parlare... puoi dirci qualcosa di +? Grazie mille!!

  7. #7
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    ci siamo un po' arenati...

    allora vi faccio una domanda: che definizione dareste di integrazione? possiamo anche iniziare limitando il campo alla scuola e da lì partire per allargarci.
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  8. #8
    Matricola
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    14-02-2005
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    Noventa vicentina
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    ciao luisa...
    se può servire, io posso parlare di integrazione (o inserimento degli studenti disabili iscritti all'Università di Padova.
    Per sei mesi ho lavorato con loro come volontaria di leva civica (una forma di servizio civile). Il mio compito era quello di accompagnare gli studenti a lezione, in mensa e in altre strutture universitarie, e in alcuni casi, fare assistenza durante le lezioni prendendo appunti. Non me la sento di sbilanciarmi in una definizione di integrazione...quello che posso dire è che sono diversi i fattori in gioco come il tipo di disabilità, il carattere e la personalità del disabile, come viene trattato dalla famiglia e della cultura dell'integrazione dei contesti e delle persone con cui i disabili vengono in contatto.
    solo alcuni degli studenti che ho preso in carico mi sembrano veramenente integrati e anzi mi hanno stupito perchè sono più autodeterminati e interagiscono molto con colleghi e personale dell'Ateneo, sono socievoli, sono una ricchezza per chi li conosce. Altri vogliono essere e pretendono di essere trattati come disabili e tendono a stare solo nell'ufficio disabilità. penso che per i primi si possa parlare di integrazione, per i secondi di emarginazione ma non voluta da altri.
    Purtroppo non ho tanto tempo, sono strapiena di lavoro in sto' periodo...spero di trovare il tempo per parlarvi meglio della mia esperienza...
    buon lavoro a tutti

  9. #9
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    07-02-2005
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    ragazze, la discussione si è un po' arenata, tra vacanze e tutto il resto.
    comunque girando in rete per leggere le notie ho trovato questo:
    dal sito del Corriere

    S'intitola «Miss Ability» e ha conquistato l'Olanda. Presto in Usa e Gb
    Il reality sulle ragazze disabili
    Le partecipanti con «un handicap visibile» sfilano e raccontano le loro esperienze. I produttori: «Mostriamo il loro ottimismo»


    AMSTERDAM - All'apparenza potrebbe sembrare un normale concorso di bellezza dove a sfidarsi sono bellezze in costume da bagno: ma guardandolo da più vicino si scopre che si tratta dell'ultimo reality show olandese che ha come protagoniste delle ragazze disabili. Il format s'intitola «Miss Ability», va in onda in Olanda e nel 2006 e come riporta Times Online è stato uno dei programmi più visti nel paese pioniere dei reality.
    PROGRAMMA - Ogni partecipante, recita il logo del programma, deve avere almeno «un handicap visibile ad occhio nudo»: dodici donne, incluse ragazze mutilate e in carrozzella vestono capi all'ultima moda e sono ospiti di alberghi da favola. Tutte partecipano a brevi cortometraggi nei quali raccontano la loro vita da disabili e come hanno superato tutti i problemi contro cui si sono scontrate nel corso dei loro anni. Alla fine, il pubblico, attraverso il voto televisivo, giudicherà non solo chi ha raccontato meglio la sua storia, ma anche chi si è dimostrata più forte e saggia nell'affrontare le traversie della vita. La vincitrice dell'edizione 2006 è una ventiduenne in carrozzella, Roos Prommenschenckel. A incoronarla è stato il primo ministro olandese Jan Peter Balkenende.

    SUCCESSO - Il programma ha avuto un successo incredibile in Olanda (totalizzando il 25% di share) e i diritti del reality sono già stati comprati da alcune famose reti televisive straniere e nel 2007 sarà trasmesso in Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti. Naturalmente il format ha provocato numerose reazioni negative e alcuni critici televisivi locali hanno accusato il programma di sfruttare l'immagine dei disabili per i propri fini commerciali.

    CRITICHE - Di tutt'altro avviso sono i produttori di «Absolutely Independent», la casa di produzione che ha ideato il programma. Essi affermano che il format allo stesso tempo protegge l'immagine dei disabili e fa sentire queste persone completamente normali, infatti come tutti i protagonisti di un reality show possono essere amati o contestati. Così recita la reclame del format: «Non avete mai sentito un fischio contro una donna in carrozzella? Non avete mai ascoltato un buu verso una bambina cieca. Se la risposta è no, questo programma che rompe le barriere del moralismo e del politicamente corretto, vi mostrerà il modo per mettere fine a tutto questo». Secondo i produttori lo scopo del reality è mostrare l'ottimismo dei disabili: «Spesso i disabili sono considerati patetici e sono compatiti da tutti. Miss Ability invece mostra che i disabili, a differenza delle persone senza problemi fisici, sono sempre ottimiste. Essi cercano di superare le loro paure, pensano positivo e desiderano essere trattate come tutte le persone di questo mondo».
    Francesco Tortora
    27 dicembre 2006

  10. #10
    Partecipante Assiduo L'avatar di poldina82
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    26-01-2007
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    Originariamente postato da Georgiee
    Approfitto di questo spazio per riportare la mia esperienza.
    Lavoro da pochi mesi come AEC: Assistente Educatotrice Culturale nelle scuole del mio munipio di Roma; in questi primi mesi devo dire che il bilancio di quello che ho visto finora è più positivo che negativo: seguo deibambini con diversi tipi di disabilità (autistici, problemi motori, neurologici etc) e devo dire che mi ha molto sorpreso vedere come questi bambini intergaiscono con il gruppo classe in maniera "fantastica".
    Vengono ricercati dai compagni stessi e giocano con loro in armonia.scherzano, ridono.
    Anche con le insegnanti si crea un rapporto "spaciale".
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    Anche io sono di Roma, volevo sapere dove hai fatto domanda per poter fare la AEC nelle scuole? grazie

  11. #11
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    allora, ricomincia l'anno scolastico e si ricomincia a lavorare... o almeno, io mi ritrovo con un lavoro un filo diverso ma sempre nell'ambito di disabilità e scuole. e dopo alcuni "confronti" con maestre ed altri educatori i dubbi tornano...
    così ho pensato diriproporre questa discussione sull'integrazione... sperando di trovare un po' di partecipazione

    partiamo dalla base: cosa pensiamo o immaginiamo per integrazione di bambini/ragazzi disabili?

    grazie a tutti!
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  12. #12
    Partecipante Assiduo L'avatar di poldina82
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    Ti riporto la mia esperienza con una bambina con autismo che frequenta il secondo anno di scuola materna. Ho avuto parecchie difficoltà con l'insegnante di classe in quanto lei sostiene che la bambina è integrata solo perchè quando fanno lavori in gruppo tipo cantare canzoncine o cose del genere la bambina sta vicino ai suoi compagni. il problema è che spesso si scambia l'integrazione con il fatto di stare insieme agli altri bambini e non ci si rende conto che, per esempio nel caso di questa bambina autistica, la vicinanza è solo fisica e che se in quel momento lei fosse da sola non cambierebbe niente.
    Io credo che sia importantissimo che i bambini disabili vengano inseriti in un gruppo di bambini normodotati, ma credo che non basti la semplice viinanza fisica e soprattutto credo che a volte questi bambini abbiamo bisogno anche di attività "speciali", solo per loro (ad esempio con questa bambina siamo riuscite ad ottenere che quando svolge dei brevi lavori di apprendimento, diversi da quelli della classe, sia in una stanza da sola con l'insegnante di sostegno in quanto in quel momento la confusione di avere vicino altri bambini non le sarebbe di aiuto).
    l'integrazione secondo me è un punto di arrivo su cui bisogna lavorare gradualmente.

    Ciao a tutti!

  13. #13
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    Citazione Originalmente inviato da poldina82 Visualizza messaggio
    il problema è che spesso si scambia l'integrazione con il fatto di stare insieme agli altri bambini e non ci si rende conto che, per esempio nel caso di questa bambina autistica, la vicinanza è solo fisica e che se in quel momento lei fosse da sola non cambierebbe niente.
    ecco, questa è un'idea che ho visto in giro: sono nella stessa classe, a volte fanno qualcosa "insieme" e quindi sono integrati... mi sembra un po' pochino per dire che sono integrati. O no?
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  14. #14
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    È ben integrata nella classe, le manca solo la relazione con i suoi coetanei e anche con gli altri
    ecco un ottimo esempio di quanto dicevamo. questa frase è scritta da una mamma di una bimba di 5 anni che non parla (non specifica ulteriormente i problemi della bimba).
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  15. #15
    Partecipante L'avatar di ellis1979
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    castello di brianza
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    Anch'io mi ritrovo perfettamente in quello che dice Poldina82. Anche nella mia classe della scuola dell'infanzia (lavoro con una bimba audiolesa) riscontro questo problema. L'essere integrato a detta della maggior parte delle maestre significa stare insieme fisicamente con altri coetanei...ehhhhhhhhhh? Forse c'è qualcosa che non va, forse non si conosce bene il significato della parola integrazione o forse esiste un'enorme superficialità da parte delle maestre ed in particolare in quelle di sostegno.
    L'enorme difficoltà non consiste solo nell'incapacità delle maestre di integrare i bambini con disabilità all'interno del gruppo classe, ma anche nella loro incapacità di comunicare in modo adeguato con i piccoli.
    Lavorando come assistente alla comunicazione, ogni tipo di comunicazione con la mia bambina sorda viene delegata a me. "Solo io posso comunicare con lei...con questo essere così diverso dagli altri..."
    Ultima modifica di ellis1979 : 13-12-2007 alle ore 01.17.28

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