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Partecipanti
86. Non puoi votare in questo sondaggio
  • Comportarsi come fa piacere a sè

    11 12.79%
  • Seguire gli impulsi del momento

    12 13.95%
  • Essere sempre coerenti con la propria autoimmagine

    20 23.26%
  • Ricercare il sè possibile giorno per giorno

    44 51.16%
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Discussione: Essere se stessi

  1. #1
    Super Postatore Spaziale L'avatar di sinonimo
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    Essere se stessi

    Spesso si sente dire che nella vita bisogna essere se stessi ...
    Cosa vuol dire veramente essere se stessi? Cosa comporta? Quali i rischi e quali i vantaggi di esserlo?

    Essere se stessi, è possibile o è una chimera?

    E' forse un processo che si costruisce in tutto l'arco di vita e non ha mai un punto di arresto?


    Dite la vostra, forza!


    Io penso che essere se stessi significhi ascoltare i propri bisogni e cercare di soddisfarli cercando un equilibrio che ti faccia stare bene ma che non sia un equilibrio instabile..

    Dal punto di vista pratico significa non cambiare modo di porsi solo per far piacere altrui..
    Buona vita a tutti!

  2. #2
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    Ciao bella questione.
    Secondo me, essere se stessi significa anche apparire come gli altri vogliono che noi siamo. Possiamo decidere di accettare o rifiutare certe proposte degli altri di apparire in determinati modi. Dire "si" o "no" fa parte comunque del nostro "essere".
    Non so Sinonimo se ti ricordi la domanda che ponevi tempo fa "è possibile essere psicologi di se stessi?", ebbene oggi provo a fare l' estremista : secondo me il termine "se stesso" è scorretto. "Stesso" significa uguale, medesimo, immutabile, mentre il "Sè" potrebbe significare autoriconoscimento ( tipo il bambino che per la prima volta si riconosce nello specchio). Ebbene, questo "autoriconoscimento" sappiamo che si evolve, si modifica, trasforma continuamente, sia a livello fisico (anche un brufolo può modificare temporaneamente questo autoriconoscimento) sia a livello psicologico e relazionale (un complimento della maestra può trasformare il proprio modo di riconoscersi). Adesso come mai decidiamo di accoppiare un termine che significa "movimento" e uno che significa "blocco"? Mi ricorda tanto un modo di dire qui dalle mie parti di non muoversi: "moviti fermu" (muoviti fermo), e devo dire che questa frase sortisce l' effetto desiderato ma non tanto per il comando ma perchè si rimane "sospesi" nel messaggio: come posso riuscire a muovermi stando fermo? La stessa domanda potrebbe essere: come posso evolvermi rimanendo lo "stesso"?
    Provo a fare un esperimento: invito in una stanza mia madre, il mio migliore amico, la mia "vecchia" maestra, Ornella Muti, il vescovo della città, un jamaicano e me. Quattro persone di queste 7 mi conoscono e hanno un' idea di me (stesso) nel tempo; la maestra fino ai miei 10 anni, mia madre una "vita", il mio migliore amico da 15 anni ed io che ho un'idea di me. Prima domanda, il loro modo di conoscere me (stesso) nelle situazioni nuove conicide, è lo stesso? Ed io, come posso presentarmi uguale (stesso) rispetto alle idee che le persone "familiari" hanno del mio Sè?
    Se iniziassi a parlare come di solito faccio con il mio amico, colorando le frasi di parolacce e doppi sensi, sono quasi sicuro che mia madre mi manderebbe dei segnali "correttivi" sperando di farmi apparire come piacerebbe a lei (anche perchè è in "gioco" pure il suo sè in quel momento). Se io accettassi la proposta di mia madre di apparire bello e bravo, smetto di essere me stesso nei confronti dell' amico e divento me stesso con mia madre e gli estranei? Ma quanti "stessi" di me ci sono? C'è un "se stesso" più corretto, più stabile e che fa contenti tutti?
    Poi c'è pure l' antica questione del paradosso nel comando:"sii te stesso".
    Come si può ordinare a qualcuno di essere se stessi che è già se stesso? E' un tipo di proposta che paradossalmente vorrebbe apparire naturale su qualcosa che è già naturale e che quindi mette il destinatario del messaggio in una posizione innaturale in quanto deve continuamente osservarsi per vedere se è sempre lo stesso
    Stamattina sono troppo chiaccherone
    ciaociao

  3. #3
    Super Postatore Spaziale L'avatar di sinonimo
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    x Accadueo


    Ciao!Le tue risposte , che condivido in pieno, sono molto interessanti.
    In effetti hai riportato in luce "Uno , Nessuno e Centomila" di Luigi Pirandello, non so se lo hai presente: testo letterario in cui si afferma che in pratica l'uomo assume diverse maschere a seconda dei contesti....

    Io vedo il sè modificabile, mai statico. La staticità è un esigenza introspettiva di autodefinirsi per trovare in sè un punto di riferimento a partire dal quale agire con la massima coerenza possibile; essere se stessi, il problema di esserlo, il porselo, corrisponde a un'esigenza di mettere ordine , significandole, alle emozioni ma anche ai pensieri che determinano il nostro agire.

    Che poi ognuno si ponga in modi diversi, a seconda di chi ha di fronte, dipende molto dalla personalità, dal livello di organizzazione, che rispecchia le esperienze passate e , ribadisco, condiziona in massima parte il presente.

    Noi temiamo il giudizio altrui, le definizioni altrui di noi stessi, anche se lo neghiamo spesso. Molti , dicono di non curarsi del giudizio altrui e di andare avanti seguendo un proprio binario. Penso che non sia possibile, anche la negazione del giudizio altrui cela la paura del confronto, ovvero la paura di mettersi in discussione destabilizzando l'autoimmagine che a fatica ci si è costruiti, indipendentemente dalle rappresentazioni che ci rimandano gli altri.

    Perchè, sì, si può essere se stessi creandosi una propria immagine rigida scevra dalle opinioni altrui, e forse ciò è un meccanismo di difesa , una negazione di parti di sè che non vogliamo accettare.

    Ecco che essere se stessi non è un'immagine statica, la pretesa di esserlo corrisponde a un meccanismo di difesa, ma non puoi esser sempre in un modo o insiemi di modi, in tutti i contesti: non ci sarebbe evoluzione dal punto di vista ontogenetico .

    Il comando: "Sii, te stesso!"..lascia il tempo che trova...allora.

    Tuttavia, è una necessità quella di autodefinirsi in modo generale, darsi dei punti fermi di autoconoscenza che ci orientino nelle relazioni, altrimenti saremmo "schizzati". Dobbiamo sapere chi siamo se vogliamo sapere dove vogliamo andare. Ma dovremmo cercare di scoprire chi siamo in modo flessibile, non rigido, con atteggiamento di autosperimentazione, di ricerca.

    Allora essere se stessi non diventa un comando fine a sè, quanto un invito a darsi definizioni provvisorie ma convinte di ciò che vogliamo fare . L'essere al servizio dell'agire. Questo spirito di ricerca, mai terminato, ci lascia comunque un'impronta generale, di fondo, di sè, che corrisponde alle conoscenze che noi abbiamo di ciò che ci fa stare bene, versus, male. Ma anche , di ciò verso cui aspiriamo che corrisponde a tendenze caratteriali, insite nel d.n.a, che necessitano di essere incanalate in modi di agire concreti; non ideali e basta ma azioni.

    Una domanda utile per vedere a che punto di questo processo di ricerca siamo può essere: "Adesso , mi sento me stesso?
    Ovvero, sto agendo come desidero , in risposta alle mie tendenze e aspirazioni?
    Buona vita a tutti!

  4. #4
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    Ciao Sinonimo ,
    si, Luigi lo conosco, è pure mio vicino di casa .
    Anche io condivido il tuo discorso a patto che mi ritrovo in qualche frase a dover aggiungere implicitamente le situazioni relazionali: "dovremmo cercare di scoprire chi siamo in modo flessibile, non rigido, con atteggiamento di autosperimentazione, di ricerca", "Adesso , mi sento me stesso? Ovvero, sto agendo come desidero , in risposta alle mie tendenze e aspirazioni?" ..insomma, dette così (mi) appaiono come processi troppo solitari, quindi (mi) aggiungo fra le tue frasi "in relazione a...": "adesso mi sento me stesso in relazione a...? Ovvero, sto agendo come desidero in relazione a..., in risposta alle mie tendenze e aspirazioni?".
    Poi rispetto a questa tua idea:
    Molti , dicono di non curarsi del giudizio altrui e di andare avanti seguendo un proprio binario. Penso che non sia possibile, anche la negazione del giudizio altrui cela la paura del confronto, ovvero la paura di mettersi in discussione destabilizzando l'autoimmagine che a fatica ci si è costruiti, indipendentemente dalle rappresentazioni che ci rimandano gli altri.
    io penso che non sia possibile per un altro motivo e cioè che le persone che affermano di non curarsi del giudizio altrui, proprio per il "principio" di seguire il proprio binario, devono continuamente osservare e "curare" le opinioni altrui di sè per generare differenza. Dico "di più", secondo me, scopro il mio binario da seguire (il scoprire se stessi) grazie agli altri che mi offrono continuamente definizioni (si spera differenti) su di me dove io nel frattempo accetto, rifiuto e trasformo (genero ulteriori differenze) su tali definizioni. I problemi possono sorgere nel momento in cui "tutti" mi definiscono in un solo modo: io a quel punto non due definizioni di me per generare ulteriore differenza; faccio l' esempio del bullo che in questo periodo va tanto di moda. Nell' ambito scolastico Ercolino è descritto come la peste per eccellenza dell' istituto e questa descrizione definisce anche i comportamenti di rimprovero, esclusione, delusione da parte di insegnanti ed evitamento, sottomissione, paura da parte dei compagni. Ercolino è un bullo, è se stesso solo quando fa danno. Naturalmente pure a casa arriva questa notizia magari con aggiunta di suggerimenti su ulteriori strategie di punizione, ecc.. La fatidica domanda adesso è: come può Ercolino crearsi un' immagine di sè differente da quella osservata da "tutti" se conosce solo quella definizione? In quei momenti si spera che arrivi un insegnante nuovo con informazioni zero rispetto agli alunni, ma sappiamo che purtroppo non è così e dunque appena Ercolino tira la sua prima carta dal suo banco in direzione del cestino, Ercolino continua ad essere se stesso cioè bullo.
    Non so se sto sviando il discorso, il fatto che hai aperto la discussione in "Psicologia Clinica" mi orienta a conversare più verso l' empasse, blocchi e difficoltà di ricerca dell' "essere se stessi". Fammi sapere,
    ciaociao

  5. #5
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    Originariamente postato da Accadueo
    Ciao Sinonimo ,
    si, Luigi lo conosco, è pure mio vicino di casa .
    Anche io condivido il tuo discorso a patto che mi ritrovo in qualche frase a dover aggiungere implicitamente le situazioni relazionali: "dovremmo cercare di scoprire chi siamo in modo flessibile, non rigido, con atteggiamento di autosperimentazione, di ricerca", "Adesso , mi sento me stesso? Ovvero, sto agendo come desidero , in risposta alle mie tendenze e aspirazioni?" ..insomma, dette così (mi) appaiono come processi troppo solitari, quindi (mi) aggiungo fra le tue frasi "in relazione a...": "adesso mi sento me stesso in relazione a...? Ovvero, sto agendo come desidero in relazione a..., in risposta alle mie tendenze e aspirazioni?".
    Poi rispetto a questa tua idea: io penso che non sia possibile per un altro motivo e cioè che le persone che affermano di non curarsi del giudizio altrui, proprio per il "principio" di seguire il proprio binario, devono continuamente osservare e "curare" le opinioni altrui di sè per generare differenza. Dico "di più", secondo me, scopro il mio binario da seguire (il scoprire se stessi) grazie agli altri che mi offrono continuamente definizioni (si spera differenti) su di me dove io nel frattempo accetto, rifiuto e trasformo (genero ulteriori differenze) su tali definizioni. I problemi possono sorgere nel momento in cui "tutti" mi definiscono in un solo modo: io a quel punto non due definizioni di me per generare ulteriore differenza; faccio l' esempio del bullo che in questo periodo va tanto di moda. Nell' ambito scolastico Ercolino è descritto come la peste per eccellenza dell' istituto e questa descrizione definisce anche i comportamenti di rimprovero, esclusione, delusione da parte di insegnanti ed evitamento, sottomissione, paura da parte dei compagni. Ercolino è un bullo, è se stesso solo quando fa danno. Naturalmente pure a casa arriva questa notizia magari con aggiunta di suggerimenti su ulteriori strategie di punizione, ecc.. La fatidica domanda adesso è: come può Ercolino crearsi un' immagine di sè differente da quella osservata da "tutti" se conosce solo quella definizione? In quei momenti si spera che arrivi un insegnante nuovo con informazioni zero rispetto agli alunni, ma sappiamo che purtroppo non è così e dunque appena Ercolino tira la sua prima carta dal suo banco in direzione del cestino, Ercolino continua ad essere se stesso cioè bullo.
    Non so se sto sviando il discorso, il fatto che hai aperto la discussione in "Psicologia Clinica" mi orienta a conversare più verso l' empasse, blocchi e difficoltà di ricerca dell' "essere se stessi". Fammi sapere,
    ciaociao
    Ciao condivido in pieno l'accezione sistemico-relazionale che hai dato al discorso, in effetti io l'ho sott'intesa quando proponevo le domande possibili che un soggetto si può porre in merito all'essere se stessi a livello di sperimentazione di sè.

    Certo, ciò implica una buona dose di autoconsapevolezza, stati di coscienza vigile e potremmo dire , dal punto di vista cognitivo, l'attivazione di metacognizioni e metaemozioni.

    E' vero , l'esempio che fai tu di Ercolino calza a pennello: le immagini di noi ci provengono spesso dagli altri eppure noi , a seconda dell'età , del grado di funzionamento mentale, delle esperienze pregresse, possiamo elaborare gli input che ci provengono dagli altri. Forse Ercolino non sarà capace, se tutti pensano che lui sia bullo , crederà di essere tale per sempre. Eppure, si può uscire da tale blocco, laddove anche una sola esperienza positiva lo abbia fatto sentire "buono".
    Ecco che attivare un canale di esperienze positive ( es, collaborazione con i compagni, volontariato) che lo facciano sentire utile agli altri si può rivelare una buona via verso la costruzione di modelli di sè "buoni" e far sì che lui possa preoccuparsi di sè, prendersi cura di sè. Ercolino potrebbe iniziare a pensare che lui è in grado di essere altro, che quest'altro lo rende utile agli altri e che gli altri gli stanno dimostrando che lui può essere ben voluto per i suoi sforzi.
    Affinchè tale processo si attivi, è importante che non si etichetti Ercolino come bullo, se no lui si sente un caso per la comunità, che deve cambiare per essa, e potrebbe non aver nessuna voglia di farlo: se sente la disistima che proviene dagli altri, crederà di non essere in gamba, si sentirà emarginato e diverso, crederà di essere se stesso in quanto bullo e non troverà motivi per volere cambiare: perchè dovrebbe? Per far contenti gli altri? Per le rappresentazioni altrui? Quelle stesse che lo fanno sentire cattivo? Di quelle persone di cui non si fida?

    Qui si arriva alla fiducia: dài fiducia a chi nessuno ne dà, e probabilmente questi non la tradirà. Certo, occorre darla e veicolarla in modo che Ercolino se ne renda conto, che si senta utile e degno di potenziale stima, come tutti, non perchè deve dimostrare di non essere bullo!

    Ciò che si aiuta in Ercolino è l'attivazione di un processo di costruzione di immagini positive di sè, che sono la base per l'eventuale "metacoscienza" di sè, il contraltare delle immagini cattive di sè.

    Ercolino imparerà , si spera col tempo certo e per gradi, a stare bene con se stesso e quindi con gli altri e verranno disattivati i meccanismi di difesa all'origine del bullismo.

    Che ne pensi ?

    Ciao
    Buona vita a tutti!

  6. #6
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    che ne pensi?
    penso che le tue idee sono molto utili e che mi generano altre domande in relazione a quello che hai scritto:
    le immagini di noi ci provengono spesso dagli altri eppure noi , a seconda dell'età , del grado di funzionamento mentale, delle esperienze pregresse, possiamo elaborare gli input che ci provengono dagli altri.
    Ercolino riceve definizioni di sè come ragazzino cattivo e violento (per esempio) dagli insegnanti, ma Ercolino che definizioni "invia" agli insegnanti?
    Cioè sembra come se ci fosse un circolo vizioso dove è impossibile scoprire chi ha iniziato a fare cosa.. Ercolino potrebbe dire: "io sfascio tutto perchè gli insegnanti mi odiano" e gli insegnanti potrebbero dire: "noi puniamo Ercolino perchè lui sfascia tutto". Insomma, per far si che questo circolo diventi virtuoso Ercolino o gli insegnanti devono cambiare idea (immagine dell' altro) rispetto all' altro/i. E come si fa?
    Cioè, rispetto anche a quello che scrivi:
    una buona via verso la costruzione di modelli di sè "buoni" e far sì che lui possa preoccuparsi di sè, prendersi cura di sè.
    secondo me, è un discorso valido anche per gli insegnanti. Un docente segue una classe di 20 alunni dove 1 è un grande biricchino. Da 19 alunni circa riceve la definizione di sè (come insegnante e persona) come buona, preparata, umana; in pratica si "ciba" di queste definizioni per prendersi cura di sè, preoccuparsi di sè, ecc. Dall' Ercolino riceve la definizione di bastar.., incompetente, cattivo. A parte tutte le teorie sull' evitamento di persone che ci stanno antipatiche, ma se l' insegnante dovesse decidere di (pre)occuparsi di far cambiare definizione di Ercolino su di sè, che messaggio implicito potrebbe mandare nel frattempo agli altri 19 alunni (naturalmente anche a parte la preoccupazione ulteriore del "blocco" della formazione)?


    Ercolino imparerà , si spera col tempo certo e per gradi, a stare bene con se stesso e quindi con gli altri e verranno disattivati i meccanismi di difesa all'origine del bullismo.
    di questa frase che ho sottolineato in relazione a quello che ho detto sopra, leggi anche meccanismi di difesa di qualcun altro?

    ciaociao
    Ultima modifica di Accadueo : 29-11-2006 alle ore 10.01.59

  7. #7
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    Dunque, le definizioni di ercolino possono cambiare qualora gli insegnanti si rendano conto che le loro reazioni all'alunno non sono esclusivamente provocate dall' alunno , ma anche e in modo determinante da ciò che gli insegnanti pensano di sè: in quanto persone, in quanto insegnanti , in quanto insegnanti di fronte a comportamenti che li infastidiscono, offendono, etc...derivanti da Ercolino.

    Cambiare le rappresentazioni dell'altro non si può , di punto in bianco, forse non si può mai, si può cercare di far arrivar a punti di incontro le rappresentazioni proprie e quele altrui, ovvero che l'insegnante ha di sè e di Ercolino; quelle che , invece , Ercolino ha dell'insegnante possono arrivare all'insegnante anche in modo distorto, non veritiero: es , Ercolino pensa che l'ins.te sia antipatico ma non cattivo, l'ins.te può arrivare a pensare che Ercolino pensi che l'ins,te sia cattivo e questo per incomunicabilità, ovvero comunicazione non efficace.


    Nel frattempo, l'ins.te deve fare i conti con ciò che pensano gli altri alunni della relazione con Ercolino, ed idem deve fare Ercolino. Ci sono cortocircuiti continui fra rappresentazioni, eppure si dovrebbe arrivare, in concreto, a relativizzare ogni rappresentazione con fatti, attività, esempi continui e ricompense.

    Meccanismi di difesa? L'ins.te ne attua di continuo: deve difendere l'immagine che ha di sè di buon insegnante( sempre che ne abbia una), e la difesa aviene nei confronti di sè e delgi alunni e dei colleghi e dei genitori dei compagni vittime del bullismo. C'è una guerra di rappresentazioni individuali e sociali ( la società che vede la scuola come risolutrice di casi di disadattamento sociale).

    I meccanismi di difesa li attuano i bidelli che dicono davanti alla classe che alunni come ercolino non ce n'erano mai stati e che manco i bidelli e gli insegnanti possono far nulla per evitare che questi scappi dalla classe e vada a distruggere le porte dei bagni ( ad. es).

    Gli esempi continuano a bizzeffe.....se vuoi. Ne so qualcosa...
    Buona vita a tutti!

  8. #8
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    Ciao Sinonimo, so che ne sai qualcosa per questo continuo a farti domande
    Questa tua ultima risposta è molto complessa nel senso che adesso leggo molti più personaggi, "attori" consapevoli e inconsapevoli, nel processo di costruzione del sè. Se sei d'accordo, attraverso Ercolino o anche no, potremmo ragionare punto per punto le varie definizioni che hai dato di "essere se stessi" nel sondaggio, partendo da "comportarsi come fa piacere a sè"..
    Cosa comporta? come mai uno decide di comportarsi come fa piacere a sè? Da chi l'ha imparato? Possono generarsi problemi con questa decisione o questa decisione è frutto del desiderio di uscire da una empasse precendente? ecc..
    ciaociao

  9. #9
    Super Postatore Spaziale L'avatar di sinonimo
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    Allora, Acca..

    Originariamente postato da Accadueo
    Se sei d'accordo, attraverso Ercolino o anche no, potremmo ragionare punto per punto le varie definizioni che hai dato di "essere se stessi" nel sondaggio, partendo da "comportarsi come fa piacere a sè"..
    Cosa comporta? come mai uno decide di comportarsi come fa piacere a sè? Da chi l'ha imparato? Possono generarsi problemi con questa decisione o questa decisione è frutto del desiderio di uscire da una empasse precendente? ecc..
    ciaociao [/B]

    Sono d'accordo, dunque vediamo.....

    1) Comportarsi come fa piacere a sè.

    Comportarsi come fa piacere a sè implicherebbe agire secondo il principio di piacere di memoria freudiana. Tale principio si scontra con il principio di realtà. Elaborando la posizione freudiana , e riportando il tutto alla società di oggi in cui l'immagine conta moltissimo, si potrebbe ipotizzare quanto segue:

    Premessa : cosa fa piacere a sè? Cos'è il piacere che uno ricerca?
    E' , secondo me, l'autocompiacimento, il vedersi come persona buona in contrapposizione alle immagini proprie e altrui di persona cattiva. Ovvero: " Io provo piacere a sentirmi buono ed anche più buono degli altri" Quest'ultimo aspetto , della competizione sana ma disfunzionale se usata come mezzo esclusivo per sentirsi considerato, lo collegherei allo sviluppo morale, inteso come costruzione progressiva del senso di sè connotato di qualità socialmente accettabili.

    Adesso analizziamo il concetto di persona buona, socialmente condiviso. Buono è per la madre il figlio che , attraverso il contatto col seno materno e le prime reazioni di careviging, materno e paterno ( questi in senso diverso da quello materno, come sperimentazione di sè dal punto di vista del gioco organizzato etc.), che risponde in modo da mostrare dipendenza e autonomia allo stesso tempo, in rapporto di equilibrio, senza entrare in continuo contrasto o dipendenza con la madre e quindi soddisfacendo le immagini di sè materne e paterne in quanto figure di accudimento.
    Per il bambino, neonato e poi più grande, buona sono la madre, e il padre, che rispondono ai suoi bisogni fisiologico- sociali.
    Da qui un feeed-back continuo di "apprezzamenti" verbali e non verbali , reciproci.

    Il figlio si sente bene, sta bene, è soddisfatto nei suoi bisogni primari e secondari. Se a un certo punto avviene qualcosa che spezza questo equilibrio le immagini di sè e quelle altrui cambiano.
    aD. es. il bambino viene maltrattato , abbandonato per lungo tempo, improvvisamente nutrito in orari diversi dal solito e di malavoglia, etc.. O il figlio assiste a scene di litigi dei genitori..

    Insomma , il figlio inizierà a sperimentare nuove forme di piacere per sè, ovvero i meccanismi di difesa adattivi per sopravvivere alla nuova situazione. Col tempo sperimenterà che essere buono , non sempre significa fare il buono come vuole la società, ma pensare a sè, anche se inconsciamente, ovvero sopravvivere ai conflitti: dunque , il figlio proverà piacere nel curarsi da sè, per quanto può, ad es, attraverso la negazione o il comportamento ribelle a scuola.
    Fa piacere, inn massima parte ad Ercolino sfogare la sua rabbia, gli fa bene e anche se gli altri lo etichettano come persona "cattiva" lui per quanto possa crederci, nonostante sensazioni più o meno forti connesse al senso di colpa, sarà portato ad autogiustificarsi in modo anche irrazionale ed inconscio, come soggetto che non sta facendo altro che attuare l'unica forma di difesa possibile dagli attacchi altrui, del contesto in cui vive: ecco che non si sente veramente cattivo, ecco che il suo piacere non coincide con il piacere socialmente desiderabile, ecco lo scontro fra rappresentazioni opposte. Ecco, il comportarsi come fa piacere a sè. E questo vale anche per adulti, e questo richiama una serie di aspetti cui fa capo l'aspetto del potere. In fondo, comportarsi come fa piacere a sè, implica sperimentare forme di potere sugli altri e su di sè, intese come meccanismi adattivi , in senso ancora clinico ,difese.

    ciao
    Buona vita a tutti!

  10. #10
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    Ciao Sinonimo
    dunque, provo a vedere se ho capito bene..
    Nel "comportarsi come fa piacere a sè" la persona osserva poco gli effetti del proprio comportamento verso gli altri. Il fatto di sentirmi me stesso distruggendo oggetti e relazioni o viceversa comportantomi come un "santo", in realtà questi due esempi estremi sono più simili di quanto possano apparire perchè entrambi guidati dal "principio di piacere". La caratteristica fondamentale di questa scelta sembra essere: Il bene o il male che faccio agli altri dipendono dal piacere che provo e non dalle costrizioni comportamentali della vita quotidiana. Uno degli effetti principali di questa scelta sembra pure essere che si rimane soli nel mandare avanti questa "crociata" sia nel bene che nel male. Ercolino è "solo", ma anche un Francesco d' Assisi si è ritrovato "solo".
    Poi ci sono quegli equilibri o compromessi generati dal conflitto fra principio di piacere e principio di realtà. "Il comportarsi come piace a sè senza disturbare l' altro". Qualcuno potrebbe domandare: come è possibile comportarsi come piace a sè senza disturbare l' altro? Ebbene, io risponderei che secondo me non è possibile. Basterebbe fare una "visitina" nel cassetto dove sono depositate le richieste di piacere personale per vedere la quantità di compromessi con la realtà e le relazioni. Come hai sottolineato tu, e anche secondo me, il "comportarsi come fa piacere a sè" è in stretta connessione con il "potere". Mi vengono in mente alcuni capi di stato del presente o del passato e gli effetti del loro potere di esercitare la "goduria" personale sulle popolazioni. Anche grandi personaggi storici positivi che adoravano comportarsi come piaceva a loro purtroppo sono "finiti male" perchè "incompresi".
    Sto pure pensando a qualche personaggio vip che appaiono come coloro che possono anche permettersi di comportarsi come piace a loro e gli effetti che provocano sull' opinione pubbilica.. chessò Madonna vuole adottare un bambino.. Madonna si prende il bambino.. sono pensieri scritti veloci.. devo scappare.. a presto
    ciaociao

  11. #11
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Non si può essere qualcosa di diverso da se stessi,ma si può essere se stessi in modo più completo.
    Ciò che occorre seguire è una maggiore libertà,una maggiore varietà e una maggiore consapevolezza.
    Ciscuno riproduce nel presente quello che ha costruito nel passato,non qualcosa di falso quindi,ma di parziale.
    Ultima modifica di Parsifal : 05-12-2006 alle ore 22.14.53

  12. #12
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    Originariamente postato da Accadueo
    Ciao Sinonimo
    dunque, provo a vedere se ho capito bene..
    Nel "comportarsi come fa piacere a sè" la persona osserva poco gli effetti del proprio comportamento verso gli altri. Il fatto di sentirmi me stesso distruggendo oggetti e relazioni o viceversa comportantomi come un "santo", in realtà questi due esempi estremi sono più simili di quanto possano apparire perchè entrambi guidati dal "principio di piacere". La caratteristica fondamentale di questa scelta sembra essere: Il bene o il male che faccio agli altri dipendono dal piacere che provo e non dalle costrizioni comportamentali della vita quotidiana. Uno degli effetti principali di questa scelta sembra pure essere che si rimane soli nel mandare avanti questa "crociata" sia nel bene che nel male. Ercolino è "solo", ma anche un Francesco d' Assisi si è ritrovato "solo".
    Poi ci sono quegli equilibri o compromessi generati dal conflitto fra principio di piacere e principio di realtà. "Il comportarsi come piace a sè senza disturbare l' altro". Qualcuno potrebbe domandare: come è possibile comportarsi come piace a sè senza disturbare l' altro? Ebbene, io risponderei che secondo me non è possibile. Basterebbe fare una "visitina" nel cassetto dove sono depositate le richieste di piacere personale per vedere la quantità di compromessi con la realtà e le relazioni. Come hai sottolineato tu, e anche secondo me, il "comportarsi come fa piacere a sè" è in stretta connessione con il "potere". Mi vengono in mente alcuni capi di stato del presente o del passato e gli effetti del loro potere di esercitare la "goduria" personale sulle popolazioni. Anche grandi personaggi storici positivi che adoravano comportarsi come piaceva a loro purtroppo sono "finiti male" perchè "incompresi".
    Sto pure pensando a qualche personaggio vip che appaiono come coloro che possono anche permettersi di comportarsi come piace a loro e gli effetti che provocano sull' opinione pubbilica.. chessò Madonna vuole adottare un bambino.. Madonna si prende il bambino.. sono pensieri scritti veloci.. devo scappare.. a presto
    ciaociao
    Eccomi qui

    Dunque ribadisco: secondo me è possibile comportarsi come piace a sè al di là delle reazioni altrui. Ma la vedo come una difesa, e non è detto che la persona sia felice di agire così, ad es, con soprusi sui compagni: in realtà non è se stesso in modo completo , colui che continua a fare i soprusi, è un sè mortificato che adotta strategie di difesa per segnalare un disagio ...
    Buona vita a tutti!

  13. #13
    Super Postatore Spaziale L'avatar di sinonimo
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    C'è nessuno che vuole dire la sua? Qui votate , votate...e basta!
    Buona vita a tutti!

  14. #14
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    infatti Sinonimo, io mi sono fermato sperando su altri interventi...
    su gente siate voi stessi nel raccontare secondo voi cosa significa essere se stessi.
    ciaociao

  15. #15
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    Continuo io, sulla base di un'eseprienza appena fatta, fresca fresca...Quando sono me stessa con gli altri mi sento a posto, bene, anche se faccio piccole gaffe( chi non le fa) mi diverto e ne rido.
    Essere se stessi significa essere liberi senza invadere lospazio altrui.
    Che ne pensate? La vivete mai così?
    Buona vita a tutti!

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