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  1. #1
    Postatore Epico L'avatar di paky
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    Da "Il Mattino" del 3/2/03

    Ragazzi vi riporto un articolo apparso oggi sul quotidiano "Il Mattino" alla pagina della cultura...
    Non ho ancora capito bene che l'ha scritto a fare cmq pare che il giornalista in questione consideri la professione dello psicologo/psicoanalista quasi come una moda, infatti a quanto pare questo è solo il primo articolo di una rubrica che, come potete vedere, si chiama "Professioni di tendenza"...

    Lascio a voi eventuali commenti...

    [color=darkredb4d4ce428][bb4d4ce428]PROFESSIONI DI TENDENZA / 1. Lo psicanalista, tra disagi del vivere e fobie alla moda [/bb4d4ce428]

    Giampaolo Rugarli

    Molti molti anni fa, al tempo in cui ero ragazzo, le malattie e le turbe della psiche erano vissute e sentite come una vergogna, peggio di un’infezione venerea, perché, nel secondo caso, il gallismo nazionale introduceva una giustificazione. Un infortunio sessuale era simile a una ferita ricevuta in guerra. Ma, per chi accusava un po’ di esaurimento (formula pudica che includeva ogni patologia dell’anima), non vi era misericordia. Balenava lo spettro della follia e un sospetto rovinava la vita sociale dell’esaurito. Oggi, se Dio vuole, le cose sono cambiate, ed anzi, ad ammettere di essere un tantino svitati o vittima delle più strampalate fobie, si dimostra di avere intelligenza ed eleganza.
    L’esortazione che è nel Monaco Nero di Cechov («Complimentatevi con me: a quanto pare sono impazzito»), non è più un paradosso. Così mi capita sempre più spesso di sentir dire: «Vado dall’analista già da un paio d’anni», oppure, se si sta discutendo di un qualsiasi problema: «Vorrei sapere il mio analista che cosa ne penserebbe».
    Analista è colui che, applicando il verbo di Freud, di Jung o di altri maestri, raccoglie le pene, i ricordi, le fantasie, i sogni di chi accusi disagi nello stare al mondo. A qual fine? «Io non curo e non guarisco» ha affermato lo psichiatra Paolo Crepet, nel corso di un programma televisivo, tant’è che qualcuno, credo Francesco Merlo, si è domandato che diavolo faccia lo stesso Crepet, dal momento che si rifiuta di curare e di guarire. Verosimilmente compito dell’analista è quello di aiutare i propri assistiti a convivere con se stessi. Accettare gli altri è più facile che accettare quanto, dentro di noi, ci appare inadeguato o addirittura manchevole.
    Strizzare cervelli, secondo la terminologia dei telefilm, è professione recente. Nasce tutto con Sigmund Freud, al quale l’umanità è debitrice di una grande scoperta, cioè dell’inconscio. Sono più scettico per quanto riguarda le esplorazioni dell’inconscio tentate dal padre fondatore e dai suoi discepoli: il terreno è congetturale, opinabile, anche se sarebbe ingiusto respingere aprioristicamente talune ipotesi. Psicologia e psicanalisi non sono scienze esatte, ammesso e non concesso che esistano scienze esatte (la verifica sperimentale vale sino all’acquisizione di una diversa verità). Forse non sono neppure «scienza», a meno di attribuire a questa parola il significato più ampio di contributo o metodo conoscitivo: tuttavia sono discipline suscettibili di allargare i nostri orizzonti, purché vengano bandite facilonerie e mistificazioni.
    Sono persuaso della buona fede di psicologi e di analisti, che però maneggiano materiali volatili, una circostanza che incoraggia le incursioni dei dilettanti e che rende complicato stabilire dei confini. Mi appello alla quotidiana esperienza, e ai vaniloqui della gente che ormai discute dei complessi di Edipo e di Elettra, come se ragionasse di sedani. Mi allarma anche quel tanto di snobistico che fa capolino nelle chiacchiere dell’utenza, per lo più appartenente ai ceti alti e facoltosi: e la frequentazione dell’analista diventa uno status symbol, non altrimenti che un viaggio alle Mauritius. Mi spaventa quel che di stregonesco o di sciamanico traspare dalla nuova professione, mentre qualche addetto, con maggiore o minore consapevolezza, tende a confondere il concetto «di inconscio» con il concetto di «inconoscibile», cioè la specie con il genere.
    Se l’inconscio spetta agli analisti, l’inconoscibile spetta (o dovrebbe spettare) ai filosofi, che tentano di spiegare, ai preti, che rinviano le spiegazioni al post mortem e agli artisti, che non spiegano ma che rappresentano. Inevitabilmente si ritorna al mistero della morte e, più ancora, della vita, enigmi che resistono a ogni assalto. Vent’anni fa Riccardo Pazzaglia, per deridere seriosità e sussiego, ripeteva con enfasi: «Chi siamo? Dove siamo? Ah, saperlo!», e aveva ragione a scherzare (niente è più bello e più vero di un sorriso), ma, ahimè, poneva domande importanti. Le stesse domande che arrovellano chiunque abbia ambizioni di creazione artistica.
    Per quanto a me consta, si va dall’analista per assilli di qualità inferiore o, meglio, di qualità diversa. Fobie piccole e grandi, nevrosi, disagi comportamentali... sono questi i motivi che suggeriscono di chiedere aiuto all’analista, chiamato non tanto a spiegare il senso delle cose quanto il perché della nostra difficoltà a stare tra le cose. In altri termini, Omero, Michelangelo e Beethoven prendono in consegna il mondo, tutto intero, mentre il medico dell’anima si avventura o prova ad avventurarsi nel mondo di un singolo individuo.
    Già so che questo mio articolo, sommario e approssimativo, lascerà scontenta l’inquieta e sempre più folta discendenza di Freud: gli studiosi della psiche mal sopportano intrusioni, anche perché attribuiscono caratteristiche quasi iniziatiche alla loro disciplina. Parlo così per esperienza: in passato mi permisi di sollevare molti dubbi, e fui redarguito, fui accusato di parlare senza essere munito delle indispensabili credenziali. Vorrei chiarire che non ho intenzione di tracimare nel gabinetto dell’analista: per reciprocità l’analista non dovrebbe tracimare nel laboratorio dello scrittore.
    Invece alcuni nipotini di Freud volentieri esorbitano dai loro compiti, e si affacciano sul mistero del vasto mondo: scrivono sui giornali e sui periodici, regalando pillole di saggezza (e questo è un diritto di ognuno, e sarebbe sciocco contestarlo), ma talvolta i più fantasiosi non si negano alla narrativa, e riscoprono le inquietudini sottese agli indimenticabili romanzi di Liala.
    Sul Lamento di Portnoy di Philip Roth è sceso l’oblio. Per fortuna o sfortuna anche la letteratura ha una grammatica e una sintassi, ha un sistema di regole che non si improvvisano, come non si improvvisano le regole che governano psicologia e psicanalisi: avere esperienza dei turbamenti delle fanciulle può aiutare per rincuorare le pazienti, ma non basta per scrivere un bel racconto. [/colorb4d4ce428]
    ...love is passion, obsession, someone you can't live without.
    I say fall head over heels.
    Find someone you can love like crazy and who'll love you the same way back.
    How do you find him? Well, forget your head and listen to your heart.
    'Cause the truth is that there's no sense living your life without this.
    To make the journey and not fall deeply in love... well, you haven't lived a life at all.
    But you have to try, because if you haven't tried, you haven't lived.

    Meet Joe Black

  2. #2
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
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    io non lo trovo così scandaloso, ma anzi concordo con tante affermazioni, non tutte.
    la psicologia e psicoterapia non sono scienze esatte, non hanno certezze irrinunciabili o tesi finali e finaliste, cionondimeno sono scienze e hanno tutto il diritto di esserlo, io per prima le studio.
    ma c'è troppa arroganza e faciloneria in questo mestiere, in chi lo svolge,e voglia di straripare oltre i propri ben delineati confini. tutte cose che sottraggono serietà e valore al vero professionista, che si muove faticosamente lungo gli argini di un terreno difficile

  3. #3
    Postatore Epico L'avatar di paky
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    Bè non ho mai detto di trovarlo scandaloso nè di non concordare con ciò che ha scritto (anche se alla fine non ho capito bene il senso di alcune cose ad esempio perchè è passato a parlare di letteratura boh sarò io che sono tonta! ), ve l'ho postato solo perchè era un articolo che parlava di psicologi e psicologia... Però sinceramente non mi piace che lo si metta tra le "professioni di tendenza"
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    How do you find him? Well, forget your head and listen to your heart.
    'Cause the truth is that there's no sense living your life without this.
    To make the journey and not fall deeply in love... well, you haven't lived a life at all.
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  4. #4
    L'avatar di laura81
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    L'articolo pone dei dubbi più che legittimi nei confronti di queste scienze ( che proprio per il fatto di non essere "esatte", come la matematica, possono essere molto più adatte allo studio della mente umana... che non è certo una formula matematica o un equazione!!!); esse si stanno diffondendo in una società che non può essere paragonata a quella di "molti anni fa" (come dice l'autore)... il benessere della cultura occidentale ha prodotto nuovi disagi legati alla vita psichica dell'individuo, che tra l'altro possono essere somatizzati ( somatizzazione dell'ansia... della depressione ) fino a condurre l'individuo stesso alla morte in alcuni casi; e la terapia in tali casi non si può definire un mero maneggiamento di "materiali volatili"!!!
    [quote:a61d9033e0]Sono persuaso della buona fede di psicologi e di analisti, che però maneggiano materiali volatili, una circostanza che incoraggia le incursioni dei dilettanti e che rende complicato stabilire dei confini.[...]
    Psicologia e psicanalisi non sono scienze esatte, ammesso e non concesso che esistano scienze esatte (la verifica sperimentale vale sino all’acquisizione di una diversa verità). Forse non sono neppure «scienza», a meno di attribuire a questa parola il significato più ampio di contributo o metodo conoscitivo: tuttavia sono discipline suscettibili di allargare i nostri orizzonti, purché vengano bandite facilonerie e mistificazioni. [/quote:a61d9033e0]
    Innanzittutto qui l'autore dell'articolo sta stereotipando eccessivamente la figura dello psicologo in senso lato... riducendolo a psicoanalista!
    E vorrei sottolineare il fatto che psicanalisi non è sinonimo di psicologia... la psicologia è nata prima di Freud ( padre della psicanalisi ).
    A mio avviso, pur avendo trattato un argomento di grande attualità, l'autore dell'articolo si sta macchiando egli stesso della "faciloneria" che mette al bando con tanta enfasi. Insomma ha fatto di tutta l'erba un fascio... e questo non è professionale... poichè noi potremmo allo stesso modo confondere il suo mestiere di giornalista di attualità e cultura con quello di un giornalista di gossip, ma sappiamo a priori che pur facendo la stessa cosa ( scrivere articoli su un giornale ) si tratta di due ambiti distinti!
    Sarebbe interessante poter scrivere al quotidiano Il Mattino in risposta a questo articolo... e chiarire alcuni punti dello stesso articolo... come quello che ho citato sopra!
    Voi che ne pensate?
    "Non è bello ciò che è bellico ma è bello ciò che è pace!" *aniki docet*

    There are 10 kinds of people in the world; those that understand binary and those that don't.

    ... dai diamanti non nasce niente
    dal letame nascono i fior... (F. De Andrè)



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