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Discussione: TSO e MORTE

  1. #1
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di alea
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    11-04-2002
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    TSO e MORTE

    Lettera aperta a Haidi Giuliani
    Giuseppe Casu, una morte senza giustizia


    Caro direttore, mi farebbe piacere che “Liberazione” pubblicasse questa mia lettera aperta a Haidi Giuliani.
    «Cara Haidi, sono passati ormai tre anni da quando è nato il sito delle “reti-invisibili”, che faticosamente raccoglie la memoria di tanti omicidi (“di piazza”, di stragi, nelle carceri) rimasti senza colpevoli, di tante vittime che, oltre a vedersi negata giustizia, hanno spesso visto la propria memoria infangata, da apparati dello Stato o da media superficiali (…). Sai cosa mi ha sorpreso, in questi anni? Il numero di persone che mi hanno scritto per denunciare a reti-invisibili fatti analoghi a quelli che documentiamo sul sito. Gente che mi ha mandato materiali per vicende del passato, certo, ma pure ragazzi che denunciano nuovi abusi, alcuni di questi fortunatamente non sfociati in tragedie. E’ stato grazie a questa mobilitazione spontanea che sono venuto a sapere di tante storie. L’ultima è quella di Giuseppe Casu, una morte “piccola” (se mai una morte può essere definita tale), ma emblematica. Una storia che faticosamente sta venendo alla luce grazie al neonato “Comitato Verità e Giustizia per la morte del signor Giuseppe Casu”… Siamo in Sardegna, a Quartu, dove da qualche tempo l’amministrazione comunale ha attivato una lotta contro i venditori ambulanti privi di licenza. E’ proprio così, hai capito bene: la solita storia del “ripristino della legalità”. Giuseppe Casu è uno di questi ambulanti. Vende frutta e verdura in una piazza di Quartu. Suppongo minacci la legalità con zucchine insurrezionaliste e peperoni sovversivi. Riceve numerosi verbali per la sua attività; li paga tutti, tranne l’ultimo: un verbale di 5mila euro che gli viene contestato lo scorso 14 giugno. Il signor Casu reagisce energicamente a quest’ultima contravvenzione, che deve apparirgli come una provocazione, una prevaricazione cui non vuole sottomettersi... Il giorno dopo, 15 giugno, secondo la ricostruzione del Comitato, Giuseppe Casu viene affrontato violentemente da carabinieri e guardie municipali. Viene caricato ammanettato su una barella e portato via: si tratta di un ricovero coatto, tecnicamente definito Trattamento sanitario obbligatorio (Tso). Cara Haidi, ti salto i passaggi intermedi, (…) ti basti sapere che il venditore ambulante resterà per una settimana in un reparto psichiatrico, soggetto a contenzione farmacologica (ossia somministrazione in dosi massicce di psicofarmaci) e contenzione fisica (ossia legato mani e piedi al letto), senza che le ferite riportate la mattina del 15 giugno siano curate, senza preoccuparsi dell’aggravarsi delle sue condizioni. Morirà il 22 giugno. Un successivo comunicato dell’Asl, emesso nell’ambito di un’inchiesta interna conseguente anche le segnalazioni dei familiari, non parlerà di un rapporto causa-effetto fra l’inumana degenza e il decesso, ma emetterà una condanna morale durissima. Il comunicato dirà (fonte: “La Nuova Sardegna” del 27 settembre) che nel caso dell’ambulante “la contenzione è stata effettuata per un periodo eccezionalmente lungo, senza interruzione... non si giustifica per un periodo così lungo e, in più, sommata alla contenzione farmacologica. La commissione non lo ritiene accettabile sotto il profilo clinico oltre che etico”. Sicuramente qualcuno, a questo punto, potrebbe obbiettare che questa vicenda ci riempie d’indignazione, ma resta ben diversa dalla storia di Carlo, di Aldro, di Fausto e Iaio, di Piero. Credo che a te, al contrario, non sfugga l’emblematicità della morte di Giuseppe Casu. Una morte che ci ricorda che la nostra società, per come è costituita, non si limita semplicemente a produrre ingiustizia ed esclusione, ma è basata su ingiustizia e meccanismi di esclusione. Le morti senza giustizia, le morti “dimenticate” sono la punta di un iceberg che vanta una base sommersa, profonda, inesplorata. La società semina un raccolto amaro: questi morti sono i suoi frutti. Non mi interessa, dunque, se clinicamente esista o meno un nesso causa-effetto fra il Tso subito dal signor Casu e la sua morte: quel nesso esiste sul piano logico, sociale, politico. Giuseppe Casu non c’è più, ma questa mia lettera vuole testimoniare non solo la sua vita, ma pure la sua piccola-grande ribellione, la persecuzione cui è stato sottoposto, le sue sofferenze finali. Non è molto, ma è quanto posso fare».

    Francesco “baro” Barilli via e-mail

    Fonte: Liberazione 19/10/2006

    Quanto ho letto ieri mi ha fatto "bollire" il sangue, mi sono sentita indignata, arrabbiata, delusa, amareggiata ...
    Pat
    "Il Signore, il cui oracolo è a Delfi, non dice nè cela, ma accenna" Eraclito

  2. #2
    Partecipante Esperto
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    Capisco la tua amarezza. Quotidianamente veniamo a conoscenza di due classi distinte di persone: di serie A e di serie B. Non tutto fa notizia e determinate cose rimangono in ombra. Nonostante lo sdegno che ha suscitato, certe volte credo che abbia un fondo di verità lo slogan: "contro lo stato di polizia,10 100 1000 nassyria"...non so se ho capito bene, solitamente, per aumentare lo sdegno, fanno solo sentire la seconda parte e non la prima..che in effetti devo aver flebilmente percepito in un servizio..
    In un periodo in cui questa room è parassitata da farneticanti postatori compulsivi che aprono 3d insulsi, finalmente tu ne apri uno sensato
    Pier

    Membro del comitato anti-morelli

  3. #3
    Pescelupo
    Ospite non registrato
    Che tristezza
    tra l'altro, neanche una parola sui tg nazionali, mi pare.
    Ho cercato approfondimenti, ma non ho trovato molto.
    Quello che pare certo,è un bell'insabbiamento

  4. #4
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Alea, apri un discorso che mi tocca, molto. Perché credo dovremmo sempre riflettere bene sul ruolo che abbiamo (o che avremo) come psicologi o come terapeuti. Di come sia facile cedere, di come sia semplice, banale - in fondo - regalare occasioni al potere. Di come sia fin troppo facile confondere la volontà di curare con quella di normalizzare, con la difesa dell'esistente.
    Non sto a citare il passato, ma vedo bene che la strada dell'inferno è spesso lastricata di buone intenzioni. Ti cito solo un caso del quale sono venuto a conoscenza in questi giorni: il padre è direttore di banca, la madre libera professionista. Il figlio ha lievi problemi di apprendimento. Qualche colloquio con uno psicologo del distretto e le cose si sistemano. Qualche euro di ticket. Ma al padre non va di pagarli. E, del resto, la sua assicurazione rimborsa al 100% le spese per cure psichiatriche. Allora che fa? Chiede allo psicologo di certificare un disturbo riconosciuto dal DSM IV. E lo psicologo esegue: "Disturbo dell'apprendimento e della condotta in soggetto con personalità borderline". Non contento, mi chiama per chiedermi se non conosco uno psichiatra che possa certificare a sua volta questa diagnosi, e si risente pure quando lo mando a quel paese.
    Forse sarà per questo che preferisco fare gruppi di giochi psicologici e guadagnare poco? Non so. So che, al di là delle mie proiezioni e delle mie paranoie, fare lo psicologo come si deve è una faticaccia. Ma vedere negli occhi di una persona il lampo che accompagna il riconoscimento che esiste un'altra soluzione al suo dilemma resta la cosa più bella che incontro.
    Quanto al resto, bisognerebbe sempre ricordarsi che tra uccidere e morire esiste pur sempre una terza via: vivere. Costi quel che costi.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  5. #5
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di alea
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    Originariamente postato da willy61
    Alea, apri un discorso che mi tocca, molto. Perché credo dovremmo sempre riflettere bene sul ruolo che abbiamo (o che avremo) come psicologi o come terapeuti. Di come sia facile cedere, di come sia semplice, banale - in fondo - regalare occasioni al potere.
    Guglielmo
    è questo, proprio questo, quando entra in gioco la "responsabilità", io credo (ma non potrei vivere diversamente) che si tratti di assumersi responsabilità e agire (o almeno pensare, riflettere, interrogarsi) di conseguenza.
    Sarò un'illusa, sarò quel che sarò ma nei miei "sogni" uno psicologo ha (dovrebbe avere) strumenti di pensiero atti a non farlo "cadere" in trappole di "pensiero semplice" "conformismo" a tratti "banalità/qualunquismo/stupidità" ...
    Pat
    "Il Signore, il cui oracolo è a Delfi, non dice nè cela, ma accenna" Eraclito

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