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  1. #1
    Partecipante Super Figo L'avatar di Pedrita
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    consentire la laurea in psicologia ai non psicologi

    leggendo qua e la su internet ho trovato questo contributo sul sito del MOPI
    " Il Mo.P.I. ha raggiunto una intesa con SISF/ISRE di Venezia-Mestre (Scuola superiore Internazionale di Scienze della Formazione), aggregata alla Facoltà di Scienze dell'Educazione (FSE) dell'Università Salesiana di Roma (UPS), che rilascia il titolo circa il progetto teso a consentire ai propri associati che possiedano alcuni requisiti professionali e curriculari predefiniti (tra i quali di rilievo è anche l'avvenuto superamento dell'esame di Stato), un adeguato percorso, attraverso il riconoscimento di crediti formativi, per l'accesso alla laurea in Psicologia.

    Nella fattispecie saranno prese in considerazione le seguenti posizioni:

    1. Psicologi iscritti all'Ordine laureati (nel comparto delle scienze umane) in materie diverse dalla psicologia che hanno sostenuto e superato l'esame di stato e posseggono una formazione ulteriore rispetto alla laurea
    2. Psicologi iscritti all'Ordine non laureati che hanno sostenuto e superato l'esame di stato e posseggono una formazione ulteriore rispetto alla maturità di base
    3. Counselor laureati in materie diverse dalla Psicologia che hanno frequentato dopo la laurea un corso triennale in counseling presso una scuola di formazione privata

    Per maggiori informazioni potete fare riferimento al comunicato n. 9 del 14 settembre 2006 (è necessario effettuare il login per accedervi)." http://www.mopi.it/archivio/articoli...te.asp?cod=398

    ma qui stiamo veramente sclerando e non mi riferisco per i primi 2 punti dove le persone non sono laureati ma sono iscritti all'ordine degli psicologi

    ma consentire la laurea in psicologia a chi ha fatto un corso di counseling è veramente assurdo mi chiedo cosa ci sia dietro forse serve per accaparrarsi studenti per i corsi counseling...
    e il dott. Rolando Ciofi è il segretario generale del MOPI movimento psicologi indipendenti
    nonchè docente o addirittura direttore di una scuola di specializzazione con corsi un pò per tutti dagli psicologi a scienze dell'educazione a scienze della formazione ad assistente sociale
    ma gli psicologi chi li tutela?
    Ultima modifica di Pedrita : 11-10-2006 alle ore 21.30.55

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    questo è un video di sedute psicoanalitiche nei diversi film!
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  2. #2
    piumealvento
    Ospite non registrato
    ma no son tt palle non se ne farà niente sicuramente

  3. #3
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Interessante, sarebbe la prima applicazione reale della riforma dell'università con la possibilità di valutare i crediti formativi.

    Ora approfondisco, poi magari scrivo due righe.

  4. #4
    psicosarix
    Ospite non registrato

    Re: consentire la laurea in psicologia ai non psicologi

    Originariamente postato da Pedrita
    [...] ma gli psicologi chi li tutela?

    cara pedrita ... la verità è che non ci difende nessuno
    ... guarda la sentenza del tar del lazio sulla psicologia clinica ... (non voglio essere monotona, ma è che ho seguito la storia fina dall'inizio) ... il caso è davvero un esempio eclatante della situazione degli psicologi
    ... nemmeno la legge è dalla nostra ... i medici possono iscriversi alla scuola di spec. in psic clinica ... ci danno il contentino dicendo che poi i medici avranno solo il titolo di psicoterapeuta e così credono di aver risolto tutto ... ma la formazione? che era il motivo principale della battaglia? nessuno ci pensa! come si fanno a formare bravi specialisti psicologi clinici se i medici devono recuperare 5 anni di psicologia? finirà che la psicologia clinica morirà per diventare una scuola di psicoterapia medica... noi contiamo zero e la nostra formazione pure e della perdita di una branca della psicologia ... a nessuno importa!!!

    da questo si capiscono molte cose, secondo me, ... la nostra formazione non interessa a nessuno ... non conta nulla!!! quindi la nostra preparazione non conta nulla!!! dunque la nostra professione non conta nulla!!! e quello che scrivi conferma solo la situazione precaria in cui siamo... purtroppo!

    intendiamoci io non parlo di garantismo a tutti i costi o di immobilità della professione (che a volte è pure troppo immobile), ma di tutela del patrimonio psiologico e della professione con le sue peculiarità sì!!!

    la psicologia è una scienza ... ma nessuno ci fa caso ... gli psicologi sono dei professionisti con una loro identità e strumenti peculiari!!! ... ma nessuno ci fa caso!!! ... credo sia davvero giunta l'ora di aprire un serio dibattito sulla figura dello psicologo e sulla sua professione. senza più perdere assolutamente un minuto!!!



  5. #5
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Ecchime... ho letto un po' tutte le carte presenti sul sito Mo.P.I. e il carteggio avvenuto tra il Mo.P.I. e quelli di AltraPsicologia. In più mi sono andato a rivedere la riforma universitaria e un sunto del significato di "autonomia" universitaria.

    Oggi una laurea viene rilasciata se lo studente accumula x crediti formativi universitari (cfu). Ad esempio per laurearsi in Psicologia servono X crediti e l'esame di Psicologia Generale ne rilascia Y. Dunque X - Y è uguale al restante percorso che ti rimane da fare per ottenere la Laurea.

    La riforma universitaria ha inoltre previsto la sostanziale autonomia degli Atenei rispetto alla valutazione dei crediti formativi.

    Pertanto il Senato Accademico (o chi per esso) è tenuto a valutare -se qualcuno lo chiede ovviamente- percorsi, esperienze, corsi, etc. al fine di verificare se tali attività svolte possano costituire l'acquisizione di crediti.

    Ora, rileggendo bene il tutto, nessuno regala niente a nessuno in quanto l'Università valuta i curricula dei richiedenti e poi decide se vi siano gli estremi per assegnare dei crediti rispetto al conseguimento della laurea in Psicologia.

    Le fattispecie previste sono:
    • Psicologo iscritto all'Ordine degli Psicologi con esame di Stato superato laureato in una materia diversa dalla Psicologia (e in questa fattispecie rientrano tutti gli attuali iscritti all'Ordine degli Psicologi entrati tra il 1989 e il 1992 circa attraverso le norme transitorie della Legge di Ordinamento della Professione 56/89 ovvero articoli 33 e 34)
    • Psicologo iscritto all'Ordine degli Psicologi senza aver sostenuto l'esame di Stato laureato in una materia diversa dalla Psicologia (e in questa fattispecie rientrano tutti gli attuali iscritti all'Ordine entrati tra il 1989 e il 1992 circa attraverso le norme transitorie della Legge di Ordinamento della Professione 56/89 ovvero articolo 32)
    • Psicologo iscritto all'Ordine degli Psicologi con esame di Stato sostenuto e superato privo di laurea (e in questa fattispecie rientrano tutti gli attuali iscritti all'Ordine -poche centinaia a dire il vero- entrati attraverso le norme transitorie della Legge di Ordinamento della Professione 56/89 ovvero articolo 34)
    • Laureati in materie diverse dalla Psicologia, non Psicologi iscritti all'Ordine, che hanno frequentato e superato un corso almento triennale di Counseling presso una Scuola accreditata dal MIUR (ex MURST)

    In base alla singola fattispecie su esposta l'Università valuta banalmente alcune cose cercando di capire se gli possa o meno attribuire cfu.

    Ovvero: l'aver sostenuto e superato l'esame di Stato può rappresentare X cfu? L'esercitare la professione di Psicologo può rappresentare X cfu? L'aver sostenuto un esame di Psicologia Generale presso una Scuola accreditata MIUR (quindi sostanzialmente equipollente al pubblico) può rappresentare X cfu?

    Inoltre vengono valutate anche altre competenze e/o titoli eventualmente acquisiti.

    In questo senso se una critica deve essere mossa non va mossa al Mo.P.I. e all'accordo in particolare, ma, nel caso, alla riforma universitaria nel suo insieme.

    Mi spiego meglio: se varata la riforma universitaria (che prevedeva anche, appunto, l'assegnazione di crediti) nessuno è sceso in piazza a protestare, perché ci si scandalizza a distanza di anni se la riforma viene banalmente messa in atto?

    In parte posso capirlo. Uno potrebbe dire: perché io mi sono fatto il mazzo per 3 anni e questo tipo lo iscrivono direttamente al 3° anno facendogli risparmiare due anni di esami?

    Questo ragionamento sul piano umano è comprensibile, ma non lo è sul piano giuridico.

    Ma in realtà, gira che ti rigira, si ritorna sempre lì... le anomalie sono nell'ordine degli psicologi, unico ordine italiano dove vi siano psicologi non laureati in psicologia. Non esiste un architetto non laureato in architettura o un farmacista non laureato in farmacia...

    E questo è. Tra l'altro, la discrepanza è evidente. Se attraverso le norme transitorie un non laureato in Psicologia ha sostenuto e superato l'esame di Stato si può solo pensare che:
    • o si è comprato l'esame
    • o ha tirato a caso e gli è andata bene
    • oppure che la Psicologia la conosceva davvero...

    Se l'ultimo caso è, come penso, quello giusto, non vedo niente di tremendo abbreviare un percorso universitario finalizzato a diventare Psicologo a chi... Psicologo già lo è da 18 anni!

    Per quanto concerne la fattispecie del counseling. Qui va premesso che lo "sconto" non è lo stesso delle altre fattispecie, prima di tutto. Dopodiché: vengono considerati soggetti con una laurea e con un corso presso una struttura accreditata MIUR. Quindi non mi pare ci sia il pericolo di un neodiplomato della Scuola Media che prende la laurea a 16 anni...

    Infine bisogna considerare che questa operazione è promossa dalla Pontificia Università Salesiana quella, per intendersi, dove c'è Pio Scilligo.

    Ora l'UPS è una Università pubblica a tutti gli effetti ed è nota per essere una struttura molto seria. Altro conto sarebbe stato infatti se tale accordo fosse stato fatto con un'Università inventata all'ultimo minuto o con le classiche università straniera che ti rilasciano il baccellierato senza nemmeno averti visto in fotografia.

    Onestamente lo reputo sinomino di garanzia.

    Infine voglio sottolineare due aspetti di questa operazione:
    • uno è l'aspetto più prettamente politico dove, ancora una volta, si vuole sottolineare le innumerevoli anomalie della categoria Psicologi in Italia
    • il secondo è un aspetto prettamente tecnico: l'operazione è giuridicamente corretta ai sensi dell'art. 5 del Decreto 3 novembre 1999, n. 509 del MIUR


    Tuttavia trovo corretto discuterne visto che ci riguarda tutti da vicino.

  6. #6
    Partecipante Super Figo L'avatar di Pedrita
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    Se l'ultimo caso è, come penso, quello giusto, non vedo niente di tremendo abbreviare un percorso universitario finalizzato a diventare Psicologo a chi... Psicologo già lo è da 18 anni!

    Per quanto concerne la fattispecie del counseling. Qui va premesso che lo "sconto" non è lo stesso delle altre fattispecie, prima di tutto. Dopodiché: vengono considerati soggetti con una laurea e con un corso presso una struttura accreditata MIUR. Quindi non mi pare ci sia il pericolo di un neodiplomato della Scuola Media che prende la laurea a 16 anni...

    Infine bisogna considerare che questa operazione è promossa dalla Pontificia Università Salesiana quella, per intendersi, dove c'è Pio Scilligo.

    Ora l'UPS è una Università pubblica a tutti gli effetti ed è nota per essere una struttura molto seria. Altro conto sarebbe stato infatti se tale accordo fosse stato fatto con un'Università inventata all'ultimo minuto o con le classiche università straniera che ti rilasciano il baccellierato senza nemmeno averti visto in fotografia.

    Onestamente lo reputo sinomino di garanzia.

    Infine voglio sottolineare due aspetti di questa operazione:
    • uno è l'aspetto più prettamente politico dove, ancora una volta, si vuole sottolineare le innumerevoli anomalie della categoria Psicologi in Italia
    • il secondo è un aspetto prettamente tecnico: l'operazione è giuridicamente corretta ai sensi dell'art. 5 del Decreto 3 novembre 1999, n. 509 del MIUR


    Tuttavia trovo corretto discuterne visto che ci riguarda tutti da vicino. [/B]
    sono d'accordo sul fatto che chi fa lo psicologo da 20 anni conosca la materia non sono d'accordo che a un laureato in scienze dell'educazione con esami semestrali + disparati solo perchè ha soldi e si compra dopo la laurea il corsetto triennale di counseling gli venga consentita anche la laurea in psicologia, se pur triennale che vale pochino diciamocelo

    X Psicosarix
    il ricorso al TAR del Lazio è stato vinto e la psicologia clinica sembra appannaggio degli psicologi. l'ho scritto qui http://www.opsonline.it/forum/showth...5&pagenumber=8
    ciao

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  7. #7
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Originariamente postato da Pedrita
    non sono d'accordo che a un laureato in scienze dell'educazione con esami semestrali + disparati solo perchè ha soldi e si compra dopo la laurea il corsetto triennale di counseling gli venga consentita anche la laurea in psicologia, se pur triennale che vale pochino diciamocelo
    Ciao Pedrita, secondo me stai facendo dell'eccezione la regola. Ti spiego perché:
    • intanto non è corretto screditare così "direttamente" la facoltà di scienze della formazione... considera che molti corsi di laurea in Psicologia sono ancora sotto tale facoltà poiché non hanno una facoltà indipendente e che molti docenti sono trasversali (e se i docenti sono trasversali, a parità di materie, lo saranno anche i programmi...)
    • dopodiché l'equazione che lasci evincere da quanto scrivi (counseling = corso comprato = titolo conseguito) è almeno un po' azzardata perché tende a fare di tutta l'erba un fascio
    • infine perché il termine che usi, ovvero "consentire" la laurea in Psicologia è un po' discutibile; nessuno consente niente, solo vengono valutate delle esperienze per capire se le stesse possano essere tramutate in crediti universitari

    Capisco che il primo sentimento che compaia sia di frustrazione, ma va anche superato (scusami queste parole, non è mio intento fare la diagnosi a nessuno).

    Ora: ci sono sicuramente delle Scuole di formazione in Counseling poco serie, ma nella misura in cui ce ne sono di Psicoterapia. Forse in Italia c'è chi si è comprato in contanti il titolo, ma nella misura in cui sono state vendute negli anni passati anche lauree in medicina.

    Sul counseling il problema è triplice:
    • epistemologico
    • giuridico
    • tutelativo

    Epistemologico perché, nonostante il counseling abbia una sua epistemologia e decine di anni di attività sia clinica che teorica, in Italia si è ancora convinti che sia né più né meno che sinonimo di "consulenza psicologica". Te lo dice un rogersiano: non è affatto così. Che poi in Italia ci si sia giocato è un'altra storia e di questo è giusto discutere.

    Giuridico perché la assoluta non chiarezza dell'articolo 1 della nostra Legge di ordinamento porta a dire che competenza dello Psicologo è tutto e niente allo stesso tempo (art. 1 L. 56/89: "La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito").

    Tutelativo poiché non essendo il counseling in Italia una professione riconosciuta e non essendovi in Italia tutele per le professioni prive di Albo, gli abusi sono statisticamente in numero maggiore (e qui si torna alla necessità di riformare le professioni intellettuali).

    Se questi 3 passaggi non fossero veri come ti spiegheresti che nel resto del mondo counselor, psicologi e psicoterapeuti "convivono" pacificamente da anni? Anzi, tanto per esser chiari, in posti come l'Inghilterra è molto più accreditato un Counselor di uno Psicologo...

    Ora io sono convinto che l'Università adotterà senz'altro un meccanismo di autotutela rispetto alla valutazione dei curricula. Tanto per parlarsi chiaro: non credo che la Pontificia Salesiana sputtanerà decine di anni di onorata accademia per intascare le rette di un po' di Counselor.

    Tornando un attimo al counseling: esistono scuole molto serie dove il programma teorico è sovente più tosto del minimo richiesto dal MIUR per accreditare una scuola di psicoterapia.

    Così come senz'altro ci saranno scuole per niente serie, ma da questo punto di vista tutto il mondo è paese. Lo stesso può valere per tutto altrimenti si rischiano equazioni socialmente molto pesanti: i liberi professionisti evadono tutti, gli idraulici sono tutti ladri perché invece di cambiarti la guarnizione di rifilano il rubinetto nuovo, etc. Socialmente tanto pericolose da cadere nel luogo comune.

    Qui credo che il punto sia un altro: la riforma nel suo insieme è giusta o meno? Mi spiego: aver sostituito gli esami con i cfu è stata un'operazione corretta? Ecco, credo che sia questa la vera discussione.

    Non mi restringerei alla facoltà di Psicologia poiché la logica dei crediti vale per tutte le facoltà.

    Lungo PS... Una piccola notazione sul citato articolo 1. Come si fa a dire che l'insegnamento della Psicologia può essere una riserva di Legge quando l'articolo 33 della Costituzione italiana recita testualmente: "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento"?

    E ancora: se preso alla lettera nella sua lettura più bieca (prevenzione, diagnosi, sostegno, etc.) se ne dovrebbe dedurre che: educatori, operatori socioculturali, operatori di strada, operatori delle tossicodipendenze, associazioni umanitarie, i vari telefoni rosa e telefoni amico e chi più ne ha più ne metta debbano essere TUTTI abusivi rispetto alla professione di Psicologo...

    Se l'articolo 1 fosse stato scritto "a modino" ovvero dicendo che lo Psicologo fa: a, b, c, etc. e senza lasciare troppo spazio interpretativo... tutte queste beghe non ci sarebbero o almeno se ne sarebbero escluse una parte.

    E poi ancora: noi viviamo in uno Stato di Diritto e la giurisprudenza può variare negli anni. Altrimenti come ti spieghi che un Giudice ha stabilito che la selezione del personale è propria alla professione di Psicologo? Nell'articolo 1 mica c'è scritto... e io la selezione la posso fare in tanti modi, mica solo somministrando batterie di reattivi...

  8. #8
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    Originariamente postato da quattrostracci
    Ciao Pedrita, secondo me stai facendo dell'eccezione la regola. Ti spiego perché:
    • intanto non è corretto screditare così "direttamente" la facoltà di scienze della formazione... considera che molti corsi di laurea in Psicologia sono ancora sotto tale facoltà poiché non hanno una facoltà indipendente e che molti docenti sono trasversali (e se i docenti sono trasversali, a parità di materie, lo saranno anche i programmi...)
    • dopodiché l'equazione che lasci evincere da quanto scrivi (counseling = corso comprato = titolo conseguito) è almeno un po' azzardata perché tende a fare di tutta l'erba un fascio
    • infine perché il termine che usi, ovvero "consentire" la laurea in Psicologia è un po' discutibile; nessuno consente niente, solo vengono valutate delle esperienze per capire se le stesse possano essere tramutate in crediti universitari

    Capisco che il primo sentimento che compaia sia di frustrazione, ma va anche superato (scusami queste parole, non è mio intento fare la diagnosi a nessuno).

    Ora: ci sono sicuramente delle Scuole di formazione in Counseling poco serie, ma nella misura in cui ce ne sono di Psicoterapia. Forse in Italia c'è chi si è comprato in contanti il titolo, ma nella misura in cui sono state vendute negli anni passati anche lauree in medicina.

    Sul counseling il problema è triplice:
    • epistemologico
    • giuridico
    • tutelativo

    Epistemologico perché, nonostante il counseling abbia una sua epistemologia e decine di anni di attività sia clinica che teorica, in Italia si è ancora convinti che sia né più né meno che sinonimo di "consulenza psicologica". Te lo dice un rogersiano: non è affatto così. Che poi in Italia ci si sia giocato è un'altra storia e di questo è giusto discutere.

    Giuridico perché la assoluta non chiarezza dell'articolo 1 della nostra Legge di ordinamento porta a dire che competenza dello Psicologo è tutto e niente allo stesso tempo (art. 1 L. 56/89: "La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito").

    Tutelativo poiché non essendo il counseling in Italia una professione riconosciuta e non essendovi in Italia tutele per le professioni prive di Albo, gli abusi sono statisticamente in numero maggiore (e qui si torna alla necessità di riformare le professioni intellettuali).

    Se questi 3 passaggi non fossero veri come ti spiegheresti che nel resto del mondo counselor, psicologi e psicoterapeuti "convivono" pacificamente da anni? Anzi, tanto per esser chiari, in posti come l'Inghilterra è molto più accreditato un Counselor di uno Psicologo...

    Ora io sono convinto che l'Università adotterà senz'altro un meccanismo di autotutela rispetto alla valutazione dei curricula. Tanto per parlarsi chiaro: non credo che la Pontificia Salesiana sputtanerà decine di anni di onorata accademia per intascare le rette di un po' di Counselor.

    Tornando un attimo al counseling: esistono scuole molto serie dove il programma teorico è sovente più tosto del minimo richiesto dal MIUR per accreditare una scuola di psicoterapia.

    Così come senz'altro ci saranno scuole per niente serie, ma da questo punto di vista tutto il mondo è paese. Lo stesso può valere per tutto altrimenti si rischiano equazioni socialmente molto pesanti: i liberi professionisti evadono tutti, gli idraulici sono tutti ladri perché invece di cambiarti la guarnizione di rifilano il rubinetto nuovo, etc. Socialmente tanto pericolose da cadere nel luogo comune.

    Qui credo che il punto sia un altro: la riforma nel suo insieme è giusta o meno? Mi spiego: aver sostituito gli esami con i cfu è stata un'operazione corretta? Ecco, credo che sia questa la vera discussione.

    Non mi restringerei alla facoltà di Psicologia poiché la logica dei crediti vale per tutte le facoltà.

    Lungo PS... Una piccola notazione sul citato articolo 1. Come si fa a dire che l'insegnamento della Psicologia può essere una riserva di Legge quando l'articolo 33 della Costituzione italiana recita testualmente: "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento"?

    E ancora: se preso alla lettera nella sua lettura più bieca (prevenzione, diagnosi, sostegno, etc.) se ne dovrebbe dedurre che: educatori, operatori socioculturali, operatori di strada, operatori delle tossicodipendenze, associazioni umanitarie, i vari telefoni rosa e telefoni amico e chi più ne ha più ne metta debbano essere TUTTI abusivi rispetto alla professione di Psicologo...

    Se l'articolo 1 fosse stato scritto "a modino" ovvero dicendo che lo Psicologo fa: a, b, c, etc. e senza lasciare troppo spazio interpretativo... tutte queste beghe non ci sarebbero o almeno se ne sarebbero escluse una parte.

    E poi ancora: noi viviamo in uno Stato di Diritto e la giurisprudenza può variare negli anni. Altrimenti come ti spieghi che un Giudice ha stabilito che la selezione del personale è propria alla professione di Psicologo? Nell'articolo 1 mica c'è scritto... e io la selezione la posso fare in tanti modi, mica solo somministrando batterie di reattivi...
    io sto esprimendo delle opinioni personali che credo non debbano essere giudicate.
    inoltre non capisco la frecciata sulla diagnosi ti dico che sto facendo il mio training difficile e costoso e non devo dimostrare niente.
    ciao

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  9. #9
    psicosarix
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    Originariamente postato da Pedrita
    [...] X Psicosarix
    il ricorso al TAR del Lazio è stato vinto e la psicologia clinica sembra appannaggio degli psicologi. l'ho scritto qui http://www.opsonline.it/forum/showth...5&pagenumber=8
    ciao

    sì! l'ho visto solo dopo aver già postato
    poi anche io ho dato la notizia sul thread

    http://www.opsonline.it/forum/showth...091#post743091

    sull'argomento corrente, invece, vorrei dire che questo sistema dei crediti andrebbe seriamente controllato per evitare delle scorciatorie e dei problemi futuri in termini di preparazione e competenze.
    concordo con la preoccupazione di pedrita, ma devo ammettere che (come sempre fino ad ora) la preparazione e gli argomenti di quattrostracci non fanno una piega .
    certamente vorrei saperne di più e capire meglio come davvero stanno le cose.
    resto del parere che urge una seria riflessione ed un serio dibattito sulla nostra professione!!!



  10. #10
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Originariamente postato da Pedrita
    io sto esprimendo delle opinioni personali che credo non debbano essere giudicate.
    inoltre non capisco la frecciata sulla diagnosi ti dico che sto facendo il mio training difficile e costoso e non devo dimostrare niente.
    ciao
    Aspetta, altrimenti rischiamo di non capirci... io non ti sto giudicando, ma sto discutendo (con te visto che mi rivolgo a te) su quello che dici. Infatti non ho mai scritto che "tu dici e fai", ma che i "tuoi ragionamenti portano a pensare che". D'altra parte siamo su un forum...

    Poi non ho capito di quale "frecciata" parli. Quando io ho detto che mi scusavo anticipatamente era proprio per non generare equivoci... ma mi sa che ha suscitato l'opposto...

    Provo a rispiegarmi perché non amo i sospesi: stavo cercando di calarmi nei panni di un giovane neolaureato che si vede scippato del proprio posto e pensavo di aver visto una sorta di frustrazione e di ansia per il futuro in questo. Se così non è ti chiedo scusa in quanto non era mia intenzione offendere nessuno.

    In tutto questo mi sfugge cosa c'entra il tuo training.

    Spero che l'incidente sia chiuso qui.

    Con stima,

  11. #11
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Originariamente postato da psicosarix
    ma devo ammettere che (come sempre fino ad ora) la preparazione e gli argomenti di quattrostracci non fanno una piega .
    Lo pensasse anche mia moglie quando parlo del detersivo da comprare...

  12. #12
    psicosarix
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    Originariamente postato da quattrostracci
    Lo pensasse anche mia moglie quando parlo del detersivo da comprare...
    ... nemo profeta in patria !!!
    i miei familiari hanno a portata di mano una psicologa e ... mi ascoltano tutti forchè loro!!! ci dobbiamo rassegnare


    anche tornando all'argomento del thread ... è difficile farsi ascoltare da quelli che dovrebbero essere i tuoi interlocutori (università, ordine, politica, legislatori ... ecc) avere dei veri canali di comunicazione con coloro che dovrebbero in qualche modo tutelare e vigilare sulla professione!
    intendiamoci, io non credo sia giusto avere tutto "scodellato", ma comprendo molto bene Pedrita ... ogni giorno sembra nascere qualcuno che può fare il tuo stesso lavoro ... senza però aver fatto il tuo stesso percorso!!!
    allora io mi chiedo ... ma perchè è così? un percorso non esiste solo per garantire una preparazione, ma anche per conferire un'identità che permetta di essere riconosciuti!!!
    e gli psicologi non sono riconoscibili ... evidentemente ... sono continuamente scambiati per altri e altri prendono il loro posto con troppa facilità.


    poi, secondo me, se una persona non fa il tuo stesso percorso non può avere la tua stessa preparazione e i tuoi stessi strumenti. intendiamoci, io non sto dicendo che i miei sono migliori di quelli di un altro, ma dico che non sono gli stessi, che sono diversi.

    prendiamo il caso della psicoterapia ... psicologi e medici ... possiamo dire che un medico psicoterapeuta pur avendo frequentato la stessa scuola di uno psicologo utilizzerà quello che ha imparato allo stesso modo??? le basi di partenza sono diverse. è problabile che utilizzerà anche gli psicofarmaci nel suo lavoro di psicotearapeuta, tanto per fare un esempio delle differenze che potrebbero esserci. (e ancor di più penso che sarebbe meglio un percorso autonmo per la psicoterapia)

    il mio discorso vuole arrivare a dire che se si permette un po' a questi e un po' a quelli di diventare psicologi, necessariamente si creeranno dei problemi! intendiamoci, non voglio offendere nessuno, ma pensiamo a dove siamo oggi ... la categoria più eterogenea che esista ... i "vecchi" psicologi sono laureati anche in filosofia e pedagogia e persino in scienze politiche ... e secondo me, avere così tante diverse "origini" ha contribuito a rallentare la formazione di quell'identità di gruppo che invece, a mio parere, è molto più presente nei più giovani.

    forse qualcuno sarà in disaccordo con me ... ma per me questo è un aspetto da non sottovalutare e non mi sembra una buona cosa che si ricominci ad avere psicologi di estrazione diversa.
    chiaro ... credo valga anche il discorso contario ... cioè noi non dobbiamo andare in giro a farci convalidare le lauree altrui ... ripeto non voglio impedire a delle persone di diventare psicologi ... ma credo che debba essere un percorso chiaro e riconoscibile ... senza scorciatoie!!!

    Ultima modifica di psicosarix : 13-10-2006 alle ore 03.08.54

  13. #13
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    717
    A mio modo di vedere i problemi sono due: il primo l'hai ben inquadrato tu: l'identità.

    Il secondo provo a inquadrarlo io: la professionalità.

    E mi spiego.

    Identità
    Il riconoscersi in una identità comune, in comuni radici, etc., è un presupposto basilare perché una categoria possa affermarsi in maniera solida e duratura.

    Agli Psicologi manca evidentemente una identità comune. Si è pensato che fatta la Legge (56/89) si sarebbero fatti gli Psicologi, ma così non è stato. Come quando si pensa di tracciare i confini di una nazione a tavolino e poi ci si ritrova le guerre tra etnie diverse che per la società appaiono come "guerre civili".

    Quando fu varata la 56/89 non si tenne conto del fatto che in Italia non esistevano Psicologi (o ne esistevano molto pochi), ma una miriade di professionisti provenienti dalle più disparate preparazioni.

    Prevalentemente tali professionisti erano concentrati nel settore della clinica in senso lato (psicoanalisti e psicoterapeuti) e i restanti provenivano dal settore della medicina (prima del varo dei primi corsi di laurea in psicologia).

    Anziché valorizzare questo patrimonio e partire da lì per costruire una categoria con una identità si è cercato, fin dall'inizio, di mettere gli uni contro gli altri.

    Ora nel 2006 ci ritroviamo con la Psicologia che a fatica sta cercando di affermarsi come scienza e vede la promozione di figure che prima non esistevano: Psicologo scolastico, Psicologo dello sport, Psicologo del lavoro, etc.

    Ma il "patatrac" (si scrive così?) ormai era avvenuto.

    Professionalità
    Ti riporto delle parole non mie:

    La professionalità che noi Psicologi sappiamo esprimere, sia come Psicologi sia come Psicoterapeuti è complessa. Come Psicoterapeuti siamo sanitari, nel senso che ci occupiamo di salute, ma il nostro paradigma è diverso da quello Medico. La salute che noi abbiamo in mente è equilibrio, armonia, recupero di senso, è sostanzialmente olistica, noi non operiamo su un corpo malato ma attraverso una relazione su altre relazioni. Ma non è questo che la società, come macrogruppo, come cultura ha in mente quando disquisisce di salute. Salute è ancora, nella nostra cultura, “riparazione di oggetti (un fegato, un cuore, un cervello, una cellula) che si sono guastati”. Salute rimanda ad un paradigma, quello della Medicina, ad un professionista, il Medico. Niente di strano dunque che la società ci scambi per medici (medici che curano i matti, come tutti i professionisti che iniziano per “psi”, Ppsichiatri, Psicoanalisti, Psicologi, Psicoterapeuti...). Niente di strano che nel campo della salute siano i Medici a dirigere il gioco. E noi ci dividiamo tra chi si arrampica sugli specchi per dimostrare l’indimostrabile (ovvero che le nostre discipline sono oggettivabili sostanzialmente con la stessa metodologia della ricerca valida per la Fisica o la Medicina) e chi si “brucia” e fugge nella soggettività spesso autoreferenziale. In ogni caso vassalli, prima ancora che nei fatti per condanna culturale.

    C’è poi il mondo non sanitario, il mondo “sano” per definizione, quello delle aziende, dello spettacolo, dello sport, dell’arte, della scuola, della politica, del diritto, dell’ambiente, dell’economia. Il mondo che non dà lavoro a professionisti della salute perché non ritiene di doversi curare. Per rapportarsi a quel mondo, che ai Medici non interessa, noi abbiamo molti strumenti, e persino qualche riserva di legge (vedi la nostra unica vittoria corporativa in quindici anni di esistenza, la sentenza Platè). Ma c’è un piccolo problema, quel mondo non ci vuole perché non è malato, non ha bisogno di “Medici che curano i matti”. I nostri colleghi che operano nella scuola hanno enormi problemi di rapporto con gli insegnanti, i colleghi che operano nelle aziende spesso rinunciano a presentarsi come Psicologi e preferiscono definirsi consulenti o, oggi sempre più frequentemente, Counselor, le aziende preferiscono un responsabile delle risorse umane laureato in Ingegneria o in Economia piuttosto che in Psicologia, nello stesso campo del diritto, dove pure tanta strada abbiamo fatto negli ultimi trent’anni, ancora molti giudici diffidano “delle fumosità degli Psicologi”, nello sport va di moda il Coach…

    Un quadro desolante? Niente affatto. semplicemente un quadro che risente della nostra storia dissociata e non ancora ricomposta né armonizzata: la storia di una disciplina nata come scienza sperimentale non applicativa appena cento anni fa nelle accademie, parallelamente nata professionalmente in modo del tutto autonomo, come Psicoanalisi dall’attività clinica di un Medico, e ancora quasi contemporaneamente emersa quale strumento di valutazione attitudinale delle truppe da mandare in guerra. Un storia ricca, che ancora non ha saputo trovare un paradigma unificante ma che ha prodotto tanti modelli ermeneutici e non solo, tante tecniche, tante modalità di intervento. Una storia unificata se non da un unico paradigma, da una cultura, la cultura psicologica valorizzante la soggettività, l’unicità delle relazioni, che ben può pretendere di portare il proprio contributo, in varie forme, alla convivenza sociale.

    [...]

    Forse varrebbe la pena di fare una riflessione sul fatto che in questo momento storico abbiamo qualche carta da spendere per dirigere ed organizzare quella che pare una frammentazione selvaggia (e in parte lo è) ma che potrebbe anche essere vista come un espandersi della cultura psicologica, un suo penetrare dirompente in ogni segmento sociale. La società che si sente “non malata” cerca comunque “Psicologia del benessere” e la compra volentieri da non Psicologi. La cosa non ci interessa? Ma tant’è, anziché analizzare seriamente la situazione e tentare di capire quale possa essere l’evoluzione possibile, troppi preferiscono la politica del doppio binario, da una parte la demagogia del “difendiamo gli Psicologi da Counselor e consimili”, dall’altra parte la vera svendita! Vada la specializzazione di Psicoterapia alle facoltà di Medicina purché ce ne rimanga qualche briciola, con ciò buttando a mare il più prezioso dei nostri patrimoni!


    [tratto da: Simposio, anno 1, numero 1, ottobre 2005, Editoriale]

    Ciao

  14. #14
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da quattrostracci
    A mio modo di vedere i problemi sono due: il primo l'hai ben inquadrato tu: l'identità.

    Il secondo provo a inquadrarlo io: la professionalità.

    [...]

    non posso che concordare, perchè sia tu che il testo che ci proponi dite delle cose che penso anche io!

    mi nasce una riflessione che riprende il tema, ma da un punto di vista della formazione ... metto in luce, forse, un altro aspetto ancora ... la situazione in cui versiamo fa riflettere (e forse ha fatto riflettere anche in passato) molto e molti ... ma secondo me abbiamo preso una direzione che si è rivelata "nefasta" ... ma forse tale direzione è stata presa proprio per la situazione in cui nasceva la categoria e per la sua "costituzione eterogenea"... ma si potevano comunque fare scelte diverse ... che non ci portassero dove siamo ora ... si poteva pensare in modo più ampio e lungimirante e meno miope ... e stare anche più attenti ai cambiamenti della società e alle sue richieste ... ma con tutta evidenza ...

    il risultato di queste scelte dal punto di visto formativo?
    la migrazione degli studenti verso le scuole di specializzazione private (mi riferisco al ramo clinico solo perchè conosco meglio il tema, non per altro!), nella convinzione che questa sia la strada giusta per lavorare ... un sacco di testimonianze dimostrano che non è così. ed in più non si è fatto altro, in questo modo, che estremizzare la "lotta tra fazioni" e impedire, o rendere minima, la crescita di tutte quelle aree psicologiche non legate alla malattia (che sono già state nominate sopra). ... e in tal senso penso anche alle aree vicine alla salute e al benessere, ma che aprivano agli psicologi scenari completamente autonomi.

    senza ledere il diritto a diventare psicoterapeuta, per chi lo voleva davvero, sarebbe stato bene potenziare al massimo la figura dello psicologo e le sue potenzialità di intervento rispetto alla società, facendo una sana opera di "unità" e di "visibilità" della categoria. dicendo, a noi stessi per primi, e alla gente chi siamo e cosa facciamo!
    ne sarebbe nato anche un potenzimento dell'offerta formativa: corsi di lurea indipendenti dalle altre facoltà, più corsi di perfezionamento e master e scuole di specializzazione in psicologia (diverse dalla solita clinica!!!e psicoterapia!!!) cosicchè chi voleva proseguire in campi specifici della psicologia ne avesse la possibilità!!!


    questo forse ci avrebbe permesso di rispondere adeguatamente alla crescente domanda di psicologia che la società ci fa!!! e anche di entrare in aree che avrebbero bisogno dello psicologo, ma che continuano a farne a meno, perchè ci siamo chiusi solo nella dimensione della cura (col massimo rispetto per questa dimensione)!

    invece ... anche dal punto di vista formativo siamo rimasti indietro ... che tristezza ...


  15. #15
    Dare maggiore credito a persone che non hanno titolo alcuno per professarsi psicologi è già di per sè un modo per dare loro importanza.
    Parlo soprattutto della figura dei counselor, persone che sicuramente possono avere buone intenzioni ma non hanno una vera preparazione; anche noi che ci siamo laureati in Psicologia non siamo stati adeguatamente preparati alle molteplici situazioni della vita, ma almeno abbiamo una discreta formazione di base che poi, andiamo ad affinare con innumerevoli corsi di specializzazione.
    Invece i counselor provengono da diverse realtà, molti sono solo diplomati, altri hanno solo la licenza media e solo una piccola percentuale ha una laurea.
    Io, dopo essermi laureato, ho frequentato per un po' (solo 3 incontri) questi corsi di counseling ma mi sono reso conto che era solo una presa in giro. studiare tanto, specializzarsi, seguire seminari, mentre altre persone in soli tre anni possono svolgere le tue stesse mansioni, magari senza pagare le tasse al proprio ordine.
    Purtroppo ci sarà bisogno dello Psicologo solo quando sarà troppo tardi.

    Scusate dello sfogo.

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