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  1. #1
    Partecipante Affezionato L'avatar di andreaurbino
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    Destino della diagnosi di Alzheimer

    Scusate il titolo un po' oscuro, ma non sapevo come intitolare questo mio intervento. Da un po' di tempo mi sto interessando alla diagnosi neuropsicologica delle demenze; oggi una delle funzioni principali e comuni del neuropsicologo è proprio quella di giungere ad una diagnosi più precisa di demenza, di poter accennare ad un Alzheimer probabile e quindi di predirne la prognosi. Però tra non molto si svilupperanno (speriamo) i nuovi metodi di diagnosi, basati su prelievi spinali per verificare la presenza di determinate proteine, tecniche di bioimmagine etc. Quindi, secondo voi, qual'è il futuro del neuropsicologo in questo campo? O meglio: avrà un futuro? A voi la parola.
    - che differenza c'è tra psicologo, psichiatra e psicoanalista?
    - lo psicologo costruisce castelli in aria, lo psichiatra ci abita, lo psicoanalista riscuote l'affitto!

  2. #2
    modramavrica
    Ospite non registrato
    ciao, io non sono ancora molto competente in questo campo, ma immagino che cmq la diagnosi non verrà effettuata solo su diagnosi di laboratorio ma verrà affiancata cmq a una valutazione neuropsicologica. dico questo perché faccio un'analogia con la diagnosi negli ictus e nei traumi dove seppur avendo a disposizione strumenti diagnostici complessi a volte solo un esame neuropsicolgico accurato può localizzare il sito della lesione, almeno questo è ciò che ci ha detto un professore. quindi per far una diagnosi di demenza precoce ad esempio nello stadio in cui si va da un deficit cognitivo minimo verso una demenza credo che ci sarà cmq bisogno di un esame neuropsicologico.

  3. #3
    L'avatar di crissangel
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    Gli esami tramite tecniche di neuroimmaging come tac fmri pet spect e indagini genetiche oltre all'analisi del liquor esistono da poco ma è anche vero che gli stessi marker biologici che caratterizzano quadri dementigeni come la demenza di Alzheimer sono presenti già nelle fasi prcliniche e nell'MCI, a quel punto io credo e spero che rimangano valide le linee guida per la diagnosi "probabile" di demenza che comprendono anche la valutazione delle funzioni cognitive e comportamentali in quanto se non c'è un pattern di risultati che deponga a favore di un obiettivo deterioramento cognitivo che incida sulla qualità di vita del paziente e sulla sua capacità di provvedere a se stesso e di continuare a svolgere tutte le adl, non è possibile diagnosticare una demenza
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  4. #4
    piumealvento
    Ospite non registrato
    poi fortunatamente la medicina non è matematica, e dei deficit cognitivi possono comparire ancor prima di osservare delle modificazioni al substrato biologico, o viceversa, modificazioni a quest'ultimo non sempre portano necessariamente a cambiamenti a carico delle funzioni cognitive. Nella diagnosi di demenza credo cmq che non si potrà mai prescindere dal considerare in primis la valutazione di un franco deterioramento cognitivo nonchè la capacità di svolgere le adl

  5. #5
    Partecipante Affezionato L'avatar di andreaurbino
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    A me viene in mente un mio prof. del II anno che, alla domanda "di cosa si occupa il neuropsicologo?", ci disse che un tempo la diagnosi neuropsicologica serviva a localizzare più precisamente la sede della zona cerebrale neoplasica da asportare chirurgicamente, in modo da evitare asportazioni inutili. Questo prima dell'avvento delle tecniche di neuroimaging, dopo la neuropsicologia perse questa funzione per spostarsi verso ciò che conosciamo oggi. Mi sembra quindi che la neuropsicologia in gran parte possa inizialmente supplire ad una carenza tecnico-diagnostica della medicina, in attesa di esami di laboratorio più precisi ed accurati, ma posso sbagliarmi. Intendo dire che forse, nel momento in cui per diagnosticare una forma di demenza avremo degli strumenti più sofisticati, il neuropsicologo potrà sempre operare in tale ambito, ma perderà l'importanza attuale del suo operato, passando in secondo piano.
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  6. #6
    piumealvento
    Ospite non registrato
    io per i motivi che ti ho scritto non penso proprio che si arriverà a ciò.

  7. #7
    L'avatar di crissangel
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    Io la penso come piumeal vento per i motivi elencati; la medicina ovviamento ha soppiantato la vecchia funzione localizzatoria dell'indagine neuropsicologica, ma se una persona non presenta deficit cognitivi non c'è possibilità di diagnosi probabile; se non fai una valutazione come imposti un programma di riabilitazione cognitiva? Almeno questi due aspetti non possono essere inglobati nei sacrosanti e auspicabili progressi delle neuroscienze
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  8. #8
    Partecipante Affezionato L'avatar di anna81.s
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    la neuropsicologia, intesa come diagnosi, non ha solo la funzione di evidenziare deficit, ma anche le importantissime abilità residue, che servono per impostare la riabilitazione o interventi di supporto. in questo, non può assolutamente essere soppiantata da esami di neuroimaging e simili!

  9. #9
    Postatore Epico L'avatar di paky
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    io mi trovo in linea con piumealvento e crissangel.
    non dimentichiamo, inoltre, che il neuropsicologo non interviene solo nella diagnosi. Gran parte (e forse la più importante, per come la vedo io) della funzione della valutazione neuropsicologica sta nella possibilità di inquadrare il danno cognitivo in modo tale da intervenire su quello tramite una riabilitazione e ottenere così il miglioramento, o il mantenimento, se non della funzione stessa almeno della qol.

    il danno anatomico non sempre coicide con il danno funzionale, che è quello che si ripercuote sul deficit cognitivo. E il deficit cognitivo non sempre si può prevedere dal neuroimaging. Ho visto persone con pochi deficit cognitivi e "buchi" enormi nel cervello, e persone con danni minuscoli e deficit cognitivi devastanti... ma qui siamo su piani diversi da quelli dell'Alzheimer.
    ...love is passion, obsession, someone you can't live without.
    I say fall head over heels.
    Find someone you can love like crazy and who'll love you the same way back.
    How do you find him? Well, forget your head and listen to your heart.
    'Cause the truth is that there's no sense living your life without this.
    To make the journey and not fall deeply in love... well, you haven't lived a life at all.
    But you have to try, because if you haven't tried, you haven't lived.

    Meet Joe Black

  10. #10
    L'avatar di crissangel
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    Originariamente postato da anna81.s
    la neuropsicologia, intesa come diagnosi, non ha solo la funzione di evidenziare deficit, ma anche le importantissime abilità residue, che servono per impostare la riabilitazione o interventi di supporto. in questo, non può assolutamente essere soppiantata da esami di neuroimaging e simili!
    Infatti, visto che il 3d era inizialmente rivolto ala diagnosi di Alzheimer, nei casi di demanza l'obiettivo più importante, secondo me, è quello di individuare le capacità residue della persona. In caso di demenza non attivi di solito interventi di riabilitazione cognitiva bensì di stimolazione cognitiva il cui obiettivo non è tanto di riabilitare quanto di preservare le abilità residue della persona rallentando quanto più possibile il declino della malattia che per definizione è progressiva. Di solito la diagnosi con le tecniche di neuroimmaging sono in "negativo": ad un difetto strutturale o funzionale corrisponderà un deficit e dunque una particolare patologia (anche a seconda della sede del danno), con la valutazione neuropsicologica e l'osservazione attenta della persona mentre svolge i test o parla di sè e risponde alle domande, si possono individuare quegli aspetti delle diverse funzioni che possono servire da risorsa per il paziente per continuare a comunicare, relazionarsi con l'altro e vicariare le funzioni deteriorate attraverso l'apprendimento di strategie che facciano perno proprio sulle abilità residue
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