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Discussione: Trauma

  1. #1
    resident2006
    Ospite non registrato

    Trauma

    Mi giungono varie voci a riguardo; è vero che se un bambino viene violentato da piccolo svilupperà la stessa perversione dell'abusatore? La cosa non mi risulta: molti studi hanno portato a dire che un abusato può sviluppare parecchi disturbi, tutti diversi fra loro: dal DID al PTSD, dal BPD alle parafilie. Ma allora perchè si insiste dicendo che l'abusato diverrà abusatore?
    Sapreste consigliarmi dei libri buoni sull'argomento?

  2. #2
    ***betty
    Ospite non registrato
    ciao, potresti spiegare cosa intendevi con quelle sigle?comunque ti posso dire che non è automatico ceh un bambino abusato svilippa le stesse perversioni, questo modo di ragionare è veramente riduttistico e crea preconcetti e ti assicuro che questo problema già è poco conosciuto, non abbiamo bisogno di altre forme di chiusura mentale, per cui dici a chi ti ha suggerito questa cosa che è davvero fuori strada!!! per informarti cerca qualunque libro che parli di abusi e capirai come stanno le cose. baci

  3. #3
    piumealvento
    Ospite non registrato
    in realtà betty il ragionamento di resident ha un fondamento veritiero. Non voglio fare il prof ma sintetizzo il succo di quello che han detto all 'ultima lezione del corso di sess
    Ogni bambino, evolutivamente ed evoluzionisticamente, ha bisogno di cura affetto e protezione da parte delle proprie figure di riferimento, spinto dall'innato sistema di attaccamento, che permette che ogni essere indifeso possa trovare cura da parte dei propri conspecifici e in particolare da parte delle proprie figure di attaccamento. Nel momento in cui i genitori abusano del bambino, attivano un altro sistema, quello sessuale, inibendo di fatto quello dell'attaccamento. In realtà , psicopatologicamente parlando, loro stanno portando cura e amore al bambino, ma attivando un sistema diverso. Perchè? Molto probabilmnente sono genitori a loro volta abusati da piccoli, che confondono il sistema dell'attaccamento (che non hanno ricevuto), con quello sessuale (l'unico modo di ricevere attenzione che hanno avuto da parte dei genitori). Ovviamento il tutto è a livello procedurale, di memorie implicite, non a livello semantico e dichiarativo come stiamo qui descrivendo

  4. #4
    Johnny
    Ospite non registrato
    secondo me riguarda gli IWM (Modelli Operativi Interni) di Bowlby sulla teoria dell'attaccamento; in base alle esperienze ke il bambino ha, si costruisce dei modelli (astratti) operativi (xke guidano, x esempio, l'azione) interni.

    In termini freudiani invece, secondo me, lo si può spiegare con la Coazione a ripetere (e con la trasformazione della pulsione, da passivo a attivo): il trauma, essendo un evento non elaborato, invece che ricordato viene ripetuto.
    Ultima modifica di Johnny : 10-10-2006 alle ore 23.04.07

  5. #5
    Postatore Epico L'avatar di claudiapitt
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    mai sentito parlare dell'identificazione con l'aggressore?
    questo meccanismo di difesa è estremamente importante ed interessante perché si situa proprio in quell'area intermedia tra una concezione della difesa, quindi dell'apparato psichico, come interna all'individuo ,delimitata dalla pelle, e qualcosa invece di più relazionale ,possiamo ipotizzare, all'estremo opposto, utilizzare l'altro come agente dei nostri meccanismi di difesa, la famosa induzione di ruolo, ma non solo.
    Quindi per i modelli-continuum che vanno da una teoria pulsionale ad una teoria relazionale (vale a dire da un mondo intrapsichico ad un mondo di relazione) abbiamo una serie di meccanismi di difesa puramente intrapsichici quali: la rimozione, l'identificazione, la formazione reattiva, e così via; qui invece abbiamo dei meccanismi di difesa relazionali in cui il cardine ruota attorno alla cosiddetta identificazione proiettiva.
    L'identificazione con l'aggressore è un meccanismo che si situa a metà strada tra questi due opposti (intrapsichici e relazionali). Seppure venga definito dai manuali e da Anna Freud stessa, come un meccanismo piuttosto regredito, piuttosto vicino all'ambito delle patologie gravi, delle nevrosi gravi, se non addirittura delle psicosi, è in realtà un meccanismo comunissimo che possiamo trovare per esempio nel gioco.
    La tendenza spontanea dei bambini a giocare al dottore non è semplicemente un gioco sessuale, la scoperta del corpo dell'altro, ma è essenzialmente un gioco in cui si mette in causa il far finta d'essere ciò che più spaventa.
    Siccome il dottore con il suo camice bianco spaventa il bambino (perché gli fa male, o perché provoca in certi versi un'invasione corporea), ecco che allora il bambino gioca al dottore per imitare, per incarnare, per mettersi addosso la pelle di colui che più lo spaventa.
    Le tribù dell'Africa centrale utilizzano la danza in cui i personaggi di questo rito incarnano la pelle (proprio fisicamente) del leone: cioè, se io incarno il leone, se io sono il leone, se io danzo come il leone, il leone mi farà meno paura.
    E' una sorta di corpo a corpo con colui che ci spaventa.
    Quindi, quando l'altro ci fa paura o si scappa via o lo si abbraccia ( perché se lo si abbraccia non potrà né spararci, né colpirci), perché in questo corpo a corpo, in questo abbraccio psicologico, l'altro sarà reso innocuo il più possibile.
    è una situazione in cui si va oltre l'identificazione, è qualcosa di più, si diventa l'altro, ci si mette le scarpe dell'altro.
    l'assunzione di certi comportamenti sessuali, soprattutto in una primissima fase, è per imitazione.
    Su un piano relazionale più intenso si passa dall'imitazione all'identificazione tout court.
    L'identificazione è un processo in gran parte inconscio, inconsapevole.
    Se viene portato all'esasperazione, quest'identificazione può portare ad una PERDITA DI IDENTITA'.
    Quindi, ad un certo punto, non so bene più chi sono, sono confuso, non so bene se sono io o l'altro; l'altro mi ha così “plagiato” che penso come lui, voglio pensare come lui; addirittura accantono e tradisco i miei pensieri originari, i miei atteggiamenti, i miei sentimenti, perché sono diventato in gran parte come lui, un tutt'uno come lui.
    Questo è un atteggiamento un po' di confusione cui segue quello che potrebbe essere un processo d'appersonazione in senso forte, vale a dire DIVENTARE L'ALTRO, diventare proprio l'altro in maniera totale.
    Qui è la posizione del folle che crede d'essere Napoleone: “Io non sono uno che crede d'essere Napoleone, io sono Napoleone”.
    Quindi, da un meccanismo d'imitazione assolutamente normale, via via si scivola fino a perdere l'identità in un divenire l'altro, quindi una perdita totale del sé.




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  6. #6
    piumealvento
    Ospite non registrato
    nella prima parte ti seguo e concordo con la linea teorica
    nella seconda mi perdo:

    "Su un piano relazionale più intenso si passa dall'imitazione all'identificazione tout court.
    L'identificazione è un processo in gran parte inconscio, inconsapevole.
    Se viene portato all'esasperazione, quest'identificazione può portare ad una PERDITA DI IDENTITA'.
    Quindi, ad un certo punto, non so bene più chi sono, sono confuso, non so bene se sono io o l'altro; l'altro mi ha così “plagiato” che penso come lui, voglio pensare come lui; addirittura accantono e tradisco i miei pensieri originari, i miei atteggiamenti, i miei sentimenti, perché sono diventato in gran parte come lui, un tutt'uno come lui.
    Questo è un atteggiamento un po' di confusione cui segue quello che potrebbe essere un processo d'appersonazione in senso forte, vale a dire DIVENTARE L'ALTRO, diventare proprio l'altro in maniera totale.
    Qui è la posizione del folle che crede d'essere Napoleone: “Io non sono uno che crede d'essere Napoleone, io sono Napoleone”.
    Quindi, da un meccanismo d'imitazione assolutamente normale, via via si scivola fino a perdere l'identità in un divenire l'altro, quindi una perdita totale del sé."

    con questo invece non sono molto d'accordo, è un passaggio che leggo un pò forzato, non vedo il nesso. Perchè "Su un piano relazionale più intenso si passa dall'imitazione all'identificazione tout court?""ad un certo punto, non so bene più chi sono, sono confuso, non so bene se sono io o l'altro; l'altro mi ha così “plagiato” che penso come lui, voglio pensare come lui; addirittura accantono e tradisco i miei pensieri originari, i miei atteggiamenti, i miei sentimenti, perché sono diventato in gran parte come lui, un tutt'uno come lui"

    ...mi sembra una forzatura al ragionamento, quasi fosse una foruma logica dato a allora b.

  7. #7
    Postatore Epico L'avatar di claudiapitt
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    quello che intendevo è che immaginando una scala di relazioni, ad un piano basso ci sarà l'imitazione, mentre ad un livello più alto, quasi estremo, ci sarà l'identificazione...
    al livello più alto ovviamente c'è la perdità d'identità...
    non intendevo dire che automaticamente si passa da un livello ad un altro...anzi, mi sembrava che gli esempi fossero chiari...




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  8. #8
    chicca83
    Ospite non registrato

    Re: Trauma

    Originariamente postato da resident2006
    Mi giungono varie voci a riguardo; è vero che se un bambino viene violentato da piccolo svilupperà la stessa perversione dell'abusatore? La cosa non mi risulta: molti studi hanno portato a dire che un abusato può sviluppare parecchi disturbi, tutti diversi fra loro: dal DID al PTSD, dal BPD alle parafilie. Ma allora perchè si insiste dicendo che l'abusato diverrà abusatore?
    Sapreste consigliarmi dei libri buoni sull'argomento?
    da quel che ne so io, dai miei modesti studi so che chi abusa sessualmente (e non solo) di qualcuno, è perchè ha subito la stessa cosa nell'infanzia..questo per quanto riguarda gli uomini,
    ci sono parecchi studi a riguardo

  9. #9
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    non sempre e non necessariamente, non bisogna essere così deterministici. Un libro che ho trovato molto interessante è "il sostegno allo sviluppo" di Selma Fraiberg, in particolare la parte su "i fantasmi nella stanza dei bambini".

    Un vero amico ti pugnala sempre di fronte. (O. Wilde)

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  10. #10
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    affermazioni come: "tutti i bambini abusati diventeranno adulti abusanti" oppure "colui che abusa di un bambino lo fa perchè è stato a sua volta abusato durante l'infanzia" sono, a mio avviso, semplicistiche e riduzionistiche. concordo con la logica teorica che prevede la messa in atto di meccanismi di difesa antichi e primitivi (identificazione con l'aggressione, identificazione proiettiva), tuttavia bisognerebbe tener conto anche del contesto ambientale in cui avviene l'abuso o che accoglie il bambino abusato. la mente è plastica, malleabile, può modificare le esperienze subite aumentando o diminuendo la gravità di un trauma: non tutti coloro che subiscono un evento catastrofico sviluppano i sintomi del DPTS, molta influenza nell'eziologia di tali disturbi è data dall'ambiente, dalla capacità dell'individuo di leggere l'accaduto, di attribuirgli un significato; allo stesso modo i bambini possono avere una buona capacità di resilience a seconda dell'ambiente familiare in cui crescono, di caratteristiche personali, di strategie utilizzate nelle strutture preposte al trattamento di questi casi.
    risignificare un evento è fondamentale per far in modo che lo sviluppo della personalità prosegua senza deviazioni, nonostante i danni subiti, portando il bambino a diventare un adulto equilibrato, che vivrà con il peso di un evento del genere, ma non avrà la necessità di metterlo in atto ogni volta per poterlo meglio controllare.
    dire che l'abuso porta invariabilmente all'abuso è come fare violenza due volte su un bambino, perchè un'affermazione così categorica segna un destino, può diventare una profezia che si autoavvera, perchè significa negargli la possibilità di vivere, e vivere dignitosamente, nonostante tutto.

    per riferimenti: resilience
    ...non sono forse un accordo stonato, nella divina sinfonia,
    grazie alla vorace ironia che mi squassa e che mi morde?
    E' dentro la mia voce, come stride!
    E' il mio sangue, questo veleno nero!
    Sono lo specchio sinistro in cui si guarda la megera.
    io sono la piaga e il coltello! Sono lo schiaffo e la gota!
    Sono le membra e la ruota, e la vittima e il carnefice!
    Sono del mio cuore il vampiro,uno di quei grandi derelitti
    condannati all'eterno riso
    e che non possono più sorridere


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  11. #11
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    quoto in pienissimo morrigan

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  12. #12
    Penguiny
    Ospite non registrato
    Scusatemi se m'intrometto...
    Mi presento: sono nuovo, sono un neo-laureato in psicologia clinica. Vorrei sapere se qualcuno può consigliarmi qualche libro sul trauma, dato che se ne parla, qui.

    Grazie

  13. #13
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    ciao penguiny, potresti spiegare meglio che tipo di informazioni cerchi sul trauma?
    libri su quali eventi traumatici? io sull'abuso sessuale sui minori (di cui parla questo thread), non ho molto, però se cerchi informazioni sul maltrattamento fisico potrei darti centinaia di riferimenti bibiliografici, perchè la mia tesi era sul maltrattamento. cerchi, per caso libri sui DPTS, sulla resilience?
    insomma, quale aspetto del trauma ti interessa?
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