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Discussione: Domanda ingenua

  1. #1
    Camilla_camilla
    Ospite non registrato

    Domanda ingenua

    Scusate, forse sto per chiedere una cavolata pazzesca
    come chiedere di che colore è l'acqua

    ho sempre sentito che per fare la psicoterapeuta
    che oltre alla scuola post laurea, bisogna andare in analisi...
    vivo con questo "mito" da anni...ma è vero?
    perchè non l ho letto da nessuna parte...
    e nel caso... quando bisognerebbe iniziare quest'analisi...dove?

  2. #2
    Partecipante Esperto L'avatar di lucilla_80
    Data registrazione
    23-11-2005
    Residenza
    tra caserta e roma :ciao:
    Messaggi
    276

    Re: Domanda ingenua

    Originariamente postato da Camilla_camilla
    Scusate, forse sto per chiedere una cavolata pazzesca
    come chiedere di che colore è l'acqua

    ho sempre sentito che per fare la psicoterapeuta
    che oltre alla scuola post laurea, bisogna andare in analisi...
    vivo con questo "mito" da anni...ma è vero?
    perchè non l ho letto da nessuna parte...
    e nel caso... quando bisognerebbe iniziare quest'analisi...dove?
    Ciao! Forse dovevi postare direttamente in orientamento alla formazione post laurea.... Adesso comunico al mod della stanza!

    Comunque in risposta alla tua domanda, direi che dipende dal tipo di specializzazione che intendi scegliere....Quelle ad indirizzo psicoanalitico richiedono tutte l'analisi personale, mentre solitanmente le scuole ad indirizzo sistemico, cognitivo-comportamentale no! Anche se personalmente credo che qualsiasi psicologo-psicoterapeuta scrupoloso prima di iniziare tale professione ha necessità di fare un percorso d'analisi personale!
    ...Ah! Godete della vostra giovinezza finchè la possedete! Non sprecate il tesoro dei vostri giorni ascoltando la gente noiosa, cercando di consolare i predestinati all’insuccesso, donando la vostra vita agli incolti, ai mediocri, ai volgari. Vivete! Vivete la meravigliosa vita che è in voi! Il mondo è vostro, per una stagione.
    Oscar Wilde- Il ritratto di Dorian Grey




  3. #3
    Camilla_camilla
    Ospite non registrato
    Grazie... anche la mitica belanda mi ha fatto luce... io forse manca tanto, ma mi piaceva la musicoterapia: http://www.musilva-spim.it/ questa qui..grazie dell'aiuto per lo spostamento

  4. #4
    piumealvento
    Ospite non registrato
    ...cosa c'entra la psicoterapia con la musicoterapia!?!?!non credo c'entrino molto!!

  5. #5
    Partecipante Esperto L'avatar di antonellina75
    Data registrazione
    17-03-2005
    Residenza
    milano
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    274
    io mi sono iscritta a una scuola di specializzazione psicoanalitica e inizierò l'analisi il secondo anno. se scegli l'indirizzo sistemico questa non è prevista, in tutti gli altri orientamenti sì!
    anto

  6. #6
    Partecipante Esperto L'avatar di tatee
    Data registrazione
    21-10-2004
    Residenza
    Firenze
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    497

    Re: Re: Domanda ingenua

    [/QUOTE] Anche se personalmente credo che qualsiasi psicologo-psicoterapeuta scrupoloso prima di iniziare tale professione ha necessità di fare un percorso d'analisi personale! [/B][/QUOTE]

    E' quello che penso anch'io!
    Per gestire le emozioni, i vissuti e i problemi della gente, in modo professionale ovviamente, secondo me è necessario un aiuto esterno fornito da uno psicologo esperto, per prepararsi. Credo che sia importante imparare, grazie alla terapia personale, a non far entrare il proprio vissuto nella relazione col paziente (il famoso contro transfert!)
    Questo per chi ha intenzione di lavorare come terapeuta, e non nelle professioni che si "limitano" alla diagnosi, formazione, ecc.. Quindi anche nel caso tu voglia intraprendere una strada eclettica come quella della musicoterapia, non credo che l'analisi sia così essenziale.

  7. #7
    L'avatar di crissangel
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    11-09-2006
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    4
    tatee ha ragione, io sto frequentando la scuola sistemica di Padova dove non è prevista la psicoterapia perchè si lavora più sull'interpsichico che sugli aspetti intrapsichici ed è il confronto con il gruppo di colleghi e con le supervisioni degli osservatori che, secondo il modello sistemico, si riescono ad "aggustare" quegli aspetti di noi disfunzionali, basandosi sul feedback che otteniamo dalle risposte altrui e che noi stessi diamo agli altri componenti del sistema; ma penso che un lavoro su se stessi sia imprescindibile, anche per un cognitivo-comportamentale
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  8. #8
    Partecipante Assiduo L'avatar di angelocollev
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    07-02-2005
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    chieti
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    138
    io inizierò quest'anno una scuola ad indirizzo cognitivo-comportamentale e non ritengo che sia indispensabile l'analisi personale, dato che non lavoro con il transfert o con l'intrapsichico. è sicuramente importantissimo la supervisione per saper meglio affronater le problematiche duarnte un caso ma certo non l'analisi.
    il piano su cui andrò a lavorare è la cognizione, lo schema mentale e dei pensieri disfunzionali che causano i problemi e non l'inconscio.
    Nuovo blog di psicologia...attendo consigli per migliorarlo www.psicopub.blogspot.com

  9. #9
    Partecipante L'avatar di poeticaria
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    06-03-2006
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    roma
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    30
    mmhh, mumble mumble...allora, dico la mia: io penso che, al di là dell'approccio seguito, una qualsiasi terapia, vissuta nella posizione del terapeuta, contiene in sè il rischio di non riconoscere alcune "dinamiche controtransferali" che sono sempre comunque presenti (anche se non si è degli analisti e non le si vuole chiamare in questo modo!).
    Ovvero, se non si è esplorato il proprio mondo interiore (lo si voglia chiamare inconscio, schemi mentali o qualsiasi altra definizione si possa dare a ciò che ci fa comportare, in certe situazioni, in maniera diciamo "automatica e disadattiva"), se non si è presa almeno un po' di consapevolezza di quali siano le origini dei nostri comportamenti disfunzionali e/o patologici (e secondo me lo si può fare veramente solo all'interno di un processo terapeutico), si può correre il rischio di mettere eccessivamente del "proprio" nel percorso condiviso col paziente. Non che "mettere del proprio" sia negativo a priori, anzi è impossibile fare altrimenti ed è anche questo che rende così affascinante il nostro lavoro, ma bisogna essere ben consci di quello che noi portiamo di "personale" all'interno della terapia (e non solo delle nostre competenze professionali ) per fare in modo che questa costituisca una ricchezza, un valore aggiunto, e non qualcosa che "subiamo" senza esserne consapevoli, e che, nel peggiore dei casi, facciamo "subire" anche ai nostri pazienti.
    Io penso che questo valga non solo per chi fa psicoterapia, ma, seppur in misura minore, anche per chi fa consulenza o diagnosi, e, forse... anche formazione!!! Quanti formatori avete incontrato nella vostra vita in cui era evidente che alcune tematiche personali inesplorate ed irrisolte incidevano grandemente sulla capacità di relazione, sull'empatia...in fin dei conti, sulla professionalità?

    Secondo me lo psicologo è chi incontra la psiche dell'altro, ed il modo migliore per andare preparati a quest'incontro è aver incontrato prima la propria, di psiche!!!

  10. #10
    Partecipante Esperto L'avatar di tatee
    Data registrazione
    21-10-2004
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    Firenze
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    497
    Originariamente postato da poeticaria

    Secondo me lo psicologo è chi incontra la psiche dell'altro, ed il modo migliore per andare preparati a quest'incontro è aver incontrato prima la propria, di psiche!!!
    concordo in pieno!!!!

  11. #11
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    06-07-2006
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    717
    Concordo con gli ultimi interventi. Infatti benché alcune correnti di pensiero sostengano di non lavorare con meccanismi quali il transfert, non riesco proprio a capire come facciano a non considerare il proprio vissuto e le proprie emozioni rispetto a quanto esternato dal paziente.

    Mi spiego meglio: uno può pure dire di non lavorare con il transfert, ma non mi capacito di come in lui non venga sollevata nessuna emozione rispetto alla seduta con il paziente. E se si ammette che anche solo un'emozione emerge, a quel punto è necessario avere gli strumenti per valutarla e comprenderla.

    Non solo, vi è poi il problema riconducibile (e nemmeno da troppo lontano...) alla questione dell'etnocentrismo ovvero al rischio dell'esercitare una Psicoterapia secondo i propri personali principi.

    D'altra parte nessuno è una macchina e io sarei molto spaventato dall'eseguire solo "tecniche" rispetto ai pazienti. Come si fa ad essere freddi e distaccati rispetto a certe tematiche? Non è possibile e se ciò accade non stiamo avendo una gestione empatica della relazione.

    A tal proposito ricordo che empatia non significa distacco, ma "partecipazione distaccata" proprio nel senso rogersiano di comprendere il "dolore" altrui senza aggiungere il "proprio dolore", comrpendere l'"ansia" altrui senza aggiungervi la "propria" ansia.

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