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Discussione: cosa ne pensate?

  1. #1
    psicosarix
    Ospite non registrato

    cosa ne pensate?

    riporto (in parte) da un blog trovato in rete, lo sfogo di questa collega ... che mi ha lasciata malissimo, io credo che la psicologia clinica debba restare a psicologia, ma di fronte all'analisi impietosa che lei ha fatto vacillo ... voi cosa ne pensate? dobbiamo fonderci con i medici e creare una nuova specializzazione psico-medico-clinica? restare separati? dare tutto in mano loro? quale soluzione secondo voi sarebbe più adatta?


    luciana 07/06/2006 su www.psicologiaclinica.info

    [...] la verità è che gli psicologi NON VALGONO NULLA (opterei per somministrare un un test attitudinale e uno di personalità per scegliere chi può iscriversi!).
    i giovani sono composti in gran parte da gente che non sa nemmeno cosa sia la psicologia (provate a chiedere la differenza fra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra!!!), che ha scelto la facoltà per curiosità o perchè filosofia era troppo difficile, scienze dell'educazione troppo facile e medicina troppo lunga. o peggio si è iscritta a psicologia per trovare la soluzione ai suoi problemi esistenziali (nel migliore dei casi) o psicopatologici (nel peggiore, passando da paziente a psicologo!!! ripeto robe da matti!!!). gente che arriva al 2°/3° anno, capisce che non è la facoltà giusta, ma ormai non può tornare indietro perchè perderebbe troppo tempo e che pensa: "visto che un pezzo di carta vale sempre tanto vale che lo prenda" (e col 3+2 questo è solo peggiorato). l'altra parte è cmposta da gente che la psicologia nemmeno l'ha studiata!!! filosogi, sociologi, pedagogisti, persino laureati in scienze politiche che con due esametti di psicologia e una anno, max due, di psicoterapia si sono riciclati come psicpologi clinici!!! e che grazie alla grande amnistia della 56/89 sono diventati psicologi per legge!!! gente che da allora non ha mai più fatto un corso di aggiornamento, che non ha mai fatto l'esame di stato, gente che si comporta come un prete laico dando al massimo pacche sulla spalla. gente che non sa nulla di comportamentismo, cognitivismo, o altri indirizzi psicologici innovativi e che usano, ovunque e solo, una psicodinamica, (come fosse pass partou) obsoleta di 25 anni (almeno si prendessero la briga di rinverdire il loro sapere, utilizzerebbero meglio la psicodinamica)! e poi ci credo che vengono etichettati come incompetenti, mentre i medici, sì che sono competenti!

    infine i prof. universitari e l'ordine!!! ma cosa hanno mai fatto queste persone nella loro vita? solo i LORO INTERESSI!!! di potere ed economici ovviamente!!!!!!!!
    personaggi senza scrupoli che aprono (gli uni e lasciano aprire, gli altri!) scuole di specializzazione "a tutta randa" scuole costosissime e a cui fanno iscrivere chiunque!!! adesso sono all'attacco con il counseling ... lo hanno importato dai paesi anglosassoni, lo hanno "italianamente modificato" e ora lo svendono persino ai diplomati di scuola superiore, con gravissimo danno all'integrità della psicologia come scienza e professione. insieme all'ordine (gran bell'affare pure quello ... ovviamente economico intendo!!!) non hanno mosso un dito per salvare il ciclo quinquennale di psicologia [...] avrebbero dovuto fare il 5+4 a psicologia!!! non il 3+2!!!
    5 anni di università + 4 di specializzazione universitaria CON STIPENDIO di 800euro al mese per chi la frequenta, per TUTTI GLI INDIRIZZI!!!!! [...] così sì che imparavamo la teoria e la pratica per bene e una volta per tutte! così sì che saremmo diventati una categoria FORTE, COMPETENTE e COMPETITIVA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    questa è la realtà della Psicologia in Italia!!!
    una scienza ad uso e consumo di chi vuol fare soldi da una parte e di babbei dall'altra che pagano scuole di specializzazione o che si iscrivono alla facoltà pechè pensano di ottenere il "kit del fai da te nella soluzione dei problemi psicologici". non resta che consegnare la psicologia clinica ai medici e al più presto! altrimenti la vedremo morire, come tutto il resto della psicologia in Italia!!!


  2. #2
    Partecipante Affezionato
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    20-10-2004
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    cosa ne penso

    Non sono una psicologa (ma un'educatrice) e spesso mi sono trovata a leggere parole come queste riguardo alla nostra professione (che viene dissacrata, banalizzata, svalutata...non a caso la persona che ha scritto lo sfogo che hai pubblicato parla della facoltà di scienze dell'educazione come una facoltà troppo facile).
    Beh, credo di essere una delle pochissime educatrici che è contenta del suo lavoro, che guadagna sì poco meno di 1000 euro al mese, ma che è consapevole che una possibile alternativa alla sua attuale situazione sarebbe stata fare la segretaria o lavorare in un call center per la stessa cifra. Mi sono laureata, ho trovato subito lavoro, ho incontrato mille difficoltà (ambienti di lavoro in cui l'educazione e la cura del minore veniva lasciata al caso, contratti co.co.co (ancora!) per non parlare di altre situazioni dissacranti).
    Ho incontrato persone che si sono iscritte a psicologia (dopo essersi laureate in scienze dell'educazione) perchè almeno qualcuno avrebbe riconosciuto il loro ruolo, stanche di sentirsi dire "ma chi è l'educatore? cosa fa? Ahhhh, tipo baby sitter!").
    Insomma, c'e' tanta ignoranza in giro...e posso solo immaginare come si possa sentire una persona che ha studiato tanti anni per poi non trovare lavoro...
    Credo nel mio lavoro, credo nell'educazione, nel lavoro di rete, credo in quello che faccio e poco mi importa se quando parlo della mia professione, le persone (quelle che non conoscono tutto l'impegno che sta dietro al lavoro educativo) non capiscono che ruolo professionale io svolga.
    Tra l'altro anche il percorso per diventare educatore è stato, qualche anno fa, "sanitarizzato". E così ecco che nasce un corso di laurea per diventare educatore professionale sotto la facoltà di medicina. A volte ho la sensazione che "gli altri" credano che per rendere valida una professione, il percorso obbligato sia quello di identificarla o associarla con qualcosa che ha a che fare con la medicina....
    "Io non mi stupisco di coloro che cercano di spiegare l'incomprensibile, ma di quelli che credono di aver trovato la spiegazione...".
    Gustave Flaubert

  3. #3
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    21-02-2006
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    Purtroppo mi trovo a condividere quasi ogni parola dello sfogo che ci hai proposto, tranne la conclusione.
    Dal mio punto di vista non è che i medici siano migliori di noi, che nascano più svegli. Il fatto è che loro PRESCRIVONO I FARMACI!!! Il fatto è che le case farmaceutiche pagano congressi all'estero ai Sigg. Medici, in alberghi di lusso e voli in business, li omaggiano con libri e qualsiasi cosa loro chiedano. Questo perchè devono prescrivere l'aspirina piuttosto che lo zerinol piuttosto che il farmaco generico. Vi ricordate poco tempo fa la pubblicità sul fatto che quasi tutta la ricerca in Italia è sponsorizzata dalle case farmaceutiche? PURTROPPO E' VERO!!!!! Ma questo non è un bene, perchè chi paga per sperimentare un proprio farmaco ovviamente vorrà sentirsi dire che funziona! I medici hanno più soldi perchè ne fanno girare e le decisioni di un medico incidono sull'economia. Pensate che la mia ginecologa voleva a tutti i costi prescrivermi la pillola, è arrivata a dire: "Usi il preservativo??? Ma allora vuoi rimanere incinta!". Io ho cambiato ginecologa, ma molte avrebbero preso la pillola, che poi la marca te la dice lei e più ne prescrive e più vantaggi ha.
    In sostanza, dare la specializzazione in psicologia clinica ai medici non credo sia la soluzione adatta. Piuttosto propongo che gli psicologi cerchino di cambiare la loro situazione organizzandosi e rendendosi più attivi nelle vicende che riguardano la loro professione.

  4. #4
    psicosarix
    Ospite non registrato
    grazie ragazze per aver risposto al mio dubbio! mi rendo conto che la situazione è diffcile per tutti e forse presa da un po' di sconforto avevo perso di vista un po' di cose.

    mi sembra di capire che non siamo solo noi psicologi a subire "certe cose" ... la facoltà di medicina che fa i corsi di laurea per educatori ... penso di averle sentite davvero tutte!!! e invece ne salta fuori sempre una!
    sempre più spesso sento di psicologi che per sbarcare il lunario fanno gli educatori e li comprendo totalmente ... tutti dobbiamo mangiare ... non è una critica ma una costatazione! ... però così danneggiano gli educatori... immagino ... perchè credo che se abbiamo titoli diversi è perchè abbiamo preparazioni di base e competenze diverse e dovremmo lavorare in equpie probabilmente e non essere intercambiabili!
    e tutto questo si trasforma in un circolo vizioso assurdo, perchè poi gli educatori vanno a fare i corsi di counseling e poi fanno gli pseudo-psicologi e noi gli pseudo-educatori ... e la cosa diventa assurda ... perchè allora potremmo fare ognuno il lavoro per cui ha studiato e che ha scelto ... da subito!

    ... sembra che aldilà della medicina tutte le altre professioni siano confuse le une con le altre e poco considerate e questo mi spaventa enormemente ... la medicina è la scienza che studia, cura e previene le malattie, che ha una impostazione organicistica, bio-farmacologica ... finiremo col diventare tutti malati prima o poi?

    ieri ho saputo che la figlia di una vicina di casa si è rivolta ad uno psichiatra. ho ascoltato la storia.
    era in un momento di grande sconforto a causa di un lavoro che non decollava, nonostante i suoi innumerevoli sforzi e l'impegno profumo e mal ripagato (ha una laurea in lettere). lo stress, la tensione, l'incertezza per il fututo avevano minato la sua autostima, la sua forza psichica e fisica, la sua serenità. si è rivolta ad uno psichiatra. questo medico le ha prescritto zoloft per due mesi e poi le ha fatto 4 sedute di psicoterapia, dicendole che non aveva bisogno di una vera psicoterapia, ma solo di una piccola e breve cura.
    ma non sarebbe stato meglio un sostegno psicologico? non sarebbe stato meglio basare le sedute di supporto sulla psicologia? insegnarle a controllare lo stress e a gestire le emozioni? unendo tutto questo a tecniche di rilassamento psicologico??? tanto per fare un esempio.
    si sarebbe ottenuto lo stesso risultato, cioè che la ripresa della persona , ma con una differenza sostanziale!!! che avremmo dato alla persona gli strumenti per affrontare altri momenti come questo che nella vita possono essere tanti e tornare!!!
    !!!.
    invece cosa ha fatto il medico? coerente coi suoi studi, ovviamente! ha curato, come fosse una malattia, un disagio psicologico!
    e quando questo disagio tornerà, quando questa ragazza si troverà difronte a nuove situazioni stressanti cosa credete che farà? prenderà dinuovo lo zoloft!!! e non sarà mai ingrado affrontare la vita senza prendere delle medicine!!!

    allora si aggiungono altre domande alle precedenti e vorrei che non fossero ignorate dagli psicologi!!!
    noi psicologi non siamo responsabili anche delle persone che potremmo aiutare senza far prendere loro delle medicine e renderle malate??? la nostra mancanza di forza e di tenacia nel difendere la psicologia e la nostra professionalità non dà anche risultati come quello di ledere altre categorie professionali come quella degli educatori e le persone che potrebbero migliorare le loro capacità di affrontare la vita senza essere trattate come malati, con tanto di pasticche?

    forse dobbiamo riflettere su noi stessi!

  5. #5
    Ospite non registrato
    Ciao psicosarix,
    non ho letto attentamente tutti i contributi, ma volevo comunque dire la mia su quello che più mi ha colpito nell'estratto da te riportato.
    Il fatto che, purtroppo, di quelli che studiano psicologia molti non ne sanno veramente nulla. La colpa è tutta da imputare all'università? Chissà....
    Da tempo che rifletto poi su quanto incida sulla credibilità della nostra professione che molti studenti e molti laureati ( e molti specializzandi anche..) siano davvero persone con problemi...per usare un eufemismo... e gli esempi sono dappertutto (io stessa ne ho visti davvero tanti che si sentivano speciali perché erano in terapia!! ).
    Quante persone si iscrivono a psicologia convinte di poter risolvere i propri disagi ? Questo è per me un aspetto importante, un nodo che va risolto perchè altrimenti compromettente , non solo per il singolo ma per un'intera categoria.
    Non ho dati alla mano, ma sarebbe interessante condurre un'indagine a riguardo.

  6. #6
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da isotta80
    [..] Quante persone si iscrivono a psicologia convinte di poter risolvere i propri disagi ? Questo è per me un aspetto importante, un nodo che va risolto perchè altrimenti compromettente , non solo per il singolo ma per un'intera categoria.
    Non ho dati alla mano, ma sarebbe interessante condurre un'indagine a riguardo.
    sono assolutamente d'accordo con te.
    è un fenomeno davvero strano quello delle persone con problemi (dal disagio esistenziale a quelli più seri) che si iscrive alla facoltà per risolverli e ciò ovviamente avviene soprattutto all'indirizzo di area clinica.
    è un po' come se le persone col mal di denti diventassero dentisti!!!
    anche io non ho dati alla mano, ma mi rendo conto, che questa cosa non è rara.
    adesso non è che voglio dire che lo psicologo deve essere un superman che non ha mai un momento di depressione o di ansia ... per carità!
    ma io conoscevo una ragazza che aveva attacchi di panico per ogni esame, che smetteva di mangiare la settimana prima e vomitava fino al giorno dell'esame! e che il giorno della laurea ha preso il valium per andare in commissione!
    adesso io dico ... forse doveva prima risolvere i suoi problemi e poi se ne era convinta ben venga che diventasse psicologa!!!

    senza contare, poi, come dice la nostra collega che ci sono persone che scelgono psicologia per curiosità, comodità, o chissà cos'altro.
    a me pare che iscriversi a psicologia in certi periodi sia stata più una moda che un fenomeno dovuto a vero interesse.

  7. #7
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Non solo il lavoro dello psicologo viene scelto per certi tratti di personalità, anche gli altri. Ad esempio, voi riuscireste ad essere ingegneri? Io non credo, ma non perchè non ho la capacità mentale per studiare la matematica e tutto il resto, bensì perchè non me ne frega niente! E così spesso chi ha problemi e vuole approfondire studia psicologia, come se fosse un metodo (SBAGLIATO!) per capire sè stessi o gli altri. Sia chiaro che non è giusto che avvenga questa cosa e secondo me i test di ingresso dovrebbero essere motivazionali e di personalità, più che quelle domandine mongole!

  8. #8
    Partecipante Esperto
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    Bresso
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    Ciao a tutti!
    A proposito del contribto a inizio 3d, trovo favolosa l'idea del 5+4!

    Purtroppo la confusione di ruoli è più una regola che un'eccezione. Lo dico perchè lo vedo nelle realtà lavorative con cui sono entrato in contatto. Basterebbe solo questo per evitare la rincorsa al titolo di studio: mi riferisco alla situazione citata della ragazza laureata in scienza dell'educazione che si è poi iscritta a psicologia(spero di ricordare bene il riferimento)- conosco una laureata in scienza dell'educazione che si è data il titolo di psicopedagogista e si occupa sia di uno che dell'altro ambito...ed è solo uno dei tanti e innumerevoli esempi. Ma noi poveri studenti, con in mano solo teoria -per lo meno il vecchio ordinamento che non aveva tirocini in itinere- e poca pratica, ci sentiamo perennemente in difetto e alla ricerca perpetua di un pezzo di carta in più che però non sarà mai sufficiente a darci quella sicurezza che tanto ci manca e che solo la pratica e l'inserimento in una realtà lavoratica può dare.

    Per quanto riguarda i rapporti sostegno psicologico/farmacologia, credo che la seconda opzione sia da utilizzare nelle condizioni d'emergenza: se ho una persona con attacchi d'ansia, che non riesce più a dormire, a mangiare, a lavorare, credo che abbia bisogno di un rimedio per avere un beneficio immediato.
    Pier

    Membro del comitato anti-morelli

  9. #9
    Partecipante Affezionato L'avatar di andreaurbino
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    24-10-2005
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    Urbino
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    Salve a tutti. Lo sfogo iniziale è comprensibile, perchè uno studente di psicologia (che la studia seriamente e la considera una disciplina di enorme valore) si trova continuamente di fronte a casi come la demotivazione, l'aver scelto psicologia solo per motivi "personali" tipo "capire se stessi"... "capire la gente"... "guardare le persone da un altro punto di vista" etc. etc. etc. E queste stesse persone al V anno magari devono ancora capire cosa hanno studiato e perchè l'hanno fatto.
    Capisco inoltre lo sfogo sulle varie scuole private fondate da prof. "senza scrupoli" (anche se il termine lo riserverei ad altri casi". Insomma ci sono degli elementi che sconfortano non poco, e non tira su il morale sapere che l'ordine nazionale fa ben poco per cambiare la psicologia alla radice, a cominciare dall'ammissione ai corsi di laurea per finire con le specializzazioni che non dovrebbero essere un privilegio di pochi.
    Sulla conclusione, cioè sul dare la psicologia clinica ai medici avrei serie perplessità; sono consapevole però che se la psicologia clinica deve restare "proprietà" degli psicologi bisogna anche sapersela tenere, bisogna saperle darle nella società il posto che le spetta (e forse in questo i medici sono più bravi, è vero!). L'ordine dovrebbe essere appunto UN ORDINE NEL VERO SENSO DELLA PAROLA, agire su tutte queste scuole di counseling che non fanno altro che confondere ruoli e professionalità, spingere per borse di studio agli specializzandi meritevoli... insomma facilitare la vita e ridurre la confusione, cosa che non mi sembra stia facendo.
    - che differenza c'è tra psicologo, psichiatra e psicoanalista?
    - lo psicologo costruisce castelli in aria, lo psichiatra ci abita, lo psicoanalista riscuote l'affitto!

  10. #10
    Partecipante Assiduo
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    13-03-2005
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    roma
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    128
    Molto interessante la discussione e i suoi cntributi...
    io volevo dire che
    a. se le persone si iscrivono a psicologia con motivazioni cosi vaghe, futili e confuse è perkè non si sa bene cosa sia la psicologia..io stessa non sapevo esattamente in cosa consistesse e l'ho soperto col tempo e non mi sono pentita della scelta, come molti, ma anzi mi ha appassionata sempre più perkè alla base c'era la motivazione e fose qualche idea in più...magari se alle superiori si dessero cenni in più sull'argomento...insomma si sa cos'è la matematica, la biologia, ma come spiegare ad un "profano" chi è e cosa fa lo psicologo?
    b. quindi è anche normale che la prima spinta ad iscriversi possa essere per es. l'interesse per la mente, ad aiutare gli altri etc.poi si capisce che è tutto più complesso..riguado all'essere persone con problemi forse è perchè si è più sensibili a certi argomenti che si sceglie di aprofondirli e se la cosa non è grave non ci vedo niente di male...se no si è gravi
    c. sono più per l'idea che chi rovina la psicologia, tra gli studenti iscritti, sono quelli che non avendone capito niente vanno a fare gli psicologi in giro, dicendo alle persone "se metti il braccio cosi significa che..etc." oppure del tipo "sei un tipo depresso" ad uno appena conosciuto...è normale che poi incontro le persone che mi dicono: ah, sei psicologa! e dimmi come sono!, credendoci dei maghi! ma secondo me questo dipende dalle singole persone....insomma gli stupidi stanno i tutte le facoltà e questo sito mi dimostra che per fortuna gli psicologi non sono tutti cosi e non sono tutti matti come si dice!
    Rig. psiologia, medicina, etc. purtoppo è cosi, basta esserne consapevoli e lotare per difendere la professione e fare capire agli altri cos'è, le differenze co lo psichiatra etc..

    ciaooo

  11. #11
    Johnny
    Ospite non registrato
    il problema secondo me è ke TUTTI si sentono "un pò psicologi"; guardi una partita di calcio e parlano di "psicologia", leggi una rivista e parlano di "psicologia", guardi la tv e parlano di "psicologia", leggi il giornale e il giornalista parla di "psicologia" applicata all'alre, alla moda, ai vip; vai a messa e il prete parla di psicologia; ascolti il cardinal ruini e parla di psicologia, maurizio costanzo dà i consigli psicologici agli ascoltatori;
    ormai è entrato a far parte del senso comune che la psicologia non una cosa seria

    il problema non è la psicologia; il problema è ke la pasicologia è SVALUTATA.
    Tutti si credono "psicologi"; non so xke, forse è perke non prescrivno farmaci e curano "solo" con la parola, e allora la gente dice: ke sarà mai, x fare una kiakkierata siamo capaci tutti"

    io NON sono d'accordo x una fusione con la medicina; xke la medicina è basata sull'oggettività, la psiche invece è soggettiva. Ci sono delle differenze epistemologiche e metodologiche tra medicina e psicologia, e secondo me è bene che della psiche si occupi la psicologia.
    Infatti la psichiatra, traslando il modello medico nell'ambito della "psiche", commette degli errori epistemologici e metodologici molto gravi

  12. #12
    psicosarix
    Ospite non registrato
    in molti dei vostri interventi ritrovo anche il mio pensiero e mi sento molto più forte e convinta della Psicologia e della professione di Psicologo nonostante le avversità: GRAZIE!!!

    poi difronte a notizie come quella che leggo su ops: "Prozac ai bambini, via libera dall'Europa [12-06-2006] La barriera cade anche in Europa. L’agenzia comunitaria del farmaco, l’Emea, ha approvato l’uso del Prozac nei bambini con depressione moderata o grave sopra gli 8 anni. [...]" penso che il nostro lavoro diventi sempre più importante e fondamentale in questa società!!! soprattutto per quanto riguarda la prevenzione e la diagnosi precoce!

  13. #13
    audrey3
    Ospite non registrato
    Io sono prossima alla laurea...e riflettendo su quel che ho letto in prima battuta e le riflessioni che ne sono derivate...pensavo all'importanza per un professioista quale è lo psicologo di avviare quanto prima un percorso di riflessione e di messa in discussione della propria identità compredendo e differenziando in questa la propria identità professionale.
    Si dovrebbe cominciare a prendere coscienza dei propri limiti, della dimensione del dubbio, dell'infallibilità...e delle risorse talvolta straordinarie che possono essere fatte confluire nei diversissimi stili personali, ma deontologicamente accettabili ed etici.
    Credo sia importante avviare un percorso di costruzione di una propria identità professionale e non rimandare e demandare sempre tutto alla istituzioni (università, scuola di specializ., analista ecc.)...dovremmo fare un pò di analisi della domanda a noi stessi...cosa chiediamo a questa professione e cosa pensiamo di poter apportare con il nostro contributo...e fare rifermento a tutti quegli strumenti che possono tornare utili (supervisione, ma anche istituzioni di riferimento forti come l'ordine degli psy)...laddove non c'è dialogo bisogna ricercarlo...

  14. #14
    Neofita L'avatar di ohraita
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    01-09-2004
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    reggio emilia
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    6
    Volevo sottoscrivere la discussione dicendovi cari colleghi e non, che purtroppo è vero che molti studenti si iscrivono per i motivi sbagliati, ma forse perchè non tutti gli istituti superiori o gli atenei organizzano dei percorsi di orientamento sui piani di studio delle singole facoltà: non tutti a 18 anni sanno e sono sicuri di cosa dover fare da grandi! Ciò che poi dovrevve essere compito delle Università è quello di far toccare con mano la realtà del nostro lavoro, sia per quanto riguarda un esperienza sul campo (il tirocinio è spesso solo una firma sul libretto delle presenze), sia sulle reali possibilità d'impiego, la precarietà è ormai un dato di fatto anche nella nostra professione. Nei servizi pubblici sgomitiamo tra noi su chi deve fare il volontario, nel privato ti dequalificano, oppure ti propongono un contratto atipico, o nella migliore delle ipotesi un tempo determinato con contratto da dipendente.
    Poi devo assistere al pavoneggiamento di fac- simile di counselors o peggio, che propongono corsi di gestione dello stress e delle emozioni o di coaching, senza alcuna laurea in psicologia e si arricchiscono (un corso di 4 gg, a 1500 euro, a Reggio Emilia), che futuro abbiamo? Non condivido invece il pensiero della ragazza quando dice che i medici sono più professionali, hanno solo più competenze pratiche dal momento che fanno 4 anni da interno, supervisionati dall'università: noi dobbiampo solo fare uno sforzo supplementare quando siamo usciti dall'università, con pratica zero e infarciti di tante teorie epistemologiche che, nella nostra realtà non trovano applicazione (a meno che non si faccia il docente univ. di Storia della psicologia). Sono molto amareggiata!

  15. #15
    audrey3
    Ospite non registrato
    Rispetto alla tua idea-proposta di incrementare e valorizzare la dimensione dell'orientamento sono perfettamente d'accordo...ci sono tante componenti che contribuiscono a creare dubbi e perplessità nei ragazzi chiamati a fare delle scelte sul proprio futuro..e pochi strumenti, poche "boe" in grado di indirizzarli e farli arrivare alla meta con le proprie gambe!
    Per me però questo problema continua a permanere anche nel post..come dicevi tu ci sono molte persone che hanno difficoltà legate soprattutto alla dimensione della scelta e degli out out che la vita non solo professionale comporta..
    mi riferisco ad esempio ai colleghi fuori-corso..a me piacerebbe individuare delle soluzioni..voi che ne pensate a riguardo

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