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Discussione: S/m

  1. #1
    Moderatore OPS L'avatar di Absinthe
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    03-03-2006
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    Cesena - Gradara
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    S/m

    Secondo voi il sado/masochismo ( nelle sue forme più estreme ), va comunque considerato come una delle possibili pratiche sessuali, oppure come una patologia clinica?
    ...nei tempi antichi i gatti erano adorati come déi e questo loro non l' hanno dimenticato...





    ***MySpace***

  2. #2
    betty1974
    Ospite non registrato
    Io penso che ogni eccesso rientri nella sfera patologica, anche le più semplici inclinazioni, del resto è studiato e risaputo.
    Ma secondo me restano nient'altro che inclinazioni se vissute con normalità e passione. Se poi per s/m si intende un qualcosa di soft non vedo proprio dove sia il problema
    La sessualità è un mondo variopinto, nessuno ha le stesse inclinazioni dell'altro, nessuno intende il rapporto così come l'altro. Tutto sta nel far sì che i gusti s'incontrino, alla base di una relazione sana sta la conoscenza del partner in tutto e per tutto.
    Comunque, no, ripeto, non credo che il sadomaso rientri in canoni patologici, a meno che non divenga un abitudine maniacale della quale non si può fare a meno, e questa è la conzione simbolo per ogni status patologico.

  3. #3
    Partecipante Assiduo L'avatar di Popino79
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    Cagliari
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    174
    Originariamente postato da betty1974
    Io penso che ogni eccesso rientri nella sfera patologica, anche le più semplici inclinazioni, del resto è studiato e risaputo.
    Ma secondo me restano nient'altro che inclinazioni se vissute con normalità e passione. Se poi per s/m si intende un qualcosa di soft non vedo proprio dove sia il problema
    La sessualità è un mondo variopinto, nessuno ha le stesse inclinazioni dell'altro, nessuno intende il rapporto così come l'altro. Tutto sta nel far sì che i gusti s'incontrino, alla base di una relazione sana sta la conoscenza del partner in tutto e per tutto.
    Comunque, no, ripeto, non credo che il sadomaso rientri in canoni patologici, a meno che non divenga un abitudine maniacale della quale non si può fare a meno, e questa è la conzione simbolo per ogni status patologico.
    ti quoto pienamente e aggiungo che tali aspetti, per essere considerati "patologici", devono compromettere le sfere vitali dell'individuo.
    Solo allora siamo davanti ad un disturbo, in caso contrario il giudizio di "pratiche estreme" è semplicemente un nostro punto di vista basato in realtà sul nostro metro di "normalità", pertanto meravigliosamente tendenzioso


    Amatevi, ma non tramutate l'amore in un legame. Lasciate piuttosto che sia un mare in movimento tra le sponde opposte delle vostre anime. Colmate a vicenda le vostre coppe, ma non bevete da una sola coppa, scambiatevi il pane, ma non mangiate da un solo pane. Cantate e danzate insieme e insieme siate felici, ma permettete a ciascuno di voi d'essere solo
    Kahlil Gibran

  4. #4
    Moderatore OPS L'avatar di Absinthe
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    03-03-2006
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    Cesena - Gradara
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    1,288
    Grazie ragazzi per aver dato la vostra opinione!

    Fondamentalmente mi trovo d’ accordo anch’ io con quanto avete detto, ogni persona è libera di fare quello che vuole in camera da letto, poiché le modalità di vivere ed esperire il sesso differiscono da persona a persona;
    tuttavia penso che il s/m, a differenza di altre pratiche sessuali, possa più facilmente rientrare all’ interno di un’ esperienza potenzialmente dannosa per le persone che lo praticano.
    Mi spiego: lunedì scorso mi è capitato di vedere un servizio delle Iene in cui venivano fatte alcune interviste a persone nell’ ambito di festini s/m ecc., e mi ha fatto riflettere l’ intervista doppia fatta ad una “master” e al suo “slave”; ciò che mi è venuto in mente è che, in particolare le persone che ricoprono quest' ultimo ruolo, siano maggiormente a rischio di andare incontro a problemi di natura psicologica.
    Il fatto di sentirsi appagati solamente quando la propria persona viene violentata fisicamente, psicologicamente e considerata meno di niente, mi sembra che rappresenti un rischio di non poco conto per l’ integrità del proprio Io.
    Naturalmente mi sto riferendo ai casi più estremi, quelli di persone che non riescono a scindere la vita all’ interno delle mura della camera da letto da quella della vita quotidiana; tuttavia, a parer mio, chi si immedesima troppo in questo ruolo ( “slave” ) e lo fa diventare un aspetto predominante della propria vita, rischia poi di sviluppare gravi problematiche... Non so.

    Che ne pensate?
    ...nei tempi antichi i gatti erano adorati come déi e questo loro non l' hanno dimenticato...





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  5. #5
    betty1974
    Ospite non registrato
    Si l'ho visto anche io il servizio delle iene, ma chiaramente l'Universo s/m non è solamente quello. Ci sono stati dei servizi un po' troppo crudi effettivamente, ma ti assicuro che la cosa è molto più profonda ed io non ho alcun problema a dire che questo mondo lo conosco molto molto bene
    Come hai osservato anche tu, sulla linea di quanto avevo considerato io, ovviamente se questi restano ruoli da vivere serenamente come gioco, il problema non sussiste.
    Se ci si sentisse Mistress o slave al lavoro o da qualsiasi altra parte allora si che si rientrerebbe nel patologico, ma se il gioco resta confinato all'interno delle mura domestiche o lo si condivide con altri appassionati in occasione di Feste eccetera, allora il problema proprio non c'è.
    Dipende tutto dall'indole del singolo, e da come si vive la cosa.
    la stragrande maggioranza delle persone che frequentano questo mondo lavorano e studiano fanno i mestieri più disparati e trovi dall'ingegnere al medico
    Poi, come accade in tutto, trovi anche le scheggie impazzite e gente che si è votata a questo mondo scivolando nel patologico, ma sono solo alcuni ed alcune.
    Questo mondo vissuto in coppia può anche essere molto affascinante
    Ultima modifica di betty1974 : 05-06-2006 alle ore 12.53.20

  6. #6
    Partecipante Super Esperto L'avatar di elenina*
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    Sono incuriosita... devo dire che le mie scarse conoscenze sull'argomento derivano dal libro "ingannevole è il cuore oltre ogni cosa" (si chiama così?), e mentre lo leggevo mi si accapponava la pelle...
    come può qualcuno desiderare di soffrire fisicamente? sarà che ho quasi una fobia x il dolore, ma proprio non ci arrivo.
    Che poi si possa trovare intrigante il sentirsi sottomessi lo posso capire, ma non riesco ad immedesimarmi nei panni di chi vuole sentire male... Ma forse l'immagine che mi sono fatta io di determinate pratiche non corrisponde a verità.

  7. #7
    Johnny
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da elenina*
    come può qualcuno desiderare di soffrire fisicamente? sarà che ho quasi una fobia x il dolore, ma proprio non ci arrivo.
    forse l'eccitazione diventa dolorosa o piacevole a seconda del significato che le si attribuisce.
    sul s/m, ognuno è llibero di fare ciò che vuole nel privato, xò può essere che un s/m abbia un certo tipo tdi personalità, o di caratteristiche psicologche disfunzionali e che possono mettere il soggetto a rischio anche in altre situazioni della vita quotidiana; oppure se il tipo (o la tipa) ha dei figli, forse c'è la possibilità di trasmettere questi modelli di relazione anche a loro

  8. #8
    Partecipante Super Esperto L'avatar di elenina*
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    Originariamente postato da rasputin
    forse l'eccitazione diventa dolorosa o piacevole a seconda del significato che le si attribuisce.
    significa che la persona in questione prova dolore ma gli attribuisce un significato piacevole? quindi è esclusivamente una questione mentale se non ho capito male...

  9. #9
    Postatore OGM L'avatar di morrigan
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    io trovo che qualunque pratica diventa patologica se è rigida, se non consente un cambiamento, se rappresenta l'unico modo per raggiungere il piacere. quando due persone sono entrambe d' accordo su ciò che andranno a fare, sanno mantenere il controllo delle proprie azioni, sanno osservare le reazioni dell'altro per smettere quando si deve smettere, allora non ci vedo nulla di patologico in ciò. chi pratica l's/m è consapevole del dolore tollerabile, quello he deve scoprire è la soglia dell'altro, per fermarsi sempre al limite. in ogni caso il dolore è solo una delle mille variabili di un rapporto di questo tipo, la sottomissione può passare attraverso vie traverse, ma, salvo casi limite dove c'è già una patologia sottostante ad innescare giochi davvero perversi di annullamento della personalità dell'altro, non arriva mai a distruggere, quanto piuttosto a creare un legame diverso eppure simile a quello che c'è tra due fidanzati, solo che qui non c'è la lotta per la supremazia, qui c'è uno che si arrende all'altro, che si mette nelle sue mani consapevole che questi non farà mai nulla di più di quello che sa che l'altro potrebbe tollerare. se si cerca di passare un limite lo si fa gradatamente, un passo alla volta e non è detto che questo debba per forza essere un male, di sicuro non è una forzatura.
    quando si parla di questi rapporti particolari bisogna non dimenticare mai che i due membri della coppia sono consenzienti, sanno a cosa vanno incontro, scelgono spesso le cosiddette "parole salvezza" da usare quando si vuol finire il gioco, sanno modulare il dolore, sanno usarlo come fonte di piacere. una volta usciti dalla stanza da letto continua il tipo di relazione tra i due, ma è qualcosa che non influisce minimamente nella vita di ognuno. ci sono donne manager che hanno sotto di loro molti uomini e che sono allo stesso tempo schiave del loro padrone. un master non è un sadico, una slave non è una nullità, cercano un legame stretto, esclusivo, che, spesso, ha meno vincoli di tanti altri legami. le fruste, le manette e i vari ornamenti in latex sono solo paramenti divertenti se e quando si vuol giocare, ma assolutamente non indispensabili alla relazione s/m. in fin dei conti crredo che un padrone e la sua schiava cerchino solo di arrendersi l'uno all'altra e che, come dice un mio amico, la vera schiava è padrona del suo padrone.
    ...non sono forse un accordo stonato, nella divina sinfonia,
    grazie alla vorace ironia che mi squassa e che mi morde?
    E' dentro la mia voce, come stride!
    E' il mio sangue, questo veleno nero!
    Sono lo specchio sinistro in cui si guarda la megera.
    io sono la piaga e il coltello! Sono lo schiaffo e la gota!
    Sono le membra e la ruota, e la vittima e il carnefice!
    Sono del mio cuore il vampiro,uno di quei grandi derelitti
    condannati all'eterno riso
    e che non possono più sorridere


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  10. #10
    Johnny
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da elenina*
    significa che la persona in questione prova dolore ma gli attribuisce un significato piacevole? quindi è esclusivamente una questione mentale se non ho capito male...
    intendo dire ke la persona prova una "eccitazione", alla quale può attribuire un significato positivo o negativo, piacevole o spiacevole a seconda di tante variabili in gioco.




    Pensa ad esempio a una persona ke è stata violentata e che x effetto della coazione a ripetere cerca partner violenti e quando subisce prova piacere xke questo provoca la scarica dell'affetto slegato alla rappresentazione rimossa del trauma (ho fatto 1 esempio a caso)


    oppure a una personalità anassertiva ke svaluta talmente tanto sè stessa da provare piacere nel momento in cui qualcuno la tratta con violenza xke "crede" ke "se lo merita" (altro esempio a caso).

    oppure pensa a un borderline ke si fa i tagli sulle braccia x autolesionismo x rappresentare sul corpo una ferita "interiore", prova piacere o dispiacere nel legare quel suo stato d'animo a un dolore fisico con lo scopo di dar corpo al suo dolore?
    Ultima modifica di Johnny : 03-08-2006 alle ore 19.15.28

  11. #11
    Postatore OGM L'avatar di morrigan
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    Originariamente postato da rasputin
    intendo dire ke la persona prova una "eccitazione", alla quale può attribuire un significato positivo o negativo, piacevole o spiacevole a seconda di tante variabili in gioco.




    Pensa ad esempio a una persona ke è stata violentata e che x effetto della coazione a ripetere cerca partner violenti e quando subisce prova piacere xke questo provoca la scarica dell'affetto slegato alla rappresentazione rimossa del trauma (ho fatto 1 esempio a caso)


    oppure a una personalità anassertiva ke svaluta talmente tanto sè stessa da provare piacere nel momento in cui qualcuno la tratta con violenza xke "crede" ke "se lo merita" (altro esempio a caso).

    oppure pensa a un borderline ke si fa i tagli sulle braccia x autolesionismo x rappresentare sul corpo una ferita "interiore", prova piacere o dispiacere nel legare quel suo stato d'animo a un dolore fisico con lo scopo di dar corpo al suo dolore?

    mi trovo d'accordo, però detta così sembra che la persona che prova piacere nel dolore abbia un trauma irrisolto o un disturbo di personalità.
    nell's/M non si parla di "violenza", nessuno è violento con nessuno, questo va specificato perchè altrimenti tutte le persone che prendono parte a questi giochi verrebbero considerate malate, giustamente. chi pratica il cosiddetto sesso estremo non è un violento, è solo una persona che sperimente, con il consenso dell'altro, forme inconsuete di piacere.
    d'altro canto la percezione di un impulso nervoso può essere processata corticalmente in modo che quell'impulso diventi eccitante e non più doloroso, oppure eccitante nel suo essere doloroso.
    specifichiamo che il livello di dolore "imposto" da una persona ad un'altra è relativamente basso; in ogni momento, chi lo sta subendo può dire basta, può non voler più continuare se la sua soglia di tolleranza viene superata. l'altro si fermerà, sono le regole del gioco.
    detto questo sarebbe interessante osservare cosa avviene nell'intrapsichico a chi sceglie queste forme di piacere, quali sono le motivazioni sottostanti. io continuo a sostenere che diventano patologiche solo quando sono l'unico modo per provare piacere. spesso le persone che praticano l's/m non ricercano solo questo tipo di stimolazione, hanno relazioni con persone che non hanno gli stessi gusti, valutano se intraprendere questo "percorso" con una persona o meno, non è che la prima donna che incontrano e con cui escono diventa la loro schiava, dipende da cosa vuole lei, se accetta, se loro la vedono come una persona adatta a ricoprire quel ruolo. e non è detto che se il gioco non può essere portato avanti la relazione finisce, quasi sempre continua nei canoni più regolari di una sessualità "normale".
    ...non sono forse un accordo stonato, nella divina sinfonia,
    grazie alla vorace ironia che mi squassa e che mi morde?
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  12. #12
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    Topic quantomai interessante,l'argomento mi appassiona molto anche dal punto di vista "professionale".Pratico BDSM ormai da molto tempo e devo dire che non ho mai pensato che si tratti di una "malattia".Non nego di aver conosciuto persone che vi sono giunte dopo episodi particolari,ma è una percentuale di soggettiva veramente molto bassa.La maggior parte giunge al rapporto sia SadoMasochistico che di Dominazione/Sottomissione dopo una normale "evoluzione sessuale".

  13. #13
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    Re: S/m

    Originariamente postato da Absinthe
    Secondo voi il sado/masochismo ( nelle sue forme più estreme ), va comunque considerato come una delle possibili pratiche sessuali, oppure come una patologia clinica?
    oddio...se mi parli di "patologia" allora ti cito in causa il dsm:
    Viene fatta diagnosi di Sadismo o masochismo sessuale quando:

    a) Il soggetto ha causato danni a terzi, ha avuto problemi con la legge per mettere in atto le proprie fantasie...
    b) le conseguenza della messe in atto delle fantasie ha causato danni a livelo sociale o lavorativo.

    non mi ricordo proprio bene le definizioni... Comunque, mi sembra che i criteri di :"problemi con la legge-danni a livello sociale e lavorativo(e anche fisico...)" siano quelli citati, anche se non i questi termini.
    Racalbuto(docente di psicologia dinamica) riferiva come criterio di definizione di "perversione" il fatto che quet'ultima divenisse l'unico modo in cui l'individuo possa provare piacere sessuale.
    Ora, non so' se combaci o meno con i criteri dettati dal dsm...ti rendi conto, comunuqe, che il fatto di essere così limitati nel raggiungimento del piacere sessuale non deve essere comunque bello...
    "The road of excess leads to the palace of Wisdom..." W. Blake



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  14. #14
    neuropsy33
    Ospite non registrato

    Re: S/m

    Originariamente postato da Absinthe
    Secondo voi il sado/masochismo ( nelle sue forme più estreme ), va comunque considerato come una delle possibili pratiche sessuali, oppure come una patologia clinica?
    OT: Davvero bello il tuo avatar: mi ricorda un articolo che ho scritto per una rivista di videogames sulla violenza nei videogiochi.

    Comunque, io classificherei patologie in ambito sessuale solo pedofilia, necrofilia e coprofilia. Quando il sadomasochismo è consensuale, non vedo perché "patologico".

    Certo, secondo il DSM è così, ma l'uomo non va etichettato con un manuale. E poi la sessualità è assolutamente libera quando c'è consenso da entrambe le parti.

  15. #15
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    Originariamente postato da Absinthe
    Grazie ragazzi per aver dato la vostra opinione!

    Fondamentalmente mi trovo d’ accordo anch’ io con quanto avete detto, ogni persona è libera di fare quello che vuole in camera da letto, poiché le modalità di vivere ed esperire il sesso differiscono da persona a persona;
    tuttavia penso che il s/m, a differenza di altre pratiche sessuali, possa più facilmente rientrare all’ interno di un’ esperienza potenzialmente dannosa per le persone che lo praticano.
    Mi spiego: lunedì scorso mi è capitato di vedere un servizio delle Iene in cui venivano fatte alcune interviste a persone nell’ ambito di festini s/m ecc., e mi ha fatto riflettere l’ intervista doppia fatta ad una “master” e al suo “slave”; ciò che mi è venuto in mente è che, in particolare le persone che ricoprono quest' ultimo ruolo, siano maggiormente a rischio di andare incontro a problemi di natura psicologica.
    Il fatto di sentirsi appagati solamente quando la propria persona viene violentata fisicamente, psicologicamente e considerata meno di niente, mi sembra che rappresenti un rischio di non poco conto per l’ integrità del proprio Io.
    Naturalmente mi sto riferendo ai casi più estremi, quelli di persone che non riescono a scindere la vita all’ interno delle mura della camera da letto da quella della vita quotidiana; tuttavia, a parer mio, chi si immedesima troppo in questo ruolo ( “slave” ) e lo fa diventare un aspetto predominante della propria vita, rischia poi di sviluppare gravi problematiche... Non so.

    Che ne pensate?
    Oddio, Absi...se è la stessa intervista che ho visto io anni fa' non mi sembrava una coppia particolarmente al limite...anzi...
    Vedevo consenso da entrambe le parti...
    Vedendola mi era venuto in mente che, al di fuori del loro particolare menage...queste persone potessero avere una vita tranquillissima e rispettabile...
    Non le avrei classificate come "patologiche"...cioè....non mi sarei mai sognata di suggerire loro un trattamento psicoterapeutico, anche perchè non lo avrebbero mai accettato...
    Secondo il mio modesto parere, una coppia del genere(o, meglio, uno dei membri di quella coppia) avrebbe potuto presentarsi nello studio di uno psicologo solo nel momento in cui il delicato equilibrio si fosse interrotto....
    cioè...:se uno dei due decide che la cosa non gli va' più bene....
    Una persona con un rischio maggiore di sviluppare determinate problematiche non necessariamente le svilupperà...dipende da molti fattori. Allora, dire ad una persona maggiormente a rischio "sei malato" lo vedo controproducente...

    Il lavoro di psicologo nasce come risposta ad un disagio...o come risposta ad una richiesta di cambiamento da parte di terzi(vedi i casi di malattie egodistoniche che mettono in grave rischio la vita e il benessere di chi le sperimenta o di altre persone), che molto spesso coincidono con le autorità.
    Se mancano queste due condizioni, a che senso interrogarci?
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