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  1. #1
    lunatica77
    Ospite non registrato

    terapia malati terminali

    dovrei prossimamente occuparmi di terapia (le cosiddette cure palliative che come termine non amo x nulla)a malati terminali in hospice...qualcuno ha del materiale in merito o cmq sa dirmi dove potermi confrontare con qualcosa?per me è nebbia...come si fa!?
    grazie mille!

  2. #2
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di manuelas
    Data registrazione
    18-11-2004
    Residenza
    modena
    Messaggi
    1,268
    terapia..in che senso??
    psicoterapia?
    con l'hospice?

  3. #3
    lunatica77
    Ospite non registrato
    no non psicoterapia, terapia intesa come cure palliative

  4. #4
    Partecipante Leggendario
    Data registrazione
    30-05-2003
    Messaggi
    2,051
    Non vorrei essere scortese, ma quando leggo questi messaggi mi viene la pelle d'oca!

    Stiamo parlando di malati terminali, di angosce di morte, di fasi di lutto anticipatorio.

    Stiamo parlando di interventi psicologici che richiedono una FORMAZIONE specifica.

    E tu lunatica viene a chiederci: come si fa?

    E' pur vero che da qualche parte bisogna cominciare, ma non stiamo parlando di assistenza agli anziani ma di MALATI TERMINALI.

    Non so cosa intendi per "prossimamente", ma cerca di seguire qualche corso o meglio di affiancare qualcuno esperto nel settore per acquisire competenza e sicurezza in questo DURO lavoro. Leggere un libro o degli articoli non credo servirà a molto!
    Ultima modifica di David : 03-05-2006 alle ore 17.30.23

  5. #5
    Partecipante Figo L'avatar di Doni
    Data registrazione
    16-12-2002
    Residenza
    Bologna
    Messaggi
    957
    Da ex figlia di un malato terminale non posso che essere d'accordo con David...

    Si tratta di situazioni devastanti, sia per chi le vive direttamente che per chi ci si trova coinvolto...

    Io spero Lunatica che tu sia già stata a contatto con malati terminali, e che abbia idea di che cosa si tratta. Forse un messaggio su un forum non rende lo stato d'animo con cui si vivono le situazioni, e magari tu sai cosa ti aspetta in realtà, ma...
    Se non lo sai, prova a fare una passeggiata nel reparto di oncologia dell'ospedale della tua città...
    La psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall'industria dei divani (W. Allen)

  6. #6
    Partecipante Figo L'avatar di Doni
    Data registrazione
    16-12-2002
    Residenza
    Bologna
    Messaggi
    957
    Originariamente postato da David
    Stiamo parlando di malati terminali, di angosce di morte, di fasi di lutto anticipatorio.
    Soprattutto stiamo parlando di dolore, di ambienti in cui la morte si respira e si vede dipinta sui volti delle persone, di una sofferenza lacerante e priva di alcuna giustificazione.
    La psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall'industria dei divani (W. Allen)

  7. #7
    lunatica77
    Ospite non registrato
    appunto x questo non lo sto facendo e non so nemmeno se lo farò. Sto solo cercando info e news....e il motivo per cui ho aperto il forum era questo...non sono certo una persona che si butta nell'acqua senza nuotare...quindi...ricapitoloando, vorrei info da chi ha informazioni nel campo, la retorica la lascio ad altri

  8. #8
    Partecipante Esperto L'avatar di saperessere
    Data registrazione
    13-10-2005
    Residenza
    Ferrara
    Messaggi
    425
    Mi sono occupato per tre mesi di situazioni simili. Circa 40 casi seguiti prevalentamente in assistenza domiciliare e in piccola parte in hospice.
    E' difficile capire da dove cominciare.
    Proviamo:
    L'Hospice è una struttura molto complessa e molto variabile, quindi io posso parlarti della situazione che ho vissuto in prima persona, potrebbe non essere sovrapponibile a quello che troverai:
    a) Una componente importantissima riguarda il personale della struttura, che a differenza degli altri operatori sanitari sa che qualunque cosa faccia il malato muore; non è il massimo come gratificazione professionale e produce stress, che si riflette sulle prestazioni professionali, sul rapporto con i colleghi, sul rapporto con i familiari del paziente; spesso ad uno psicologo di Hospice viene chiesto di occuparsi anche di questo, cioè cercare di far sì che il gruppo, infermieri e medici, sia il più coeso possibile e che riesca a mitigare questo problema in termini di gruppo di auto-aiuto.
    b) Spesso si seglie la strada della minor invasività possibile nei confronti del malato, che ne ha già abbastanza di suo e si cerca di lavorare sui familiari, quando ci sono. Significa che spesso i familiari non sono così vicini al malato come dovrebbero essere. Nella mia esperienza la malattia che arriva più o meno improvvisamente (anche se in hospice, spesso, arrivano persone già ammalate da tempo) ha un effetto devastante sui rapporti interni alla famiglia. Su 40 casi che ho visto nell'80% dei casi la malattia ha "scoperto dei nervi" cioè ha messo in crisi la precarietà dei rapporti che quella famiglia si portava dietro da anni. Quindi nel 20% dei casi è stato trovato un equilibrio di equa suddivisione dei compiti e di reciproche gratificazioni del lavoro svolto, nell'80% dei casi siamo alla ......terapia familiare. Risanata la famiglia, la potremo usare come veicolo, non invasivo, di sostegno psicologico palliativo, nei confronti del malato. Spesso non c'è il tempo per fare questo. Possiamo comunque vederlo come preparatorio alla fase successiva di elaborazione del lutto. Rimane la possibilità di un grosso lavoro di mediazione nella ridefinizione dei ruoli familiari di assistenza al malato, che spesso pesa su un unico familiare con evidenti problemi.
    Un caso: "Io sono un maschio, non posso occuparmi io di mia madre, mi vergogno, ci deve pensare mia sorella che è una femmina". Comprensibile. Sapeste quanta fatica convincere il MASCHIO a lavare i pavimenti e i piatti, per permettere alla sorella di occuparsi della mamma. In certi casi sarebbe già un grosso passo avanti, perchè la sorella eviterebbe di trasmettere ansia e stress alla mamma ammalata.
    Sicuramente, come ha detto qualcun'altro prima di me, Doni in particolare, non è facile e non si improvvisa.
    Chi non è impegnato a risorgere, è impegnato a morire. Bob Dylan

  9. #9
    Partecipante Leggendario
    Data registrazione
    30-05-2003
    Messaggi
    2,051
    Considerando il post di Doni, trovo che il tuo ultimo intervento, lunatica, sia assolutamente indelicato. Nessuno vuole fare retorica. Chiudo.

  10. #10
    Partecipante Esperto L'avatar di saperessere
    Data registrazione
    13-10-2005
    Residenza
    Ferrara
    Messaggi
    425
    Dimenticavo: www.siponazionale.it Soc. Italiana di Psiconcologia
    Chi non è impegnato a risorgere, è impegnato a morire. Bob Dylan

  11. #11
    lunatica77
    Ospite non registrato
    xfetto...grazie mille!

  12. #12
    lunatica77
    Ospite non registrato
    ...david..quando parlavo di retorica infatti non mi riferivo a doni ma proprio a te....ad ogni modo non perdo tempo a discutere

  13. #13
    Partecipante Assiduo L'avatar di pippi66
    Data registrazione
    02-11-2004
    Residenza
    prov VE
    Messaggi
    132
    Originariamente postato da lunatica77
    ...david..quando parlavo di retorica infatti non mi riferivo a doni ma proprio a te....ad ogni modo non perdo tempo a discutere
    Quando ci si trova difronte al dolore non si è mai abbastanza preparati.... nonostante un'adeguata formazione ed esperienza. Un'approccio errato e un errata valutazione significa creare ancora più sofferenza....
    Mi sembra utile ascoltare i consigli di chi ha già "vissuto" in prima persona questi momenti!!!
    La retorica la possiamo trovare altrove .......
    Pippi66

    Esercitare liberamente il proprio ingegno, ecco la vera felicità (Aristotele)

  14. #14
    lunatica77
    Ospite non registrato
    esatto!

  15. #15
    Partecipante Figo L'avatar di Doni
    Data registrazione
    16-12-2002
    Residenza
    Bologna
    Messaggi
    957
    Infatti la mia non voleva essere un'accusa verso Lunatica (tra l'altro avevo anche espresso il concetto che forse dal suo post non si poteva capire con quale stato d'animo vivesse la cosa), ma semplicemente un modo per sottolineare la delicatezza di una simile attività...

    Quando ripenso a quei momenti, anche se sono passati ormai quattro anni, vivo ancora un senso di vuoto totale. Al di là del dramma personale, quel tipo di ambiente condiziona moltissimo... si vedono situazioni che nessuno di noi meriterebbe di vivere.
    La psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall'industria dei divani (W. Allen)

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