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  1. #1
    Postatore Compulsivo
    Data registrazione
    08-12-2001
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    Le persone, la società, cercano lo psicologo o lo psicoterapeuta?

    Nell'immaginario collettivo degli psicologi, troviamo spesso la fantasia che solo diventando psicoterapeuti si riesca a trovare pazienti. E così si perde per strada la Psicologia.

    L'Ordine Psicologi Toscana ha condotto nel 2004 una ricerca molto interessante ed indicativa in merito all'immagine e alle attese che le persone hanno di noi. Te ne riportiamo un passaggio significativo:

    "Se si guarda alla valutazione dell'attuale reputazione dello psicologo, si puo' dire che essa sia di buon livello. .... [CUT] .... Si puo' notare una profonda discrasia, una contraddizione palese tra modelli della professione praticati, in modo maggioritario, dagli psicologi ed attese presenti nella cultura della popolazione. L'elemento centrale della contraddizione e' rappresentato dalla rappresentazione della psicoterapia: considerata quale sbocco professionale ottimale dalla gran parte degli psicologi, ed al contempo poco presente nelle attese attuali (10% circa),... [CUT] .... Al tempo stesso, la ricerca mostra che la domanda rivolta alla psicologia e' potenzialmente molto forte ed avanzata."

    In altre parole, le persone hanno un'opinione positiva dello psicologo e solo il 10% circa si aspetta dallo psicologo la psicoterapia.
    In un'ottica lavorativa, il paradosso è quindi che lo psicologo continua ad investire sulla psicoterapia, sulla patologia, quando invece il 90% circa della popolazione non ci vede come psicoterapeuti e non si attende cura.

    Verrebbe quindi da dire che le richieste sociali sono profondamente mutate e noi, psicologi, neppure ce ne siamo accorti!
    Negli ultimi 20 anni, periodo in cui sono esplose Scuole di Psicoterapia ed è aumentato vertiginosamente il numero di psicoterapeuti, i costumi sono cambiati, così come gli stili di vita, i ritmi sociali e lavorativi, le modalità di relazionarsi, ecc...

    Si è significativamente allargata la domanda di benessere, di sviluppo personale, di qualità nelle relazioni affettive, sociali e lavorative. Le persone stanno chiedendo meno terapia e più Psicologia.
    Il paradosso è che - ad oggi - non cogliamo questa domanda forte e lasciamo così il campo a counselor, life coach, reflector; professioni non regolamentate che, scimmiottando la Psicologia, riescono tuttavia a cogliere la domanda sociale di benessere e sviluppo.


    Vi va di confrontarvi su questa personalissima riflessione?

    Un saluto e buona giornata,
    nicola piccinini

  2. #2
    Partecipante Esperto L'avatar di saperessere
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    13-10-2005
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    425
    Grazie Nico per il prezioso contributo. Come ho postato in altra parte siamo caduti nella trappola dello schema medico in materia terapeutico-specialistica. Fin dagli inizi (30 anni fa), abbiamo creduto di acquisire credibilità e rispetto, nell'ambiente sanitario, a suon di pezzi di carta. Forse perchè in questo modo e la carta che parla per noi e non noi come persone. Ho conosciuto diversi medici, anche luminari, ed ho capito che ad una "brava persona" corrisponde un bravo medico. Mettersi in gioco come persona è più difficile e più faticoso che sbandierare i pezzi di carta. Sono reduce da una ricerca nelle scuole superiori dove traspare una diffusione del disagio, sia tra gli alunni che tra gli insegnanti che tra tutti gli altri operatori scolastici, che ci impone di trovare strategia psico-sociali di intervento, onnicompresive di tutte le variabili in gioco, e sono tante. Non possiamo certo mettere in terapia un'intera popolazione scolastico-genitoriale, con lotte a coltello tra una scuola terapeutica e l'altra.
    Penso che la ricerca toscana sia la conferma che una richiesta di aiuto esiste. Non possiamo pensare che genitori e insegnanti benpensanti non siano spaventati dalla parola psicoterapia. Possono accettare la parola supporto psicologico. Continuiamo a fare cultura, a creare una consapevolezza sulle possibilità che uno psicologo offre ai singoli e alla comunità. Facciamo educazione sanitaria in campo psicologico. Usiamo la nostra apertura mentale e onnicomprensività culturale da un punto di vista psicologico e ascoltiamo scendendo dalla Torre d'avorio e di infallibilità ed esaustività di questa o quella scuola psicoterapica. (è possibile un link, con la ricerca completa)
    Grazie per aver aperto la discussione. Ciao
    Chi non è impegnato a risorgere, è impegnato a morire. Bob Dylan

  3. #3
    DAISTICA
    Ospite non registrato
    Ciao Nico,

    Io in realtà sono molto vicino al tuo pensiero.. però in tutta onesta la "colpa", se di colpa si può parlare, non la vado ad imputare a chi sceglie, per un paura dovuta al senso di vuoto professionale, di fare la scuola per psicoterapeuti!!!

    La colpa è insita nella logica propria degli sbocchi professionali.

    In parole povere una volta usciti dalle università non si sa letteralmente dove andare.. ed allora per paura.. di restare fermi si va dove vanno tutti o dove si dirige la massa (specializzazioni)

    Sono d' accordo con te sull'importanza del counseling, che poi in reltà, chi ha una buona base clinica dovrebbe già saper metter in atto strategie volte alla promozione del benessere anche utilizzando teorie di riferimento differenti che poi sono le stesse che usano gli psicoterapeuti dei vari indirizzi; quindi avere un bagaglio conoscitivo su come si possa aiutare in termini non prettamente terapeutici, ma piuttosto supportivi.. comunque non è questa la sede.. torno all'oggetto della conversazione


    L'inica cosa che un po' mi suona diciamo non benissimo di quello che dici.., tra le latre cose anche molto bene, è questa:

    Tu poi in realtà stai comunque proponendo una scuola per imparare a fare il counseling psicologico.. OK e poi cosa ho in mano? maggiori strumenti, maggiore sicurezza o consapevolezza su come io possa impiegarmi.. ma in che ambito?? temo, e come me molti altri, che questo percorso, oltre a darti sicurezza maggiore, più di questo non possa fare e quindi, una volta finito punto e a capo.. cercarsi un lavoro da psicologo!!!

    Noi giovani necessitiamo di maggiore concretezza, altrimenti ci demotiviamo.. quindi se posso darti un consiglio, oltre a portare i dati su psicologo Vs psicoterapeuta (che condivido), dai anche una dimostrazione pratica di cosa abbia fatto chi ha seguito la scuola di counseling psicologico..

    Grazie,
    Dario

  4. #4
    Postatore Compulsivo
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    08-12-2001
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    Grazie ad entrambe per aver accolto l'invito

    -----------------------------------
    A DAISTICA dico:

    qui, come anche da altre discussioni nel forum, emerge che la vera criticità per lo psicologo sembra risiedere nella povertà di competenze pratiche e strumenti che l'Università passa (non è una regola, ma accade con buona frequenza)

    questa situazione porta quindi all'esigenza di colmare questa lacuna per potersi così proporre in modo adeguato sul mercato del lavoro (sicuramente complesso di suo)
    ad oggi, lo psicologo ha due - fondamentalmente - strade possibili:

    1) la scuola di psicoterapia
    2) corsi per counselor, coach, reflector, ecc... aperti a tutti quanti

    ognuna di queste due opzioni si è venuta a creare grazie a precisi accadimenti negli ultimi 20 anni...
    potremo anche approfondire assieme la cosa, ma il focus (almeno per me) rimane che in questo scenario la psicologia e lo psicologo, in quanto tale, scompare...

    da una parte c'è lo psicoterapeuta (che è altro) e dall'altra ci sono tecniche psy (il counseling) utilizzate da chiunque...

    personalmente gradirei invece riposizionare e ridefinire ambiti e competenze specifiche dello psicologo e dell'intervento psicologico, anche perché il mercato chiede questo!

    personalmente credo che, innanzitutto, necessiti cominciare a far chiarezza tra di noi psicologi sulle rispettive distinzioni, sulle esclusive della nostra professione, e su miti e leggende che girano sul mercato

    ----------------------------
    per saperessere

    la Ricerca è pubblicata su un volume cartaceo e quindi non mi è possibile inserire link. Puoi tuttavia contattare l'Ordine Toscana e chiedere se gentilmente te la inviano. Mi ricordo che a suo tempo avevano inviato alcuni volumi.

    INteressante anche la ricerca a cui accenni. Potrebbe essere carino farne un breve abstract su cui confrontarci


    :ciao
    nicola piccinini

  5. #5
    Postatore Compulsivo
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    08-12-2001
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    ed ancora...

    Originariamente postato da DAISTICA
    OK e poi cosa ho in mano? maggiori strumenti, maggiore sicurezza o consapevolezza su come io possa impiegarmi.. ma in che ambito?? temo, e come me molti altri, che questo percorso, oltre a darti sicurezza maggiore, più di questo non possa fare e quindi, una volta finito punto e a capo.. cercarsi un lavoro da psicologo!!!
    da queste tue righe, mi viene da scrivere:

    1) torna puntuale il disagio di non capire il nostro ambito professionale ("... ma in che ambito?"). Difatti non si tratta "solo" di acquisire strumenti e competenze, ma anche di prendere "coscienza di ruolo".

    2) l'ottica non è quella del "cercasi un lavoro da psicologo", ma del "creasi il lavoro dello psicologo". Come scritto nell'articolo, spesso ci attendiamo lavori da dipendente, quando invece il mercato decreta la libera-professione. Ciò presuppone premesse e forma-mentis differenti...

    A me piace dire che "lo psicologo lavora sull'interfaccia e dove c'è relazione, può esserci uno psicologo"
    E' ovvio che nessuno può garantire il lavoro sicuramente si può invece facilitare la progettualità, l'autopromozione, la professionalità...


    Forse sarà anche la mia storia professionale, ma ritengo che lo psicologo abbia tutte le potenzialità per ambire a maggiori opportunità e dignità.
    In cinque anni, abbiamo tirato su una società (obiettivo psicologia srl), abbiamo uno studio clinico in cui girano clienti, abbiamo un network di colleghi che a loro volta lavora come psicologo...
    Insomma, degli spazi ci sono ma nessuno ce li verrà a "donare"


    nicola piccinini

  6. #6
    Partecipante Esperto L'avatar di saperessere
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    13-10-2005
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    Per quanto riguarda la ricerca non è ancora ufficiale. E' stata presentata in ambito locale, suddivisa per singole province (veneto). La paternità ufficiale è del Dipartimento di sociologia. Vedrò cosa posso fare, con un minimo ancora di riservatezza, magari via e-mail, poi vedi tu. Ti posso raccontare alcuni episodi, secondo me significativi, anche se non codificabili:

    1) Alla domanda "Conosci qualcuno che si è suicidato?" un ragazzo di terza superiore mi ha chiesto "Profe, che si è suicidato nessuno, ma che ci hanno provato in tanti. Va bene lo stesso?" La cosa più preoccupante è la naturalezza con cui loro trattano certi argomenti che per noi sono così drammatici; è un indice di distacco tra noi e loro incredibile, e comunque il 17% ha risposto SI a questa domanda e il 37% a risposto NO alla domanda "Ti fa paura qualcuno che si suicida?"
    2) Una ragazza di seconda, con uguale naturalezza: "I miei genitori si sono separati prima che io nascessi e non si sono più rivisti. Cosa devo scrivere". La sua compagna di banco, forse non a caso "Io lo so di avere due fratelli, ma non li ho mai conosciuti. Cosa devo scrivere?" Non nego a nessuno il diritto di cambiare vita, forse non c'è la capacità di gestire le conseguenze sugli altri.
    3) Il 3% fa uso di psicofarmaci con ricetta; il 3% fa uso di psicofarmaci senza ricetta; il 10% ha già ricevuto trattamenti psicologici; conoscono benissimo il significato sia della parola psicofarmici, sia della parola trattamento psicologico

    Avere la sensazione di stare sprecando la propria vita SI il 37%

    Il campione era di di 5000 soggetti dalla prima alla quinta, città e provincia, licei e professionali, maschi e femmine.

    Un'altra ricerca su 85 insegnanti (pochi, mi rendo conto) ha dato tra gli altri i seguenti risultati:

    Capacità relazionali
    • il 72.1% lamenta come possibile produzione di disagio la scarsa competenza relazionale del docente con se stesso,
    • il 100% scarsa competenza relazionale del docente con gli allievi,
    • il 74.4% scarsa competenza relazionale dei docenti con i colleghi,

    Vedete voi. L'impressione che avevamo con i colleghi dell'Università, uscendo dalle scuole era di essere alla vigilia di un aumento esponenziale dei fatti di cronaca con protagonisti gli adolescenti.
    Mia moglie insegna ed è testimone di genitori che di fronte a qualunque devianza sociale al limite della legge, finalmente hanno l'occasione, per guarire i propri sensi di colpa, per schierarsi dalla parte dei figli, contro l'istituzione, che ha le sue colpe, impedendo qualunque intervento colleggiale.
    Questa situazione mi sembra più adatta ad uno psicologo che ad uno psicoterapeuta e mi sembra che ci sarebbero anni di lavoro a disposizione. Sta a noi psicologi creare strumenti e ruoli per intervenire.
    Grazie ancora e ciao
    Chi non è impegnato a risorgere, è impegnato a morire. Bob Dylan

  7. #7
    Scusate...potreste fare una chiara distinzione sulle diverse mansioni che ha uno psicologo rispetto a un psicoterapeuta, senza usare troppi paroloni?!
    Per chi, come me, non è ancora del mestiere, sarebbe importante capirlo!!!
    Grazie mille

  8. #8
    Non ho capito bene cosa possa fare se non essere nel campo della salute mentale oppure psicologo del lavoro ma in una grossa azienda oppure psicologo scolastico dove qualche preside lo ha istituto oppure psicologo di comunità ma in grandi comuni oppure devi cooperare con l'assistente sociale o sempre nel campo sanitario nei servizi territoriali quindi vedete voi non è meglio farsi conoscere aprire uno studio e quindi una volta laureati farsi la scuola di specializzazione sembra quasi una tappa obbligata non vi pare anche se a me nn piace qual è secondo voi la risposta per lavorare

  9. #9
    Partecipante
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    Personalmente credo che questa situzione possa essere ricondotta al famoso art 1 della Legge che ha istituito la nostra professione. Forse era il caso che il nostro ordine definisse meglio ciò che è racchiuso in quelle 3 righe. Perchè non è stato fatto? Non ho la risposta....però se penso al numero di scuole di specializzazione private istituite, se penso al loro costo, se penso alla quasi totale assenza di una formazione post-universitaria pubblica e, soprattutto se confronto i nomi dei docenti delle scuole private coi nomi dei professionisti "politici" della nostra professione, un'idea sul perchè l'ambiguità Psicologo Clinico/Psicoterapeuta non sia stata sanata quasi mi viene in mente.

  10. #10
    Sono d'accordo che la psicoterapia come unico canale di esercizio della professione sia un'illusione degli psicologi in genere, anche perchè spesso le persone che arrivano a telefonare o a fare un primo colloquio hanno richieste personali di aiuto, e si preoccupano molto poco se poi l'intervento si chiama psicoterapia o sostegno.



    D'altra parte, mi sembra che questo stato di cose sia sostenuto da una ragione di ordine economico e sociale all'interno della professione: fin dall'uniniversità viene passato in modo più o meno esplicito che per fare gli psicologi sia necessario scegliere un modello teorico ed aderire a quello.

    Il risultato è che centinaia di psicologi spendono anche 20000 Euro (=400 sedute di psicoterapia a 50 Euro netti, l'equivalente di uno-due anni di lavoro a buon ritmo solo per ammortizzare la scuola di psicoterapia) per formarsi dopo la laurea secondo un modello ben definito, riponendo in questa formazione specialistica forse troppe speranze, e magari tralasciando la costruzione della propria professione e la pubblicità alla propria attività, che si possono svolgere anche solo con l'abilitazione e l'iscrizione all'ordine.



    Inoltre, credo che molti psicologi siano troppo orientati all'intervento clinico sulla persona (sul gruppo, sulla famiglia), mentre credo che la professione di psicologo, per essere redditizia (ma quanto siamo rassegnati a non guadagnare dalla nostra professione???) possa essere svolta contemporaneamente in svariati campi ed in molti modi diversi.



    Non voglio sostenere un'idea di psicologia easy, senza modelli e riferimenti, ma credo che ingabbiarsi nella convinzione che si debba scegliere un modello o un settore porti alla lunga ad una frammentazione della psicologia in tanti piccoli isolotti teorici, che danno vita a scuole di psicoterapia, le quali per poter sopravvivere devono per necessità sostenere a loro volta l'idea di dover scegliere un modello.

    Non possiamo certamente aspettarci che centinaia di istituti e scuole (di pensiero e di rendita) abbandonino le armi per amor di verità, ma certamente ogni professionista potrebbe iniziare a coltivare qualche dubbio epistemologico in più. La filosofia della scianza di tutto il ventesimo secolo può aiutare molto in questo senso, anche dal punto di vista molto concreto del "cosa voglio fare?", "come voglio lavorare?", "quanto guadagno e mi aspetto di guadagnare?".

  11. #11
    Ciao a tutti!
    Avete messo giù un argomento molto interessante e controverso!
    Io porto la mia esperienza dicendovi che lavoro in una clinica privata come psicologa e quello che emerge subito appena si inizia a lavorare è la totale ignoranza circa il nostro ruolo e le nostre competenze a partire già dalla classe medica (non voglio dire proprio tutti i medici, ma nell'equipe della clinica dove lavoro un buon 80% non ha la più pallida idea della differenza tra supporto psicologico e psicoterapia, per arrivare a frase "agghiaccianti" tipo: quel paziente è triste, mi spieghi perché?).
    Qui si aprirebbe un grosso capitolo sul nostro ordine e il modo in cui si dovrebbe fare qualcosa per imporre un minimo di chiarezza, perché molti di noi, credo, devono confrontarsi giornalmente con questo tipo di ignoranza.
    A questo punto diventa fondamentale la nostra coscienza di professionisti e, prima ancora, di psicologi inteso nel senso della nostra profonda natura (non si fa lo psicologo, ma lo si è secondo me), che cerca di capire quali sono le sue risorse per aiutare al meglio chi si rivolge a lui.
    E' inevitabile che: capire come si può aiutare "il paziente" (scusate, non mi piace come termine, aiutatemi a trovarne uno più adatto che non sia il solito "persona") fa capire anche cosa ci manca e dovremmo avere per dare un aiuto migliore e, secondo me, a questo si può sopperire anche senza "forgiarsi" del titolo di "specialista", e spendendo, magari, anche di meno, visto che, soprattutto all'inizio, le entrate sono piuttosto esigue!
    Lo dico perché, tornando al discorso ignoranza, spesso il titolo non fa poi tanto la differenza quando ci si trova a scegliere qualcuno di cui fidarsi per cercare aiuto!
    Buona serata a tutti!!!

  12. #12
    Matricola
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    ciao!dato che l'argomento m interessa nn è che potrei sapere la fonte?ossia 1 sito o qualcosa x avere la ricerca ed i risultati completi?grazie!

  13. #13
    Partecipante Esperto L'avatar di saperessere
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    Originariamente postato da xwbollawx
    ciao!dato che l'argomento m interessa nn è che potrei sapere la fonte?ossia 1 sito o qualcosa x avere la ricerca ed i risultati completi?grazie!
    Se ti riferisci alle scuole, vale la risposta che ho dato a nico. Sentiamoci via e-mail. Non è per gelosia o presunzione. E' per rispetto e discrezione nei confronti di chi ha materialmente finanziato e gestito la ricerca. Di fronte ad eventuali nuove richiestoe chiederò il permesso formale di divulgarle prima della pubblicazione ufficiale. Per ora, magari è uno scrupolo solo mio, confrontiamoci volentieri via e-mail.
    Non esiste comunque ancora un modo per vederle su internet.

    Puoi cercare qui http://www.liguriainformasalute.it/ qualcosa di simile relativo alla liguria e solo alle tossicodipendenze.

  14. #14
    Partecipante Assiduo L'avatar di lulunana
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    13-01-2006
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    trovo gli interventi fin qui letti corretti ed interessanti....vorrei solo capire se allora non ho mai capito nulla io fino a questo momento! E' indispensabile l'iscrizione all'albo per praticamente tutto, ma tutto quello che fino a questo momento ho studiato mi è servito solo per cumulare carte, noiosissime carte quando le caratteristiche o le esperienze per avvicinarsi a questa professione le vado acquisendo attrverso canali alternativi: corsi per disoccupati, volontariato, colloqui vari durante i quali ci si ritrova sempre davanti chi si è ritagliato il suo posticino in vario modo e da tali questioni non si sente più toccato! eppure mi rammarica dirlo ma le costosissime scuole di specializzazione diventano la sola risposta per un neolaureato poichè dopo tante carte ha in mano pochi strumenti, tanta voglia e pochissime possibilità per mettere in campo almeno quelle!

    grazie per lo sfogo

    luana da roma

  15. #15
    psicosarix
    Ospite non registrato

    Re: Le persone, la società, cercano lo psicologo o lo psicoterapeuta?

    Originariamente postato da nico
    [...]Nell'immaginario collettivo degli psicologi, troviamo spesso la fantasia che solo diventando psicoterapeuti si riesca a trovare pazienti. E così si perde per strada la Psicologia. [...]

    [...] In altre parole, le persone hanno un'opinione positiva dello psicologo e solo il 10% circa si aspetta dallo psicologo la psicoterapia. [...]
    .

    [...] Si è significativamente allargata la domanda di benessere, di sviluppo personale, di qualità nelle relazioni affettive, sociali e lavorative. Le persone stanno chiedendo meno terapia e più Psicologia. Il paradosso è che - ad oggi - non cogliamo questa domanda forte e lasciamo così il campo a counselor, life coach, reflector; professioni non regolamentate che, scimmiottando la Psicologia, riescono tuttavia a cogliere la domanda sociale di benessere e sviluppo. [...] [/B]
    io credo che in questi passaggi stia la questione ... abbiamo PERSO LA PSICOLOGIA PER STRADA, invece le persone (non psicologi) hanno ancora il senso di quello che è la psicologia: una SCIENZA DEL BENESSERE!!!
    ricordo che mio nonno mi diceva che per sapere "chi sei" devi voltarti indietro. significa che devi conocere le tue origini, perchè da lì vieni tu. forse sarò noiosa ... ma spero mi perdonerete ... se non sappiamo da dove veniamo e dimentichiamo le origini della psicologia allora è naturale che non sappiamo chi siamo!!!
    all'esame di storia della psicologia ho studiato che è W.Wundt (fonatore del boratorio di LIPSIA nel 1879) il padre più riconosciuto della psicologia scientifica da cui nasce la psicologia generale e poi quella sociale e dello sviluppo ... ecc. questo laboratorio non nasce con l'intento di curare, ma con l'intento di conoscere il funzionamento psicofisiologico degli esseri umani.
    dunque ... saltando tutta la storia e venendo al dunque ... l'intento della Psicologia scientifica è quello della conoscenza della mente e del comportamento!!! e l'intento della Psicologia applicata è quello di elaborare strumenti e strategie per il BENESSERE della MENTE a cui consegue un comportamento che produce anch'esso benessere!

    cosa ne dite? alla luce di questo la psicoterapia non diventa SOLAMENTE uno delle miriadi di contesti a cui la psicologia si può applicare????? e non la SOLA psicologia???? e non scopriamo che grossissima parte di questi contesti non hanno nulla a che fare con la malattia della mente e la sua cura?
    ecco perchè "il counseling e i suoi fratelli" vanno tanto per la maggiore! la gente non è tutta malata, anzi!!!! ... le persone vogliono solo BENESSERE!!!

    che ne pensate?
    ciao!

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