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Discussione: test e emozioni

  1. #1
    Super Postatore Spaziale L'avatar di roropink
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    07-09-2005
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    test e emozioni

    ciao colleghi,
    vorrei domandarvi cosa ne pensate del fatto
    che somministrare test può far male emotivamente
    al nostro presunto paziente.
    ho avuto a che fare soprattutto con persone anziane
    ... so che in questo genere di cose bisogna rispettare un certo grado di severità, dettata dalla situazione stessa, consegne precise, niente di più, ma ho cominciato a riflettere
    sulla reale necessità di sottoporli a lunghe prove, per le quali alcuni sperimentano un vissuto di impotenza.
    ho visto scoppiare in lacrime un paziente che aveva paura di aver sbagliato qualcosa, probabilmente questa sua reazione è ascrivibile alla sua struttura di personalità, ma mi ha fatto pensare a se era veramente necessario provocargli quello stress.
    Ultima modifica di roropink : 19-01-2006 alle ore 11.07.54
    “Come molti viaggiatori ho visto più di quanto ricordi e ricordo più di quanto ho visto.”

  2. #2
    Postatore Epico L'avatar di MEMOLEMEMOLE
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    .. io credo che un test non dovrebbe causare una reazione del genere..a meno che...o è fatto male o la persona in questione aveva già qualche disagio...certo che con gli anziani è davvero difficile fare questo tipo di somministarzioni..io ho dovuto proporre lo stesso test 3 volte perchè ogni volta non se la sentiva mai..forse, pensandoci bene anche qeueso era un segnale, poi devi stare molto attenta alle doamnde che poni, alla sensibilità delle persone, eh si e' davvero un po' difficile!...boh...

  3. #3
    Postatore Epico L'avatar di paky
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    Re: test e emozioni

    Originariamente postato da roropink
    ciao colleghi,
    vorrei domandarvi cosa ne pensate del fatto
    che somministrare test può far male emotivamente
    al nostro presunto paziente.
    ho avuto a che fare soprattutto con persone anziane
    ... so che in questo genere di cose bisogna rispettare un certo grado di severità, dettata dalla situazione stessa, consegne precise, niente di più, ma ho cominciato a riflettere
    sulla reale necessità di sottoporli a lunghe prove, per le quali alcuni sperimentano un vissuto di impotenza.
    ho visto scoppiare in lacrime un paziente che aveva paura di aver sbagliato qualcosa, probabilmente questa sua reazione è ascrivibile alla sua struttura di personalità, ma mi ha fatto pensare a se era veramente necessario provocargli quello stress.
    vedere e soprattutto gestire le reazioni dei pazienti alle valutazioni non è semplice e soprattutto può portare riflettere sul carico emotivo che a volte sembra eccessivo...
    però nella valutazione, oltre alle risposte ai test credo sia importante, e ci dica molto, anche l'osservazione di come il paziente gestisce e reagisce al materiale del test e alle sue stesse prestazioni. L'ansia di sbagliare, lo scoppiare in lacrime, o l'aggressività che alcuni pazienti mostrano fanno spesso parte della patologia e come tali dobbiamo prenderne atto. Il fatto stesso che il paziente abbia reazioni eccessive o comunque inadeguate ci può dire qualcosa della sua malattia.

    Se sia "necessario" provocargli quello stress bè... questo non so dirlo. Se il paziente è giunto alla nostra osservazione per una eventuale riabilitazione allora forse sì, è necessario. Sono necessari i test e diventa necessario a quel punto anche osservare le sue modalità di reazione, la sua (in)tolleranza alle frustrazioni, la sua (in)adeguatezza al contesto ambientale eccetera... perchè anche questo potrà essere oggetto di riabilitazione.
    Se invece i test sono fine a sè stessi... solo per completare la cartella clinica e poi il paziente tornerà a casa portandosi dietro i suoi problemi, allora il dubbio me lo pongo anche io... Oggi ad esempio ho fatto le valutazioni ad un paziente giovane (46anni) con marcati disturbi di memoria secondo me aggravati moltissimo da un'eccessiva ansia. Il paziente non farà la riabilitazione (per questioni di organizzazione sua personale) e sono purtoppo convinta che il notare i suoi fallimenti in una situazione a cui credo si sia sottoposto più per cercare una rassicurazione che per altro non gli farà per niente bene... probabilmente non avrà fatto altro che alimentare le sue preoccupazioni e le sue ansie il che come un gatto che si morde la coda continuerà a peggiorare il suo disturbo soggettivo di memoria...
    ...love is passion, obsession, someone you can't live without.
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  4. #4
    Super Postatore Spaziale L'avatar di roropink
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    (paky...che collega )

    vorrei parlarne ancora, mi interessa confrontarmi con voi ma ora devo scappare,
    poi edito da qui
    Ultima modifica di roropink : 19-01-2006 alle ore 18.49.10
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  5. #5
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    devo dire che io incontro spesso queste problematiche, ma poi quando parlo con i pazienti della loro ansia, depressione e dei problemimi di memoria l'esame va avanti....poi spesso mi ci si diverte con i pazienti...spesso prima di iniziare un test faccio 2 chiacchiere, spiego cosa si farà e poi comincio. solitamente i pazienti piangono quando sono molto giù di morale, ma i deficit sono problemi satellitari, l'umore è il responsabile...di solito.
    ciao
    Roberto

  6. #6
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    Concordo pienamente con Paky e Robby.
    A volte gestire i pazienti non è facile. Anke io lavoro prevalentemente con anziani, e spesso sono depressi. Logicamente non entro nella stanza con i miei test, mi siedo e inizio la valutazione. Prima gli parlo, gli chiedo di raccontarmi la loro storia (anke se l'ho appena letta in cartella), e questo mi serve innanzi tutto per valutare il loro grado di insight, e poi per metterli un po a loro agio.
    E poi capita nel corso della valutazione ke magari mi si mettano a piangere, ma perchè sono già depressi di loro, o hanno paura di sbagliare. E allora li tranquillizzi, a volte anke mentendo un pochino. E se ne hanno bisogno li lasci anke sfogare, magari su problemi ke nn hanno nulla a ke fare con la memoria.Ma come ha detto paky anke questo è indicativo della patologia. Magari non sono dementi, ma solo depressi.
    Con un paio di pazienti non mi sono sentita in grado di aiutarli e ho kiamato la mia responsabile. Uno ha avuto una crisi di panico durante la valutazione, l'altra signora era depressa (e ne aveva anke tutti i motivi) e aveva iniziato a piangere appena entrata senza smettere mai. Nel primo caso è stata sospesa la valutazione, nel secondo la mia responsabile è stata in grado di tranquilizzarla, dandogli speranze per una riabilitazione, ed è stato possibile valutarla.

    Mentre il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito

    Non ti curar di loro, ma guarda oltre e passa

  7. #7
    Super Postatore Spaziale L'avatar di roropink
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    sentire le vostre esperienze mi rassicura...

    robbyeah
    "i pazienti piangono quando sono molto giù di morale, ma i deficit sono problemi satellitari, l'umore è il responsabile..."


    l'umore si, ma considera che anche solo il fatto ad esempio di non poter impugnare la penna correttamente perchè paretici... questo è un deficit che in quel preciso momento si sta amplificando, li sconforta tanto,
    il dover dire" se potessi scrivere con l'altra mano...ma non posso" fa riemergere tutto il dolore della perdita di un arto.

    calathiel
    "E poi capita nel corso della valutazione ke magari mi si mettano a piangere, ma perchè sono già depressi di loro"


    già, la depressione e l'ansia sono di certo i responsabili, ad esempio mi viene in mente invece che i frontali sono a più agio di me

    paky
    "Se invece i test sono fine a sè stessi... solo per completare la cartella clinica e poi il paziente tornerà a casa portandosi dietro i suoi problemi, allora il dubbio me lo pongo anche io"


    mi è capitato più spesso di quanto immagini, appuntamenti per la valutazione
    fini a se stessi, ovviamente a me fanno piacere perchè sono alle prime armi,
    sono esperienze per me, ma per loro mi rendo conto che è difficile da digerire,
    e talvolta non hanno neanche spazio per riflettere sui propri "limiti", per essere tranquillizzati in un colloquio clinico, questo credo che dovrebbe essere garantito
    Ultima modifica di roropink : 20-01-2006 alle ore 10.01.19
    “Come molti viaggiatori ho visto più di quanto ricordi e ricordo più di quanto ho visto.”

  8. #8
    Postatore Compulsivo L'avatar di Calethiel
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    Purtroppo un colloquio di sostegno non sempre è possibile, almeno dove sono io non viene fatto. Spesso è utile, anke x i familiari. E quindi quando ho un attimo di tempo a volte mi fermo a parlarci lo stesso, x quello ke posso essere capace.
    Quando è il caso invece di deficit fisici ke impediscono o comunque alterano la prestazione in un test, allora magari evito di farglieli fare, visto ke comunque la valutazione non sarebbe realistica.
    Ad esempio una signora ke ho visto la settimana scorsa era affetta, tra l'altro, da retinite pigmentosa, e quindi praticamente tutti i test con stimoli visivi non glieli ho fatti, ke senso avrebbe avuto? Non ci vedeva quasi più....Ho provato solo le matrici progressive, ma anke li il risultato non sarà tenuto più di tanto in considerazione.
    Mentre nei pazienti con parkinson la prova di prassia gli viene fatta lo stesso, anke se può essere frustrante, ma si cerca sempre comunque di rassicurandogli, spiegando ke viene fatta solo x cercare di aiutarli, x capire meglio cosa hanno.
    Lo so, non è facile, x questo i test dovrebbero farli gli psicologi o no una figura qualsiasi, xkè oltre alla valutazione è importante il rapporto ke instauri con il paziente.

    Mentre il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito

    Non ti curar di loro, ma guarda oltre e passa

  9. #9
    Partecipante Affezionato
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    calethiel mi trovi in perfetta sintonia con te!
    ma poi in fondo un paziente che ha un parkinson o non sa più tenere in mano una matita ha bisogno di parlare e di mostrare la propria frustrazione. E' necessario riuscire a capire il paziente e magari provare a trovare soluzioni per rmigliorare la qualità della vita. Con chi potrebbe parlare se non con psicologi o medici preparati?
    capisco che all'inizio è difficile fronteggiare tali situazioni, ma vedrai che tra qualche tempo le cose miglioreranno!
    Roberto

  10. #10
    Partecipante Esperto
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    Ogni test, ogni valutazione, porta con sè un imprescindibile dimensione relazionale. Il paziente, molto spesso, si chiede cosa significhi quello che gli stiamo sottoponendo, a cosa serve, perchè lo si fa.
    Un rapporto troppo freddo ed impersonale, da rigida "lettura delle consegne" taglia un'importante aspetto relazionale che invece potrebbe essere proprio quello che serve prima di iniziare un test. Si parla dell'ipotetico "elemento di disturbo dell'oggettività del test" creato da un rapporto "gentile" con il paziente (che ovviamente non deve mai diventare collusivo), ma l'ansia ed il forte timore che possiamo creare con un rapporto freddo e rigido con lui non sono, essi stessi, un grave elemento di disturbo della situazione reale ?

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