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Discussione: autostima

  1. #1
    Partecipante Assiduo L'avatar di pippi66
    Data registrazione
    02-11-2004
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    autostima

    Sto lavorando con un adulto con ritardo mentale medio lieve, ha frequentato la scuola media e molto seguito dai genitori nel suo perocrso di apprendimento. A causa dei conflitti con la madre e il fratello è soggetto da crisi depressiva e attacchi di aggressività nei confronti delle persone e cose a lui care. Mi han chiesto di lavorare sulla sua autostima (attualmente molto bassa) per migliorare queste sue crisi. Mi date un aiuto?
    Che tipo di attività svolgere? Sarà utile coivolgere anche i familiari?
    Grazie

    Pippi66

    Esercitare liberamente il proprio ingegno, ecco la vera felicità (Aristotele)

  2. #2
    Partecipante Super Esperto L'avatar di valevalens
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    20-10-2004
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    quando si ha a che fare con il ritardo mentale e con disturbi medio gravi siamo sul campo della psicopatologia, ragion per cui essere soltanto psicologi non basta più. Bisogna avere dei metodi acquisiti, altrimenti a mio parere si rischia di procedere per tentativi ed errori sulla pelle delle persone.
    Sul ritardo mentale in particolare, siamo nel campo dei disturbi dell'apprendimento, quindi su un livello prettamente cognitivo-percettivo. In questi casi, il primissimo passo (anche quando ci sono valutazioni a monte fatti da esperti, specie se medici) è valutare attraverso una serie di colloqui e test specifici il livello e la causa di disfunzione (se è dovuto a un danno neurologico pregresso, se ci sono concomitanti patologie come disturbi della memoria o della percezione, se siamo in presenza di dislessia non riconosciuta ecc.), nonchè la storia del paziente.
    Solo escludendo totalmente questi aspetti, si comincia a pensare a cause più di tipo "emotivo" o di disagio familiare. Che so, una chiusura improvvisa verso lo studio, un blocco che impedisce un regolare apprendimento, un problema familiare.
    Questa valutazione iniziale è importantissima perchè apre due scenari diversi di terapia: la prima che agisce su una rieducazione e una stimolazione percettiva, la seconda che invece ha a che fare con l'esperienza ambientale del soggetto e con le sue abilità personali. In entrambi i casi, può essere comunque utile vedere i genitori, anche per valutare i cambiamenti e i supporti che ha intorno, ma soprattutto per renderli partecipi del cambiamento.
    Solo partendo da questi dati, si può cominciare a pensare ad un percorso specifico.

    Quando qualcuno ti dice "guarda, questo paziente ha problemi di autostima" pretendi sempre che ti dia un referto, una storia clinica, della documentazione che lo attesti e se te lo dà, valuta se ripetere qualche esame, altrimenti sono solo parole vuote.
    Ma in ogni caso, quando ti affidano un paziente devi cominciare tutto ex novo: relazione, comunicazione, strategie.
    Questo è, secondo la mia esperienza, quello che penso.

  3. #3
    Partecipante Assiduo L'avatar di pippi66
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    02-11-2004
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    Ti ringrazio Vale per i tuoi consigli..... in effetti la sua documentazione non è molto chiara e completa. Dovrò parlare con chi di dovere........ in questi giorni sto cercando di "curare" il nostro rapporto, capire i suoi stati d'animo e le sue abilità. Con la famiglia non ho ancora avuto modo di parlare, ma lo farò appena possibile. Seguirò i tuoi suggerimenti ....
    Grazie
    Pippi66

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