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  1. #1
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di manuelas
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    19-11-2004
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    il MALE come oggetto della psicologia

    Ciao..spero che sia il forum giusto...


    devo scrivere un articolo che tratti del MALE, come concetto psicologico. Sono in alto mare...

    ho qualche idea sulla bibliografia, ma vorrei sapere se qualcuno ha già affrontato l'argomento dal punto di vista teorico, applicativo, metodologico...

    cioè:

    cos'è il male?
    da cosa nasce...a livello psicologico?
    ci sono presupposti teorici di autori particolari che se ne sono occupati?

    in che modo?

    ci sono premesse terapeutiche relative a qste premesse teoriche?

    insomma...cosa se ne sa IN PSICOLOGIA del male?

    Lo so che è un argomento complesso con mille implicazioni, ma a me interessano in modo specifico le connotazioni psicologiche...

    grazie a chi vorrà aiutarmi...


  2. #2
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    06-07-2004
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    1,975

    Re: il MALE come oggetto della psicologia

    Originariamente postato da manuelas
    Ciao..spero che sia il forum giusto...


    devo scrivere un articolo che tratti del MALE, come concetto psicologico. Sono in alto mare...

    ho qualche idea sulla bibliografia, ma vorrei sapere se qualcuno ha già affrontato l'argomento dal punto di vista teorico, applicativo, metodologico...

    cioè:

    cos'è il male?
    da cosa nasce...a livello psicologico?
    ci sono presupposti teorici di autori particolari che se ne sono occupati?

    in che modo?

    ci sono premesse terapeutiche relative a qste premesse teoriche?

    insomma...cosa se ne sa IN PSICOLOGIA del male?

    Lo so che è un argomento complesso con mille implicazioni, ma a me interessano in modo specifico le connotazioni psicologiche...

    grazie a chi vorrà aiutarmi...

    Ciao, è 1 argomento infinito e poi bisognerebbe capire cosa intendi per "male", io posso consigliarti 1 saggio ("Sull'odio" di Recalcati, 1 psicoanalista milanese) di cui qui sotto ti copio&incollo la recensione, ciao e buon lavoro!



    Di tutte le passioni l'odio è la più reale e insopprimibile. Teorizzare una natura 'odiosa' è la dolente riconferma della realtà della storia e della cronaca. L'enfer sont les autres, diceva Sartre; lo sguardo dell'Altro ci obbliga a un corpo a corpo nel quale «il desiderio umano gioca la sua partita mortale». Non ci sono vie di fuga, se non la maggiore consapevolezza che esiste una parte oscura che spinge gli esseri umani al «godimento del Male».

    Il pessimismo è già tutto dispiegato nel Disagio della civiltà di Freud, quando parla della propensione, negli uomini, alla cattiveria e alla distruzione e all'aggressività. Ma il saggio di Massimo Recalcati, forte del pensiero lacaniano (e di diverse altre sollecitazioni filosofiche e letterarie), va oltre e arriva ad affermare che l'odio è una passione più reale dell'amore; addiritttura, «è il solo sentimento lucido». Mentre l'amore ha la forma di un miraggio, di un attesa, e si sostiene sull'idealizzazione dell'Altro, l'odio «è odio per l'inconsistenza dell'Altro» che non può proteggerci dall'imperfezione umana. E' una «passione dell'essere», e una particolare forma di invidia, «invidia della vita».

    Se il centro propulsore dell'odio è all'interno dell'uomo, in quella pulsione incontrollabile che è la Cosa ipotizzata da Lacan, anche la cosiddetta lotta al terrorismo manca il vero problema, ossia il fatto che «il nemico, il demone, la minaccia non coincide mai con l'esterno ma è interna allo Stesso». In altre parole, none esiste un'opposizone tra Civiltà e Barbarie, perché la Barbarie è immanente alla Civiltà, ne è lo 'straniero' interno. Dunque non può essere sconfitta con la guerra, che semmai ipotizza in modo paranoico un nemico esterno per controllare l'angoscia di non poter controllare il nemico interno. L'odio scaturisce indipendentemente dalle frustrazioni offerte dalla realtà. L'odio può convive con l'idealismo più puro; l'illusione di agire per una Causa e per il Bene dell'umanità motiva l'azione folle e spietata del terrorista, che destabilizza l'ordine simbolico occidentale mettendo in scena volontariamente la morte.

    L'autore si sofferma sulle versioni dell'amore - come ritrovamento dialettico dell'Uno nell'Altro, come passione narcisistica, come ricerca di ritorno all'unità, come scambio tra una domanda e una soddisfazione simboliche (per cui amare è dare ciò che non si ha, e «il dono d'amore non contiene niente se non il segno d'amore, ovvero il segno della mancanza dell'Altro») - e sulla complessità del desiderio, mai interamente simbolizzabile nel linguaggio.

    Sono interessanti anche le pagine che riguardano la differenza tra invidia e gelosia, che rimandano alle riflessioni di Melanie Klein, e quelle sul paradosso della 'claustrazione', messa in atto dal geloso, di cui è un ottimo esempio l'Albertine della Recherche di Proust, imprigionata dall'amore di Marcel - che togliendole la libertà s'illude di possederne la fedeltà - eppure ancora inafferrabile, come se impersonasse la forza fisica della velocità. Una mobilità dell'oggetto/soggetto d'amore, che alimenta e insieme eccede ogni possibile 'discorso amoroso'. Anche perché il desiderio, in fondo, assomiglia a un rimpianto. «Evoca all'infinito, secondo una 'nostalgia fondamentale', un oggetto perduto. Per questa ragione il desiderio non trova mai appagamento nell'oggetto; il suo centro è un centro disabitato dall'oggetto».

  3. #3
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di manuelas
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    19-11-2004
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    Grazie!!!

    il puntoè che non lo so bene nemmeno io...infatti mi devo proprio fare un'idea generale di tutti gli autori che lo hanno trattato per vedere qual è il loro punto di vista...

    magari restringo il campo...

    grazie mille!!

  4. #4
    Super Postatore Spaziale L'avatar di pollon2
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    17-10-2004
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    Ciao Manuelas!
    Forse Jung ha scritto qualcosa sul male......io non ne so tantissimo in effetti ma magari qcn che l'ha studiato un pò meglio e ti può aiutare in giro c'è....
    Ciambellana dei Film dell'anno 2005/06

    "Zio Stojil", ho detto stupidamente, "Stojil, Stojil, tu che mi avevi giurato di essere immortale!"
    "E' vero, ma io non ti ho mai giurato di essere infallibile... Del resto, io non muoio, arrocco."
    (Signor Malaussène, D. Pennac)

    "La cosa che preferisco fare in assoluto è niente..."
    (Winnie the Pooh)

  5. #5
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    nell'orbita di Anarres
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    trovi qualcosa nel "Codice dell'anima" di Hillman.....
    " E se scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te" Nietzsche


    dai un'occhiata a questo sito www.altrapsicologia.it

    per usufruire del servizio contattare la scrivente per pattuire il compenso

  6. #6
    Neofita L'avatar di sonietta2
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    ciao Manuelas,
    la prima cosa che mi viene in mente è che il male è assenza di bene o mancanza di bene!
    il male produce il sintomo ed è quindi prezioso nel rilevare che c'è un disequilibrio che può essere "sistemato" .
    non so che tipo di articolo devi scrivere, ma se si parla di male forse dovresti affrontarlo dal punto di vista filosofico. per poi arrivare alla psicologia ....lo so che è un buco della nostra formazione...ma i "buchi " esistonoper essere riempiti!
    in bocca al lupo
    so

  7. #7
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di manuelas
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    grazie a tutti..il punto di vista filosofico lo fa un'altra persona...diciamo che è una specie di confronti tra diversi punti di vista...


    ma...il mio dubbio è:

    se io dico che il male è sintomo di squilibrio ed il bene no...

    non pongo un giudizio in un certo senso "MORALE"? cioè...ci sono criteri oggettivi per stabilire se il male è negativo ed il bene no...o è un concetto che ci deriva da un approccio di tipo morale o religioso?


    non vorrei sembrare un'adepta di una setta satanica ...cerco solo un approccio il più possibile oggettivo e con implicazioni psicologiche "PURE"...grazie per i suggeriemnti sui libri....ci guarderò...

  8. #8
    Partecipante Esperto
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    Jung (ed i suoi allievi) hanno scritto molto sul problema del "Male" e della sua dimensione psicologica.

    In primis, ti consiglio il suo saggio:
    "Bene e Male nella Psicologia Analitica", edito nelle Opere complete o in volumetto separato dalla Bollati Boringhieri.
    Altro testo importante sul problema del "male" in ottica Junghiana è il suo classico "Risposta a Giobbe", che trovi sempre nei volumetti tematici della Bollati.

    Ciao,
    Lpd

  9. #9
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di manuelas
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    ok..grazi e att...

    qundi cmq in ambito psicodinamico...

    ma sapete ad es, se sono state fatte delle ricerche specifiche su qsto argomento?

    intebdo proprio a livello sperimentale....assurdo lo so...ma mi serve saperlo...magari qualche folle l'ha fatto....!!!!

    non so..con i criminali o serial killer o magari con le devianze...

  10. #10
    io mordo
    Ospite non registrato
    ma i "buchi " esistono per essere riempiti!
    daccordissimo


    Originariamente postato da manuelas
    grazie a tutti..il punto di vista filosofico lo fa un'altra persona...diciamo che è una specie di confronti tra diversi punti di vista...


    ma...il mio dubbio è:

    se io dico che il male è sintomo di squilibrio ed il bene no...

    non pongo un giudizio in un certo senso "MORALE"? cioè...ci sono criteri oggettivi per stabilire se il male è negativo ed il bene no...o è un concetto che ci deriva da un approccio di tipo morale o religioso?


    non vorrei sembrare un'adepta di una setta satanica ...cerco solo un approccio il più possibile oggettivo e con implicazioni psicologiche "PURE"...grazie per i suggeriemnti sui libri....ci guarderò...
    Penso anche io che il concetto di male sia fortemente connotato moralmente...

    personalmente credo che il male, inteso come odio, rabbia ecc sia più una causa che un'effetto di "squilibrio"...

    Oramai parlo solo di questo... comunque, in caso non lo conoscessi ti consiglio di prendere in considerazione anche gli studi di Gianluca Mattioli sul sentimento che lui definisce di piacere paradossale che coincide appunto con la rabbia, l'odio, la vendetta, la rivalsa ecc... con il trucido, sentimento che nasce quando una bassa tolleranza alla frustrazione comporta una risposta istintiva piacevole dove si dovrebbe provare invece dolore... in pratica il dolore diventa piacevole (rabbia, sentimento paradossale) perchè non si è in grado di gestirlo, elaborarlo...
    Trovo che questa sia un ottima prospettiva per poter prescindere al meglio dagli aspetti morali del concetto di male e per poterlo trattare quindi in un'ottica psicologica... prendendo cioè in considerazione le cause e gli effetti del male su chi lo adopera, non su chi lo subisce ...che argomento difficile però...

  11. #11
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di manuelas
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    ok...centrato il punto!!!!!!

    grazie mille!!

  12. #12
    Super Postatore Spaziale L'avatar di pollon2
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    ....mi chiedevo......quando ho dato psicologia dei gruppi ho studiato un esperimento che si è svolto in un'università inglese sull'influenza del ruolo sul comportamento....in sostanza venne creato un gruppo di "finti" secondini ed uno di carcerati e se ne studiò il comportameto....è famoso, credo ci abbiano anche girato un film......in sostanza si dimostrò come il ruolo, nonostante la consapevolezza di essere all'interno di un contesto sperimentale e dunque del tutto fittizio, influisse in modo deciso sul comportamento dei soggetti.....in particolare sul gruppo dei secondini....
    Non so se qualcuno ricorda l'esperimento (anche perchè sono un pò stanca e probabilmente l'ho spiegato abbastanza male...scusate.... ) ma forse in questo senso potresti trovare qcs di utile al tuo scopo.....
    Ultima modifica di pollon2 : 14-11-2005 alle ore 00.31.31
    Ciambellana dei Film dell'anno 2005/06

    "Zio Stojil", ho detto stupidamente, "Stojil, Stojil, tu che mi avevi giurato di essere immortale!"
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  13. #13
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di manuelas
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    sì...me lo ricordo...

    quindi in un certo senso potrebbero c'entrare anche le dinamiche dei gruppi...

    quindi ad es. aggressività?

    una sorta di rivalsa forse di fronte a frustrazioni passate....relative al lavoro o alla vita pregressa...

    in qsto senso c potrebbe essere un legame tra molti serial killer e i traumi che hanno subito in infanzia...

    ehhh però...ritorna il buon vecchio sigmund...
    amore e morte...

    ma siamo sempre in ambito psicanalitico...

    scusate se i miei pensieri partono da un punto e arrivano all'estremo opposto, ma ragiono via via...una sorta di brainstorming sul male...associazioni libere!!!ehehhe

  14. #14
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di manuelas
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    Originariamente postato da io mordo


    Oramai parlo solo di questo...
    [/B]
    in che senso parli solo di qsto?
    te ne occupi professionalmente?

    mi piace questa idea della bassa tolleranza alla frustrazione...la rivalsa...hai altro che ti viene in mente?

  15. #15
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da manuelas
    in che senso parli solo di qsto?
    te ne occupi professionalmente?

    mi piace questa idea della bassa tolleranza alla frustrazione...la rivalsa...hai altro che ti viene in mente?
    Ciao, io devo ancora laurearmi
    Nella stanza dei sogni ho tentato diverse interpretazioni usando la teoria di Mattioli, puoi vedere come il sogno sia connesso a questi meccanismi, inteso come sintomo rispetto al piacere paradossale... i suoi studi partono proprio dal funzionamento del cervello... senza rendere giustizia: quando il centro del dolore va in saturazione viene reclutato anche quello del piacere e si prova piacere paradossale, rabbia... ecc
    ti ho mandato un pm...
    ciao

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