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  1. #1
    Partecipante Affezionato L'avatar di andreaurbino
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    24-10-2005
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    Psicologi e psicofarmaci

    Ciao a tutti. Volevo discutere con voi di una novità che mi è giunta da diverse fonti. Pare che in alcuni stati degli USA (Luisiana mi pare) ed anche in New Mexico, è stata varata una normativa che permetterebbe agli psicologi (laureati in psicologia quindi) di prescrivere farmaci psicotropi dopo adeguata preparazione, frequentando cioè una scuola di psicofarmacologia clinica. Volevo sapere cosa ne pensate. Credo che una cosa del genere dovrebbe essere discussa anche in Europa. Comunque andate su www.prescribingpsychologist.com, ci sono delle informazioni.

    Ciao a tutti.

  2. #2
    Postatore Compulsivo L'avatar di Calethiel
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    19-04-2005
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    Io sono favorevole. Ma già dall'università, mettere un bel corso di farmacologia.
    E lo metterei anke se nn puoi prescriverli, visto ke cmq saperne l'effetto è importante.
    Spesso da noi si presentano pazienti sotto trattamento farmacologico, e noi dovremmo sapere l'effetto che danno.

    Mentre il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito

    Non ti curar di loro, ma guarda oltre e passa

  3. #3
    Postatore Epico L'avatar di paky
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    25-06-2002
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    d'accordissimo con Calethiel... mi domando infatti come mai non ci sia almeno un esame "informativo" sull'effetto degli psicofarmaci...
    la scuola di psicofarmacologia clinica per poter anche prescrivere farmaci la vedo dura, in Italia, credo che ci sarebbero troppe resistenze
    ...love is passion, obsession, someone you can't live without.
    I say fall head over heels.
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    How do you find him? Well, forget your head and listen to your heart.
    'Cause the truth is that there's no sense living your life without this.
    To make the journey and not fall deeply in love... well, you haven't lived a life at all.
    But you have to try, because if you haven't tried, you haven't lived.

    Meet Joe Black

  4. #4
    Postatore Compulsivo L'avatar di Calethiel
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    19-04-2005
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    Già, i medici nn lo permetterebbe. Penserebbero ke poi gli rubiamo il lavoro!

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  5. #5
    Partecipante Affezionato L'avatar di korsy
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    Negli USA tutto è iniziato con una sperimentazione in ambito militare iniziata negli anni '90.
    Al tempo si ritenne che in condizioni di guerra l'uso del trattamento psicologico associato a farmacoterapia avrebbe permesso ai soldati di riprendersi dai traumi più rapidamente così da tornare nel breve termine nella condizione di "combat ready".
    Dato che gli psicologi erano(e sono tuttora) più numerosi, più formati sul piano dei trattamenti psicologici(ovviamente) ma sopratutto più economici degli psichiatri si optò per dotarli di competenze in psicofarmacologia.
    Successivamente, l'APA (American Psychological Assoc), forte dei buoni risultati ottenuti dagli psymilitari, ha cercato di sdoganare l'iniziativa al mondo civile proponendola come soluzione alla carenza di psichiatri nelle regioni rurali degli Stati Uniti.
    L'inizativa finora ha avuto buon esito solo in due stati (Louisiana e New Mexico) ma l'attività di lobbying dell'APA sta continuando anche in altri stati seppur contrastata, come era prevedibile, dalla categoria dei medici.
    Neanche a dirlo gli psichiatri sono avvelenatissimi con gli psicologi oltreoceano
    In Italia un discorso del genere sarebbe a dir poco fantascienza sia perché non sussisterebbero le motivazioni che hanno generato il movimento negli USA (da noi c'è un sovraffollamento di medici) sia,inutile dirlo, per il potere della lobby medica.
    Resta cmq vero che se il fenomeno dovesse superare la "massa critica"negli USA , allora potrebbe diffondersi anche nella cugina Gran Bretagna e da lì in Europa...ma se
    dovesse mai accadere ne beneficerebbero ,forse, i nostri nipoti.

  6. #6
    Postatore Compulsivo L'avatar di sulinari
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    Io ho seguito due corsi opzionali, al triennio. "Psichiatria" e "Igiene mentale". In entrambi i casi il docente ci ha fornito una serie di indicazioni sugli psicofarmaci, gli effetti, le tipologie etc.
    Nel caso del corso di psichiatria il prof era particolarmente attento agli effetti collaterali, ai danni che possono fare, e alla cautela con cui bisognerebbe usarli.
    Nell'altro corso invece l'idea era molto diversa, ma il prof. si è soprattutto incentrato sul trattamento farmacologico per chi ha problemi di alcolismo e tossicodipendenza.
    Chiaramente erano corsi OPZIONALI, però almeno mi hanno permesso di avere una panoramica sull'argomento
    qui ci sono anch'io --> http://internos7.wordpress.com/

    Perfer et obdura. Dolor hic tibi proderit olim.

  7. #7
    Partecipante Affezionato L'avatar di andreaurbino
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    Effettivamente i medici italiani (o europei) non accetterebbero questo stato di cose che in America sta comunque diventendo realtà. A questo punto però, da studente di psicologia, proporrei l'esclusione dei medici dalle scuole di psicoterapia o psicologia clinica. Come a dire: LO PSICHIATRA PRESCRIVE FARMACI E BASTA, non avendo seguito una formazione di tipo psicologico ma medico.

  8. #8
    Postatore Epico L'avatar di paky
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    ah bè, io questo l'ho sempre pensato...
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  9. #9
    maribea
    Ospite non registrato
    ...E MICA SOLO VOI...

  10. #10
    Partecipante Affezionato L'avatar di andreaurbino
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    Comunque non sono daccordo sul fatto che ne beneficierebbero i nostri nipoti, se una cosa del genere dovesse avvenire anche in Italia. Forse manca solo la voglia, da parte dell'Ordine degli psicologi, di impegnarsi in questa battaglia. Difatti di questa cosa non se ne parla minimamente in nessun sito dei vari ordini regionali.

  11. #11
    due cose. prima: perché è così importante poter prescrivere farmaci? non abbiamo fiducia negli strumenti a nostra disposizione e/o nel lavoro d'equipe? non pensate che, per il paziente, l'avere un solo punto di riferimento per la farmacoterapia e per la psicoterapia possa essere un problema?
    e inoltre: vi rendete conto di cosa implica la prescrizione di un farmaco? gli psicofarmaci hanno un sacco di interazioni, un sacco di controindicazioni, un sacco di effetti collaterali...
    non basta la conoscenza delle molecole che si devono usare. per esempio, come valutereste la funzionalità epatica del paziente al quale volete somministrare un antidepressivo? come escludereste una condizione medica quale causa della sua condizione?
    boh. per me sarebbe importantissimo che si studiasse un po' di psicofarmacologia, ma da qui a prescrivere...non so.

    ps: se vi interessa ne avevamo parlato anche qui
    Ultima modifica di Mia_Wallace : 25-10-2005 alle ore 16.33.26
    [“Tutte le lettere sono d'amore”]>>Yellow Letters

  12. #12
    Partecipante Affezionato L'avatar di korsy
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    intendevo solo dire che date le tempistiche delle riforme nel vecchio continente in genere e in Italia nello specifico, non c'è
    da aspettarsi molto nel breve termine.
    In particolare la professione di psicologo deve prima essere consolidata, anche a livello europeo (es.progetto EUROPSY), per potersi imporre su tematiche tanto sensibili.
    Va però detto che i primi timidi segnali già si intravedono: in Gran Bretagna gli infermieri hanno acquisito autorità prescrittiva e qualche mese fa leggevo di una proposta in tal senso anche in Italia.
    Inoltre, all'indirizzo che hai segnalato, è riportata l'intenzione dell'associazione degli psicologi olandesi di provare ad emulare gli USA nel tentativo di superare problemi analoghi di
    carenza del personale.
    La cosa non mi stupirebbe data l'apertura mentale della cultura olandese.
    In Italia, apertura mentale a parte, secondo me, vanno prima risolte questioni ben più basilari:la questione psicoclinica tanto per dirne una, ma anche il servizio di psicoterapia nelle asl, la regolamentazione delle ctu/ctp fino alla ristrutturazione
    dell'immagine dello psicologo nella società.

  13. #13
    Partecipante Affezionato L'avatar di korsy
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    Originariamente postato da Mia_Wallace
    [B][color=indigo][size=1]due cose. prima: perché è così importante poter prescrivere farmaci? non abbiamo fiducia negli strumenti a nostra disposizione e/o nel lavoro d'equipe? non pensate che, per il paziente, l'avere un solo punto di riferimento per la farmacoterapia e per la psicoterapia possa essere un problema?
    e inoltre: vi rendete conto di cosa implica la prescrizione di un farmaco? gli psicofarmaci hanno un sacco di interazioni, un sacco di controindicazioni, un sacco di effetti collaterali...
    non basta la conoscenza delle molecole che si devono usare. per esempio, come valutereste la funzionalità epatica del paziente al quale volete somministrare un antidepressivo? come escludereste una condizione medica quale causa della sua condizione?
    b
    Non si tratta di una questione di sfiducia nei confronti dei propri strumenti quanto della constatazione che le terapie combinate hanno esiti migliori;inoltre sono diffuse situazioni in cui il medico si limita ad apporre una firma a "prescrizioni" fatte sostanzialmente dallo psicologo (vedi SERT o studi associati di medici e psicologi).
    Relativamente alla formazione negli USA il diritto di prescrizione non viene garantito a tutti gli psicologi ma solo a coloro che hanno seguito un corso post-laurea di 3 anni di psicofarmacologia ed ulteriori 2 anni di pratica supervisionata da psichiatri.
    Ora, a prescindere dalla mia opinione personale, negli USA
    gli psicologi abilitati a prescrivere hanno, finora, mostrato una condotta eccellente caratterizzata da un ricorso ai farmaci razionale e orientato al trattamento psicoterapico.
    Che gli americani siano più assennati di noi?

  14. #14
    sono d'accordo sul fatto che le terapie combinate siano la soluzione ideale in molte situazioni: ma perché non combinare le forze di due differenti specialisti, per i motivi di cui sopra? d'altra parte le motivazioni per cui ad alcuni dei nostri colleghi è stato accordato questo "privilegio", come qualcuno ricordava sopra, nella nostra situazione vengono a cadere.
    ma davvero, quali sarebbero i benefici e i costi, per noi e per i pazienti?
    [“Tutte le lettere sono d'amore”]>>Yellow Letters

  15. #15
    Partecipante Affezionato L'avatar di korsy
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    La sinergia tra figure professionali diverse è probabilmente la via migliore per garantire un approccio completo a problematiche di qualsivoglia genere, concordo con te in questo.
    Ma va anche ricordato come talvolta l'impostazione di certi psichiatri tende ad essere assolutizzante e mal si presta a collaborazioni con figure non ancillari.
    A ciò si deve anche aggiungere una tendenza a psichiatrizzare ambiti del disagio tipicamente di pertinenza degli psicologi.
    Ovviamente la risposta migliore a tali problematiche è una dialettica che permetta di definire meglio i propri ruoli così da poter instaurare un clima sereno di collaborazione...ma nell'Italia del "lei non sa chi sono io" mi puzza di politically correct.
    D'altro canto però una sterzata verso la prescrizione dei farmaci permetterebbe una migliore definizione delle competenze; a titolo di esempio basta considerare i dentisti che sono considerati medici solo in Italia perché condividono lo stesso ordine con i medici chirurghi.
    Negli altri paesi sono una figura a sè(distinta dai medici) con autorità prescrittiva.Il dentista pur non essendo propriamente un medico tratta lo stesso organo dei chirurghi maxillo-facciali ma, ovviamente, per problematiche diverse: il dentista non effettuerà mai una osteoriduzione della mandibola e il chirurgo non si occuperà di otturazioni.
    Non vedo perchè una situzione del genere non possa essere trasposta ad una schizofrenia vs dap.

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