• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 1 di 5 123 ... UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 1 fino 15 di 70
  1. #1
    Super Postatore Spaziale L'avatar di sinonimo
    Data registrazione
    21-07-2005
    Residenza
    Palermo
    Messaggi
    2,880
    Blog Entries
    2

    psicologi di se stessi?

    Cari colleghi vorrei dare l'input ad un nuovo 3d riguardante una domanda che mi pongo spesso..
    Si può essere psicologi di se stessi?
    Perchè a volte sì, altre no, io penso?
    Qual è la linea di confine tra il potersi capire ed aiutare e il nn capirsi affatto?
    Rispondete numerosi, perchè mi interessa la vostra opinione e perchè ritengo che st'argomento sia meno banale di quanto possa sembrare..Infatti la prima risposta della serie...certo che nn lo si può essere perchè se no nn andremmo dallo psicologo...nn è una risposta che mi soddisfa.
    Ciao Si può essere psicologi di se stessi?
    Buona vita a tutti!

  2. #2
    Si può essere psicologi di se stessi. Ma la psicogia che facciamo su di noi è inevitabilmente diversa da quella che facciamo su un paziente o un amico, giacchè le fonti sono diverse. In particolare su se stessi abbiamo maggiore precisione riguardo alle nostre esperienze, conscie ed inconscie, ma siamo più limitati per quelle parti di noi che in genere non accedono alla coscienza e quindi non possiamo vedere chiaramente... eppure ci sono! Se intendi dire se è possibile essere propri psicoterapeuri beh... dipende! Curarci della propria psiche è fondamentale nella vita, ma non è normalmente del tutto possibile senza un aiuto esterno, che sia uno psicoterapeuta, uno psichiatra, un neurologo o uno psicoanalista. E in questo caso anche perchè solitamente non abbiamo abbastanza conoscenze per ritrovare il nostro equilibrio.

    " CONOSCI TE STESSO - Γνωθι Σεαυτον " Oracolo di Delfi, Socrate.

  3. #3
    Postatore Epico L'avatar di MEMOLEMEMOLE
    Data registrazione
    18-02-2005
    Residenza
    provincia di Latina
    Messaggi
    8,320

    Re: psicologi di se stessi?

    Originariamente postato da sinonimo
    Cari colleghi vorrei dare l'input ad un nuovo 3d riguardante una domanda che mi pongo spesso..
    Si può essere psicologi di se stessi?
    Perchè a volte sì, altre no, io penso?
    Qual è la linea di confine tra il potersi capire ed aiutare e il nn capirsi affatto?
    Rispondete numerosi, perchè mi interessa la vostra opinione e perchè ritengo che st'argomento sia meno banale di quanto possa sembrare..Infatti la prima risposta della serie...certo che nn lo si può essere perchè se no nn andremmo dallo psicologo...nn è una risposta che mi soddisfa.
    Ciao Si può essere psicologi di se stessi?
    Secondo me no..purtroppo ..credo che siamo troppo coinvolti e penso sia per lo stesso motivo per cui dovremmo rifiutare un conoscente come nostro paziente.....éE' una mia opinione ma credo che facendo terapia a sè stessi sia un'impresa difficilissima se non impossibile: si cade inevitabilmente nello stesso meccanismo mentale che è proprio di ciascuno...spero di essermi spiegata.. comunque credo che ...PROVAR NON NUOCE!!!! e fatemi sapere se e come qualcuno ci riesce!!!!

  4. #4
    psicorox
    Ospite non registrato
    bisogna specificare cosa intedi dire con la domanda, "psicologi di se stessi": fare psicoterapia utilizzando le tecniche apprese durante la scuola di specializzazione applicandole su di se?
    Oppure ti riferisci al fatto di essere psicologi di se stessi in senso generale il che vuol dire: capacità di autoanalisi, autoriflessione, capacità di gestire se stessi ed indirizzare consapevolmente verso la ricerca di benessere psichico-fisico?
    Per rispondere alla prima domanda posso dirti che secondo me è difficile esercitare la psicoterapia sulla propria persona, è necessario l'aiuta di uno professionista esterno.
    Se invece riguarda il secondo caso, credo che chiunque studia psicologia si sia fatto come minimo qualche domanda su di se e non trovando risposte adeguate, abbia scelto di approfondire questa disciplina

  5. #5
    Super Postatore Spaziale L'avatar di sinonimo
    Data registrazione
    21-07-2005
    Residenza
    Palermo
    Messaggi
    2,880
    Blog Entries
    2
    Sì, avete ragione è molto difficile fare autoterapia, penso nn impossibile..
    Mi domando a questo punto se psicoterapeuti con , che ne so..., 10 anni di esperienza , con bagaglio teorico ampio e aggiornato abbiano mai provato ad auto-curarsi.. e se ci sono riusciti.
    CERTO IL RISCHIO DI UN CORTOCIRCUITO PSICHICO c'è ma quanto l'abilità metacognitiva, quanto l'equilibrio fra le istanze psichiche, quali fattori altri specifici, occorrono SICURAMENTE,o meglio cn buona probabilità per un autoterapia?
    Buona vita a tutti!

  6. #6
    Postatore Epico L'avatar di MEMOLEMEMOLE
    Data registrazione
    18-02-2005
    Residenza
    provincia di Latina
    Messaggi
    8,320
    Quando ho fatto il servizio civile in una casafamiglia era previsto l'incontro con una psicologa (per noi educatrici)..lei è una "grande"..ha 20 anni circa di esperienza alle spalle, è psicoterapeuta, e ha diverse specializzazioni nell'ambito, è impegnata su diversi fronti a livello nazionale...sai cosa mi ha risposto quando le ho rivolto la domanda che tu ora chiedi an oi??..beh ecco la sua risposta : "credi alle favole??"....poi però mi ha spiegato i motivi..che sono quelli che ti ho detto in precedenza!!! baci baci...

  7. #7
    Super Postatore Spaziale L'avatar di sinonimo
    Data registrazione
    21-07-2005
    Residenza
    Palermo
    Messaggi
    2,880
    Blog Entries
    2
    ROS la tua risposta è molto interessante, grazie. Intendevo in entrambi i sensi.
    Vale sia per chi nn ha mai studiato psicologia che magari usa una sorta di psicologia ingenua avvertendo in sè un certo disagio esistenziale, sia per chi è dottore in psicologia, magari anche psicoterapeuta che si presuppone debba avere più risorse conoscitivo-esperenziali.

    POSTATO DA ROS:
    "Se invece riguarda il secondo caso, credo che chiunque studia psicologia si sia fatto come minimo qualche domanda su di se e non trovando risposte adeguate, abbia scelto di approfondire questa disciplina"

    Concordo.

    __________________
    Buona vita a tutti!

  8. #8
    L'avatar di Duccio
    Data registrazione
    25-06-2002
    Residenza
    Firenze
    Messaggi
    8,912
    Beh......... vi diro'.... Io in un certo qual modo ne sono stato un caso....
    Adesso ho 27 anni... e chi mi conosce da poco pensa che io sia una persona molto estroversa, solare, divertente, aperta... Ma chi mi conosceva una decina di anni fa...e anche di piu' e mi rivede adesso mi trova molto cambiato... Pirima ero molto ma molto timido, piu' di quanto uno possa pensare sia una "normale" timidezza... sono inoltre sempre stato molto introspettivo e riflessivo..e cio' non mi aiutava certo nei rapporti sociali... Un bel giorno rischiando l'"effetto trottola" offero introspettire in continuazione, riflettere su se stessi girando in tondo senza pero' fare passi avanti....ho capito che dovevo dare una svolta alla mia vita... All'epoca ero molto in difficolta' nel parlare in pubblico, con persone che non conoscevo... arrossivo facilmente.... insomma mi vergognavo sempre in situazioni con tanta gente......... Ho capito che era un errore... cioe' la timidezza, la riservatezza sono due virtu' se avute in normali dosi... ma io mi sono reso conto di star limitando i miei rapporti e il mio vivere, e allora ho deciso di dare una svolta... Per anni ho cercato di fare a forza ogni cosa che mi procurava imbarazzo, vergogna, disagio.... Parlare davanti a gruppi estesi di persone, andavo a feste con tremila persone dove conoscevo pochissime persone, partecipavo a concorsi canori (mi piace e mi riesce abbastanza bene cantare), mi procuravo qualunque situazione potesse essermi da stimolo per uscire da quel carattere un po' troppo chiuso e riservato.... Non e' stato facile... ma mi ha fatto cambiare molto questa "autoanalisi".....
    L'ho fatto senza l'aiuto di nessuno e psicologia l'ho iniziata 4 anni fa....
    Si credo che ognuno possa avere le potenzialita' per essere un buono psicologo di se' stesso... anche se bisogna essere molto bravi a sapersi giudicare...il che e' difficile....

  9. #9
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
    Messaggi
    2,536
    Interessante questione.
    Secondo me è una pura illusione credere di essere psicologi di se stessi.
    Il DSM descrive sintomi e disturbi individuali, che in "realtà" sono tutti di tipo relazionale. E' impossibile crearsi un' idea che io abbia qualche problema grazie a me stesso, sono sempre gli altri che informano in qualche maniera, attraverso un libro, una conversazione, dei comportamenti ecc.. Quindi, per prima cosa, direi che sono gli altri gli Invianti del "mio caso".
    Punto secondo. La Domanda di auto aiuto che mi pongo è illusoriamente soggettiva perchè è comunque e sempre di tipo relazionale... voglio risolvere un mio problema di ansia sociale.. voglio risolvere un mio problema di alcolismo, di depressione, di promiscuità sessuale, timidezza, aggressività... di questi esempi quanto c'è di soggettivo e quanto di relazionale?
    Punto tre. La Diagnosi. Come sono arrivato a capire che ho "quel" problema? Illusoriamente da soli o con la famosa autoanalisi. Ho scoperto che sono ansioso perchè ho letto quel libro (chi ha scritto il libro?). Sono triste perchè sono sempre solo (ok.. ma chi mi ha detto che sono sempre solo?). Mi lavo ossessivamente 30 volte al giorno le mani (Ok! Ma, me ne sarei accorto se avessi avuto un recipiente di 30milalitri invece di un recipiente di 500 litri?).
    Sono ancora convinto che sono io a fare la diagnosi a me stesso o è il libro, l' amico o il recipiente?
    Punto quarto. La Cura. Come posso curare me stesso da solo se tutti i problemi di questo mondo sono connessi con le relazioni? Implodo? E come faccio a capire che sono guarito se non attraverso gli altri? E come faccio a dire che gli altri non hanno fatto niente durante il processo di autocura? Le tecniche per curarmi sono mie.. di mia invenzione o un pò mi sono ricordato del detto di mio nonno, un pò ho pensato a Skinner, al professore di geografia, al mio cane e alla vecchia antipatica del piano di sopra?

  10. #10
    Super Postatore Spaziale L'avatar di sinonimo
    Data registrazione
    21-07-2005
    Residenza
    Palermo
    Messaggi
    2,880
    Blog Entries
    2
    DUCCIO, la tua risposta è molto vicina anche alla mie esperienza di vita e dunque concordo ( complimenti per la tua capacità di autoanalisi e "cura").

    Non sto a dirti a che punto sono arrivata, poichè nn penso sia fondamnentale in questa sede, dico solo che hai ragione, che si può "autocurarsi".
    ACCADUEO , tuttavia va oltre, in effetti. E' come se facesse luce sul perchè molti di noi , in effetti, poi nn riescono da sè . E' vero, c'è un aspetto relazionale nn trascurabile che fa da punto di riferimento per ogni nostro agire. NN POSSIAMO PRESCINDERE dal rapportarci agli altri anche per conoscerci e " curare" la nostra psiche. Gli altri ci fanno da specchio, ci rimandano percezioni continue di noi stessi anche meglio definite, fungono da rinforzatori sociali etc, etc..
    Eppure io sento che la strada dell'autoanalisi può funzionare, ACCADUEO.
    Sono onesta però: lo credo possibile solo con disagi esistenziali che nn intaccano l'organico ( vedi dipendenze da alcol o droghe o disturbi psicosomatici)
    Forse è la "gravità" del sintomo a porre un divieto all'illusione di poter far da sè.

    Diciamo che in assoluto nn si può affermare che nn si può mai essere psicologi di se stessi. Che ne pensate?
    Buona vita a tutti!

  11. #11
    Postatore Compulsivo L'avatar di LUTHIEN
    Data registrazione
    17-10-2004
    Residenza
    grosseto
    Messaggi
    3,501
    Originariamente postato da Duccio

    Si credo che ognuno possa avere le potenzialita' per essere un buono psicologo di se' stesso... anche se bisogna essere molto bravi a sapersi giudicare...il che e' difficile....
    Beato te che sei riuscito così bene a superare i tuoi problemi...io sono uguale a te prima dei tuoi miglioramenti e nonostante studi psicologia da 4 anni e abbia frequentato svariati psicologi, nessuno è riuscito a risolvere i miei problemi di timidezza cronica (o di fobia sociale, a questo punto non so più distinguere )

    In ogni caso io credo che molto conti la capacità di autoanalisi "critica" che hanno le persone. Ci sono persone che da sole riescono a capirsi perfettamente e anche a darsi una smossa, altri invece non sono consapevoli di cert loro modi di pensare e si trincerano dietro maschere di convenienza che non sanno nemmeno di avere. Io devo dire che certo studiare psicologia un pò ti rende più consapevole dei tuoi limiti, ma non basta, se non riesci a spronarti. Finchè puoi allora, prova pure ad autoaiutarti, ma credo che spesso e volentieri l'aiuto dello psicoogo sia importante. Un mio amico per esempio: a sentire lui riesce a conoscersi perfetamente, è consapevole dei suoi limiti etc...però quando vado a vedere cosa è riuscito a cambiare in concreto noto un bel niente. Uno si può anche capire, ma capirsi è solo un primo passo...poi bisogna cambiarsi e non è facile per niente. Vedi anche me...è da quando ho 4 anni che convivo a fatica con i miei problemi relazionali e benchè li abbia perfettamente capiti e sappia da cosa sono nati, ancora non sono riuscita a cambiare proprio niente
    "Sono un viandante sullo stretto marciapiede dela terra e non distolgo il pensiero dal Tuo volto, che il mondo non mi svela..." Karol Woitila
    +Luthien Tinuviel+

  12. #12
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
    Data registrazione
    04-03-2002
    Residenza
    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
    Messaggi
    2,719
    Guarirsi da soli è molto complicato.
    parto dal presupposto che un disturbo mentale (con certi sintomi,comportamenti ecc.) nasca da un determinato modo di vedere sè stessi e il mondo.
    Es. una persona timida valuta
    -sè stessa come diversa o noiosa o impacciata
    -le altre persone come molto attente al suo comportamento
    -le latre persone come pronte a valutare i suoi eventuali segni di vergogna come un difetto ( se arrossisce significa che è strano o ansioso ecc.)
    -le altre persone come pronte a escluderlo o a umiliarlo qualora lo considerino strano e ansioso
    -le altre persone sono perfettamente tranquille nelle situazioni sociali

    Partendo da questi presupposti la persona timida finisce per confermare continuamente le sue idee su di sè e sugli altri (anche se in realtà queste idee non sono vere).

    Esempio
    Giovanni si ritiene impacciato e timido.Domani andrà a una festa;inizia a pensare:sono timido e impacciato,alla festa,quando qualcuno mi rivolgerà la parola,mi vergognerò tanto,mi verrà una gran ansia,quindi arrossirò e balbetterò.Tutti nella sala se ne accorgeranno,e in particolare chi mi sta davanti,che penserà: ma questo Giovanni è davvero strano,perchè suda e balbetta? ha uuna malattia? è completamente imbranato? .A quel punto che cosa farà? potrebbe prendermi in giro oppure evitarmi oppure starmi a sentire solo per compassione col desiderio di scappare via e io mi sentirò come al solito umiliato e del tutto inadeguato.

    A questo punto Giovanni può decidere di non andare alla festa,per vitare tutti questi problemi e,ancora una volta,si confermerà di essere incapac3e di gestire le situazioni sociali,perchè strano noioso ecc ecc. e continuerà a rimuginare per ore sulla sua totale inadeguatezza.

    Oppure Giovanni andrà alla festa.Entrerà nella sala e sentirà un'ansia notevole.Quando qualcuno verrà a parlargli Giovanni non lo starà ad ascoltare e neanche lo giuarderà in faccia,perchè concentrerà la propria attenzione su si sè,per evitare figuracce.Starà molto attento a quello che dice,e parlerà molto poco,per non dire cose sciocche e per non balbettare,inoltre monitorerà continuamente le proprie reazioni fisiche ( sto arrossendo? sto sudando?sto dicendo cose stupide?).

    Dopo 5 minuti di discussione Giovanni : avrà ascoltato pocco quello che gli ha detto l'interlocutore,non avrà osservato se la persona davanti a lui si mostrava felice o meno di stare con lui,non avrà nemmeno osservato se le persone attorno lo guardavano o meno.
    Concluderà che ,poichè lui valuta la sua prestazione pietosa, anche gli altri (compresi quelli che ballavano a trenta metri di distanza) lo avranno osservato e considerato uno strano o sciocco o noioso.
    A questo punto Giovanni per evitare ulteriori disastri si metterà in un angolo da solo a bere cocktails riflettendo sul suo ennesimo fallimento.

    La persona che parlava con lui( che prima non si era neanche accorta dell'ansia di Giovanni,o che magari aveva attribuito il suo parlare poco a motivi completamente diversi),noterà che Giovanni se ne sta per conto suo ed eviterà di andarlo a disturbare ancora.

    Giovanni concluderà la serata,oltre che un po' ubriaco,notando che la persona con la quale prima parlava ora lo evita: sicuramente mi evita perchè si è accorto di quello che sono,cioè un disastro.


    Se Giovanni ha studiato psicologia probabilmente capirà facilmente l'infondatezza di questi ragionamenti se a farli sono altri.ma se quezsti ragionamenti è lui stesso a farli su di sè è molto più complicato,perchè sono pensieri ormai estremamente automatizzati dei quali Giovanni non si rende nemmeno conto e che inoltre nella sua esperienza personale sono stati continuamente confermati dalle sue esperienze.
    Occorre qualcuno che lo aiuti ad osservare dall'esterno il suo pensiero.

    Oppure fare come Duccio,che giustamente osservava come l'introspezione finisse per essere un girare attorno ai propri pensieri inutilmente.Molto più utile è stato per lui mettere direttamente alla prova i propri pensieri es provo a fare una cosa della quale mi vergogno tantissimo e vediamo se davvero succede un disastro: per riuscire a fare questo da soli però occorrono capacità notevoli che non tutti hanno,anzi di solito non ci si riesce da soli.
    Ultima modifica di Parsifal : 23-10-2005 alle ore 21.21.06

  13. #13
    Super Postatore Spaziale L'avatar di sinonimo
    Data registrazione
    21-07-2005
    Residenza
    Palermo
    Messaggi
    2,880
    Blog Entries
    2
    grazie a tutti per i vostri contruibuti......E' vero capirsi, aiutarsi è difficilissimo.
    Cosa dovremmo avere in noi, quali risorse per farcela?
    Buona vita a tutti!

  14. #14
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Accadueo
    Interessante questione.
    Secondo me è una pura illusione credere di essere psicologi di se stessi.
    Il DSM descrive sintomi e disturbi individuali, che in "realtà" sono tutti di tipo relazionale. E' impossibile crearsi un' idea che io abbia qualche problema grazie a me stesso, sono sempre gli altri che informano in qualche maniera, attraverso un libro, una conversazione, dei comportamenti ecc.. Quindi, per prima cosa, direi che sono gli altri gli Invianti del "mio caso".
    Punto secondo. La Domanda di auto aiuto che mi pongo è illusoriamente soggettiva perchè è comunque e sempre di tipo relazionale... voglio risolvere un mio problema di ansia sociale.. voglio risolvere un mio problema di alcolismo, di depressione, di promiscuità sessuale, timidezza, aggressività... di questi esempi quanto c'è di soggettivo e quanto di relazionale?
    Punto tre. La Diagnosi. Come sono arrivato a capire che ho "quel" problema? Illusoriamente da soli o con la famosa autoanalisi. Ho scoperto che sono ansioso perchè ho letto quel libro (chi ha scritto il libro?). Sono triste perchè sono sempre solo (ok.. ma chi mi ha detto che sono sempre solo?). Mi lavo ossessivamente 30 volte al giorno le mani (Ok! Ma, me ne sarei accorto se avessi avuto un recipiente di 30milalitri invece di un recipiente di 500 litri?).
    Sono ancora convinto che sono io a fare la diagnosi a me stesso o è il libro, l' amico o il recipiente?
    Punto quarto. La Cura. Come posso curare me stesso da solo se tutti i problemi di questo mondo sono connessi con le relazioni? Implodo? E come faccio a capire che sono guarito se non attraverso gli altri? E come faccio a dire che gli altri non hanno fatto niente durante il processo di autocura? Le tecniche per curarmi sono mie.. di mia invenzione o un pò mi sono ricordato del detto di mio nonno, un pò ho pensato a Skinner, al professore di geografia, al mio cane e alla vecchia antipatica del piano di sopra?
    Ciao bello!
    ...ahh, se non ci fosse la sistemica... èh?
    Penso che tu stia strumentalizzando la questione e non sei obiettivo, infatti:

    1- anche se sono gli altri gli invianti del mio caso io adesso so che ho un problema e poi, che significato avrebbero le parole egosintonico o egodistonico nel tuo ragionamento? se io sono naufragato su un'isola deserta e da un po' quando mi sveglio al mattino comincio a ripetermi buongiorno fino ad evere i crampi alla mascella non ho un problema?

    2- lavarsi le mani fino a scorticarsele potrebbe effettivamente essere un problema soggettivo, e anche relazionale, daccordo.

    3- non necessita ulteriori riflessioni

    4- potrei comunque influire sulle relazioni che mi riguardano


    ...che poi sia difficile essere i terapeuti di se stessi è fuori dubbio, ma è anche impossibile non esserlo almeno un po.

    ciao

  15. #15
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
    Messaggi
    2,536
    Io mordo

    Nel post che ho scritto sopra ho descritto le tappe che generalmente lo psicologo professionista affronta durante i colloqui: questione inviante; analisi della domanda; diagnosi; cura.
    Quindi, nel momento in cui io decido di fare lo psicologo di me stesso, in teoria, dovrei seguire questi percorsi.
    Faccio una cosa: rifletto un attimo riguardo "l'essere psicologo di se stessi" su un altro livello ponendomi le seguenti domande:
    Che idea ho dello psicologo in generale? E' colui che da consigli? E' colui che ascolta? E' colui che dirige la conversazione? E' colui che interpreta? E' colui che prescrive comportamenti? E' colui che empatizza? E' un professionista del cambiamento? E' neutrale?
    ecc.. In pratica, nei libri abbiamo trovato scritto modi di definire uno psicologo professionista e poi ci costruiamo un' idea propria dell' essere psicologo. Prova a fermarti un attimo adesso e pensa all' idea che hai tu dello psicologo professionista...come dovrebbe essere?
    fatto?
    Bene, saresti in grado di essere tale con te stesso? E se si, che fine ha fatto la parte di te che racconta di avere un problema?
    Per questo parlo di illusione dell' essere psicologo di se stesso (psicologo professionista).
    Se vogliamo parlare di capacità di far fronte (coping) a certi eventi, tutta l' umanità è in grado di farlo senza per questo essere psicologi professionisti.. fa parte della natura umana essere bravi in certi momenti a superare certe difficoltà da "soli".
    Nel racconto di Duccio, potrai leggere che lui fu psicologo di se stesso prima che iniziasse a studiare effettivamente psicologia.. ma allora è possibile che ci sono più definizioni che diamo di "psicologia" e di "psicologo"?
    Bene, se vogliamo continuare a sentirci dire che possiamo essere tutti psicologi di noi stessi, poi non lamentiamoci che non veniamo presi sul serio come professionisti; se invece crediamo alla psicologia come professione, iniziamo a distinguere le definizioni che vengono date ad ogni termine e all' utilizzo di queste nella nostra vita privata e professionale.
    Votatemi! Per un mondo migliore e più professionale

Pagina 1 di 5 123 ... UltimoUltimo

Privacy Policy