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  1. #1
    Ospite non registrato

    la scienza lavora sempre per il bene dell'uomo? opinioni a confronto..

    la scienza lavora sempre per il bene dell'uomo? opinioni a confronto..

  2. #2
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    Mi sento chiamato in causa…


    La scienza, o meglio, la conoscenza scientifica, è quella che si ottiene per mezzo del metodo scientifico. Un metodo di per sé non lavora per il bene o il male dell’uomo, questo dipende dall’uso che se ne fa. E gli scienziati, essendo persone, hanno i propri valori etici, che possono essere uguali o diversi rispetto ai valori etici di tutte le altre persone. Esempi se ne possono fare in grande quantità (dal nucleare ai quesiti oggetto del referendum che avete discusso a lungo).

    Il problema di fondo è ‘chi dice/in base a quali principi si decide’ su cosa fare ricerca? (un problema associato, ma leggermente differente, è l’uso che si fa delle scoperte, perché non sempre questo è prevedibile)
    Francamente rifiuto in toto il banale principio economico (e purtroppo la legge moratti sul riordino dello stato della docenza va in questa direzione), e, data la complessità del problema non è facile né discuterne né trovare una soluzione…
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  3. #3
    Postatore OGM L'avatar di morrigan
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    la scienza è fine a se stessa, in partenza. chiunque faccia ricerca parte da motivazioni personali, intuizioni, curiosità, è questo che lo spinge a dirigersi verso una direzione invece che verso un'altra. io credo che bisognerebbe distinguere tra ricerca pura e applicazioni paratiche che derivano da una nuova scoperta. qui entrano in gioco altri scopi, che non sono sempre umanitari o, comunque, che non perseguono sempre uno scopo filantropico. ogni scoperta scientifica ha svariate possibilità applicative, sta a chi se ne appropria, a chi brevetta la sua scoperta, utilizzarle al meglio. un esempio piò essere l'energia atomica: chi per primo l'ha studiata, chi è riuscito a trovare un modo di usarla e sfruttarla, difficilmente, credo, avrebbe immaginato che i suoi sforzi sarebbero serviti a radere al suolo 2 città, l'energia atomica non è buona nè cattiva in sè, esiste in natura, è l'uso che di tale fonte di energia si fa ad essere giusto o sbagliato.
    ci sono così tante implicazioni nell'uso di una scoperta scientifica da non poter prescindere da diversi fattori quali l'economia, le risorse belliche e via dicendo. chiunque si appropri di una ricerca non ha quasi mai in mente il bene dell'uomo, anche quando queste scoperte sono nel campo della medicina (vedi brevetti sui farmaci e strapotere delle case farmaceutiche e uso di virus a scopo bellico). siamo ben lontani dalla ricerca filantropica, questa è la realtà....
    ...non sono forse un accordo stonato, nella divina sinfonia,
    grazie alla vorace ironia che mi squassa e che mi morde?
    E' dentro la mia voce, come stride!
    E' il mio sangue, questo veleno nero!
    Sono lo specchio sinistro in cui si guarda la megera.
    io sono la piaga e il coltello! Sono lo schiaffo e la gota!
    Sono le membra e la ruota, e la vittima e il carnefice!
    Sono del mio cuore il vampiro,uno di quei grandi derelitti
    condannati all'eterno riso
    e che non possono più sorridere


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  4. #4
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    Morrigan, non sono d’accordo su questa differenza tra ricerca di base e applicata: questi due campi si influenzano continuamente a vicenda. Quando c’è una nuova scoperta nella ricerca di base, la ricerca applicata inizia a lavorare per sfruttarla al meglio; se la ricerca applicata deve risolvere un certo tipo di problema perché mancano delle basi teoriche, la ricerca di base viene incoraggiata ad approfondire questi argomenti. Inoltre credo (per lo meno nell’ambito dell’università italiana) che anche chi fa ricerca di base sia guidato da molti fattori (la cui importanza varia a seconda che sia un giovane ricercatore o il capo del gruppo di ricerca) che non sono quelli che hai scritto all'inizio: ad esempio i mezzi e i soldi messi a disposizione, il settore disciplinare cui appartiene, quali sono gli interessi di ricerca dei suoi superiori, quali ambiti danno maggiore visibilità ai fini della carriera e delle pubblicazioni, etc.
    In ogni caso, ciò non toglie, come hai scritto tu, che siamo lontani da una ricerca filantropica...
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  5. #5
    Postatore OGM L'avatar di morrigan
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    beh, credo che sia vero il fatto che anche in partenza entrino in gioco fattori che non sono solo personali dello sperimentatore. forse sono sembrata troppo categorica nella differenziazione, ma non intendevo scindere nettamente i due processi, solo che, magari prima più che adesso, la ricerca pura partiva da altre motivazioni, cosa che ora è cambiata. io non sono una ricercatrice, non conosco, quindi, molti problemi pratici inerenti l'inizio e lo sviluppo di un processo di ricerca. come giustamente fai notare tu i fattori economici, ovviamente, ci sono fin dal principio, ma ammettere questo o mettere in luce le interazioni reciproche che esistono tra ricerca pura e applicazioni pratiche, non vuol dire, comunque, negare che una scoperta scientifica può portare a risultati diversi da quelli perseguiti in partenza e che le applicazioni pratiche possono andare in tutt'altra direzione.
    però è vero, si devono fare i conti con mille interessi, mille fattori, questo è uno dei motivi fondamentali per cui la ricerca è lontana dall'essere filantropica. perchè se un singolo o un'azienda investono denaro in un progetto, è anche vero che dopo vogliono un ritorno pratico di ciò che hanno speso. d'altro canto, se non non ci fossero enti che sponsorizzano la ricerca, che mettono i soldi propri ed investono, dubito che la ricerca stessa potrebbe andare avanti solo con la curiosità e le motivazioni dei ricercatori. è un argomento complesso e ingarbugliato, dove tutti sembrano aver ragione e torto allo stesso tempo.
    ...non sono forse un accordo stonato, nella divina sinfonia,
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  6. #6
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    Originariamente postato da morrigan
    beh, credo che sia vero il fatto che anche in partenza entrino in gioco fattori che non sono solo personali dello sperimentatore. forse sono sembrata troppo categorica nella differenziazione, ma non intendevo scindere nettamente i due processi, solo che, magari prima più che adesso, la ricerca pura partiva da altre motivazioni, cosa che ora è cambiata. io non sono una ricercatrice, non conosco, quindi, molti problemi pratici inerenti l'inizio e lo sviluppo di un processo di ricerca. come giustamente fai notare tu i fattori economici, ovviamente, ci sono fin dal principio, ma ammettere questo o mettere in luce le interazioni reciproche che esistono tra ricerca pura e applicazioni pratiche, non vuol dire, comunque, negare che una scoperta scientifica può portare a risultati diversi da quelli perseguiti in partenza e che le applicazioni pratiche possono andare in tutt'altra direzione.
    però è vero, si devono fare i conti con mille interessi, mille fattori, questo è uno dei motivi fondamentali per cui la ricerca è lontana dall'essere filantropica. perchè se un singolo o un'azienda investono denaro in un progetto, è anche vero che dopo vogliono un ritorno pratico di ciò che hanno speso. d'altro canto, se non non ci fossero enti che sponsorizzano la ricerca, che mettono i soldi propri ed investono, dubito che la ricerca stessa potrebbe andare avanti solo con la curiosità e le motivazioni dei ricercatori. è un argomento complesso e ingarbugliato, dove tutti sembrano aver ragione e torto allo stesso tempo.
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  7. #7
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    ...non sono forse un accordo stonato, nella divina sinfonia,
    grazie alla vorace ironia che mi squassa e che mi morde?
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    Sono lo specchio sinistro in cui si guarda la megera.
    io sono la piaga e il coltello! Sono lo schiaffo e la gota!
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  8. #8
    alberag
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    Onestamente no credo che la differenza fra scienza "pura" e scienza applicata abbia molto senso, ora: sono ormai un po' di anni che fra i criteri cardine per farsi finanziare un progetto (anche piccolo) c'è la traslazionalità. Se non puoi trasferire i risultati della tua ricerca ad una qualsiasi applicazione pratica, la tua ricerca non serve a niente e nessuno te la paga.

  9. #9
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    Considera che ci sono anche le università in cui i professori fanno ricerca su svariati argomenti di base... magari non disporranno di cifre enormi per farla, ma la fanno
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  10. #10
    alberag
    Ospite non registrato
    Se ci pensi bene, qualsiasi tipo di ricerca ha una sua applicazione pratica, anche quelle di psicologia generale. Quello che si intende con ricerca traslazionale, nell'ambito clinico, è una ricerca che serva ad orientare la pratica, i cui risultati abbiano un'applicabilità nella terapia. Questo sia in medicina, che in psicologia.

  11. #11
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    Probabilmente Alberag il nostro fraintendimento è legato alla distinzione tra i concetti di scienza ‘pura’, ‘applicata’ e ‘utilità pratica’.

    Parlando di scienza pura intendevo quella condotta su argomenti teorici, che, come è naturale, ampliando le nostre conoscenze, ha un’utilità pratica (come minimo nei metodi e nei concetti che si usano nelle ricerche di carattere applicato), non intendevo scienza pura = nessuna utilità pratica.

    In ogni caso, non c’è una distinzione netta ricerca di base/ricerca applicata. Forse è meglio visualizzare la situazione come un continuum in cui ad un estremo c’è la ricerca su argomenti teorici mentre dall’altro c’è la ricerca sull’applicazione tecnologica pura. Ovvio che gli estremi sono difficilmente toccabili, e ogni lavoro ha in sé sia una parte di innovazione teorica sia applicata, il problema è in quale proporzione.

    Io sono laureato in psicologia generale, e ho studiato moltissimi esperimenti (ad esempio quelli di percezione) in cui l’applicazione pratica è molto lontana, e servono unicamente per ampliare le nostre conoscenze teoriche sul fenomeno. Come detto prima, è chiaro che queste conoscenze teoriche poi vengono usate da qualcuno: per rimanere nella percezione, penso a chi studia la visione artificiale, a chi interpreta dei disturbi neuropsicologici etc. Inizialmente però, quanto meno, è veramente difficile rispondere alla domanda ‘a cosa serve?’.

    Nel mio intervento precedente volevo solo dire come esistano delle persone che fanno ricerca su argomenti teorici in cui l’applicazione pratica è davvero molto lontana: un altro esempio sono gli studi di psicologia matematica dove molto lavoro è fatto unicamente per dimostrare teoremi che riguardano dei modelli matematici utilizzabili dalla ricerca psicologica. Questo tipo di ricerche vengono svolte essenzialmente all'intero dell'università, perchè al di fuori è difficile che qualcuno le finanzi, essendo così lontana l'applicazione pratica!

    Quando scrivi:

    Originariamente postato da alberag
    Quello che si intende con ricerca traslazionale, nell'ambito clinico, è una ricerca che serva ad orientare la pratica, i cui risultati abbiano un'applicabilità nella terapia. Questo sia in medicina, che in psicologia.
    per quel poco che so della ricerca in ambito clinico, sono assolutamente d'accordo

    Alberag, da quello che ho capito ti occupi di ricerca in psicologia clinica, giusto?
    E’ interessante confrontare i nostri punti di vista sulla ricerca scientifica in base ai differenti campi di cui abbiamo esperienza!
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  12. #12
    alberag
    Ospite non registrato
    Naturalmente c'è una differenza fra una ricerca di base, l'action research, quella puramente teorica...però se ci pensi anche gli esperimenti sulla percezione sono stati lungamente applicati: hai presente la pubblicità? Se ci fai caso è difficile non esserne colpiti, talmente è studiata per entrare nel circuito delle informazioni rilevanti per te. E tutta quest'applicazione è partita dagli studi sul campo percettivo di inizio del secolo scorso.

  13. #13
    Ospite non registrato
    mi torna in mente la frase di un nostro professore, il ricercatore non lavora per gli altri ma per se stesso, poi le parole di alberag che dicono la pubblicità non è facile non esserne colpiti, infatti è vero da poco c'era uno spot in tv che diceva se il tuo cancro sarà vinto è grazie a FARMAINDUSTRIA.

    Vedete io non capisco quelle ricerche effettuate sugli animali per quanto riguarda la cosmesi ed i profumi, dei prodotti poi che verranno venduti a prezzi altissimi e solo per l'estetica. Quindi non lavorano per l'uomo ma solo per il guadagno.

  14. #14
    Postatore Compulsivo L'avatar di Itsuki
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    la scienza applicata è indispensabile e inevitabile, ma non a tutti interessa usare le proprie conoscenze per risolvere i problemi hic et nunc che qualcun altro gli chiede di risolvere...
    esiste anche qualcuno a cui interessa sapere per sapere...studiare anatomia per sapere come siamo fatti, studiare geologia per sapere come è fatta la terra, studiare fisica per sapere le leggi che governano l'universo...studiare la psicologia per sapere come facciamo a pensare e ad essere coscienti.

    sono d'accordo che il progresso scientifico sia possibile anche grazie alle applicazioni pratiche (ad esempio la ricerca sull'alzheimer è sicuramente uno stimolo per scoprire nuove cose interessanti...) ma io non limiterei il concetto di scienza soltanto al salvare vite umane (discorso un po' cinico, ma necessario per far comprendere il concetto)
    Ultima modifica di Itsuki : 13-10-2005 alle ore 13.06.46
    Frequentatrice (ormai) molto saltuaria di opsonline!!
    EX-moderatrice della stanza di neuropsicologia e scienze cognitive

    Finalmente ho un sito personale "SERIO"
    + visita il sito scientifico +


    Ho anche un altro sito "demenziale" con gli appunti di psicologia & altre cavolate divertenti...tutto GRATIS!!

    + entra nel sito demenziale +

    My soul is painted like the wings of butterflies, fairy tales of yesterday will grow but never die...I can fly, my friends!

  15. #15
    alberag
    Ospite non registrato
    Mi sa paperinus che tu hai un'idea veramente ideale della scienza. Quanto al fatto che il ricercatore lavora per se stesso, perchè il fruttivendolo per cosa lo fa? Per la gloria degli ortaggi?
    Ognuno lavora per se stesso, la differenza sta nello scopo che vuoi perseguire con la tua ricerca: se il tuo scopo è creare dei cosmetici migliori e più efficaci (così poi le persone li pagano più volentieri) allora segui le procedure per perseguire il tuo scopo che ti sembrano più adeguate. Se poi una persona che spende 100 € per una cremina si sente più a posto con se stessa e sta meglio, il lavoro di chi ha creato la cremina è servito al bene dell'uomo (anche se solo in misura parziale).
    Se poi vuoi parlare della sperimentazione dei farmaci sugli animali, tieni presente che i protocolli di ricerca esisteni in tutto il mondo la prevedano prima del testing sull'uomo. E tieni anche presente che tutte le medicine che tu puoi aver preso nel corso della tua vita sono state sperimentate sugli animali, e molti animali sono verosimilmente morti a causa di tutte queste sperimentazioni.

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