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  1. #1
    Partecipante Figo L'avatar di Pandora
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    due cuori e un terapeuta

    Ciao a tutti
    mi è capitato più di una volta di imbattermi in giovani coppie in psicoterapia individuale dallo stesso terapeuta.
    In un caso particolare, essendo in confidenza sia con lui che con lei ho avuto modo di ravvisare comportamenti peculiari da parte di entrambi quali gelosie, competitività, ricerca di un rapporto esclusivo con l'analista.
    Mi chiedevo quindi se fosse una scelta giusta per il terapeuta prendere in carico due elementi di una coppia in maniera separata e quali potrebbero essere i vantaggi di questo modus operandi.
    Voi che ne pensate?

    Dove c'è la Ragione c'è il dispotismo, dove ci sono le ragioni c'è la libertà.
    (P. Martinetti)

    Giace l'alta Cartago, appena i segni
    dell'alte sue ruine il lito serba.
    Muoiono le città, muoiono i regni
    copre i fasti e le pompe arena et erba...

    (T. Tasso)

    -Membro del Club Del Giallo - tessera n°6-SEGRETARIA DI REDAZIONE

    TUTTO CIO' CHE NON CI UCCIDE CI RENDE PIU' FORTI

  2. #2
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Una scelta si può definire giusta o sbagliata in base agli obiettivi che si concordano.
    Credo quindi non si possa definire sbagliata a priori l' idea di accetare in terapia i singoli membri di una coppia.

    I vantaggi di questo modus operandi...un vantaggio potrebbe essere quello intrinseco a molte terapie che agiscono sul singolo.
    Si può sintetizzare nell' empowerment personale.
    Un terapeuta potrebbe farmi capire come migliorare alcuni aspetti della mia personalità che normalmente mi mettono in crisi producendo degli scompensi. In questo senso migliorando i miei aspetti anche le relazioni che ho nei confronti del mondo potrebbero migliorare.

    Queste Pandora sono le prime idee che mi sono venute in merito al problema da te posto. Ad un livello più tecnico è necessario comprendere l' epistemologia dal quale parte il terapeuta. In particolare c' è una domanda intrinseca ad ogni epistemologia...CHI E' IL 'PORTATORE' DEL PROBLEMA?
    Ad esempio l' approccio sistemico-relazionale si concentra prevalentemente sui legami e considera l' intero sistema (la famiglia) come 'portatore' del problema. Anche i sontomi vengono inquadrati in una prospettiva del tipo...il sistema ha prodotto determinati sintomi...e non Tizio ha determinati sintomi e Caio (facente sempre parte di quella famiglia) ne ha altri.
    Quindi l' azione terapeutica non si concetra sul singolo ed i due membri di una coppia andrebbero visti contemporaneamente.

    Personalmente mi piace inquadrare il problema in un' ottica sistemica...concentrarsi sul vecchio legame 'biologico' di causa-effetto e pensare ad un' azione singola è un pò datata come idea...
    Però, in un' ottica che consideri l' empowerment personale nel senso ampio del termine potrebbe essere realmente efficace anche agire su singoli membri di una coppia o poter prevedere questo tipo di azione in concomitanza a sedute famigliari.

    Il terapeuta dovrebbe possedere molti strumenti e non abbracciare mai in toto una scuola di pensiero (mia opinione)

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  3. #3
    Partecipante Figo L'avatar di Pandora
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    Ciao rubens
    mi scuso per aver posto la questione in maniera sbrigativa e superficiale omettendo elementi necessari alla comprensione del caso.
    Giustamente tu hai considerato il problema da una prospettiva sistemica proponendo una soluzione più che condivisibile: vedere entrambi i membri della coppia contemporaneamente ed io, da filosistemica, non posso che riconoscere i vantaggi di tale approccio.
    La questione è tuttavia differente; mi riferivo infatti a giovani coppie (ne ho conosciuta più di una!) in cui uno dei due inizia la terapia con un analista freudiano e a distanza di pochi mesi l'altro decide di fare lo stesso con il medesimo terapeuta. I due intraprendono così una terapia individuale senza considerare minimamente l'idea di fare sedute di coppia.
    Il punto è questo: agli occhi di un osservatore esterno-in questo caso io- quello che emerge è un aumento delle tensioni di coppia dovuto all'insorgere di rivalità, competitività riguardo ai progressi raggiunti in terapia, ricerca di un rapporto esclusivo con l'analista.
    A questo punto mi sorge una domanda legittima: tutto ciò è dovuto all'imperizia del terapeuta o si tratta di una fase necessaria del percorso terapeutico di entrambi?
    La separazione a cui si giunge dopo diversi mesi di litigi durante i quali la figura del terapeuta irrompe pesantemente quale bizzarro terzo incomodo è l'esito inevitabile di un processo di cambiamento che coinvolge entrambi o è da mettere in relazione a questo tipo di approccio terapeutico?

    Concordo con te riguardo al fatto che il terapeuta debba possedere una doverosa plasticità mentale; personalmente ho avuto soltanto confronti con psicoanalisti freudiani e mi sono apparsi disposti a negoziare con esponenti di altre scuole di pensiero così come un branco di pitbull bulimici è disposto a cedere il quarto di bue che si sta sbranando!

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  4. #4
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    uno dei due inizia la terapia con un analista freudiano e a distanza di pochi mesi l'altro decide di fare lo stesso con il medesimo terapeuta. I due intraprendono così una terapia individuale senza considerare minimamente l'idea di fare sedute di coppia.
    Il punto è questo: agli occhi di un osservatore esterno-in questo caso io- quello che emerge è un aumento delle tensioni di coppia dovuto all'insorgere di rivalità, competitività riguardo ai progressi raggiunti in terapia, ricerca di un rapporto esclusivo con l'analista. A questo punto mi sorge una domanda legittima: tutto ciò è dovuto all'imperizia del terapeuta o si tratta di una fase necessaria del percorso terapeutico di entrambi?
    Ciao Pandora. Non sono uno psicoanalista ma cercherò di risponderti comunque. Rispetto a ciò che scrivi…bisognerebbe considerare se i due iniziando una psicoanalisi individuale con uno psicoanalista diverso sarebbero comunque arrivati al medesimo punto. Da quel che so, ma i dati si riferiscono a esperienze personali, all’ interno di un percorso psicoanalitico non è poi tanto raro un peggioramento iniziale delle condizioni del paziente. Bisogna considerare se ciò può essere propedeutico ai fini dell’ analisi o rappresenta un cambiamento di rotta immutabile. Potrebbe anche essere che all’ inizio si produca ciò che avviene anche nella medicina omeopatica e cioè un iniziale peggioramento…può significare che la cura sta funzionando…

    Il punto è anche questo : quale spiegazione si da il professionista?...la psicoanalisi ha un’ epistemologia biologica-newtoniana basata sul legame causa-effetto. Più di altre psicoterapie dovrebbe essere in grado di fornire spiegazioni sul fenomeno.
    Altro punto : all’ interno del contratto di ACCETTAZIONE lo psicoanalista ha considerato tutte le eventuali problematiche che sarebbero potute emergere nella presa in carico dei singoli membri della coppia?.
    Nel contratto di ACCETTAZIONE entrambe le parti concordano sul raggiungimento di alcuni obiettivi. Quali obiettivi si sono concordati?.
    Personalmente se tratti una coppia credo sia raro non porsi obiettivi ‘di coppia’…ci si è posti questo tipo di interrogativo? Si è cercato di ragionare anche sulla coppia e non solo sui singoli membri che la compongono?...ed in questo caso, quali strumenti può utilizzare la psicoanalisi (domanda che pongo io da profano di tale approccio…) per trattare la coppia come entità e non come somma dei suoi componenti?
    Se puoi prova ad indagare, sarei molto curioso di avere una risposta a tali interrogativi..



    La separazione a cui si giunge dopo diversi mesi di litigi durante i quali la figura del terapeuta irrompe pesantemente quale bizzarro terzo incomodo è l'esito inevitabile di un processo di cambiamento che coinvolge entrambi o è da mettere in relazione a questo tipo di approccio terapeutico?
    Su questo punto sono decisamente categorico. Allora, la coppia a causa di un percorso terapeutico si è divisa…la separazione di una coppia è l’ ultima delle possibilità che ci si deve prospettare. Il terapeuta prima di considerare tale ipotesi dovrebbe tentare tutte le strade e solo in ultima analisi considerare l’ ipotesi di supportare la coppia nelle fasi della separazione. Non è una mia idea ma è ciò che esprimono i maggiori esponenti della scuola di Palo Alto.
    Come l’ hai posta tu sembra più che i due si sono divisi anche per colpa del terapeuta…direi proprio che c’ è qualcosa da rivedere..



    ho avuto soltanto confronti con psicoanalisti freudiani e mi sono apparsi disposti a negoziare con esponenti di altre scuole di pensiero così come un branco di pitbull bulimici è disposto a cedere il quarto di bue che si sta sbranando!
    Anch’ io ho avuto un’ impressione simile alla tua. Credo che tutto si giochi sulla parola ‘negoziare’. L’ approccio psicoanalitico si basa su un’ epistemologia biologica-newtoniana ed utilizza un metodo di indagine vincolato al paradigma causa-effetto. Ciò significa che è una metodologia che non ha nulla da negoziare. Considera un’ indagine che ha come scopo l’ individuare una regola, una legge sulla quale si basa un fenomeno. E’ un processo di estrazione dove eliminate le variabili intervenienti si vorrebbe arrivare alla causa prima che spieghi un determinato fenomeno. In quest’ ottica credo non ci si debba stupire più di tanto l’ idea che la psicoanalisi non sia disposta a negoziare…non è un approccio aperto…non considera il feedback…il feedback che potrebbe eventualmente fornire un confronto…’un negoziare’.

    Al contrario l’ ottica sistemica parte dall’ idea che siano proprio quelle variabili intervenienti (che la psicoanalisi scarta) a determinare le sorti di un fenomeno anzi, Ylia Progogine con la teoria del caos postula il concetto che il cambiamento non sia prevedibile e viene determinato dal caos più che dall’ azione terapeutica.
    Come dire…facciamo un esempio con le colture geneticamente modificate…la psicoanalisi studierebbe il fenomeno nelle sue manifestazioni intrinseche facendo calcoli sulla produzione di un appezzamento agricolo ecc.
    La teoria sistemica si pone nell’ ottica di considerare anche tutto il resto…ma che succede agli insetti che si nutrono di tale coltura, che ora, essendo ‘geneticamente rafforzata’ è divenuta inattaccabile?..e che succede agli insetti che si cibavano degli insetti che si cibavano della pianta geneticamente modificata?...e se coltivo un campo con mais transgenico che ne sarà del campo vicino?...i semi con l’ ausilio del vento non finiranno per invadere gli spazi che io presuntuosamente avevo assegnato?...
    A volte l’ uomo pecca di superbia ed è convinto che siccome è in grado di dedurre l’ esitenza di alcuni meccanismi può anche prevedere tutto il resto…
    Il life style sistemico o più in generale la cibernetica di secondo ordine è un paradosso…si considera molto intelligente perché ignorante. Parte dall’ idea che non sa, non può sapere o prevedere tutto, è solo una percezione di un osservatore…un arco di circuito come lo definiva Bateson.
    Rubens
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  5. #5
    Partecipante Figo L'avatar di Pandora
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    [QUOTE][i]Personalmente se tratti una coppia credo sia raro non porsi obiettivi ‘di coppia’…ci si è posti questo tipo di interrogativo? Si è cercato di ragionare anche sulla coppia e non solo sui singoli membri che la compongono?...ed in questo caso, quali strumenti può utilizzare la psicoanalisi (domanda che pongo io da profano di tale approccio…) per trattare la coppia come entità e non come somma dei suoi componenti?
    Se puoi prova ad indagare, sarei molto curioso di avere una risposta a tali interrogativi..

    Giustamente continui a considerare il caso da una prospettiva sistemica ma ahimè, dubito che il terapeuta in questione abbia adottato la tua stessa forma mentis!
    Riguardo alla "nostra" coppia so per certo che il primo dei due ad andare in analisi non ha mai fatto menzione al terapeuta dell'esistenza del partner e durante tutto il corso del trattamento sono insorti atteggiamenti peculiari; raramente in seduta l'uno parlava dell'altro e il terapeuta veniva a tratti vissuto da entrambi come una figura minacciosa e persecutoria senza che però si creasse nella coppia uno spirito di solidarietà verso quello che veniva percepito come un nemico da ciascuno dei due.
    Forse mi sbaglio ma la mia impressione è che un lavoro sulla coppia non sia mai stato neanche preso in considerazione e che i due siano stati presi in carico come individui separati e distinti...

    Quello che io allora mi domando da profana è proprio questo: gli atteggiamenti di cui sopra sono da considerarsi una fase necessaria ed ineliminabile del trattamento (un banale transfert negativo?) o c' è dell'altro che mi sfugge?


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  6. #6
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    [QUOTE]Originariamente postato da -Pandora-
    [i]

    Quello che io allora mi domando da profana è proprio questo: gli atteggiamenti di cui sopra sono da considerarsi una fase necessaria ed ineliminabile del trattamento (un banale transfert negativo?) o c' è dell'altro che mi sfugge?

    Non posso risponderti...non ho elementi sufficienti...chiediamolo allora insieme a qualcuno del settore...tipo letizzetta se legge questo thread...

    il tuo racconto secondo me è, allo stato attuale delle nostro dibattito, inquietante. Una coppia dove il terapeuta ha il ruolo del terzo incomodo...forse hanno sbagliato approccio...forse hanno sbagliato terapeuta...forse entrambe le ipotesi...

    ma quanto conosci bene questa coppia...mi sembri molto informata...

    un abbraccio

    Rubens
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    Rubens

  7. #7
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    Il parere di un esperto del settore sarebbe illuminante...

    Personalmente sono stata in analisi da un terapeuta freudiano da cui ho tratto enormi benifici e so cosa vuole dire rivendicare degli "spazi" nel rapporto col terapeuta, è capitato anche a me (l'ora della seduta è MIA e guai a chi invade!).
    Io però la mia analisi la ho fatta da single e penso comunque che prendere in carico una coppia presupponga da parte del terapeuta considerare degli spazi "di coppia" e fare in modo che i due assumano questa forma mentis...

    Riguardo ai due, ho cominciato a frequentare lui il primo anno di università (stiamo parlando del paleolitico!) e ho conosciuto lei molti anni dopo, solo quando si sono costituiti come coppia e, assistendo frequentemente alle loro interazioni, mi è sembrato che il loro fosse principalmente un problema di "confini" e di "spazi".
    Bisogna dire che tutte le informazioni sui loro scontri e sulle interazioni con il terapeuta, sul detto e non detto durante le sedute mi arrivavano esclusivamente dai racconti di lui...sarebbe stato interessante sentire anche l'altra campana.

    Concordo comunque con te sul fatto che tutto ciò sia inqiuetante e che molto probabilmente il terapeuta abbia giocato un ruolo troppo "attivo".

    ricambio l'abbraccio e ti ringrazio del contributo
    Pandora

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  8. #8
    Matricola L'avatar di fsofia72
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    a mio avviso il terapeuta commette un grave errore....forse xchè essendo formata per una psicoterapia individuale...nn condivido!

    ma purtroppo (e la cosa non mi consola affatto!) ne ho sentite anche di peggio su ns colleghi che lavorano in modo "selvaggio" ma pur di tirar su quattrini...hanno preso in carico membri della stessa famiglia senza l'alibi metodologico della terapia familiare...

    mi spiace dire ciò, sembrando anche cinica, però questo va a scredito di chi lavora con "sale in zucca".
    a mio avviso, il terapeuta che prende in carico una coppia ma in sedute separate...dovrebbe avere parecchia esperienza (almeno 20 anni!)e i due non dovrebbero essere conviventi.

    buona giornata

  9. #9
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Thread interessante, questo. L'argomento è complesso e. come tutti gli argomenti "etici", di per sé indecidibile (nel senso che non esiste una soluzione valida in assoluto).

    Io intravedo qualche rischio nella decisione di un terapeuta di occuparsi, separatamente, dei due componenti della coppia. I terapeuti(il maschile vale come neutro, ovviamente) sono certamente bravi e capaci, ma sono pur sempre esseri umani. E i lapsus, gli errori, capitano anche a loro.
    Può quindi accadere che il terapeuta si lasci sfuggire, sia a parole che con il linguaggio del corpo, informazioni circa l'altra metà della coppia.
    Può accadere che i due membri della coppia tentino di utilizzare il terapeuta per un "gioco a due", invece che per una comprensione e risoluzione dei loro problemi.
    Può accadere che uno dei due scambi le espressioni di "transfert" per attaccamento affettivo, innamoramento, o altro. Con conseguenti ritorsioni sul partner.

    Di per sé, a mio parere, il seguire due terapie individuali, piuttosto che una di coppia, ha i suoi vantaggi. Se il malessere all'interno della coppia dipende non da modalità di interazione, ma da problemi psicologici dei due, tanto vale risolvere i secondi, invece di cercare di sistemare i primi.
    Ma, sempre a mio parere, sarebbe preferibile che i due venissero seguiti da due terapeuti diversi.

    Per evitare problemi, certo, ma anche - e forse soprattutto - perché sono persone diverse, con storie diverse, con necessità diverse. Magari si troverebbero meglio con due approcci terapeutici diversi tra di loro. Insomma, quanto c'è di necessità e quanto di collusione con aspetattive di controllo dell'uno sull'altro, nella decisione di prendere in trattamento i due membri della
    coppia?

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  10. #10
    Partecipante Figo L'avatar di Pandora
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    Ciao Willy
    e bentornato ....è sempre un piacere ri-sentirti, i tuoi silenzi non passano certo inosservati

    Quanto alla coppia, da quel che ho potuto osservare i danni sono stati maggiori dei benefici..il terapeuta spesso si è lasciato sfuggire troppe informazioni "personali" delle quali l'uno non intendeva mettere l'altro al corrente, alimentando il già saturo clima di competizione, di ostilità e di diffidenza.

    La coppia è "scoppiata" e mai si protrà sapere se così doveva essere per il "teorema della combinazione salame-nutella" (entrambi buoni da soli ma provate a spalmare il salame di nutella! ) o per il contributo più o meno intenzionale del terapeuta.
    Imperizia? Distrazione? Il terapeuta ha svliluppato (se esiste) un controtransfert di coppia e lo ha agito attraverso un sabotaggio di cui non era consapevole? Dolo?

    Concordo con te, Willy, le terapie individuali dovrebbero essere portate avanti dai membri di una coppia con due differenti terapeuti.

    Quanto a te, fsofia72
    non posso che darti ragione sul versante economico, conosco più di una persona che è in cura da 10-15 anni e penso che un analista deontologicamente corretto in casi come questo dovrebbe interrompere l'analisi e congedare il paziente.

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  11. #11
    piano piano leggerò tutti gli interventi intanto vi dico la mia opinione...
    se il problema è della coppia ovviamente si devono prendere entrambi in terapia ma è consigliabile vederli assieme e cmq mettere in chiaro che tutto quello che viene riferito al terapeuta sarà condiviso...
    se i problemi sono dei singoli secondo me non è il caso di prenderli tutti e due...

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