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  1. #1
    Johnny
    Ospite non registrato

    psicosi e malattie gravi

    x quanto riguarda le psicosi, e altre malattie gravi (come i dist. della personalità) a volte sento dire che quello dello psicologo è un lavoro inutile, xke ci si fa in quattro per aiutare il paziente ma poi, alla fine, non guarisce, ma migliora soltanto un pò la qualità della vita....
    e questo dovrebbe ancheessere una delle cause del burn-out...
    cosa ne pensate?

  2. #2
    io mordo
    Ospite non registrato
    Io penso 1- che non ci sono tecniche adeguate, solo supportive 2 - che pochi sono adatti ad occuparsene 3- che non è una passeggiata 4 - che il concetto di burn out sia un po'... out! ... insomma, della frustrazione del terapeuta, quando siamo di fronte ad uno psicotico, che soffre infinitamente più del terapeuta, non ce ne dovrebbe fregare un beneamato 5 - che molti non capiscono nemmeno di che si tratta 6 - che dovresti convertire quelle 2 faccine in parole.

    Ultima modifica di io mordo : 13-09-2005 alle ore 14.26.09

  3. #3
    io mordo
    Ospite non registrato
    Scusa, ma tu che ne pensi?

  4. #4
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    20-09-2004
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    Beh, a mio modesto parere, forse dovremmo liberare la nostra testa dall'ossessione di "guarire" qualcuno. A me pare che "migliorare la qualità della vita" delle persone non sia poi un obiettivo da buttar via così facilmente.
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  5. #5
    io mordo
    Ospite non registrato
    Pare che hai ragione te
    Ultima modifica di io mordo : 14-09-2005 alle ore 00.33.10

  6. #6
    Johnny
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da willy61
    Beh, a mio modesto parere, forse dovremmo liberare la nostra testa dall'ossessione di "guarire" qualcuno. A me pare che "migliorare la qualità della vita" delle persone non sia poi un obiettivo da buttar via così facilmente.
    eh si hai proprio ragione, non c'avevo pensato
    forse è un errore volere x forza "guarire", in certi casi è già molto condividere la sofferenza, avere un atteggiamentoi di ascolto, dipende dagli obiettivi che ci si può porre....è una fissa dello psicologo quella di voler x forza il paziente ideale che "guarisce",... a volte la realtà ci mette di fronte a situazioni in cui non ci si può porre obiettivi ambiziosi e il successo consiste nel raggiugnere queste piccole conquiste.

  7. #7
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da willy61
    Beh, a mio modesto parere, forse dovremmo liberare la nostra testa dall'ossessione di "guarire" qualcuno. A me pare che "migliorare la qualità della vita" delle persone non sia poi un obiettivo da buttar via così facilmente.

    Non credi che per far questo ci sono già i riabilitatori?
    Cerchiamo di mantenere quel piccolo spazio che, bontà loro (i medici), ci hanno lasciato!

    P.S.: Concordo con te sul guarire virgolattato, lo sostituirei con curare, senza virgolette.

  8. #8
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    20-09-2004
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    Albino (BG)
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    Il "curare" potrebbe starmi bene, come opzione. Dopo tutto anche per i medici, vale il detto "Je le cura, Dieu le gueri".
    Quanto ai riabilitatori, non so esattamente chi siano. Se ti riferisci a logopedisti, educatori, assistenti sociali, e altre figure professionali di questo tipo, secondo me il nostro lavoro di piscologi è alquanto differente dal loro e penso che potremmo lavorare assieme a loro, piuttosto che contro di loro.
    Tuttavia, il tuo intervento mi spinge a buttare lì una considerazione: come mai continuiamo a pensare a noi come a persone che "curano o che "guariscono", dimostrando in tal modo di aver "introiettato" un discorso medico e un atteggiamento che, a parole, rifiutiamo? Non riusciamo proprio a pensare a noi stessi come a dei professionisti delle relazioni (e le relazioni includono molti campi oltre alla relazione terapeutica)?
    Ultima modifica di willy61 : 14-09-2005 alle ore 22.48.05
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  9. #9
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    1. I riabilitatori sono quelle figure professionali che passano molto tempo con i pazienti ricoverati in strutture psichiatriche facendogli vedere film, impegnandoli in attività di relazione e comunicazione, migliorando la loro qualità di vita ecc. (Sei mai stato in un reparto di psichiatria?). Non capisco il discorso di lavorare con o contro di loro... è un problema che non mi ero neanche posto, come chiedersi se i vigili urbani lavorano con o contro la guardia di finanza... si occupano di cosa diverse.
    2. Personalmente tra le tante cose che ho introiettato il discorso medico proprio mi manca, e questo è il motivo per cui preferisco l'idea del curare nel senso di prendersi cura del dolore (psichico) di una persona. Ti ricordo che il 3d recita: "psicosi e gravi malattie"... qualcuno ha fatto una abbuffata introiettiva!

    P.S.: Perchè non ci auguri più buona vita?

  10. #10
    io mordo
    Ospite non registrato
    Willy, nessuno ha detto di lavorare contro i riabilitatori...
    ...non penso che gli psicologi siano solo e semplicemente degli specialisti delle relazioni...
    Lei Letyzzetta fa la psicoanalista, lo psicologo credo sia effettivamente più vicino alla figura del riabilitatore (almeno sulla carta) che a quello del terapeuta...

    Per tornare al discorso degli psicotici, nello specifico, penso che curarli sia un lavoro magnifico, dal mio punto di vista è il paziente più interessante e gratificante...

  11. #11
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    Concordo sul fatto che lo psicotico sia un paziente molto interessante, sul gratificante purtroppo ho molte più riserve.
    Non sono daccordo che gli psicologi siano figure professionali prossime ai riabilitatori. Questa è una tendenza della opinione pubblica (supportata da congetture di carattere medico) contro la quale ritengo doveroso schierarsi in modo molto netto e risoluto.

  12. #12
    io mordo
    Ospite non registrato
    Già, forse ho esagerato un po' con "gratificante" ... però, un progresso con uno psicotico è certamente pagante.

    per quanto riguarda la figura dello psicologo... mhh... èh, giusto, perchè io valgo!
    ...si, ha ragione, più incazzati! soprattutto io.


  13. #13
    Johnny
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da letyzzetta
    Concordo sul fatto che lo psicotico sia un paziente molto interessante, sul gratificante purtroppo ho molte più riserve.
    Non sono daccordo che gli psicologi siano figure professionali prossime ai riabilitatori. Questa è una tendenza della opinione pubblica (supportata da congetture di carattere medico) contro la quale ritengo doveroso schierarsi in modo molto netto e risoluto.

    è appunto questo quello che intendevo: uno che va dallo psicologo sa, sente di avere un pèroblema e va da un professionista e chiede: VOGLIO GUARIRE (non dice di certo "voglio essere curata", voglio che la mia vita migliori "un pò" di qualità).
    Ma per una persona che ha una malattia "grave" e che quindi non ha capacità di osservare la propria patologia e non si rende conto di essere malato, il prendere coscienza del proprio problema è il primo obiettivo. Con pazienti borderline posso capire che questo sia possibile, ma per uno che ha un disturbo ancora più grave, come si fa?

  14. #14
    io mordo
    Ospite non registrato
    Ciao, ho la vaga sensazione di esserti antipatico, però sono paranoico, quindi posto uguale, non si sa mai ...ma tanto postavo lo stesso ...

    I pazienti psicotici hanno la capacità di osservare la propria malattia, almeno in modo frammentario, anche se sono pochi quelli che ci riescono da soli (penso che siano pochi semplicemente perchè quelli che hanno maggiori capacità introspettive non permettono al disturbo di giungere al suo culmine, o comunque rallentano il decorso, anche se poi, arrivati a un certo punto, la volontà del soggetto, se ancora esiste, conta ben poco).
    Io penso che uno dei primi obiettivi, oltre a quello che hai giustamente indicato tu, sia quello di responsabilizzare il paziente riguardo a tutto quello che fa, che pensa, che dice, deve assumersi la responsabilità di quello che è anche se penso che effettivamente non ne sia più responsabile, ma lo deve fare, si dovrebbe pensare a ricostruirsi come persona, da zero, tagliando con il passato-perso almeno fin quando la nuova struttura della personalità (ovviamente parlo di anni), gradualmente, non sarà in grado di ristabilire dei collegamenti con il passato e credo che sarà una reazione spontanea ad un certo punto.
    Ovviamente, per responsabilizzare il paziente occorrerà che questo si riappropri della giusta logica di causalità che lui non ha più.
    Io non penso che la remissione della psicosi debba passare attraverso l'elaborazione di tutti i suoi vissuti psichedelici, angosciosi, irrisolvibili che semplicemente non possono essere rivissuti\vissuti da una mente sana... al contrario credo che i meccanismi di rimozione e isolamento siano i più efficaci contro la destrutturante persistenza di queste esperienze (in particolare mi riferisco a depersonalizzazione, sentimenti di forte perplessità, la sensazione imprescindibile di dover dire non si sa cosa, perdita del controllo del pensiero ecc...).
    Penso che con lo psicotico bisogna passarci molto tempo, non si può fare la sedutina di 45 min. 2 o 3 volte alla settimana.
    Il contatto comunicativo con lo psicotico può essere privo di significato, i suoi vissuti e comportamenti sono spesso frammentari, casuali e privi di senso... e io dubito che l'interpretazione passiva di questi aspetti dello psicotico, per dargli un significato, possa essere di grande utilità; riterrei più fruttuoso un atteggiamento attivo, direttivo, orientato alla costruzione di nuovi significati e verso il futuro... semplicemente perchè non credo, come ho detto più sù, che lo psicotico possa superare indenne l'esperieza in questione... tantovale, quindi, bloccare subito le angosce del paziente anziché spingerlo a rivivere ancora e ancora i suoi vissuti tentando di attribuirgli un significato, questo lavoro lo si farà dopo e nei limiti del possibile.

    Ecco a grandi linee il mio umile pensiero a riguardo...
    no massacro - confronto, grazie

  15. #15
    Matricola L'avatar di lorena322
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    sori(ge)
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    Che i pazienti psicotici ciano particolarmente "difficili" non lo ha mai messo in discussione nessuno. Sono una sfida, per la psicologia e per gli psicologi. La diagnosi di schizofrenia è a tutt'oggi una sorta di condanna...e in parte questo ha avuto uno sfondo di verità. Ma non si tratta di persone condannate, anzi. Si tratta di pazienti che hanno bisogno delle cure migliori, e questo può voler dire, ad esempio, collaborare tra professionisti diversi. Tipo con gli psichiatri che spesso di terapia non sanno niente, ma che di farmaci se ne intendono abbastanza. E spesso senza gi antipsicotici non se ne esce.
    Lo psicologo, in tutto questo? Può bastare un dato a far riflettere: i pazienti schizofrenici de-istituzionalizzati hanno una minore possibilità di ricaduta se la famiglia che li accoglie possiede certe caratteristiche piuttosto che altre. E sistemare i rapporti familiari, il contesto ecologico in cui un paziente vive, è da sempre appannaggio degli psicologi. Ma questo è solo un esempio.
    Secondo me la multidisciplinarietà rimane lìunica alternativa per certi pazienti. Certo, nella realtà è tutto molto più complicato...

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