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  1. #1
    Ospite non registrato

    La flessibilità lavorativa può condurre verso una flessibilità nei rapporti umani?

    Cari Colleghi

    In questi giorni guardando la TV tedesca, sento + spesso parlare di flessibilità in ambito lavorativo, ascoltando le interviste fatte ad alcune dirigenti delle cosidette agenzie interinali del lavoro, i quali affermano fare lo stesso lavoro tutta la vita?, ma perchè mai?, meglio cambiare.

    Ognuno di noi , possiede un concetto proprio di rapporto umano, che siano essi d'amicizia o d'amore, io temo che l'influenza del modello di flessibilità lavorativa potrebbe influenzare in maniera diretta ed indiretta, anche i rapporti umani.

    Un esempio?, Perchè devo stare a vita con un uomo? se tanto ormai anche il lavoro non è per tutta la vita?, perchè devo conservare un'amicizia se tanto seppellendo questa avrei possibilità d'averne molte altre?

    Io penso e qui qualcuno mi criticherà, che il perno della società che è rappresentata dalla famiglia, posso uscirne gravemente danneggiata, con le conseguenze che potrebbero derivarne.

  2. #2
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Interessante questa domanda, Paperinus. Provo a fare alcune considerazioni.

    Non so qual'è la tua visione politico-filosofica, ma con questa domanda, e forse senza accorgertene, stai diventando marxista. Di fatto, ipotizzi che la forma assunta dai rapporti di produzione (lavoro) influenzi e possa determinare quella dei rapporti di riproduzione (famiglia).

    L'influenza della forma assunta dal rapporto di lavoro sulle modalità di vita familiare è - comunque la si pensi - importante. Ma non è una cosa nuova, di adesso. Io lavoro in ambito industriale, dove i turni sono una realtà da un secolo a questa parte. Ma anche in ambito sanitario l'orario di lavoro influisce sulla vita familiare. Quel che mi dicono i dati a disposizione è che le nuove forme di flessibilità del rapporto di lavoro non modificano in sé la vita familiare. Il problema sta nell'organizzazione complessiva della società attuale, che considera "affidabile" solamente chi abbia un rapporto di lavoro stabile. Prova tu a fare un mutuo con un contratto di lavoro interinale... ti ridono in faccia! Il che significa non poter acquistare una casa, farsi una famiglia, progettare il proprio futuro, creare una propria identità minimamente definita, ancorché - come tutte le identità - provvisoria.

    Voglio dire che, secondo me, il cuore del problema non sta nel tipo di rapporto di lavoro, quanto nel "sistema di welfare", in tutta quella rete di protezioni, diritti, riconoscimenti che sta attorno al rapporto di lavoro. È su questo punto che sarebbe necessario lavorare, anche come psicologi. E ci sarebbero molte considerazioni da fare.

    Quanto al perché occorra stare a vita con un uomo (o con una donna), se il lavoro è a tempo determinato, francamente non vedo il nesso. Divorzio e separazioni sono esistiti da molto prima che si pensasse a queste forme di rapporto di lavoro. E poi, se pure è corretto considerare la famiglia come "perno della società", famiglia può non corrispondere a famiglia nucleare. I miei amici senegalesi hanno un concetto di famiglia ben diverso. Io ritengo di avere una famiglia mia anche se vivo da solo e mia figlia vive in parte con me e in parte con sua madre e io sono innamorato di un'altra donna. E non ci vedrei nulla di sbagliato in una situazione di famiglia allargata aperta, formata da più persone dei due sessi, dei loro figli e, magari, di altre persone non legate biologicamente. E, secondo me, sarebbe una famiglia, non un caos.

    Penso che cambi il concetto di famiglia. Certo, i cambiamenti comportano difficoltà, fatica e problemi. Ma non è cercando di tenere fermo il tempo che risolviamo le cose, o le facciamo andar meglio.

    Ciao

    Guglielmo
    Ultima modifica di willy61 : 10-09-2005 alle ore 11.30.04
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  3. #3
    Ospite non registrato
    Caro Guglielmo

    Innanzitutto voglio ringraziarti per il tuo intervento, che giudico interessante, concordo con te, su alcuni punti, come il lavoro flessibilie non ti permetta ti prenderti un mutuo etc, ma il mio pensiero implica anche un'ulteriore visione, nel senso, che secondo me il modello di flessibilità lavorativa potrebbe indirettamente, influenzare anche sulla saldità e fedeltà nel rapporto di coppia,
    per esempio una persona potrebbe dire: siamo nei tempi moderni nulla è fisso nemmeno il lavoro figurati stare fissa con un uomo e mangiare la solita minestra per tutta la vita!, come ho detto prima ognuno di noi ha la sua idea di rapporto di coppia e di famiglia, io per famiglia intendo genitori e figli, tu ad esempio hai una concezione allargata di famiglia, e questo concetto mi è parso di capire, che secondo te è sinonimo di progresso, io invece la vedo in un ottica diversificata.

    E' questo dipende come ho sempre asserito, dai valori, dalle idee, dall'educazione, dalle esperienze socioambientali con le quali siamo venute a contatto etc.

  4. #4
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Originariamente postato da Paperinus
    [B]Caro Guglielmo

    ...ma il mio pensiero implica anche un'ulteriore visione, nel senso, che secondo me il modello di flessibilità lavorativa potrebbe indirettamente, influenzare anche sulla saldità e fedeltà nel rapporto di coppia,
    Potrebbe anche essere, ma non ho dati al riguardo. Inoltre, mipare sia difficile distinguere tra effetti diretti ed indiretti. È il modello di flessibilità lavorativa in sé o sono altre condizioni di contorno ad influire sulla stabilità familiare? Non è una domanda da poco, tenendo conto che non sempre e non per tutti lavoro flessibile equivale a sfruttamento.

    come ho detto prima ognuno di noi ha la sua idea di rapporto di coppia e di famiglia, io per famiglia intendo genitori e figli, tu ad esempio hai una concezione allargata di famiglia, e questo concetto mi è parso di capire, che secondo te è sinonimo di progresso, io invece la vedo in un ottica diversificata.
    Sì, io ho un concetto di famiglia un poco personale. Ma non ne faccio una questione di "progresso", almeno nel senso in cui il termine viene comunemente inteso. Progresso, solitamente, viene interpretato come sinonimo di "avanzamento", "miglioramento". Ma questa è una visione tardo-vittoriana e ottocentesca che non mi appartiene. Io preferisco usare il termine "evoluzione". Evoluzione delle forme sociali, economiche e familiari. Evoluzione è neutro dal punto di vista del giudizio di valore. Non è né migliore né peggiore. Solo differente.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  5. #5
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
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    modalità dizionario zanichelli on

    evoluzione = lat.evolutionem da evolutùs, pp. di evòlvere, svolgere (v.q.v.).
    L'atto e l'effetto dell'evolvere e dell'evolversi; più specialm. lo svolgersi degli esseri da forme inferiori e rudimentali a forme più perfette, passando gradatamente dall'una all'altra, secondo la teroia di Darwin.

  6. #6
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da willy61
    Ma non è cercando di tenere fermo il tempo che risolviamo le cose, o le facciamo andar meglio.
    questa parte del tuo post mi ha fatto intendere che hai un personale concetto evolutivo di famiglia.

    Per il fatto che non ho dati in merito per stabile una corelazione, tra i due fenomeni hai ragione, però ho sentito parlando con la gente sentendo informazioni attraverso i vari vettori dell'informazione stessa, mi sto accorgendo del divulgarsi di questo fenomeno corelativo.

  7. #7
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da sunflower
    modalità dizionario zanichelli on

    evoluzione = lat.evolutionem da evolutùs, pp. di evòlvere, svolgere (v.q.v.).
    L'atto e l'effetto dell'evolvere e dell'evolversi; più specialm. lo svolgersi degli esseri da forme inferiori e rudimentali a forme più perfette, passando gradatamente dall'una all'altra, secondo la teroia di Darwin.

    quindi con il termine evoluzione superiamo la nozione arcaica secondo molti, del concetto di famiglia basata su genitori e figli?

  8. #8
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    modalità OT - ON

    Originariamente postato da sunflower
    modalità dizionario zanichelli on

    evoluzione = lat.evolutionem da evolutùs, pp. di evòlvere, svolgere (v.q.v.).
    L'atto e l'effetto dell'evolvere e dell'evolversi; più specialm. lo svolgersi degli esseri da forme inferiori e rudimentali a forme più perfette, passando gradatamente dall'una all'altra, secondo la teoria di Darwin.
    E, per l'appunto, Darwin viveva nell'800 in epoca tardo-vittoriana. E quindi i suoi contemporanei associarono il concetto di "evoluzione" a quello di "progresso" e "miglioramento". Una confusione che, purtroppo, vedo che perdura.

    Ma nella teoria di Darwin non c'è nulla che consenta quest'equiparazione. Le forme di vita si evolvono e cambiano, ma il corso dell'evoluzione è cieco, guidato dal gioco complesso dell'adattamento all'ambiente e delle mutazioni genetiche casuali. Non ha una direzione verso una meta superiore. Provoca cambiamenti, che a loro volta provocano adattamenti, e così via.

    E, Sunflower, la teoria dell'evoluzione si è notevolmente modificata da Darwin in poi. La mia visione del mondo deve molto a Stephen Jay Gould . Per una breve sintesi del suo pensiero vedi qui .

    Fine OT

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  9. #9
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    Ma una teoria che tenga conto della complessità, no? Visto che le correlazioni non sono lineari e meno che mai causali, cioè se ne parla nel mondo della fisica...

    “La famiglia tradizionale era caratterizzata secondo loro da una estrema permeabilità ai condizionamenti esterni e ai controlli comunitari: al suo interno dominavano rapporti ispirati alla deferenza e all'autoritarismo e definiti dal patriarcato; il matrimonio era un rapporto di natura prevalentemente economica, produttivo e riproduttivo, un meccanismo per trasmettere la proprietà di generazione in generazione; nel matrimonio come nella famiglia regnava un basso livello di affettività. Grazie a un movimento lento e graduale questo modello di famiglia sarebbe progressivamente scomparso lasciando il posto appunto alla famiglia moderna: liberale più che patriarcale nella distribuzione del potere; tenuta insieme dall'affetto tra i coniugi piuttosto che dall'interesse economico; profondamente interessata e attaccata ai figli, e franca nel modo di esprimere la sessualità (www.psmstoria.it).

    “Tanto l'analisi diacronica dello sviluppo dell'istituzione familiare in differenti contesti storici che quella sincronica sembrano mettere in evidenza, al di là dei fattori di variabilità, elementi di costanza. Essi riguardano in primo luogo, l'esistenza della famiglia stessa, dal momento che non si ritrova società umana che non conosca al suo interno una qualche forma di organizzazione familiare (Venuti-Giusti, 1996, p.13). Questa tipologia di organizzazione sociale però intesa come “triade madre-padre-figlio rappresenta il nucleo di cristallizzazione della famiglia e della società umana e come tale lo si ritrova raramente fra i primati e i mammiferi superiori” (Eibl Eibesfeldt, 1993, trad. it. pag. 152).

    Essa appare appunto specificatamente umana, cioè culturale. E la cultura, cambia e si modifica.

    ps: il grassetto è mio

    - Venuti Paola Giusti Francesca, Madre e padre, Giunti, Firenze, 1996
    - Eibl-Eibesfeldt Irenäus, Etologia umana, Bollati Boringhieri, Torino, 1993
    Ultima modifica di ghiretto : 10-09-2005 alle ore 13.21.23
    " E se scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te" Nietzsche


    dai un'occhiata a questo sito www.altrapsicologia.it

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  10. #10
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da ghiretto
    posto appunto alla famiglia moderna: liberale più che patriarcale nella distribuzione del potere; tenuta insieme dall'affetto tra i coniugi piuttosto che dall'interesse economico; profondamente interessata e attaccata ai figli, e franca nel modo di esprimere la sessualità

    La famiglia moderna viene vista in maniera differente, ognuno fà la sua vita, quello che vuole, i figli devono sloggiare appena ne hanno la possibilità cosa che secondo me non denota un forte attaccamento ai figli,..

    questa è la loro visione

  11. #11
    Guarda che in Italia non è raro che i figli rimangano con i genitori fino a 27-28-30-32 anni... e quando si formano le famiglie, i figli? a 35? -_- quando si fanno le esperienze? (altro che sloggiare appena ne hanno le possibilità)
    In altri paesi europei ai figli che vanno a fare l'università fuori casa vengono dati dei sussidi, e tra sussidi e lavoretti i figli sono incoraggiati a dire "ciao mamma, ciao papà, vi voglio tanto bene ma è ora che inizi a sbrigarmela da solo".
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  12. #12
    MarioG
    Ospite non registrato
    Penso che non si possa affermare che la vita lavorativa non influenzi quella familiare, e nemmeno il contrario. Come citato da Ghiretto, la teoria della complessità ci insegna che ovunque esista una forma di relazione non può mancare una sfera di influenza reciproca. Credo però che, pensare che la precarietà del lavoro possa influenzare la precarietà (o la fedeltà) di una relazione di coppia sia un pò tirata per i capelli. E' ovvio che, in mancanza di dati precisi che possano suffragare una teoria in un senso o nell'altro, nulla ci vieta di ipotizzare qualcosa che riteniamo corretto, tanto nulla potrà smentirlo, per ora.
    Tuttavia Paperinus, non riesco a vedere il nesso così come lo hai descritto.
    Forse la precarietà del lavoro può influenzare una coppia privandola della stabilità necessaria ad una progettazione futura, od ancor meglio, può convincere uno dei due che l'altro non possieda i requisiti adatti per vivere secondo un tenore di vita voluto o immaginato (non è politically correct, ma non è questo il punto), ma non credo proprio si possa pensare per similitudine di cambiare partner come si cambia lavoro. L'instabilità oggi ha radici più profonde e generalizzate, e probabilmente entrambi i casi considerati sono forse più conseguenze che cause concatenate. Inoltre, non pensare che sia così facile cambiare lavoro, di questi tempi sicuramente è più facile cambiare partner.
    Trovo molto interessante l'opinione di willy sulla famiglia, e mi ci ritrovo d'accordo, ma, nel senso che, trovo corretto che ognuno possa scegliere e stabilire con chi avere dei rapporti d'affetto profondi e più o meno duraturi, e , in pratica, scegliere che tipo di famiglia volere, seguendo non più un ordine precostituito ma semplicemente le proprie inclinazioni sentimentali e di pensiero.
    Ovviamente, come sono solito dire, nel rispetto proprio e degli altri. Al momento la mia idea di famiglia (quindi da applicare a me e a me soltanto) è leggermente più tradizionale, ma forse dipende da un certo tipo di esperienze fatte o non fatte, non per questo mi sentirei di negare a chiunque la possibilità di tirar su qualcosa di diverso.
    Ed è proprio questo il mio concetto di progresso, ovvero la sempre crescente possibilità, per chiunque, di realizzarsi e di scegliere la propria vita in base alle proprie caratteristiche e qualità, non intaccando l'altrui libertà e aspirazione alla felicità.
    E magari in comunione con chi arricchisce se stesso e l'altro/i(quindi una forma di compatibilità) ponendo in relazione le caratteristiche e gli affetti scaturiti.
    Per chiudere, vorrei porre gli esempi iniziali di Paperinus in modo diverso:
    "Perchè dovrei stare a vita con un uomo(donna) che mi picchia? Perchè devo conservare un'amicizia falsa e svilente se tanto seppellendo questa avrei possibilità d'averne una migliore?"
    Scegliere di cambiare non è sempre negativo. L'importante è farlo per conseguire qualcosa che ti renda davvero la vita migliore, e non inseguendo, come troppo spesso accade, falsi bisogni.




  13. #13
    Ospite non registrato
    Mario G grazie per il tuo post ..

    Beh non ho detto che bisogna rimanere con chi ti picchia etc, per quanto riguarda le amicizie, beh se in molti casi abbandoniamo il vecchio amico per quello conosciuto ieri, e perchè (secondo alcuni)quello nuovo ci è utile in maniera più ampia rispetto a quello vecchio!...

    Purtroppo questa correlazione, tra flessibilità lavorativa e sentimentale, esiste è l'elemento portante è la monotonia, appena subentra è giunta, l'ora secondo i fautori e coloro che appoggiano la flessibilità lavorativa, di cambiare lavoro, cosi valga anche per il partner, quando il rapporto diventa monotono, allora e arrivato il momento di cambiare partner.

    Io personalmente non condivido codesta teoria.

  14. #14
    falce1976
    Ospite non registrato
    Ciao Paperinus!

    Volevo introdurre due spunti:

    la flessibilità lavorativa non sempre è desiderata dal lavoratore, anzi spesso è subìta (infatti si parla di precarietà del lavoro).
    E' quello che succede a me: ho sempre brevi contratti, ho cambiato diverse cooperative e associazioni, e non sempre per mia volontà.

    Poi cambiare lavoro se subentra la monotonia, per me può essere un atto di coraggio...

    ...così come può essere un atto di coraggio (e di amore nei propri confronti) decidere di interrompere una relazione perchè ci si accorge di non essere più innamorati, senza arrivare all'esempio estremo del marito che picchia la moglie. I rapporti tra le persone si evolvono nel senso che mutano, forse la programmazione a lungo termine dà sicurezza... non lo so, a me spaventa un po'.

    Non credo che queste decisioni si prendano perchè si è "fautori" non so di cosa o per seguire la moda...sono scelte difficili.

    Saluti

  15. #15
    Ospite non registrato
    Ciao Falce grazie per il tuo post.

    Concordo con te che esiste il fatto della precarietà del lavoro, ma se ascolti i responsabili delle agenzie interinali, senti risposte lo stesso tipo di lavoro tutta la vita? sai che palla è?..

    Purtroppo molti ragionano cosi anche nel campo sentimentale, sembra che la fedeltà di coppia come la stabilità lavorativa, sia sinonimo di poca modernità.

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