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Discussione: Date un'occhiata...

  1. #1
    Angelika666
    Ospite non registrato

    Date un'occhiata...

    Antipsichiatria.it

    Non so se vi e' gia' capitato di vedere siti come questo, ma leggete un po' gli articoli..

    Secondo voi e' possibile che una categoria, come gli psicologi o psicoterapeuti non accettino l'operato o meglio il pensiero della psichiatria? La mia puo' sembrare una domanda paradossale, ma secondo me e' un legame conflittuale quello tra le due professioni.

  2. #2
    E' del tutto possibile
    Basta pensare alla psicologia e alla psichiatria fenomenologica... Jaspers, Merleau-Ponty. E anche Rogers, volendo.
    Comunque, te lo sposto nel forum adatto
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  3. #3
    Johnny
    Ospite non registrato
    non è she è possibile...E' PROPRIO LA REGOLA!!!!!1
    infatti lo psichiatra è un medico (laureato in medicina) che fa poi 4 anni di specializzazione in psichiatria. Ha quindi una visione ORGANICISTA (in poche parole: la causa della malattia è biologica e la cura è un farmaco), quindi trasporta il modello medico nell'ambito della "malattia mentale", ma facendo così commette molti errori metodologici e epistemologici (fra l'altro, già il termine "malattia mentale" è un ossimoro, infatti malato può essere un corpo, e non la mente; al limite si può parlare di disagio). Lo psichiatra descrive i comportamenti del paziente e li classifica in sindromi (approccio descrittivo).

    Lo psicologo invece segue un modello PSICOLOGISTA. Ci sono tanti modelli ,tante scuole (sistemica, cognitiva, dinamica, ecc........), ma in breve hanno tutte in comune il considerare non la malattia, ma la persona nella sua totalità, uincità, integrità.

    diciamo che in teoria bisognerebbe relativizzare il proprio punto di vista ed essere aperti anche ad altri approcci oltre al proprio, per una collaborazione fra i vari operatori, psicologi, psichiatri, ecc......Ma non sempre ciò succede.......

    Il fatto è che lo psichatra si avvale di maggiore obiettività dello psicologo, che non può dimostrare scientificamente molte teorie di tipo "psicologistico"; inoltre la psichiatria, per colmare le proprie lacune nel cercare le cause organiche delle cosiddette "malattie mentali" ruba alcune nozioni dalla psicologia.

  4. #4
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Personalmente credo che come altre volte anche in questo caso stiamo commettendo un errore.

    Si parla spesso di terapeuti sistemico-relazionale che dovrebbero agire e pensarla doversamente dai cognitivi ecc.

    Credo sia un grosso errore. Aldilà di un titolo c' è sempre una persona che non può essere categorizzata.

    L' idea che via sia un conflitto psichiatri vs psicologi o viceversa significa stereotipare.

    Personalmente ho conosciuti anche psichiatri che frequentavano come me corsi di formazione in teniche di psicoterapia, consapevoli del fatto che erano necessari strumenti differenti dal farmaco per curare problemi mentali.

    Credo che bisognerebbe essere uniti, tutti con il proprio contributo soggettivo, per uno scopo ben preciso : aiutare il paziente a risolvere il proprio problema mentale.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  5. #5
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Modalità moderatore OFF

    A volte penso che il "conflitto" tra psichiatri e psicologi dipenda più dai secondi che dai primi. Voglio dire che, a volte, mi pare di percepire una specie di senso di inferiorità degli psicologi ("Noi non possiamo fare ricette, noi non diventiamo primari, ecc.) che si trasforma, qualche volta, in una sorta di denigrazione degli psichiatri.
    Come sempre, mi rifaccio alla mia esperienza personale. Ho conosciuto psichiatri che consideravano il paziente un cervello che non funzionava a dovere, altri che lo vedevano come un numero del DSM IV, e altri che lo vedevano come una persona con il suo modo di stare nella vita. E no era tanto l'indirizzo teorico a distinguere queste tre posizioni.
    Penso che sarebbe opportuno tenere in considerazione tutti i punti di vista. Se è vero che non siamo solo una massa di neuroni e di reazioni chimiche, è anche vero che siamo ANCHE una massa di neuroni e di reazioni chimiche, e che non ce lo dobbiamo/possiamo dimenticare. Che siamo la nostra storia, siamo il nostro racconto, ma siamo anche le nostre ossa, il nostro sangue, la nostra genetica e il nostro corpo. E anche la nostra società e la nostra cultura.
    Io non farei tante contrapposizioni. Nessuno si lamenta se il muratore non sa fare il piastrellista, o se l'imbianchino non si occupa del parquet. Perché lo facciamo noi, allora?

    Modalità moderatore ON

    Buona vita
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  6. #6
    Angelika666
    Ospite non registrato
    Questo che dicete, della distinzione tra i due settori gia' la sapevo. Altrimenti non prendevo neanche psicologia. Ma togliendo questo, la mia domanda non era posta in senso competitivo (chi e' piu' importante professionalmente). Non volevo neanche far contrapposizioni, bensi' guardare quello che accade anche dal punto di vista del paziente.
    Nelle strutture pubbliche ad esempio per molti casi succede che lo psicologo passa il lavoro direttamente allo psichiatra o che collaborino. Non ho nulla in contrario per la cosa in se'. Ma pensateci, perche' mandare una persona che soffre di depressione o di ansia dallo psichiatra? Questo accade quotidianamente. La risposta a mio parere c'e' ed e' abbastanza scomoda. Io sinceramente, pur rispettando pienamente le ricerche a livello organico e fisico, non vorrei collaborare con gli psichiatri. Io non riesco a condividere a pieno il loro operato. Era per riflettere su questo che ho linkato quel sito. Io faccio distinzione tra l'ansioso, l'ossessivo e il pazzo vero e proprio.
    Con questo non voglio fare di "tutta l'erba un fascio". So che "nella categoria" c'e' qualcuno che lavora per l'amore di farlo, quindi nessuno se la prendi.

    A presto.

  7. #7
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
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    Originariamente postato da willy61
    Modalità moderatore OFF

    A volte penso che il "conflitto" tra psichiatri e psicologi dipenda più dai secondi che dai primi. Voglio dire che, a volte, mi pare di percepire una specie di senso di inferiorità degli psicologi ("Noi non possiamo fare ricette, noi non diventiamo primari, ecc.) che si trasforma, qualche volta, in una sorta di denigrazione degli psichiatri.
    Come sempre, mi rifaccio alla mia esperienza personale. Ho conosciuto psichiatri che consideravano il paziente un cervello che non funzionava a dovere, altri che lo vedevano come un numero del DSM IV, e altri che lo vedevano come una persona con il suo modo di stare nella vita. E no era tanto l'indirizzo teorico a distinguere queste tre posizioni.
    Penso che sarebbe opportuno tenere in considerazione tutti i punti di vista. Se è vero che non siamo solo una massa di neuroni e di reazioni chimiche, è anche vero che siamo ANCHE una massa di neuroni e di reazioni chimiche, e che non ce lo dobbiamo/possiamo dimenticare. Che siamo la nostra storia, siamo il nostro racconto, ma siamo anche le nostre ossa, il nostro sangue, la nostra genetica e il nostro corpo. E anche la nostra società e la nostra cultura.
    Io non farei tante contrapposizioni. Nessuno si lamenta se il muratore non sa fare il piastrellista, o se l'imbianchino non si occupa del parquet. Perché lo facciamo noi, allora?

    Modalità moderatore ON

    Buona vita


    Il duro è accettare di non poter risolvere onnipotentemente tutto, con il solo proprio spicchio di sapere. Essendo sottile il confine tra le due scienze, riferendosi entrambe allo stesso organo, da prospettive differenti, è a volte ambigua la considerazione dell'oggetto.

  8. #8
    Angelika666
    Ospite non registrato
    Beh so che e' brutto da dirsi, ma e' meglio fallire come psicologi che schiavizzare il paziente con i psicofarmaci. Sono punti di vista.

  9. #9
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
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    Io credo che in questo modo si alimentino pregiudizi e ancora una volta non si riconoscano i diversi domini delle due scienze. Qui sta il grande errore. Ci sono situazioni per cui non necessitano farmaci, situazioni da terapia, magari ancora da consulenza, ma altre, in cui sono necessari. Il confine non varia in base a gravità, ma a situazioni oggettive e soggettive differenti.
    E' necessario raggiungere questo punto.
    Ultima modifica di sunflower : 07-09-2005 alle ore 12.15.09

  10. #10
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    mission

    Originariamente postato da Angelika666
    Beh so che e' brutto da dirsi, ma e' meglio fallire come psicologi che schiavizzare il paziente con i psicofarmaci. Sono punti di vista.
    MI permetto di osservare che dipende strettamente dal fallimento. Pensare che lo psicologo quando fallisce non crea mai danni non è molto attuale.
    Personalmente in genere non mi colloco mai in posizioni troppo estremiste poichè spesso perdono di vista 'l' oggetto' della loro azione.
    Ciò che ci può guidare sono i valori. Nella misura in cui il nostro intento è migliorare aspetti psicologici di una persona sofferente, ci proietteremo verso questa Mission con gli strumenti che possediamo. Siano essi psicologici o psichiatrici.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  11. #11
    alberag
    Ospite non registrato
    Sono abbastanza d'accordo con Willy rispetto a chi vede il conflitto dove.....
    Peraltro credo che porsi in posizione oppositiva nei confronti degli psichiatri in generale sia inutile, oltre che riduttivo.
    Riduttivo perchè, così come ci sono psichiatri "alla Cassano" che vedono solo il disequilibrio della Serotonina nel caso di depressione, ce ne sono molti altri che vedono altro. Ne ho conosciuta una durante il mio tirocinio che se non si fosse messa il camice per parlare con i pazienti sembrava una psicologa.
    Inutile perchè oggi come oggi, nelle istituzioni, ospedali e centri di ricerca, si lavora in equipe ed "avercela su" con il modo di lavorare o di vedere un fenomeno differente da quello che abbiamo noi non aiuta il lavoro ma lo rallenta.
    E poi ti voglio vedere a parlare con un paziente in piena crisi psicotica che sostiene di essere un polipo.....

  12. #12
    Originariamente postato da Angelika666
    Beh so che e' brutto da dirsi, ma e' meglio fallire come psicologi che schiavizzare il paziente con i psicofarmaci. Sono punti di vista.
    Schiavizzare con gli psicofarmaci? Perchè schiavizzare?
    A volte lo psicofarmaco può, alleviando i disturbi, porre le condizioni per lavorare meglio. A volte no, ovvio.
    A volte dello psicofarmaco non si può fare a meno
    ricordo cosa mi ha detto una volta una mia compagna di corso, che ha lavorato un sacco di anni come infermiera (e per un po' anche in psichiatria): quando vedi un paziente che delira di enormi conigli neri che lo stanno inseguendo per ucciderlo, tu non puoi fare altro che:
    a) constatare che non ci sono conigli neri assassini
    b) dunque dedurre che il tipo ha le allucinazioni
    c) somministrare farmaci antipsicotici: esattamente come daresti un anticonvulsivo ad un epilettico grave, o degli epatoprotettori a qualcuno con l'epatite o altri problemi al fegato. Si tratta, almeno a mio avviso, di un'emergenza *medica*.
    Poi è chiaro: dare il ritalin ai bambini perchè sono un po' agitati o il seroxat a uno che è un po' triste è un'altra cosa.
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  13. #13
    Angelika666
    Ospite non registrato
    Credo di non esser stata chiara sufficientemente. Io non volevo generalizzare o giudicare tutta un'intera categoria. Lo esprimo in parole povere. Il problema e' nel fare distinzione tra il depresso ,che ha magari attacchi d'ansia, e il paziente, invece, che ha allucinazioni (conigli e polipi vari). Spesso, invece, vengono volentieri messi tutti all'interno di un'unica categoria: malati mentali. Ma soprattutto vengono curati allo stesso modo. Il depresso cronico (e chiunque di noi puo' diventarlo) e' capace di percepire emozioni proprie e di essere razionale per quanto puo'. Ma soprattutto non gli si puo' negare la facolta' di pensare. E quest'ultimo fattore e' controproducente a psicofarmaci come gli ansiolitici. Se, ad esempio, continuo a pensare di continuo ad un mio problema irrisolvibile, l'ansiolitico cosa puo' fare oltre che alleviarmi lo spasmo? E' per questo che da uno si arriva a 10. Io parlo di casi come questi. La psichiatria deve curare i veri malati mentali, se ce ne sono.

  14. #14
    Johnny
    Ospite non registrato
    il giudicare tutti "malati mentali" è un pregiudizio del senso comune, s i spera che lo psicologo o lo psichiatra di turno sia più obiettivo!!!!

  15. #15
    Originariamente postato da Angelika666
    [..]Il depresso cronico[...]
    il depresso cronico potrebbe non uscire di casa e non lavarsi e non riuscire ad alzarsi dal letto per settimane, per esempio. una farmacoterapia potrebbe aiutarlo ad alzarsi, lavarsi, uscire di casa e andare da uno psicologo.
    se da un certo punto di vista posso condividere quello che dici, e posso avere molto da ridire su come funziona la psichiatria in italia, non credo nel limite psicosi = malattia mentale/tutto il resto = no.
    mi riallaccio al discorso di dreamstalker: un conto è somministrare un farmaco a una persona solo perché è un po' triste, un altro negare l'efficacia di qualcosa che - pur non avendo basi empiriche - funziona. io credo che, nella malattia mentale, nella sua accezione più ampia, ci sia una compresenza di più fattori eziopatogenetici: non mi sento di escludere l'esistenza di un substrato biologico solo perché non è ancora stato dimostrato, perché allora, usando lo stesso metro per tutto il resto, non avremmo né spiegazioni né terapie.
    [“Tutte le lettere sono d'amore”]>>Yellow Letters

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