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Discussione: cosa devo rispondere

  1. #1

    cosa devo rispondere

    ad una persona in cura per depress bipolare da anni,quando ricade in periodi no e riprende a dire "io ho voglia di morire".
    Ditemi solo come devo reagire per non peggiorare la situaz.
    Il legame è parentale stretto quindi io sono emotivamente coinvolta e forse non sono sempre in grado di rispondere nel modo giusto.
    Ovviamente farò un salto dal suo dott.nei prox gg.
    Se intanto avete qualcosa da suggerire....grazie

  2. #2
    io mordo
    Ospite non registrato
    èh... cosa gli vuoi dire? ascoltalo, sii sincera... l'ultima cosa che farei è sparargli addosso la mia raccolta di cazzate ottimiste, cercherei di vedere una persona con un disturbo anziché identificarlo con il disturbo stesso...

    un'abbraccio

  3. #3
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    magari puoi pensare di consigliargli un altro dott.
    chissà che la situazione clinica non possa migliorare.

  4. #4
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
    Data registrazione
    15-11-2004
    Residenza
    nell'orbita di Anarres
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    3,359
    A mio avviso Scarlet qui il punto è che non ci sono risposte giuste, perlomeno non c'è una risposta esatta che vada bene per la tua situazione e per il momento in cui si verifica.
    Certo l'atteggiamento che consiglia Io mordo di non semplificare o minimizzare il dolore o il vuoto dell'altro credo sia profondamente corretto, perchè affermare che la vita è bella o dare pacche sulle spalle a chi in quel momento medita come farla finita e vede solo un grande buco nero, non fa altro che far sentire la persona in questione ancora più sola incompresa e svalorizzata nel suo sentire, ma attenzione che i pericoli di colludere sono alti pure qui.
    Condivido anche con Silviazero che il peregrinare da un medico ad un altro nella speranza di risolvere come fosse un colpo di spugna una depressione non solo è inutile, ma spesso ancora più dannoso, magari affrontare questa tematica con il medico/psicoterapeuta potrebbe essere una soluzione da proporre, ma è l'interessata a doverlo fare, non altri in vece sua.
    Io invece pongo e ti pongo un'altra domanda: perchè Scarlet sta così male da chiedere cosa fare, cioè cosa attiva in te questa situazione, quali sono i tuoi vissuti, le tue emozioni, credo che chiarito questo poi sia, non facile che in queste situazioni mai lo è, quantomeno più chiaro cosa si sente prova e conseguentemente forse ne viene valorizzata anche l'empatia con gli altri, in questo casa la persona che sta male.
    Ti abbraccio
    Pat
    " E se scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te" Nietzsche


    dai un'occhiata a questo sito www.altrapsicologia.it

    per usufruire del servizio contattare la scrivente per pattuire il compenso

  5. #5
    silviazero
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da letyzzetta
    magari puoi pensare di consigliargli un altro dott.
    chissà che la situazione clinica non possa migliorare.
    Mah, a dire il vero io non sono così d'accordo con questo consiglio. Spesso e volentieri chi ha dei disturbi di questo tipo continua a sballottare da un terapeuta all'altro, alla ricerca della soluzione magica... Io credo che - al contrario - sia necessario credere nel proprio terapeuta e sapere fin dall'inizio che il percorso è lungo e tortuoso, ma che può portare a dei miglioramenti solo se si ha fiducia nella persona a cui ci si affida!

  6. #6
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    contenta tu

  7. #7
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
    Data registrazione
    28-04-2002
    Residenza
    Taranto
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    Due cose, un pò ot:

    la prima: un invito a non animarci più del dovuto; se non si accertano prima posizioni di attacco e offesa, è controproducente attaccare o reagire, attivando poi incomprensioni, da un semplice scambio/dialogo virtuale


    la seconda: è interessante la domanda, o meglio lo stimolo di ghiretto sul malessere vissuto da scarlett. Non è mai facile condividere certe situazioni, o viverle accanto a chi ci è caro. Simili occasioni sono spesso una prova cui vengono sottoposti i nostri nervi e il nostro equilibrio, ma soprattutto paure inconsce, insicurezze, dolori, tutto il rimosso e il mai meditato esplode, pungolato dal dolore altrui. Ed è bene fare un cammino di riflessione a questo proposito, separando i prorpi vissuti da quelli del congiunto, il proprio malessere dal suo, non confondendo le cose, non simbiotizzando.
    Certamente la reazione di Scarlett segue la normalità dei nostri comportamenti affettivo-emotivi. Ma riflettervi sopra può aiutarti a gestire meglio la cosa, senza scambiare te con l'altro, e recuperando l'ambito di lucidità necessario.

  8. #8
    Gladstone
    Ospite non registrato
    è difficile rispondere con i pochi elementi che ci dai (è anche vero che più di così su un forum è anche complicato approfondire);
    un domandone per te:

    - per quale motivo vuole vivere? (glielo hai chiesto? lo sa? quando è nei momenti "sì" che cosa la fa stare bene?)

  9. #9
    oh mamma.......
    scusate,era un po' uno sfogo.
    So che non ci sono frasi ad effetto ma in certi momenti ti trovi spiazzato.
    Non ci ragionate troppo su da psicologi,mettetevi nei miei panni .
    Un conto è avere a che fare con persone sconosciute o comunque esterne alla famiglia,un altro è vivere con chi ha "il male di vivere",non si stacca mai la spina.
    Il problema è sempre lì e il coinvolgimento emotivo è enorme.

    Davanti a certe affermazioni io mi trovo spiazzata,ma non posso non rispondere,qualcosa la devo dire perchè l'impressione è che mi si mandi una richiesta d'aiuto.Ma magari mi sbaglio,forse non lo vuole un aiuto,boh,non lo so.
    Ho solo paura di rispondere in modo sbagliato e peggiorare le cose.
    Tantissime volte ho risposto in malo modo,a volte anche arrabbiandomi e urlando perchè una malattia(con la serie di cambiamenti checomporta in ogni aspetto del rapporto) così non la si accetta,soprattutto a seconda di chi ti va a colpire.

    Gladstone,non male il tuo intervento,proverò.

    Ma perchè nonostante la terapia farmacologica si ripresentano queste situazioni?

  10. #10
    Gladstone
    Ospite non registrato
    una mia modestissima opinione (mi sono trovato in una situazione che sembra simile a quanto descrivi):

    - i farmaci, secondo me, non aiutano (è solo la mia opione, so benissimo che molti non la condividono)

    - considerarla una malattia non aiuta né te né la persona malata

    - meno sei coinvolta emotivamente meglio è;
    è naturale che tu in parte lo sia, soprattutto se è una persona vicina/parente, ma tieni presente che tu sei responsabile, in ultima analisi, solo per te stessa. Non sei responsabile per le scelte e gli stati d'animo degli altri: puoi solo influenzarli.

    - raccontare agli altri quanto è bella la vita e quante belle cose hanno non serve a nulla: devono dirtelo loro e trovarne abbastanza da esserne convinti (le domande che ti suggerivo prima possono essere un inizio in questo senso).

  11. #11
    Gladstone
    Ospite non registrato
    ooops, ho postato due volte per errore

  12. #12
    io non sono psicologa ma la depressione l'ho in parte provata e in maggior parte vissuta (quella altrui,intendendo per altrui sempre il solito membro familiare).
    L'ho vissuta io insieme al resto della famiglia,col conseguente calvario dal medico,il reparto di psichiatria(quando ci sono stati periodi di totale assenza di lucidità ,mancanza di senso della realtà,accompagnati da aggressività,pericolo per le vite sua e nostre,urla,minacce,bestemmie,auguri di morte e sofferenze etc.............).
    Ne abbiamo fatto tutti le spese.
    Per me è una malattia vera e propria,tra l'altro pure difficile da curare e più che altro da debellare.
    So che la terapia farmacologica non basta da sola ma pensavo dovesse comunque mantenere un certo equilibrio d'umore,quantomeno per non ricadere nel pozzo.....
    Se la deve fare a vita,perchè questo è ,cosa fa si che almeno un apio di volte l'anno si ricominci coi soliti discorsi?

  13. #13
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
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    Taranto
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    Scarlet io ammiro il tuo aprirti con noi, confidarti e chiedere aiuto. E di questo te ne va dato atto. Chè io non saprei mai farlo e infatti non lo faccio.

    Mia nonna soffre di disturbo bipolare da sempre. E ha sempre preso farmaci. Negli anni 60 hanno provato anche con l'elettroshok. Psicoterapie mai. Solo psichiatri e neurologi. Sono passate decine di anni, quindi so cosa vuol dire, cosa comporta, e ne conosco il decorso.
    Posso dirti la mia esperienza: fasi, periodi, cicli, in cui alle minacce di suicidio si alternano scherzi e risa, sonni tranquilli e letture di giornale in poltrona. Poi urla, botte, e anche periodi di vegetazione totale. Ho passato notti al suo capezzale a reggerla per non farla cadere o tagliarsi la lingua, spezzarsi le gambe, sbattere la testa..fasi in cui anche le funzioni fisiologiche scomparivano. Ma ti parlo di una donna di 80 anni.

    La depressione non è mai andata via del tutto. Sono subentrati gli effetti velenosi di una somministrazione quarantennale di farmaci, e tu sai di cosa parlo.
    Abbiamo avuto anni più tranquilli, anni meno. In tutto questo, l'ombra dell'alcolismo come fuga dalla realtà, in mezzo a vaneggiamenti continui di diavoli e spiriti tentatori.
    Non so come fosse quando era giovane e come si manifestassero i sintomi. Ti ripeto: ha preso sempre e solo farmaci. Tutti noi in famiglia sappiamo che la tengono a bada - che oggi però la sua corteccia cerebrale è atrofizzata -, ma che non sono MAI la soluzione. E so che lo sai.

    Cosa dire a chi vuole ammazzarsi? Gladstone ha scritto delle sante verità. Puoi dire tutto e il contrario di tutto, stare zitta, assente, presente. La verità che TU DEVI ACCETTARE è che non dipende da te. Davvero scarlet: non puoi nè potrai farci nulla. Portarla da uno specialista sì, un terapeuta. Ma che dico portarla? Indicarglielo, chè poi dipende da questa persona.
    Della vita, come della morte altrui, non siamo noi responsabili. Non è un discorso disfattista o catastrofico. Il riconoscimento della responsabilità che ognuno ha di se stesso, unita alla libertà di decidere se vivere o morire e come vivere, sono il primo inesorabile passo per un relazionarsi corretto, soprattutto in questa professione. Chi sta attorno offre consigli, indicazioni, suggerimenti. L'altro può anche rigettarli.
    Ma non chiederti quale sia la cosa giusta da dirsi o non dirsi. Non dipende da te. Forse userete, in tot momento di un giorno che non sappiamo, un termine che accenderà la molla del vero suicidio, o della svolta (permettimi però: la depressione è un disturbo, la mia personale opinione è che essa coincida col mal di vivere e che chi lo abbia sperimentato una volta possa sì avere periodi più sereni , con meno incubi o istinti suicidi, ma che quel male sottile rimanga sempre). Ma in ogni caso dipenderà dalla SUA personale interpretazione.
    Ricette e formule non ce ne sono.
    Che possiamo fare noi? Stare a guardare? Meno che mai. Noi siamo lì col fardello di pena e angoscia e domande insolute, ma non sensi di colpa e frustrazione. Offriamo, ripeto, la nostra esperienza. Poi, lascia andare
    Ultima modifica di sunflower : 30-08-2005 alle ore 16.52.12

  14. #14
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Gladstone
    - per quale motivo vuole vivere? (glielo hai chiesto? lo sa? quando è nei momenti "sì" che cosa la fa stare bene?)
    Scusa ma si tratta di tecniche cognitivo-comportamentali? o solo di una tua idea?

    ...personalmente l'ho trovata ... un po' brutta, per usare un quasi-eufemismo... magari posta in un'altro modo... potrei capire... comunque, che risposte si ottengono in genere?
    Poi vorrei sapere con quale terapia si ottengono i migliori risultati contro la depressione... conoscete studi a riguardo?
    ciao

  15. #15
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Psicoterapia cognitiva e psicoterapia interpersonale;anche se la seconda non ho idea di cosa sia

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