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  1. #1
    kazinbalis
    Ospite non registrato

    chi ha conosciuto psicologi ricchi?

    Nel periodo di tempo tra la laurea e l'esame di stato ho frequentato diversi corsi e corsetti per psicologi. Non ho conosciuto tra questi una persona dico una persona che guadagnasse uno stipendio non dico ricco ma almeno decente. Queste persone hanno intorno ai 30 anni frequentano o hanno frequentato scuole di specializzazzione eppure stentano ancora a partire. A questo punto mi chiedo se la possibilità di guadagnarsi da vivere come psicologi sia un miraggio fino ai 35 o 40 anni. Voi che ne pensate?

  2. #2
    Partecipante Figo L'avatar di Doni
    Data registrazione
    17-12-2002
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    Bologna
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    957
    La possibilità di mantenersi c'è, il problema è arrivare guadagnare quel tanto che ti permette di vivere una vita appena un po' più soddisfacente... Tipo per poter permettersi una pizza fuori con gli amici!!!!

    Io, da parte mia, cerco di lavorare il più possibile, però mi rendo anche conto che non potrò andare avanti a lungo lavorando anche 12-13 ore al giorno!!!!! Però ho solo 28 anni, magari verso i 35....
    La psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall'industria dei divani (W. Allen)

  3. #3
    Gladstone
    Ospite non registrato
    ce ne sono...

    considera che la "ricchezza" parte anzittutto da un atteggiamento-volontà personale di arrivare a guadagnare grosse somme piuttosto che puntare alla misera sussistenza.

    Viviamo anche in una realtà che sembra guardare con sospetto i più ricchi e premiare/compatire/assecondare i più "sfigati".
    (niente di male ad occuparsi di chi ha bisogno, basta che poi non diventi bisognoso pure tu! )

    Se miri a qualcosa in più rispetto alla massa cerca dei modelli da imitare (= trova psicologi ricchi e chiedigli che percorso hanno fatto)

  4. #4
    Partecipante Figo L'avatar di Doni
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    17-12-2002
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    Bologna
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    957
    E' vero che "la scienza non puoi regalarla alla gente" (come diceva De Andrè), però è anche vero che uno psicologo dovrebbe avere un approccio etico basato su ben altro, rispetto al miraggio della ricchezza. Anche se non ci richiedono il giuramento di Ippocrate, dovremmo operare per il benessere di tutti, e non per il nostro.
    L'importante sarebbe riuscire tutti a campare tutti in modo soddisfacente, in modo da non avere nè psicologi ricchi da guardare con sospetto/ammirazione, nè psicologi poveri da compatire.
    La psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall'industria dei divani (W. Allen)

  5. #5
    Gladstone
    Ospite non registrato
    non frainterdermi, l'ambizione personale di raggiungere un discreto benessere non è, per me, in contrasto con l'etica professionale o la missione dello psicologo.
    Le due cose sono (e dovrebbero) essere compatibili.

    Non credi che io possa operare per il benessere di tutti perseguendo anche il MIO benessere?!

    Personalmente non mi basterebbe campare in modo soddisfacente e credo uno psicologo possa (debba) essere bravo, equo, etico e professionale anche se ricco!
    Sull'essere poi tutti sullo stesso piano, invece, non sono molto daccordo: le persone hanno obiettivie e motivazioni deverse.

  6. #6
    Postatore Compulsivo
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    08-12-2001
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    Originariamente postato da Gladstone
    Sull'essere poi tutti sullo stesso piano, invece, non sono molto daccordo: le persone hanno obiettivie e motivazioni deverse.
    Ed anche capacità ed attitudini diverse

    C'è una situazione di mercato non facile (per tutti)
    C'è una figura professionale confusa e non ancora forte sul mercato
    C'è una marea di giovani colleghi che campa per inerzia, senza progettualità e proattività

    Queste, penso, sono le 3 criticità.
    La prima è fuori portata, sulla seconda e sulla terza ci si può lavorare (come categoria)

    Siamo tanti e certamente non ci sarà posto per tutti (come psicologo), ma sicuramente la Psicologia può ambire a maggior dignità e valore, che significa poi maggiori opportunità lavorative.

    Non ti abbattere quindi... il consiglio di Glad è buono!
    Di Psicologi che lavorano ce ne sono... cerca di conoscere, di curiosare, di entrare in contatto, di capire i meccanismi, di affiliarti, non ti svendere...
    Questo tipo di abilità, spesso, è più importante della capacità di utilizzare un test specifico

    Un saluto ed in bocca al lupo,
    nicola piccinini

  7. #7
    Partecipante Figo L'avatar di Doni
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    17-12-2002
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    Bologna
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    957
    Posso condividere quanto affermate, almeno in parte.

    Io non sono certo una che si tira indietro o che non si dà da fare, però quasi sempre mi capita di scontrarmi con una realtà che non è favorevole... Naturalmente posso solo rifermi alla realtà nella quale vivo (Bologna) ed al settore di specializzazione che mi sono scelta (psicologia del lavoro). Ebbene, nella mia reltà e nel mio ambito operativo mi sembra che le possibilità siano poche.

    Condivido appieno l'analisi di Nico sulle cause che determinano le difficoltà, e la necessità di mobilitarci per promuovere noi per primi un cambiamento.
    Però, nello stesso tempo, non posso sottoscrivere completamente il vostro approccio da "legge del più forte".
    E' vero che ci sono persone più o meno abili, ma è anche vero che il sistema che dovrebbe tutelarci, ci lascia invece allo sbando. Ad esempio, perchè lasciamo che le università continuino a "sfornare" psicologi? Perchè permettiamo, ad esempio, che l'accesso ai posti di dottorato o alle scuole di specialià universitarie siano ad esclusivo appannaggio dei raccomandati?

    Io credo che ciascuno di noi dovrebbe avere la possibilità di sopravvivere in modo dignitoso, dopodichè è giusto che l'arricchimento soggettivo o la crescita professionale siano proporzionali alle competenze dimostrate. Fatico però ad accettare (a livello ideologico, non sto parlando del mio caso specifico) che molti di noi siano costretti a lunghi iter di tirocini/stage (o come vogliamo chiarmarli) non retribuiti, a frequentare senza sosta corsi di formazione (a pagamento), senza poi trarne alcun beneficio.
    La psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall'industria dei divani (W. Allen)

  8. #8
    Postatore Compulsivo
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    08-12-2001
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    Roma
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    Originariamente postato da Doni
    non posso sottoscrivere completamente il vostro approccio da "legge del più forte".
    E' vero che ci sono persone più o meno abili, ma è anche vero che il sistema che dovrebbe tutelarci, ci lascia invece allo sbando.
    in realtà sosteniamo la stessa cosa
    penso vi siano tre fasce di persone, e scusatemi se ovviamente ipersemplifico la realtà

    1) quelle capaci e che sono riuscite a posizionarsi bene

    2) quelle capaci in potenza che si trovano in un limbo, ad un passo dal farcela ma insolute

    3) quelle oggettivamente incapaci

    andando al sodo, ritengo che:

    i primi - o almeno alcuni di loro - dovrebbero/potrebbero impegnarsi per migliorare le condizioni dell'intera categoria a cui comunque appartengono... parlo di identità professionale, di appartenenza comunitaria, di etica e solidarietà... penso che questi sentimenti possano spingere a "lavorare anche per gli altri"

    i secondi vanno sostenuti, tutelati e skillati... sono le risorse non valorizzate, da non perdere per strada
    ed è qui che mi ricollego a quanto dici: non c'è "solo il più forte", ma anche la tutela e valorizzazione estesa alla comunità

    i terzi... beh, i terzi... insomma, mica sta scritto da qualche parte che si debba fare tutti Psicologia
    una delle verità è anche quella che spesso casini e figuracce arrivano da colleghi, quindi è oggettiva anche la necessità di innalzare gli standard di qualità interni


    sicuramente, come tu dici, se non cominciamo noi a rimboccarci le maniche, poco lontano andremo...
    finché ci concentriamo solo sul "non c'è lavoro" o su "è colpa di questo e quello" perdiamo di efficacia


  9. #9
    boboso71
    Ospite non registrato
    vi racconto una storia anonima (per ovvi motivi)
    nel 1997 iscritto a psicologia, decido ufficialmente di essere un nevrotico :-)
    decido di andare in analisi e visto il tipo di lavoro che ci apprestiamo a fare, che non mi sembra etico per il momento avere a che fare con eventuali pazienti.
    Mi fermo per tre anni e pago l'analisi con somma soddisfazione, ma anche mangiando pane e cipolla spesso (come immaginate). Diventa uno strumento di salute mia e di chi mi circonda insostituibile.
    Poi bla e bla e bla. Mi laureo (da adulto), faccio il tirocinio e mi affitto la casa dove vivo per poter sopravvivere economicamente alla nostra miseria professionale.
    Fatto si è che poi arriva il momento di scegliere la scuola di specializzazione....
    Chissà come mai sono convinto di trovare quelli che gestiscono le scuole con, diciamo perlomeno, una genitorialità sufficientemente sana.
    Nel frattempo, dopo otto anni, termino, e badate, dico termino, non interrompo, il percorso analitico bisettimanale, versante estremamente espressivo.
    Tra i requisiti della scuola x vengono, a mio parere giustamente, richieste tot ore di analisi. (tra l'altro ho fatto una tesi di ricerca tecnica sull'identificazione proiettiva, scoprendo autonomamente il loro caposcuola)
    Dico: cavolo, bene...Prendo in mano le varie ricevute e scopro che, pur essendo un metodo un po' dozzinale ( la psicoanalisi non va al quintale) quello richiesto dalla scuola, ho fatto circa il doppio delle ore che richiedono. Dico bene....poi ovviamente sono felice perchè essendo il mio analista membro autorevole della SPI, penso nuovamente di avere le caratteristiche più che giuste per avere qualche punto in più per essere accettato e cominciare a scambiare e crescere professionalmente..
    Parto con un gran sorriso per il colloquio.
    E scopro che le ore che loro richiedono sono conteggiate ZERO....e che per poter essere riconosciuto didatta devo fare una seconda analisi (badate bene non dico integrativo-didattica, dico seconda analisi di circa 480 ore...ovviamente da uno della scuola....).
    Poi parlo per caso con uno che faceva il supervisore nella scuola suddetta e mi dice che ha rinunciato all'incarico perchè il metodo in voga è di crescere didatti, partendo dal vertice di osservazione che li colloca come pazienti.
    Mi dice che si è dimesso quando nella scuola rinomata si accorge che prendono anche persone con TSO alle spalle nel curriculum...
    Così ho sviluppato una certa idea sulla separazione tra la sfera personale e quella professionale , che sembra trovare poco riscontro nella realtà delle scole...
    Continuo a chiedermi: e i criteri di SCELTA delle terapie personali?
    e l'etica? E i confini professionali?
    E l'utilitarismo bieco ( e dirtei malatamente narcisistico) di chi le conduce? producono reddito o didattica o cosa?
    Chiudo con un pensiero tecnico: c'è un bel libro e numerosi articoli di Alice Miller sulla didattica inconscia e fantasmatica di psicoterapeuti e psicoanalisti che andrebbe studiato a memoria. Dai tempi di Freud....
    Fatto si è che quelli sufficientemente risolti, stranamente non lavorano nelle scuole.
    Si vede che l'ambiente è occupato stabilmente da gente che insegna (invece cghe imparare) che per CRESCERE (professionalmente) bisogna pagare più del dovuto invece che ricevere!!!!!!

  10. #10
    Partecipante Super Esperto
    Data registrazione
    26-07-2003
    Messaggi
    743
    Ma che razza di scuola è?!?
    Comunque credo che questo possa essere un valido criterio di esclusione di certe scuole che dietro il nome hanno ben poco (e non mi pronuncio su quel poco...)
    Quando ho dovuto scegliere la scuola di specializzazione ero indecisa fra due, entrambe ad orientamento psicoanalitico: una richiedeva un certo numero di ore di analisi personale nei 4 anni (facendo i calcoli si trattava di 2 sedute a settimana per tutti i 4 anni, sperando di non prendersi nemmeno l'influenza altrimenti non si rientrava nel numero), l'altra richiedeva di fare un'analisi all'interno dei 4 anni per chi non l'avesse ancora fatta, lasciando totale libertà su quando iniziarla, con chi e con quale frequenza.
    Ovviamente erano ritenute valide precedenti analisi (circa metà della mia classe infatti l'ha già fatta).
    Inutile dire quale scuola abbia scelto alla fine...

    In quanto agli psicologi ricchi io ne conosco alcuni (di nome soprattutto, non certo perchè siano miei amici o ex compagni di corso!): si tratta di persone che hanno iniziato molti anni fa e che probabilmente hanno avuto una strada meno tortuosa per esercitare, meno concorrenza e la possibilità di vivere in un periodo in cui la psicologia era ancora un terreno abbastanza vergine.
    Intendo quelli che per esempio hanno fondato centri rinomati (parlo di Milano): CTA, CBM e simili o anche quelli che hanno lavorato nel pubblico quando ce n'era la possibilità, si sono fatti un nome e ora lavorano privatamente senza problemi...
    Quasi tutti gli psicologi sopra i 40 anni che conosco sono ben sistemati ed inseriti, mentre fra i 30 la situazione è decisamente meno rosea...
    Già fra quelli che si sono laureati con me circa 4 anni fa, la situazione è comunque migliore rispetto a quelli che si sono laureati dopo...
    Vimae

  11. #11
    Gladstone
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da boboso71
    Nel frattempo, dopo otto anni, termino, e badate, dico termino, non interrompo, il percorso analitico bisettimanale, versante estremamente espressivo.
    Tra i requisiti della scuola x vengono, a mio parere giustamente, richieste tot ore di analisi. (tra l'altro ho fatto una tesi di ricerca tecnica sull'identificazione proiettiva, scoprendo autonomamente il loro caposcuola)
    [...]
    E scopro che le ore che loro richiedono sono conteggiate ZERO....e che per poter essere riconosciuto didatta devo fare una seconda analisi (badate bene non dico integrativo-didattica, dico seconda analisi di circa 480 ore...ovviamente da uno della scuola....).
    beh... quale modo migliore di garantirsi guadagni costanti se non quello di obbligare i propri clienti ad essere tali?!

    meglio ancora se riesci a non garantire NESSUNA efficacia e/o prospettiva di termine. Il top lo raggiungi quando li rendi DIPENDENTI: guadagni assicurati per moooolto tempo!

    Chiarisco: la mia idea di guadagnare eticamente è opposta a quanto ti scrivo, come provocazione.


    (bello il tuo avatar.... )

  12. #12
    boboso71
    Ospite non registrato
    grazie ragazzi....sui temi della dipendenza nella clinica in tali scuole e non cominciavo a sentirmi un po' solo!!!!! Mi sentivo un po' l'unico che se ne accorge...Buon lavoro e a presto e.... per chi cià i soldi eh eh....buona estate eh eh

  13. #13
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Dampyr
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    08-05-2004
    Residenza
    Sardegna
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    1,320
    Accanto a casa mia, nel mio paese, ha lo studio uno psicologo psicoterapeuta....macchinone e un sacco di pazienti...ne deduco che un pò ricco lo sia !!!

  14. #14
    Wolverine
    Ospite non registrato
    Che dire...beato lui...

  15. #15
    Eowin
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Doni
    Posso condividere quanto affermate, almeno in parte.

    E' vero che ci sono persone più o meno abili, ma è anche vero che il sistema che dovrebbe tutelarci, ci lascia invece allo sbando. Ad esempio, perchè lasciamo che le università continuino a "sfornare" psicologi?

    Io credo che ciascuno di noi dovrebbe avere la possibilità di sopravvivere in modo dignitoso, dopodichè è giusto che l'arricchimento soggettivo o la crescita professionale siano proporzionali alle competenze dimostrate. Fatico però ad accettare (a livello ideologico, non sto parlando del mio caso specifico) che molti di noi siano costretti a lunghi iter di tirocini/stage (o come vogliamo chiarmarli) non retribuiti, a frequentare senza sosta corsi di formazione (a pagamento), senza poi trarne alcun beneficio.
    Non posso che quotare in pieno quanto sopra.
    A mio parere la situazione nei terminini in cui è messa oggi è obiettivamente insostenibile e, paradossalmente, credo che l'unica speranza sia nel "tanto peggio, tanto meglio", ovvero: con l'istituzione dei corsi triennali si sta creando uno stato di cose ancora più paradossale, se possibile, di quello precedente.
    I triennalisti non solo non possono fare niente in pratica, come de facto non possiamo fare nulla noi vecchi quinquennalisti, ma nemmeno teoricamente.

    L'idea che i laureati in psicologia debbano "inventarsi nuovi lavori" è abbastanza ripugnante in sè, ma io sostengo con forza che andrebbe stampata a lettere enormi su ogni depliant, su ogni opuscolo informativo del sistema universatario italiano.
    Qualcosa come IL FUMO UCCIDE che è stampato per legge sui pacchetti di sigarette.
    Insomma, sui moduli per l'immatricolazione dovrebbero scriverci:
    ATTENZIONE! WARNING! ACHTUNG! IL SISTEMA NON GARANTISCE SBOCCHI OCCUPAZIONALI AI FUTURI PSICOLOGI. IL LAVORO TE LO DOVRAI INVENTARE TRA MILLE LACCI E LACCIUOLI. ULTIMO AVVISO - SE PROSEGUI LO FAI A TUO RISCHIO.

    Ora, quando i disoccupati triennalisti saranno legione e prenderanno d'assedio le agenzie per l'impiego forse qualche sol-one governativo prospetterà qualcosa tipo lavoro socialmente utile, magari verrà richiesta la laurea in psicologia per la raccolta della carta, o anche della differenziata.

    Se io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto e attuali conclusioni, credete che per questi quattro soldi, questa gloria da psicologi, avrei fatto psicologia? COL PIFFERO. Avrei fatto medicina, avrei fatto.
    Ma non lo dicono, non lo scrivono da nessuna parte che lo psicologo è previsto dal nostro sistema stato quanto il maestro di vita, stile Do Nasimiento. No!

    Secondo voi per quale motivo se uno ha, metti caso, un'ernia cervicale o lombare e un fisiatra gli prescrive, tra l'altro, la KIROPRATICA, il nostro può andare a farsi le sedute COL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE in un centro convenzionato e paga solo il tiket perchè il resto lo mette lo stato (noi con le ns tasse), quando IL TITOLO PROFESSIONALE DI KIROPRATICO SI CONSEGUE SOLO ALL'ESTERO?
    Perchè CON UN TITOLO DI PSICOLOGO ITALIANO NON SI PUO' LAVORARE IN CONVENZIONE?
    Perchè la psicoterapia e il sostegno psicologico si fanno solo o privatamente o nei servizi dove stanziano unicamente psicologi entrati agli albori della ns storia?

    In conclusione io non ho soluzioni, credo che siamo vittime di una storia professionale sbagliata, di criminale disinformazione all'entrata in università e che alla fin fine l'unica cosa da fare è lanciare un SI SALVI CHI PUO', ovvero ognuno per sè e Dio per tutti, ciascuno con la sua scorta di fantasia, conoscenze, riti voodoo, santi in paradiso e quant'altro, ciascuno veda di sopravvivere in qualche modo, visto che in Italia non c'è nemmeno il sussidio di disoccupazione.

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