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  1. #1
    Partecipante Super Figo L'avatar di alita
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    Legge 22 maggio 1978, numero 194.

    ART. 5 - Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza ( aborto ) sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza ( aborto ), di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto. Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell'esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l'interruzione della gravidanza ( aborto ); la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie.
    Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l'esistenza di condizioni tali da rendere urgente l'intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l'urgenza. Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza ( aborto ). Se non viene riscontrato il caso di urgenza, al termine dell'incontro il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza ( aborto ) sulla base delle circostanze di cui all'articolo 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l'avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza ( aborto ), sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate.

    ART. 12 - La richiesta di interruzione della gravidanza ( aborto ) secondo le procedure della presente legge è fatta personalmente dalla donna. Se la donna è di età inferiore ai diciotto anni, per l'interruzione della gravidanza ( aborto ) è richiesto lo assenso di chi esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela. Tuttavia, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all'articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza ( aborto ). Qualora il medico accerti l'urgenza dell'intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall'assenso di chi esercita la potestà o la tutela e senza adire il giudice tutelare, certifica l'esistenza delle condizioni che giustificano l'interruzione della gravidanza ( aborto ). Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento e, se necessario, il ricovero. Ai fini dell'interruzione della gravidanza ( aborto ) dopo i primi novanta giorni, si applicano anche alla minore di diciotto anni le procedure di cui all'articolo 7, indipendentemente dall'assenso di chi esercita la potestà o la tutela.




    mi piace così tanto leggere questi due articoli che mi sembrano un rosario da recitare prima di andare a letto...

    che ne pensate voi, guagliù? tutta questa attenzione nei confronti della condizione della donna vi sembra già fuori moda o la ritenete ancora figlia della nostra cultura?
    Ultima modifica di alita : 29-06-2005 alle ore 17.53.49


    C'è come un dolore nella stanza,
    ed è superato in parte:
    ma vince il peso degli oggetti,
    il loro significare peso e perdita.
    |Amelia Rosselli|

    Charlotte - Vorrei poter dormire -
    | Lost in Translation|

  2. #2
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    libertà, autodeterminazione e responsabilità della "scelta".
    Libero, democratico, rispettoso dell'inviolabilità dei diritti della "donna".

    Patrizia
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  3. #3
    Serendipity
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    Re: Legge 22 maggio 1978, numero 194.

    Originariamente postato da alita
    ART. 5 - Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza ( aborto ) sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza ( aborto ), di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto. Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell'esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l'interruzione della gravidanza ( aborto ); la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie.
    Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l'esistenza di condizioni tali da rendere urgente l'intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l'urgenza. Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza ( aborto ). Se non viene riscontrato il caso di urgenza, al termine dell'incontro il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza ( aborto ) sulla base delle circostanze di cui all'articolo 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l'avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza ( aborto ), sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate.

    ART. 12 - La richiesta di interruzione della gravidanza ( aborto ) secondo le procedure della presente legge è fatta personalmente dalla donna. Se la donna è di età inferiore ai diciotto anni, per l'interruzione della gravidanza ( aborto ) è richiesto lo assenso di chi esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela. Tuttavia, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all'articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza ( aborto ). Qualora il medico accerti l'urgenza dell'intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall'assenso di chi esercita la potestà o la tutela e senza adire il giudice tutelare, certifica l'esistenza delle condizioni che giustificano l'interruzione della gravidanza ( aborto ). Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento e, se necessario, il ricovero. Ai fini dell'interruzione della gravidanza ( aborto ) dopo i primi novanta giorni, si applicano anche alla minore di diciotto anni le procedure di cui all'articolo 7, indipendentemente dall'assenso di chi esercita la potestà o la tutela.




  4. #4

    Re: Legge 22 maggio 1978, numero 194.

    Originariamente postato da alita


    mi piace così tanto leggere questi due articoli che mi sembrano un rosario da recitare prima di andare a letto...

    che ne pensate voi, guagliù? tutta questa attenzione nei confronti della condizione della donna vi sembra già fuori moda o la ritenete ancora figlia della nostra cultura?
    grande Giu
    io sono un po' pessimista, a dire il vero...quello che sento, che vedo, che tocco, mi piace poco...
    qualche tempo fa, in occasione dei referendum, ho avuto occasione di parlare con una ragazza portoghese, che mi chiedeva perché fossi così disperata. Il Portogallo, dal punto di vista delle radici culturali, è molto simile all'Italia. Mi ha raccontato di un referendum fallito, un referendum sull'aborto. In Portogallo, una donna non può abortire se non in caso di gravissimo pericolo di salute o se vittima di uno stupro. In Portogallo, migliaia di donne, ogni anno, finiscono in ospedale dopo essere passate per le mani delle mammane. In Portogallo, chi ha i soldi attraversa il confine e va ad abortire in Spagna.
    Il referendum del quale mi parlava, nel 1997, chiedeva l'introduzione dell'aborto a richiesta. Nel gennaio del 2004 sono state raccolte nuove firme per un nuovo referendum, che è stato negato dal Primo Ministro.
    La cosa che mi ha fatto pensare è che, formalmente, la loro legge è molto simile alla nostra: con la differenza che, da loro, è applicata in modo molto restrittivo.
    Credo che troppe poche persone si rendano conto della fortuna che abbiamo, dell'importanza della libertà di scelta, dell'autodeterminazione: poche persone si rendono conto che il punto non è proibire, ma permettere alla donna di vivere in modo pieno e consapevole la propria sessualità.

    A proposito, e che ne pensate del divieto in Italia di utilizzare la RU 486, sicuramente meno invasiva di un intervento chirurgico?
    [“Tutte le lettere sono d'amore”]>>Yellow Letters

  5. #5
    Come tutte le altre cose di questo mondo, questa legge è criticabile sotto diversi punti di vista, che a loro volta ho criticato in altri lidi, ma di cui mi farò alfiere qui. A questo aggiungo il fatto che secondo me gli altri punti di vista non reggono di fronte alla situazione sociale che si viene a creare laddove le donne sono costrette ad abortire di nascosto, e dunque, per criticabile che la legge sia, sono il primo a dire di tenercela ben stretto.
    La prima non è alla legge, ma ai commenti, e la riprendo pari pari dalla formulazione di un bioeticista americano, tal Peter Singer, che dice: chi si batte contro l'aborto, si dice "per la vita" [e passa a criticare una tale scelta di nome ...], e chi afferma la posizione contraria, ben lungi dal definirsi "per la morte", sceglie di battersi sotto la bandiera della "libertà di scelta". Inutile dire che se la questione è la libertà di scelta della madre, il (futuro) bambino non conti assolutamente *nulla* (il che è una posizione sostenibile e sostenuta: ma di solito le persone glissano)
    La seconda critica che leggere questi stralci di legge mi ha fatto ricordare, e che è, paradossalmente, perversamente rinforzata dalla legge 40, è che alla donna venga riconosciuto un potere assoluto sul figlio che porta in grembo, tanto che la situazione può essere discussa col padre solo ove la donna lo consenta. Che la donna debba avere libertà di scelta e l'ultima parola mi sembra sostenibile e giusto, che il padre possa essere tagliato fuori (e parlo di situazioni *normali*, per intenderci), mi pare un'ingiustizia bella e buona.
    Per il resto, non posso che ammirare lo stile di un'epoca in cui ancora le leggi venivano scritte in maniera decente, e non come guazzabuglio di articoli incomprensibili.
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  6. #6
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    Speriamo che non sia ancora troppo tardi per parlare di diritti delle donne e di autodeterminazione

    Dream il tuo discorso sull'esclusione del maschile dalla scelta lo trovo ideologicamente comprensibile, ma poco condivisibile. In una coppia regolare in caso di gravidanza non desiderata ove la donna NON volesse e l'uomo si, che facciamo? Facciamo decidere ad un giudice se una persona debba essere obbligata a diventare madre? Perchè fisicamente è possibile, ma mentalmente umanamente affettivamente non si può. A parte il fatto che mentre per un uomo avere un figlio implica una bella nottata (o mattinata non cambia) e poi la sua partecipazione è solo mentale e/o affettiva, per una donna implica nove mesi di corporeità, non mi sembra proprio una differenza da niente.

    Mia il rifiuto di usare la ru486 è solo un modo terribile di rendere meno semplice medicalmente un atto che già di per sè è difficilissimo, una vendetta trasversare se vuoi, come dire non vuoi diventare madre, che sia, ma soffrendo il più possibile. Perchè nella testa e nell'immaginario collettivo le donne vanno in ospedale per un intervento di volontaria interruzione come se fosse una passeggiata, quando già lo scegliere tale via implica quasi sempre un logorio ed uno stress non indifferenti, comunque sia è una strada di non ritorno, dove qualunque sia la scelta, sarà dolorosa.
    " E se scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te" Nietzsche


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  7. #7
    Originariamente postato da ghiretto
    Mia il rifiuto di usare la ru486 è solo un modo terribile di rendere meno semplice medicalmente un atto che già di per sè è difficilissimo, una vendetta trasversare se vuoi, come dire non vuoi diventare madre, che sia, ma soffrendo il più possibile. Perchè nella testa e nell'immaginario collettivo le donne vanno in ospedale per un intervento di volontaria interruzione come se fosse una passeggiata, quando già lo scegliere tale via implica quasi sempre un logorio ed uno stress non indifferenti, comunque sia è una strada di non ritorno, dove qualunque sia la scelta, sarà dolorosa.
    completamente d'accordo con te, volevo sentire altri pareri
    la trovo una cosa agghiacciante, insieme alle scuse addotte per non adottarla...
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  8. #8
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    2242 Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti sono contrari alle esigenze dell'ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo. Il rifiuto d'obbedienza alle autorità civili, quando le loro richieste contrastano con quelle della retta coscienza, trova la sua giustificazione nella distinzione tra il servizio di Dio e il servizio della comunità politica. “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” ( ? Mt 22,21 ). “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” ( ? At 5,29 ).

    2256 Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti si oppongono alle esigenze dell'ordine morale. “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” ( ? At 5,29 ).

    http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_P7V.HTM#MY

    secondo te artid?

    2267 L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.

    e di questo che ve ne pare?
    Ultima modifica di ghiretto : 29-06-2005 alle ore 22.31.37
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  9. #9
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    Ciao Ghiretto. Provo a esprimere il mio parere su queste cose, sapendo che sono un uomo, e che, quindi, mia manca l'esperienza del corpo propria delle donne, della quale occorrerebbe tenere conto prima di esprimere giudizi.
    Provo a scindere il mio parere in due. Da un punto di vista teorico, l'aborto è una questione di scelte e di etica. Come tale mi rifiuto di considerarla in astratto. L'etica e la morale astratte non hanno semplicemente alcun senso. Sono solo l'espressione di una maggioranza, nulla di più. Nel concreto, nella carne e nella vita delle persone, le scelte etiche si pongono solo quando non vi sono regole che consentano una decisione "razionale". La guerra è giusta o sbagliata? Tutti siamo pronti a dire che è sbagliata, ma: la guerra contro la germania hitleriana era giusta o sbagliata? E qui molti di noi (e anch'io tra questi) pacifisti convinti, credo sarebbero pronti a sostenerne la giustezza.
    Vale anche per le tematiche relative all'aborto ed alla fecondazione artificiale e, più in generale al diritto delle persone di disporre del proprio corpo.
    Dal punto di vista del Guglielmo che scrive, è una questione di diritti e di libertà. E, soprattutto, è una questione che riguarda le donne più che gli uomini. Le donne portano i figli dentro di loro, le donne li (ci) fanno nascere e le donne li (ci) allevano. E pagano giò per questo prezzi molto alti (vedi gli indici di mortalità per parto nei diversi paesi del mondo,a d esempio). Che su questo e sul se e come vogliono o meno avere figli la scelta appartenga a loro per me è semplicemente un assioma. E non vedo come si possa discutere in termini diversi.

    Ciao

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  10. #10
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    A me l'unica nota stonata delle norme sopra citate mi pare l'attacco: il CITTADINO che se tu ti riferissi solo a chi volontariamente decide di seguire, professare non avrei nulla in contrario, ma il cittadino mi include, e onestamente non mi garba. Per il resto trovo che senza questo non trascurabile particolare, abbiano anche un senso condivisibile salvo che ovvio, io mi pongo con la mia morale, loro vogliono impormene una non mia.

    sull'ultimo: non uccidere è o non è un comandamento?
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  11. #11
    DarkShines
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da ghiretto
    Speriamo che non sia ancora troppo tardi per parlare di diritti delle donne e di autodeterminazione

    Dream il tuo discorso sull'esclusione del maschile dalla scelta lo trovo ideologicamente comprensibile, ma poco condivisibile. In una coppia regolare in caso di gravidanza non desiderata ove la donna NON volesse e l'uomo si, che facciamo? Facciamo decidere ad un giudice se una persona debba essere obbligata a diventare madre? Perchè fisicamente è possibile, ma mentalmente umanamente affettivamente non si può. A parte il fatto che mentre per un uomo avere un figlio implica una bella nottata (o mattinata non cambia) e poi la sua partecipazione è solo mentale e/o affettiva, per una donna implica nove mesi di corporeità, non mi sembra proprio una differenza da niente.

    Mia il rifiuto di usare la ru486 è solo un modo terribile di rendere meno semplice medicalmente un atto che già di per sè è difficilissimo, una vendetta trasversare se vuoi, come dire non vuoi diventare madre, che sia, ma soffrendo il più possibile. Perchè nella testa e nell'immaginario collettivo le donne vanno in ospedale per un intervento di volontaria interruzione come se fosse una passeggiata, quando già lo scegliere tale via implica quasi sempre un logorio ed uno stress non indifferenti, comunque sia è una strada di non ritorno, dove qualunque sia la scelta, sarà dolorosa.

    ti quoto in pieno ghiretto.
    mi crea molta amarezza che l' idea generale sia ancora quella di vedere l' aborto come una "comoda" scappatoia da utilizzare a cuor leggero.

    e concordo nel dire che il diveto sulla R.U. 486 è supportato da argomentazioni che fanno solo ridere.

    che tristezza...

  12. #12
    alberag
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da willy61
    Ciao Ghiretto. Provo a esprimere il mio parere su queste cose, sapendo che sono un uomo, e che, quindi, mia manca l'esperienza del corpo propria delle donne, della quale occorrerebbe tenere conto prima di esprimere giudizi.
    Provo a scindere il mio parere in due. Da un punto di vista teorico, l'aborto è una questione di scelte e di etica. Come tale mi rifiuto di considerarla in astratto. L'etica e la morale astratte non hanno semplicemente alcun senso. Sono solo l'espressione di una maggioranza, nulla di più. Nel concreto, nella carne e nella vita delle persone, le scelte etiche si pongono solo quando non vi sono regole che consentano una decisione "razionale". La guerra è giusta o sbagliata? Tutti siamo pronti a dire che è sbagliata, ma: la guerra contro la germania hitleriana era giusta o sbagliata? E qui molti di noi (e anch'io tra questi) pacifisti convinti, credo sarebbero pronti a sostenerne la giustezza.
    Vale anche per le tematiche relative all'aborto ed alla fecondazione artificiale e, più in generale al diritto delle persone di disporre del proprio corpo.
    Dal punto di vista del Guglielmo che scrive, è una questione di diritti e di libertà. E, soprattutto, è una questione che riguarda le donne più che gli uomini. Le donne portano i figli dentro di loro, le donne li (ci) fanno nascere e le donne li (ci) allevano. E pagano giò per questo prezzi molto alti (vedi gli indici di mortalità per parto nei diversi paesi del mondo,a d esempio). Che su questo e sul se e come vogliono o meno avere figli la scelta appartenga a loro per me è semplicemente un assioma. E non vedo come si possa discutere in termini diversi.

    Ciao

    Guglielmo
    Ti quoto in toto: anche i openso che al di là dei discorsi sulla morale - molto facile a cambiare nel tempo - ci siano delle considerazioni pratiche da un lato ma anche esistenziali ed etiche. E l'etica che a mio avviso è la più importante è l'etica della scelta.

  13. #13
    Ospite non registrato

    L'aborto opinioni a confronto!

    L'aborto nel linguaggio corrente tra gli strati vari della popolazione è noto come la volontà o la non volontà, da parte della donna d'interrompere la propria gravidanza.

    Esitono due tipologie di aborto: quello spontaneo, e quello detto IVG

    Secondo voi quali sono l'implicazioni di natura psicologica e sociale nell'IVG? e le conseguenze sulla salute psico fisica in entrambi i casi quali sarebbero?

    I valori, ed i principi giocano un ruolo fondamentale nella scelta di queste situazioni?

    Quali sono le vostre idee e opinioni in merito?

  14. #14
    Postatore Epico L'avatar di Ember
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    Non credo sia tanto questione di valori, ogni situazione è diversa. Posso parlare soltanto per me (e lascio la massima libertà a chi la pensa diversamente, in fondo niente e nessuno può dire cosa esattamente sia giusto o sbagliato)... io non riuscirei mai ad abortire cioè, anche volendo (e comunque non voglio... certo sarebbe molto più facile volerlo in alcuni casi!), pensare di avere una microscopica vita dentro di me mi blocca da qualsiasi azione contro di lei e mi riempie di amore e dolcezza (come molte penso, ho avuto modo di sperimentare la sensazione, ma per fortuna era un falso allarme ).
    Dico questo anche perchè so che in caso di difficoltà avrei un notevole aiuto dal mio uomo e dai miei genitori. Tra l'altro i miei non vedono l'ora di avere un nipotino e me lo chiedono spesso
    Ma chi non è fortunato come me cosa deve fare?! E chi ha subito una violenza? E chi è giovanissima? Non oserei mai negare a nessuna questa scelta!
    *** Homo sum: humani nihil a me alienum puto ***

    oPS-StaNZa Di uRBiNo iL Mio FoRuM



    Anche Ember nella setta dell'ASD *asdatrice musicista*
    [thanks to Angelus, fondatore della setta]

  15. #15
    Postatore Epico L'avatar di MEMOLEMEMOLE
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    Concordo in tutto e x tutto con Ember ..mi hai levato praticamente le parole di bocca!!!!

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