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  1. #1
    Neofita L'avatar di Charlieli
    Data registrazione
    22-02-2005
    Residenza
    Milano
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    13

    Adesso butto una bomba...

    ... e premetto che non voglio offendere nessuno, ma solo portarvi la mia esperienza!

    ho letto molte discussioni in cui vengono mosse critiche ad aziende, al governo, alla pioggia per il fatto che noi psicologi non troviamo facilmente lavoro e siamo in concorrenza con lauree che non c'entrano nulla (economia, giurisprudenza, scienze dell'educazione...).
    Io lavoro da quattro anni circa nel mondo della consulenza (selezione e formazione del personale) e sinceramente non mi sono mai trovata in accordo con chi sostiene che lo psicologo del lavoro debba avere una posizione privilegiata nella selezione e formazione del personale (accademia e università in primis), perchè, a mio parere può risultare una posizione difensiva e corporativistica che poco si confronta con le esigenze delle organizzazioni.
    La fase di diagnosi per la selezione e valutazione, la formazione del personale, sono solo alcuni degli aspetti di un ipotetico direttore del personale (a anche del suo assistente). La funzione del personale è fatta anche di contratti da stipulare, di costi del personale, di relazioni sindacali ... e di aspetti meno inquadrabili come la profonda comprensione ad esempio del processo produttivo di un ipotetico stabilimento, del mercato di riferimento, dei competitors etc etc
    questo è ad esempio il motivo per il quale la carriera in azienda e in consulenza sono diventate (soprattutto in questa fase di contrattura di mercato dove il "pedigree" professionale del candidato è fondamentale) sempre più divaricate: perchè un consulente può essere diventato bravissimo a fare selezione, a seguire un progetto con un inizio e una fine che è solo una particella del vero processo aziendale, ma non deve rispettare un budget assegantogli, non deve fare il contratto al neo assunto, non deve scrivergli una lettera di richiamo, non deve incontrare i sindacati... ed ecco perchè l'esperienza acquisita è oggi più importante per noi del titolo di studio.
    Non credo si possa fare una colpa alle aziende per le esigenze intrinseche della propria vita! e sono convinta che lo psicologo possa avere un plus, ma solo se capisce nel mondo in cui si deve confrontare non è fatto solo di teorie motivazionali, tratti di personalità, valutazione del potenziale! Nella società dove lavoravo seguivo l'inserimento e la formazione dei neo e sinceramente raramente la curiosità intellettuale superava il manuale del colloquio del trentini preparato all'esame: riforma biagi, contratti, ma anche la semplice pagina economica del corriere erano grandi sconosciuti di cui non si sentiva il bisogno... peccato siano le arterie del mondo con cui ci confrontiamo e che rischiamo di non capire per potervi agire!

    Un consiglio per chi deve trovare lavoro (e mi rendo conto che Milano è una posizione privilegiata, ma non pensate al paradiso... ): purtroppo oramai ovunque (ci rendiamo conto? anche per alcuni disperati del temporaneo che giuro di professioanlità non sano neanche il significato!) si passa dal tirocinio e poi alla stages, ma perchè non ne facciamo un altro paio, e poi un determinato, e un contratto a progetto e poi alla fine, se va bene, apriamo una partita iva... Detto questo, per chi vuole entrare in azienda, cerchi al più possibile di fare un percorso delirante del genere già in azienda perchè ripeto il pedigree purtroppo è diventato più importante spesso delle potenzialità. (piccolo esempio personale: nell'ultimo anno ho cercato di cambiare lavoro: ho mandato giuro senza esagerare un paio di migliaia di curriculum - spontanei e in risposta ad annunci - da aziende mi hanno risposto in tre! Ovviamente una sostituzione materità e due a tempo determinato tutte senza possibilità di proroga... ragazzi... tengo famiglia... :-))

    Un in bocca al lupo gigante a tutti!!!!
    _--*eli*--_

  2. #2
    Postatore Compulsivo
    Data registrazione
    08-12-2001
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    Roma
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    3,834
    ciao eli,

    bell'intervento, condivido in toto!!
    Alcune considerazioni aggiuntive:

    1) è vero, bisogna smettere di fare piagnisteo, di pensare solo alla "protezione e difesa del recinto"... dobbiamo rimboccarci le maniche e cominciare a skillarci e ragionare in un'ottica di "mercato competitivo"... quindi passare dalla re-attività (o quando va a sfiga, totale passività) dalla pro-attività

    2) a mio avviso la formazione non è prerogativa dello psicologo e quindi non esiste andare a reclamare l'esclusiva... se ci fanno pernacchie, fanno bene... dobbiamo piuttosto essere capaci di far valere le nostre competenze peculiari... forniamo valore aggiunto? Ed allora comunichiamolo, dimostriamolo e pian piano si consoliderà l'immagine dello psicologo come "professionista affidabile per le prestazioni d'aula"

    3) per la selezione uguale! Semplificando, possiamo lavorare su sapere, saper fare e saper essere... a mio avviso lo psicologo può parlare di "esclusiva" sul saper essere, sugli aspetti psicoattitudinali, ma non sul resto (che comunque sarebbe già molto!). Anzi, dobbiamo attrezzarci di altre conoscenze e competenza che ci permettono di integrare il nostro pezzettino all'interno di un processo più ampio e complesso, che ci permettano di interagire adeguatamente con altri professionisti, senza passare per i peggio...

    4) l'Ordine, che ad oggi si preoccupa esclusivamente di adempienze formali e di tutela dei paletti (anzi, li mette pure a noi nella quatidiana pratica), dovrebbe orientarsi al servizio ed al cliente interno... immagino un Ordine che offre ai propri iscritti - anche in e-learning per abbattere costi su grandi numeri - competenze su tematiche fiscali, legali, economiche, su self-marketing, project management, ecc... Immagino un Ordine che finalmente faccia pressione sull'università affinchè proponga percorsi tarati su quello che realmente è il mercato... immagino un Ordine che sviluppi rete sul mercato, rapporti con le aziende, che proponga ricerca&sviluppo internamente, che inserisca (con diverse formule) colleghi

    Insomma, a mio avviso la tutela e la promozione sono due binari che devono correre paralleli e che si rafforzano vicendevolmente

  3. #3
    arkady03
    Ospite non registrato
    punti di vista...,
    se poi si oggettivizza anche il sapere psicologico allora i vantaggi/contributi della psicologia vengono meno, tanto più che i contratti di lavoro, le riforme, lettere di richiamo, la contabilità e quant'altro sono facilmente apprendibili, di contro una buona pratica psicologica presenta qualche elemento di complessità maggiore e ridurlo ad un aspetto obiettivazzante, marginale o alla semplice stregua di altri elementi oggettivi della vita aziendale, che poi sono il motivo conduttore di un linguaggio economico aziendalistico ripiegato su se stesso e suoi sui bisogni di sicurezza, significa non riconoscerne la portanza innovativa o le potenzialità di valore aggiunto che la psicologia organizzativa presenta. Lo psicologo del lavoro è qualcosa di diverso, la selezione del personale è solo uno dei campi dove può dare il proprio significativo contributo (la conflittualità, i climi, l'orientamento, la condizuine dei gruppi, etc. dove è tutto ciò, gia nel rimosso??), il contrario è confermare le aspettative di che vuole ridurre ad unità, ad oggettività la psicologia, in tal caso del lavoro, conformandosi ai modelli ortodossi, meccanicistici e dominati di pratica organizzativa. Se ciò è vero per una cultura economica "avanzata" quale la realtà milanese, immaginate per il resto d'italia...
    Mi aspetterei dagli stessi psicologi non un "piagnisteo", che funziona poi come profezia che si autoavvera, quanto piuttosto una chiara consapevolezza del proprio potenziale contributo e un reale convincimento circa le proprie abilità/capacità, nonchè la padronanza teorico/pratica di quegli strumenti o non-strumenti che, non da soli, rivestono carattere indispensabile al fine di contribuire al reale cambiamento organizzativo e, quindi, al cambiamento di quella mentalità/cultura che lo ostacola minimizzandolo.
    ma anche questo è un punto di vista.....
    saluti

  4. #4
    Postatore Compulsivo
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    08-12-2001
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    arkady non capisco se il tuo intervento è a supporto dei precedenti o piuttosto critico

    a mio avviso ciò che dici si sposa benissimo ed anzi allarga il discorso...
    penso che nessuno volesse "ridurre" il nostro contributo di psicologi, ma solo sottolineare la necessità di acquisire ANCHE altri strumenti più hard... bene o male servono e negare questa esigenza - per rimanere duri e puri - rischia di alienarci da un piano di realtà

    poi, precisato ciò, sono oltremodo daccordo sulla possibilità di operare altri tipi di interventi internamente all'azienda, ed anzi è proprio qui che ritorna tutto il discorso della pro-attività e della promozione che i colleghi, assieme alle istituzioni che ci rappresentano, dovrebbero portare avanti...
    le potenzialità ci sono, ma vanno rese operative e va convinto il possibile committente... per arrivare a ciò, personalmente ritengo utile avere anche conoscenze non prettamente psicologiche, ma fondamentali in azienda...

    penso infine che anche il tuo intervento vada poi nella direzione di un cambiamento da "la protezione dell'orticello" a "la promozione della professionalità"


  5. #5
    Neofita L'avatar di Charlieli
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    Arkady condivido e sottolineo assolutamente il valore aggiunto dello psicologo nelle organizzazioni, ma che commitment, clima, conflittualità, gestione dei gruppi non diventino anche essi concetti di un linguaggio difensivo ripiegato su se stesso.

    In più so che molti di noi non avrebbero problemi ad imparare contabilità, budget, contratti etc, ma purtroppo c'è un dato di fatto: le aziende preferiscono un laureato in giurisprudenza con tre mesi post master di stages in aziende che non uno psicologo con un anno di tirocinio a fare il tutor d'aula.
    Criticabile? assolutamente sì. Ma prendiamone atto!!!!
    A cominciare dall'università: prechè tra gli esami complementari ho potuto scegliere tra storia, filosofia etc... e non c'era un bel corsettino sul diritto del lavoro? non avrebbe risolto i problemi da solo, ma perchè permettere alle aziende di pensare che un laureato in scienze politiche possa essere più preparato di uno psicologo alla vita aziendale?

    tutt'altro discorso invece e questo sconfinamento della flessiblità in precarietà incontrollata: qui un po' di piagnisteo mi venga concesso:

    ... CI CHIAMANO I GIOVANI ADULTI E GLI ETERNI PETER PAN...
    MA FACCIAMO RIPARTIRE QUESTA BENEDETTA ECONOMIA PERCHè MAGARI AVREMMO ANCHE NOI VOGLIA DI CRESCERE E MAGARI ANCHE METTERE AL MONDO COLORO I QUALI PAGHERANNO LA NOSTRA PENSIONE INVECE DI RINCORRERE L'ENNESIMO NON CONTRATTO?!?!?

    scusate lo sfogo.... tra l'ironico e il serio ...
    _--*eli*--_

  6. #6
    alice1968
    Ospite non registrato
    Io credo invece che, "la protezione dell'orticello" e "la promozione della professionalità" vadano di pari passo, debbano andare di pari passo, per varie ragioni.
    Anzitutto credo sia evidente che profili psicoattitudinali e indagini di personalità (a vario livello e con vari strumenti) siano di competenza ESCLUSIVA degli psicologi. Questa è solo una parte del processo di selezione e di quello orientativo, ma credo che si debba lavorare molto affinchè "altri" la smettano di giocare agli psicologi, usando i test o il colloquio "come se fossero" psicologi. (cosa che purtroppo vedo fare da anni nelle mie esperienze di lavoro).
    Per chi desidera lavorare in azienda o nell'orientamento esistono poi numerosi spazi di pertinenza ALTRUI (la gestione della contrattualistica o dell'orientamento informativo ad esempio), che possono diventare anche spazi per noi. Ad essi infatti afferiscono persone con lauree in economia, giurisprudenza, scienze politiche, lettere ecc... magari dopo aver fatto un master e/o uno stage.

    Sto cercando aiuto per dare maggiore visibilità alle nostre competenze e ai nostri possibili ruoli.
    Se qualcuno avesse voglia di fare qualcosa per provare ad aumentare le opportunità di lavoro per gli psicologi, guardi la discussione "psicologi e orientamento" e provi a portare un contributo. Anche piccolo....
    grazie a tutti
    Alice

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