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  1. #1
    Ospite non registrato

    Uno psicologo può essere cattolico per esercitare la sua professione? Oppure no?

    Colleghi ed amici

    Sperando che anche sto 3d non subisca alcuna sorta di ritorsione affronto un argomento di sicuro interesse, possono le nostre convinzioni religiose qualunque esse siano, influenzare in maniere diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione? oppure dobbiamo non appartenere a nessuna idea, per aiutare razionalmente le persone con le quali entreremo in contatto? .....

    Quali sono le vostre opinioni in merito?

  2. #2
    Postatore Epico L'avatar di Megghina
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    10-11-2003
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    Fornacette (Pisa)
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    5,368
    io penso che la religione, come le nostre idee politiche, come qualsiasi altro tipo di condizionamento che abbimo non debbano influire sulla professione, su qualsiasi professione.
    Non penso sia possibile non avere idee.... pero' e' possibile che queste non ci influenzino troppo.
    Se non puoi esser strada, sii sentiero,
    se non puoi esser sole, sii una stella;
    vincere o perdere
    non ha a che vedere con la grandezza
    ma bisogna essere al meglio quello che si è




    docente del corso accelerato di Spigazione
    attendiamo iscritte

  3. #3
    Postatore Epico L'avatar di Ember
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    22-07-2002
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    Urbino
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    11,724
    Io credo che si possa essere cattolici, sempre che come diceva Megghina non influenzino il nostro operato! Anzi conosco personalmente dei casi di Psicoanalisti cattolici e ho grande stima di loro come figure professionali essere cattolici non significa necessariamente essere chiusi mentalmente, anzi i migliori cattolici sono quelli che pensano con la loro testa (che poi magari non vengano apprezzati come cattolici, ma io credo siano proprio i migliori) io poi studio psicologia ma mi ritengo anche credente, le quali cose non si intralciano affatto (e a volte "anzi"!).

    Credo che il proprio mestiere (se si è fortunati) lo si scelga, proprio come la religione, l'orientamento politico ecc... (certo, dipende anche dall'ambiente in cui si cresce) e quindi se un cattolico decide di fare lo psicologo (o uno psicologo decide di diventare cattolico) sa ciò a cui va incontro e sa che ci saranno delle cose sulle quali deve operare delle scelte (un esempio scemo? La concezione della vita sessuale) a meno che non sia un invasato che se ne approfitta della sua posizione per fare "propaganda" cattolica, ma spero non ci siano di questi casi!
    *** Homo sum: humani nihil a me alienum puto ***

    oPS-StaNZa Di uRBiNo iL Mio FoRuM



    Anche Ember nella setta dell'ASD *asdatrice musicista*
    [thanks to Angelus, fondatore della setta]

  4. #4
    Postatore Compulsivo
    Data registrazione
    08-12-2001
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    Roma
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    Re: Uno psicologo può essere cattolico per esercitare la sua professione? Oppure no?

    Originariamente postato da MD^_^
    Colleghi ed amici. Sperando che anche sto 3d non subisca alcuna sorta di ritorsione

    Caro md,
    non capisco il bisogno di esordire in tale maniera, non ne capisco l'utilità, non ne capisco il significato... tanto più dopo quello che a me pareva essere un chiarimento tra le parti...

    Ti invito quindi a prendere in seria considerazione un cambiamento d'atteggiamento. Lasciamo perdere le paranoie da fantasma formaggino e vediamo di partecipare senza sbrodolare fuori dal vasino

    Venendo al tuo post:

    Originariamente postato da MD^_^
    nostre convinzioni religiose qualunque esse siano, influenzare in maniere diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione? oppure dobbiamo non appartenere a nessuna idea, per aiutare razionalmente le persone con le quali entreremo in contatto? .....
    a meno di non trovarci di fronte ad uno "psicologo lobotomizzato" è normale che, come qualsiasi essere umano, si porti dietro il proprio bagaglio di esperienze, valori, credenze e chi più ne ha ne metta...

    non è assolutamente possibile lasciare tutto fuori dal setting, come si trattasse di una lampadina da spegnere con un click... quello che però possiamo fare è "lavorare su noi stessi" per conoscere di cosa siamo portatori e come siamo soliti "utilizzare" ciò che ci portiamo dietro... coscienti di ciò, potremo forse costruirci delle "visioni" non influenzate da nostre parti

    è un pò come quando uno si sente continuamente attaccato... è importante non solo guardare l'altro (locus of control completamente esterno), quanto anche tener di conto di come il mio comportamento, i miei valori e modalità, possono influire e con-partecipare a determinare scenari, situazioni ed ipotesi


  5. #5
    Postatore Compulsivo L'avatar di LUTHIEN
    Data registrazione
    17-10-2004
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    grosseto
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    3,501

    Re: Re: Uno psicologo può essere cattolico per esercitare la sua professione? Oppure no?

    Originariamente postato da nico
    a meno di non trovarci di fronte ad uno "psicologo lobotomizzato" è normale che, come qualsiasi essere umano, si porti dietro il proprio bagaglio di esperienze, valori, credenze e chi più ne ha ne metta...
    Studiando counseling ho notato che è vero che lo psicologo deve cercare di non inculcare le sue idee al paziente, come fosse un recipiente da riempire, ma inevitabilmente uno psicologo è anche un essere umano e non è assoilutamente plausibile diventare un'altra persona solo perchè ti metti nello studio davanti ad un paziente. Il proprio bagaglio di vissuti e credenze non si può mettere in standby, quindi è logico che anche indirettamente il vissuto dello psicologo influenzerà il suo modo di vedere la vita e di rapportarsi ad essa e quindi anche il modo di lavorare col paziente.
    "Sono un viandante sullo stretto marciapiede dela terra e non distolgo il pensiero dal Tuo volto, che il mondo non mi svela..." Karol Woitila
    +Luthien Tinuviel+

  6. #6
    In realtà la domanda è posta male, a mio avviso
    Perchè uno psicologo del lavoro o uno che lavora nel marketing, o un neuropsicologo hanno un campo di interesse che non va troppo a sconfinare in quello del pensiero cattolico, mentre già se si parla di psicoanalisti, potrebbero esserci dei conflitti tra la visione del mondo cattolica (ma anche cristiana) e quella freudiana, junghiana, adleriana, lacaniana, o quel che sia. Non so quanto Freud sia compatibile con l'ortodossia cattolica.
    In seconda battuta, a mio avviso, chi va da uno psicologo non si aspetta discorsi "da prete", o "da catechista". Il che ovviamente non vuol dire che uno psicologo debba lasciare la sua fede fuori dalla porta, però in qualche modo a mio avviso bisogna superare questo scalino tra aspettative del cliente e psicologo
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  7. #7
    Postatore Compulsivo L'avatar di LUTHIEN
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    grosseto
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    3,501
    Mah, ovviamente lo psicologo non deve mettersi a fare i predicozzi della domenica come da un pulpito e il paziente lì a subire come ad un processo. Qui si parla più propiamente di visione della vita, del modo di aiutare una persona a superare momenti di crisi, soprattutto a livello esistenziale. Ovviamente la cosa non si applica ad uno psicologo del lavoro, uno psicologo d'azienda, un neuropsicologo e che dir si voglia.
    "Sono un viandante sullo stretto marciapiede dela terra e non distolgo il pensiero dal Tuo volto, che il mondo non mi svela..." Karol Woitila
    +Luthien Tinuviel+

  8. #8
    Postatore Compulsivo
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    08-12-2001
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    3,834
    Originariamente postato da LUTHIEN
    Ovviamente la cosa non si applica ad uno psicologo del lavoro, uno psicologo d'azienda, un neuropsicologo e che dir si voglia.
    dal mio punto di vista, non credo proprio

    prima di tutto questo discorso non deve relegarsi al solo "credo religioso", ne alla sola "psy clinica"

    la psicologia, nei suoi diversi ambiti applicativi, tratta comunque di comunicazione, pensiero, relazione... qualunque sia il contesto, non potremo "rimuovere" il nostro bagaglio personale...

    rimane lì con noi, sia una seduta di terapia, piuttosto che un intervento in una scuole, piuttosto che un colloquio di selezione...
    sta a noi sapere in cosa consiste e riconoscerlo all'interno delle relazioni che stiamo portando avanti... magari trasformarlo in risorsa all'interno di quella situazione, ma sicuramente non rimanerne soggiocati senza neppure accorgersene

    un saluto e buon weekend,
    nicola

  9. #9
    psymarco
    Ospite non registrato
    mi viene in mente una complicanza...
    ricordate quando buttiglione fu messo in croce per le sue affermazioni contro gli omosessuali? tra le mille cose idiote che disse ne uscì una giusta... che se è chiamato a dare il suo apporto in parlamento egli dovrà rispettare il valore dell'idea della popolazione che lo ha eletto, cercando quindi di escludere la matrice personale.

    e ha ragione... pensiamoci

    oggi tutti consideriamo abbastanza limitato buttiglione perchè è contro le relaz omosex etc, e saremmo stati preoccupati perchè di fronte ad una votazione i suoi precetti cattolici lo avrebbero chiuso ad una risposta, ma lo stesso vale per chi è a favore...
    tra qualche anno o in una dimensione parallela magari è considerato "inadatto" una persona troppo convinta che bisogna essere "aperti" o "non religiosi".

    Quindi l'unico modo per risolvere il perpetuo conflitto d'interesse è svolgere il prorpio lavoro nel più aderente dei modi.

    Cosa cerco di dire?

    Cerco di dire che comunque sia uno psicologo è bravo indipendentemente dalle sue credenze, è il bagaglio scibile ed umano che lo distingue. E quindi essere religiosi può benissimo andare. Anzi, in alcuni casi sarà un valore aggiunto alla terapia, la condivisione di ideale fideistico con il paziente.

    Dall'altro a volte essere "atei" corrisponde a mettere un mattone tra sè e il paziente se quest'ultimo ha idee particolari e non è adattabile.

    E' vero, bisogna adattarsi e appunto lo psicologo dovrebbe sparire, dovrebbe interpretare il dottore ee basta. le cui ideologie sono sconosciute al paziente e inaccesibili. E la sua bravura starebbe appunto nel non prevaricare la visione del paziente con la sua.
    Un freudiano rischia di comunque guardare come colui che nella religione trova risposta ad un domanda angosciante per dare coerenza, e un cattolico di vedere come disorganizzata la visione di un ateo.

    Fa niente, la psicologia offre più approcci che permettono all'uno e all'altro di curare il paziente, ed è questa la finalità.

    Che poi se uno ci pensa e ha studiato capisce che sono due sottili modi di vedere la stessa cosa.
    Atto di fede è credere, atto di fede è non credere.


    QUINDI per dare un senso a questa accozaglia di frasi che ho scritto, non è la religione il limite ma ll'uomo stesso. Se è sincero con se stesso e coerente anche un sacerdote può essere il migliore psicologo, magari non psicanalista ma comunque utile ad aiutare gli altri.
    Vale lo stesso per un ateo o chiunque altro.
    Esistono più approcci e modalità e nessuna è migliore di un'altra, eppure ognuna è più adatta ad uno specifico caso.

    L'obiettivo è sempre rispecchiare l'altro accompagnandolo per porti sicuri, disse qualcuno

    scusate se ho scritto male e confuso, sono purtroppo molto di fretta. spero che si capisca come vedo la questione, che poi la vedo così io, ognuno abbia la sua idea

    ciaooo

  10. #10
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    31-03-2003
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    2,536

    Re: Uno psicologo può essere cattolico per esercitare la sua professione? Oppure no?

    Originariamente postato da MD^_^

    possono le nostre convinzioni religiose qualunque esse siano, influenzare in maniere diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione?

    Quali sono le vostre opinioni in merito?
    mi viene in mente anche la domanda: possono le convinzioni religiose del paziente/cliente/utente, influenzare in maniera diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione?
    Io credo che il non avere una convinzione religiosa, sia comunque un tipo di convinzione, un' altra forma di fede insomma. Quello che risulta importante, a mio avviso, è che bisogna informarsi e informare ciò che viene detto. Ad esempio, se io dicessi ad un ragazzino che ci sarebbe la possibilità di fare il boy scout, devo anche informarlo che si tratta comunque di una comunità a sfondo cristiano e che quindi ci saranno momenti di preghiera, pellegrinaggi in monasteri ecc.. Stesso discorso riguardo gli invii in comunità per tossicodipendenti.. ci sono quelle dove impari a fare le crocette in legno e quelle dove si fa tutt' altro. Chi sono io, psicologo e/o psicoterapeuta, per dire cosa è meglio per l'altro? Il mio lavoro è quello di 'offrire' e/o trovare assieme e/o 'inventarsi' (il cliente) varie differenze.. fra queste può esserci certamente una possibilità "guidata" dalla mia convinzione religiosa, ma non posso fermarmi a questa, devono esserci almeno due possibilità e differenti fra loro per 'offrire' 'reali' possibilità di scelta .. come il discorso che fece Bateson sulla visione binoculare: " E, ciò che più importa, viene prodotta informazione sulla profondità. In termini più formali, la differenza tra l 'informazione fornita da una retina e quella fornita dall' altra è a sua volta informazione di tipo logico diverso. Con questo nuovo genere di informazione l' osservatore aggiunge alla visione un' ulteriore dimensione" (Mente e natura, 1979, pag.98). Un ultimo esempio. Io ho la convinzione forte che il catechismo sia un momento importante per la crescita di un bambino e in questo sono d'accordo con la madre. L'unico a non essere d'accordo è, guarda caso, il ragazzino. Cosa interessa a me, continuare a guardare con il mio occhio (e quello della madre) oppure cercare di provare a vedere anche con gli occhi del ragazzino?
    All'inizio, è il ragazzino l'unico ad avere una visione binoculare della situazione: è lui che è andato al catechismo ed è lui che ha deciso di non andarci più. E' lui il professionista della sua esperienza. E' durante la conversazione che il ragazzino scopre se io sono intenzionato a voler vedere con i suoi occhi oppure se rimango fermo con la mia visione. Nel primo caso, ci sarà la possibilità che lui scelga di farmi "vedere" e magari mi racconta che in parrocchia ci sono dei bulli che ripetuta-ripetuta-mente lo picchiano (possono le convinzioni religiose del paziente/cliente/utente, influenzare in maniera diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione?) ; nel secondo caso, continuerà a dirmi che non ci vuole andare e stop.. come del resto dice a sua madre (possono le nostre convinzioni religiose qualunque esse siano, influenzare in maniere diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione? ).

  11. #11

    Re: Re: Uno psicologo può essere cattolico per esercitare la sua professione? Oppure

    Originariamente postato da Accadueo
    mi viene in mente anche la domanda: possono le convinzioni religiose del paziente/cliente/utente, influenzare in maniera diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione?
    Io credo che il non avere una convinzione religiosa, sia comunque un tipo di convinzione, un' altra forma di fede insomma.
    quoto questo pezzetto e rispondo anche a psymarco
    dire che non avere una convinzione religiosa sia una forma di fede è, a mio avviso, un errore. Nonchè una delle idee postmoderne che va tanto di moda
    Dire che l'ateismo è una religione è come dire che l'anarchia è una forma di governo, il che palesemente si falsifica da sé, a meno che non si voglia adottare un concetto di "governo" e di "religione" tanto vago da essere inutile.
    Detto questo, c'è chi può avere fede nella scienza (e di solito *non* sono gli scienziati), ma ci sono tante altre soluzioni, e d'altronde NON(FEDE)=FEDE lede il principio di non contraddizione
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  12. #12
    psymarco
    Ospite non registrato

    ognuno ha le sue idee, se no sarebbe solo nutella. che mondo sarebbe di sola nutella?

    uffi che criticone... hai ragione però, mi sproni a rispondere con più clma e in maniera esustiva affinchè tutti possano capire.

    1) NON (fede)= fede è errato.
    è piuttosto non credere in dio= credere in qualcosa ovvero atto di fede e il princ di non contradd è salvo

    2) A livello psicologico leggendo saggi sul bisogno di coerenza e sulle organzzazioni del sè risulta comunque chiaro che per la personalità umana c'è una struttura base che deve sostenere la psiche e il livello di soglia comport.
    Un uomo sano nonpuò non sopportare l'ignoto e la vacuità , infatti le spinte motivazionali e di senso sono alla base delle nostre elaborazioni.
    Quindi come Dio per Freud ha un certo valore, valore analogo ha per un ateo il suo modo di rispondere alle domande storiche (chi siamo? perchè ? etc) poichè il modo organizzativo rispecchia poi il suo essere pscichico.
    ex. se uno credesse ciecamente a tutto ciò che schopenauer disse e soprattuttto a come lo disse sarebbe da rinchiudere perchè è una modalità relazionale in costante perdita, causante disintegrazione.

    3) sempre sul concetto di fede anarchia= assenza di governo ateismo= non credere in un dio causa prima ossia credere non esista.
    Davanti alla indeterminabilità di certi concetti e indimostrabilità (dio esiste? si o no) costituisce atto di fede sia credere che non
    diverso è l'agnostico che dice... mah...non saprei, non riesco a capire


    Infine chiedo umilmente scusa e perdono, magari sparo solo cavolate di sicuro la forma e l'appropriatezza del mio linguaggio sono scrse, e le conoscenze di termini e anche teorie psicologiche latita. Nulla toglie che però tra le cose che dico possano esserci se non verità almeno spunti interessanti, perciò prego chiunque prima di attaccarmi di chiedermi di spiegarmi meglio se anche solo sospetta più un errore formale che di contenuto.

    grazie a tutti ciao!!!!!!!!!!!!!1

  13. #13
    psymarco
    Ospite non registrato

    pensiero estemporaneo, ma ho sonno, forse è per questo

    E poi la teoria delle idee postmoderne. Innanzitutto non credo sia solo una moda il mio pensiero riconducibile a quelle,
    ma poi

    se anche fosse

    che psico sei

    se la tua analisi riconduce una mia idea a una etichetta sociale con suono disprezzante?

    trai forse conforto da quella ricollocazione?

    assomigli molto a malkavian, le tipiche persone che pensano che comunque loro hanno un cm di verità in più degli altri, un pò altezzosi.

    mi sbaglio? perchè in fondo questa è solo una mia opinione e io non ho nessun potere nè voglia di giudicare. anzi questo messaggio dovrebbe essere oscurato o spostato in chiacchiere!

  14. #14
    alberag
    Ospite non registrato
    Riprendo quel che dice accadueo: la questione non è solamente relativa al credo (religioso o politico) dell'operatore, ma alla relazione che si instaura fra questo e il suo utente (clinico o non).
    Una psicologa che conosco, di religione ebraica, mi ha raccontato che durante un intervento in una classe alcuni studenti facevano cori da stadio del tipo *rossoneri ebrei* ed altre cose meno simpatiche. Non è stato possibile lavorare più di tanto su questo, un po' per dei limiti dei ragazzi (alquanto ignorantelli, come li ha definiti lei), ma un po' per un suo problema ad affrontare la tematica dell'antisemitismo.
    Al che mi ricordo che le chiesi "cosa faresti se avessi un paziente di estrema destra ed antisemita?"......probabilmente lo invierei a qualcun altro.

  15. #15
    Ospite non registrato
    a volte è difficile, interazione terapeuta paziente, proprio per il modo diverso di vita d'entrambi la storia di alberag, riguardo l'opsicologa di religione ebraica che invierebbe un paziente d'estrema destra da qualcun altro è un classico esempio...
    Ad esempio... se trovassi una donna che vollesse abortire, e che la causa della sua nevrosi è proprio il fatto di non voler diventare mamma, io che sono contro l'IVG, cosa potrei fare? mandarla da qualcun altro?, quello che voglio asserire è che, i nostri principi che siano date dalla religione dall'educazione, dall'interazione ambientale nel quale siamo cresciuti, influenzi sempre il terapeuta.
    Certo il terapeuta dovrebbe saper distinguere il momento in cui essere razionali, e distinguere le 2 cose, ma essendo un essere umano e non un robot, direttamente o indirettamente ne verrebbe influenzato..

    Un paio di giorni fà mi sono confrontato con altri colleghi nella mia facoltà perdonatemi ma il volermi confrontare con gli altri è un mio vizio!
    Dissi loro la situazione di una ipotetica ragazza che vorrebbe riccorere all'IVG, su 11 ragazze 7 hanno risposto, che per la serenità della paziente è lecito che quest'ultima ricorra allIVG mentre altre 4 no..

    Per chi non lo sapesse IVG vuol dire Interruzione volontaria della gravidanza

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