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Discussione: libido e nevrosi

  1. #1
    Partecipante Assiduo L'avatar di stefanocif
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    24-09-2003
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    libido e nevrosi

    Freud sosteneva che la libido è orientata al piacere. Nel 1905 egli sostenne anche che la libido ha anche una proprietà, che egli chiamava "adesività", la quale sembra agire in contrasto col principio del piacere. Così la libido si attacca dolorosamente ad oggetti vecchi ed inaccessibili, a desideri frustrati.
    Tale costruzione teorica si poggia sugli studi di Freud riguardanti gli incubi, il masochismo sessuale, e le nevrosi traumatiche.
    Quello che non ho capito del suo pensiero, è come e perchè si forma questa "adesività".
    Qualcuno sa dirmi qualcosa di più esaustivo?
    Premetto che sono al secondo anno di studi, e sto affrontando l'esame di psicodinamica e psicopatologia.
    Vi ringrazio fin da ora.

    Stefano

    Tutto il piacere dell'Amore è nel cambiamento.
    (Molière)
    Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze.
    (Paul Valery)
    Nulla è mai perduto per sempre
    perchè ciò che avrai perso
    potrai donarlo agli altri.
    (Stefanocif)

    Il mio "spazio interiore"

  2. #2
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Non conosco il concetto di adesività, seppur ahimè sto spremendo l'opera di Freud fino all'osso, in quanto il mio argomento di tesi si riferisce alle nevrosi fobiche.
    Poso dire che tra i manuali di psicologia dinamica di cui sono in possesso tale "adesione" è una qualificazione assente, anche in riferimento alla libido.
    Mi permetto di dedurre che sia una qualche velleità, che spero non ti costerà un buon voto all'esame.
    Tuttavia seguirò il continuo di questa cartella, laddove qualcuno avrà qualcosa da dirci (oramai sono curioso anch'io...).

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  3. #3
    Partecipante Assiduo L'avatar di stefanocif
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    24-09-2003
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    Grazie Santiago,

    la mia è una semplice curiosità, visto che sto studiando psicologia per piacere personale. Non credo che sapere o meno cosa Freud intendeva per adesività cambi qualcosa ai fini del voto di esame.
    Personalmente, comunque, sono propenso ad aderire alle scuole che pensano che la libido non si scarichi sull'oggetto, ma sulla relazione.
    Freud ha avuto il merito di avere grandi intuizioni, ci ha lasciato una considerevole eredità scientifica, ma personalmente la psicoanalisi non mi piace: troppo lunga e troppo costosa. Vorrei in futuro specializzarmi in psicoterapia breve strategica, ma per ora....piedi per terra!

    stefano

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  4. #4
    Partecipante Assiduo L'avatar di stefanocif
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    24-09-2003
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    Riporto qui di seguito un estratto, preso da internet:

    Ricordiamo che identificazione primaria, registro senso-motorio e cinestesico, tracce mnestiche partecipano nella configurazione di ciò che Freud ha chiamato (Inibizione, sintomo, angoscia) "vincolo madre-figlio" che struttura matrice post-natale capace di stabilire quella armonica distanza tra madre e figlio che permette di superare l’adesività.

    L’adesività, che riguarda il tema dell’incesto, è sinonimo di vuoto psichico e, nella loro correlazione, di violenza e di morte, l’adesività e la conseguente indeterminazione si coniugano con il desiderio che l’altro rimanga immobile, paralizzato, come "posseduto"; dominato nello psichico che equivale a violenza e morte perché una rappresentazione è di per sé un senso di vitalità e di vita.

    Nel caso di R., la madre, nella sua generosità per difenderlo dalla frustrazione di essere rifiutato dai nonni, lo riempie di attenzioni fisiche, di carezze, di parole, di … far sentire il suo corpo imponente, possente, accogliente e fortemente difensivo.

    In questo modo, l’assenza del padre (annichilito ed estraniato e, a volte, colpevolizzato) non permette il contenimento della madre che, a sua volta, inibisce processi di rappresentazione delle "figure" così che tutto si esaurisce nella concretezza del corpo, della relazione fisica. Trovare l’indipendenza o anche solo qualcosa che permetta un’autoidentificazione ed una autovalorizzazione passa per la via del corpo: l’ Io, privato di mente, si struttura nel corpo, si identifica nel corpo, nel "… dare le gambe" (come dice G. Andreis).

    L'articolo completo si trova su: http://www.geocities.com/lerre.geo/iperc.html

    Mi sembra qui di capire che l'adesività è un qualcosa di esterno all'individuo, un qualcosa che si genera per mezzo di una relazione oggettuale.

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  5. #5
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    27-03-2004
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    sei giovane e in gamba. Difficilmente riescono andare a braccetto.
    (però pensa bene alla scuola di spec. e non farti abbagliare da risultati impressionistici...)

    Ciao

    Santiago
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  6. #6
    Partecipante Assiduo L'avatar di stefanocif
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    Grazie Santiago,

    le tue parole mi incoraggiano ulteriormente ad andare avanti per la strada che ho intrapreso quasi per gioco. La vita è sempre colma di belle sorprese.
    La scuola del prof. Nardone mi piace molto. La sto valutando, sto leggendo i suoi scritti. E' vero, forse rispetto ad un approccio psicoanalitico, non vengono approfondite le tematiche inconsce del paziente in maniera congrua, puntando più a "correggere" gli aspetti disfunzionali del comportamento o di certi meccanismi nevrotici di pensiero. Però è questo l'approccio che personalmente preferisco: immagina una persona ad es. di 50 o 60 anni, insomma una persona non più tanto giovane, alla quale lo psicologo propone un trattamento psicoanalitico di "X" anni...quando otterrà la guarigione quella persona? Quando starà per "fare l'equilibrista sulla fossa"?
    Scusa per l'ironia, non voglio svalutare la psicoanalisi (Freud si rivolterebbe nella tomba ), voglio dire solamente che in certi casi un approccio terapeutico breve sarebbe auspicabile.
    Non ultimo e non privo di importanza, il discorso economico: un trattamento pscoanalitico, almeno nel privato, se lo possono permettere solo persone con una certa disponibilità economica.
    A parte tutta questa filippica, se qualcuno volesse portare il suo contributo al chiarimento del concetto di "adesività" secondo Freud, è il benvenuto.

    Stefano

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  7. #7
    Postatore Compulsivo L'avatar di ste203xx
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    Ciao Stefano, controlla bene, mesà che non è Freud a parlare di adesività, ma Fairbairn!
    Che parla di adesività proprio per contrapporsi a Freud e alla plasticità della libido...

    Coma fa la libido a diventare ''adesiva''? Non lo diventa, lo è per natura! La libido, secondo Fairbarin, sarebbe ''costitutivamente'' adesiva, resta appiccicata alla primissima modalità di relazione che trova e non si stacca più. E' come se ne venisse marchiata a fuoco, in modo indelebile. Era la spiegazione che dava osservando bambini che restavano ''attaccati'' ai genitori anche quando questi li avevano trattati male, e tendenvano da grandi a cercare relazioni uguali a quelle che avevano vissuto, a trovarsi bene solo se le nuove relazioni erano uguali a quelle che avevano vissuto... se la libido invece di essere adesiva, fosse stata plastica come diceva Freud, non rovando soddisfazione su un oggetto, si sarebbe rivolta ad un altro, e invece no, restava attaccata su quello...

    Casomai controlla, magari non ricordo bene, però non mi pare che il concetto di adesività sia di Freud! Questa parte di psicologia dinamica è interessantissima

  8. #8
    Partecipante Assiduo L'avatar di stefanocif
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    Ciao Ste,

    in effetti l'avevo pensato pure io, dato che, leggendo il libro, sembrerebbe che in definitiva si vada a ricadere nel concetto di libido scaricata sulla relazione (vedi Klein ed altri). Inoltre, la frase che ho letto è inserita proprio nel paragrafo che parla di Fairbairn; ma la frase recita così: "Eppure, notava Freud nel 1905, la libido ha anche una proprietà, che egli definì adesività, che sembra agire in contrasto col principio del piacere.
    Il libro "incriminato" è "L'esperienza della psicanalisi" di Mitchell e Black, edizioni Bollati Boringhieri, pag. 141.

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  9. #9
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Ciao ste,
    in effetti non sono proprio un pro-psiconalisi.
    Credo anch'io sia necessari abbreviare i trattmenti, questo, però, a mio avviso, non deve intaccarne la qualità.
    Gli interventi di Nardone mi paiono a tratti offensivi per la dignità e l'intelligenza di soggetti sofferenti.
    Ho letto attentamente più di un suo libro, ne sono rimasto completamente allibito. Certo, altri potrebbero non pensarla così. D'altra parte è lui stesso a sputare mer.. sugli altri orientamenti, dovrebbe dunque accetare che anche altri riservino per lui lo stesso trattamento, no?

    Santiago
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  10. #10
    Partecipante Assiduo L'avatar di stefanocif
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    Quello che mi dici mi spinge a valutare con uno sguardo più attento l'opera di Nardone. Di lui sto iniziando a leggere "Psicosoluzioni". Anche io non sopporto le persone arroganti e presuntuose, ma non avendo tempo sufficente per approfondire il pensiero di Nardone, per ora non sono in grado di valutare adeguatamente il suo atteggiamento di fondo verso le altre scuole di pensiero. Non so che dire...
    Inoltre, ho letto alcuni articoli sul sito, in particolare un paio, inerenti al trattamento dell'anoressia e dei disturbi ossessivo compulsivi. Mi ha colpito la tecnica, paradossale, che è ripresa ovviamente dalla scuola sistemico relazionale.

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  11. #11
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Io opto per la teoria sistemico-relazionale.
    Se hai curiosità qui nel forum ci sono tanti che ne sanno qualcosa di questo orientamento.
    Ciao

    Santiago
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  12. #12
    Partecipante Assiduo L'avatar di stefanocif
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    si lo so. grazie.
    io mi incontro spesso con una mia amica psicologa sistemico relazionale. Le ho parlato della terapia stategica breve e mi ha richiesto libri sull'argomento. Stiamo valutando insieme la cosa.
    Qualcuno ha avuto occasione di leggere il libro di Mitchell e Black?

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  13. #13
    Johnny
    Ospite non registrato
    non conosco l'adesività di Freud, cmq forse si fiferisce al fatto ke l'inconscio è formato da coppie di opposti, in cui cioè convivono poli opposti.
    Però non capisco se l'adesività fa parte della normalità o della patologia, xke tu parli di incubi, nevrosi, masochismo...

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