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Discussione: la retta via?

  1. #1
    checifaccioqui
    Ospite non registrato

    la retta via?

    Probabilmente starò rivolgendo a tutti voi, membri di questa community, un interrogativo ormai vecchio: la formazione post lauream. Leggendo tutti i messaggi presenti ho avuto modo di scoprire cose che prima ignoravo totalmente. Agguantata la laurea credevo veramente che metà del percorso fosse fatto, invece ho acchiappato, come si dice in gergo, una vagonata di ferite narcisistiche. Attualmente sto svolgendo il secondo semestre di tirocinio alla facoltà dove mi sono laureata (Caserta) col mio ex relatore. Una delusione cocente, soprattutto per la mirirade di proposte di ricerca a cui accenna e che si rivelano puntualmente delle fumate nere. Volendo puntare in futuro ad una specializzazione universitaria, lui mi ha oltretutto dissuaso, perché l'unica disponibile al policlinico di napoli, pensate un pò, ha proclamato l'ultimo bando per un solo posto disponibile. Premesso che non ho nessuna chance, o quasi, di entrare visto che pare che una conditio sine qua non sia l'aver svolto il tirocinio lì, ho cominciato a puntare roma. Ma che dire, pare che se non sei il figlio del rettore o non hai qualche pubblicazione è inutile bussare. Insomma, mi sento molto sola e senza alcuna speranza anche perché pur postecipando la specializzazione (è vero che alle volte è un modo per colmare l'angoscia di essere fuori posto) mi sapete dire che diavolo fa una persona una volta abilitata alla professione? perdonate lo sfogo, ma lo smarrimento, non solo mio, pare essere una condizione che un laureato in psicologia è destinato a sperimentare a lungo.

  2. #2
    Ciao!!! Cosa dirti, ti capisco bene...l'angoscia la rabbia lo smarrimento...darti delle risposte precise è inutile, uno si può porre solo domande giuste e vedere cosa può fare...quindi dipende un pò da chi sei tu, quali sono i tuoi obiettivi principali, che compentenze hai già e quali vorresti avere...io personalmente mi sono appena abilitata e attualmente continuo a svolgere il mio tirocinio (che ormai dura da 2 anni e 1/2!) in un CSM per la scuola di Spec. (privata!!!!), poi da 6 anni lavoro part time come assistente ad un medico e questa è la mia unica fonte di reddito attuale (e non ci vivrei ti assicuro!)...il mio sogno e obiettivo e diventare una psicoterapeuta e per fare ciò so che devo dedicare moltissimo del mio tempo gratuitamente al CSM per conoscere e confrontarmi con quante più cose possibili...mi piacerebbe uscire di casa essere economicamente autonoma ma so che nell'immediato sarà veramente dura. Questo è quello che faccio io dopo l'abilitazione! che è molto e poco allo stesso tempo...e non ti nascondo che parecchia è la frustrazione che mi avvolge qualche volta, per tanti motivi.
    E poi credo che moltissimo dipenda dagli agganci che riesci a procurarti, ma non intendo dire come spintarelle!, come persone strutture da cui farti conoscere e apprezzare per iniziare una collaborazione a diversi livelli. D'altronde il nostro lavoro è essenzialmente fatto di passa parola e conoscenze quindi più hai la possibilità di muoverti proporre progetti anche se inizialmente gratis come volontaria, magari qualcosa esce fuori.
    La cosa fondamentale è costruirsi competenze o iniziare a lavorare in questo senso perchè il nostro settore è saturo già da anni e ti assicuro che c'è concorrenza e rifiuti anche semplicemente per svolgere il tirocinio!!!!
    Bisognerebbe fare un vademecum per il giovane psicologo!
    Io non so cosa ti interessa di più: se riesci ad accontentarti di fare un lavoro che non c'entra nulla mentre fai esperienza per diventare quello che vuoi o se vuoi subito lavorare e basta...
    Un abbraccio, Benedetta
    "io sono Pessoa e...la Quarta...!"
    ....."MORBOSOooo"
    "Amo il rigore Bauhaus...cravattina nera, camicia bianca...stailosisssima"

    "...mi disturbi esteticamente..."

    http://www.radiodd.com

  3. #3
    checifaccioqui
    Ospite non registrato
    Grazie Benedetta,
    senz'altro hai ragione. Io, come unica fonte di reddito (anche perché i miei non mi potrebbero mantenere), ho delle lezioni private che mi causano uno stress enorme, ma senza le quali mi sarebbe stato impossibile tirare avanti questo anno del tirocinio. Mi trovi perfettamente concorde sul passa-parola e sul fatto che ti rifiutano anche solo per un tirocinio. L'ho sperimentato anche io. Francamente non so cosa pensare: alle volte mi armo di tanta pazienza, altre invece... sarei un buon soggetto per un' analisi. Scherzi a parte. I miei interessi sarebbero per la dinamica e la clinica, ma anche l'ambito di valutazione psicodiagnostica da sempre mi affascina. Purtroppo era stato istituito un master a gennaio presso la mia facoltà e il mio "caro" tutor me l'ha sconsigliato (temeva di perdere chi gli portava la borsa forse...). Ma la frustrazione più grande l'ho avuta quando oltre a criticarmi per i miei lavoretti part-time (necessari, come ho detto) mi ha fatto sfumare un progetto di ricerca che rappresentava la continuazione della mia tesi di laurea. Difficilissimo da pubblicare, senza dubbio, soprattutto per lo scarso profilo metodologico perché aveva un approccio psicoanalitico, ma il modo in cui mi sono sentita dopo mesi che ci lavoravo...
    Che dire, non vorrei trasformare il mio ingresso su ops in un muro del pianto. Ti ringrazio per la risposta e penso che seguirò il tuo esempio. Volontaria affittasi... le vie del Signore sono infinite (così una volta si chiamava l'inconscio???)
    Un abbraccio e in bocca al lupo anche a te.

  4. #4
    Ti sento davvero vicina sai? io da mesi continuo a subire (anche se ribatto con forza e convinzione!) le vessazioni e critiche di uno dei miei tutor al CSM, Psicoanalista freudiano ortodosso e lacaniano per giunta, che continua a dirmi testualmente "sono inxxato con te perchè ti sei andata ad iscrivere in quella scuola e non a quella lacaniana, perchè lavori e sottrai tempo allo studio.." e altre boiate di questo tipo . Io so bene che è un SUO problema e quindi non mi sono fatta incastrare dalle sue proiezioni o interessi personali (anche perchè cerca in ogni modo di usarmi per le sue ricerche agggratiiis!!!).
    Posso dirti che fino ad adesso le mie amiche psicologhe che lavorano sono: TUTTE quelle del Lavoro (ottimi posti, buona la retribuzione!), nessuna del clinico, ad eccezione di una che fa consulenza sessuologica presso l'istituto in cui si è formata con grande disponibilità di tempo sempre volontariato!
    Che ti devo dire...bisogna cercare di sopravvivere sia economicamente che interiormente...perciò dobbiamo trovare le strade più giuste per noi per andare dove vogliamo...
    Speriamo bene! un abbraccio Benedetta
    "io sono Pessoa e...la Quarta...!"
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  5. #5
    checifaccioqui
    Ospite non registrato
    Ma tu guarda... Anche il mio è freudiano ortodosso con un amore viscerale per Lacan. Sarà forse deformazione, ma io penso sempre che le scelte che compiamo, tutti, nessuno escluso, siano in qualche modo motivate. Probabilmente per alcuni (solo alcuni per fortuna) sottoporsi ad analisi, sventrarsi l'anima (e le tasche) su un lettino sia una sorta di preparazione a distanziarsi ed a isolare sempre più la propria emotività. La neutralità del setting, la sospensione del giudizio e tutte le altre regole che aiutano l'analista nel proprio lavoro, vengono realmente portate fuori dalla stanza analitica, con tutte le distorsioni conseguenti al fatto che intervengono nei rapporti interpersonali dove regole non ce ne sono (o si spera che non ce ne siano). Che dire? Sulla maggiore disponibilità lavorativa nell'ambito di psicologia del lavoro è un pò che ne sento parlare, ma spero che chi come me segue l'indirizzo clinico, o lo seguirà in futuro, perché è costretto al momento a metterlo tra parentesi, abbia qualche chances. Per la verità io spererei che tutti noi giovani in generale che facciamo tanti anni di sacrifici di ogni tipo trovassimo la giusta occupazione. Le gratificazioni economiche per alcuni non sono solo gratificazioni, ma molto di più. Inutile fare retorica su quelli che non si possono consentire di seguire immediatamente le proprie inclinazioni, perché tanto lo sappiamo, la vita è quella che è e noi psicologi o futuri tali non sfuggiamo. Penso a quante persone credono che lo psicologo sia un super partes, senza considerare quanto lavoro ha dovuto fare per mantenersi saldo nonostante le frustrazioni, i momenti in cui pensa che proprio non ce la possa fare, prima di essere d'aiuto alle frustrazioni altrui. Un abbraccio ancora.

  6. #6
    Psicopaola
    Ospite non registrato
    Ciao colleghe,
    scusate se mi intrometto nel vostro scambio, ma le vostre storie mi hanno un pò confortato! Perchè alle volte penso di aver sbagliato io in qualcosa, di non essere stata abbastanza intraprendente, di aver mandato troppe poche domande o di aver bussato alle porte sbagliate... e probabilmente un pò sarà anche così, però sapere di non essere la sola in questa situazione mi aiuta a non arrendermi!
    Mi sono laureata tre anni fà, ho svolto il tirocinio,ho fatto l'esame di stato e mi sono iscritta all'albo... insomma ho fatto tutto quello che DOVEVO fare. E a ogni traguardo che raggiungevo mi aspettavo la SVOLTA o per lo meno che cambiasse qualcosa. Invece purtroppo il fatidico salto non c'è mai stato! Faccio anch'io tirocinio volontario in neuropsichiatria infantile per imparare certo, ma anche per rimanere ancorata al dato di fatto che SONO una Psicologa e per cercare di non perdere tutto quello che ho fatto finora. Il mio piccolo ma necessario reddito deriva da un lavoro di educatrice con bambini e adolescenti inserito in un progetto di un'associazione della mia città... Istruttivo anche questo, ma ovviamente c'è sempre il capo di turno che non capisce le tue scelte e vorrebbe un impegno totale.
    Ora ho preso la decisione di iscrivermi a una scuola di specializzazione e di conseguenza anche di cominciare la benedetta analisi che come avete giustamente detto mi sventrerà il portafoglio... per quel poco che c'è dentro!
    Non so ancora bene come farò a coprire tutte queste spese, mi inventerò un altro lavoro... e tutto questo quando sento ormai davvero la necessità VITALE di essere indipendente e andarmene fuori di casa! Ma come si fa?
    Scusate anche il mio sfogo, ma mi sentivo davvero vicina a voi!

  7. #7
    ...ciao anche a te Paola...penso che parlare non sia un modo per lamentarsi e basta ma anche un mezzo per capire che fuori dalle nostre anguste stanze lavorative e non, c'è un mondo di persone come noi, il che può essere davvero confortante. Nei momenti in cui sento tutta l'impotenza ed il disagio del confronto professionale mi viene in mente una frase del grande Bernhard che dice "bisogna accettare l'esperienza per crescere". Credo si riferisca alla necessità di integrare ciò che non possiamo combattere (ex. lutto, ignoranza, ostilità, difficoltà varie ecc) per sfruttarlo a vantaggio della personale evoluzione e sviluppo. Accettare secondo me significa non pensare di poter combattere contro i mulini a vento direttamente, ma aggirare e fregare il nemico agendo lateralmente su ciò di cui possiamo avere il controllo e la consapevolezza. Sfruttare a piene mani l'esperienza del tirocinio, avere la consapevolezza di essere psicologi qualunque cosa facciamo o in qualunque posto lavoriamo (e devo dire che lavorando con un chirurgo Plastico di esperienza in tal senso ne sto facendo tanta! ), accettare che l'indipendenza alla stato attuale può essere difficilissima da realizzare, ma porsi sempre con quell'obiettivo interno.
    E la cosa strana a pensarci bene, è che gli ostacoli più odiosi e ingiustificati (almeno apparentemente!) me li hanno posti proprio psicologi!!! Mentre mi sembra che all'interno della branca medica ci sia una solidarietà tra i membri, tra gli psicologi che ho incontrato fino ad ora c'è un continuo scontro, ripicche, invidie..che puntualmente si riperquotono tra i tirocinanti (che dovrebbero essere una sorta di pianta che non parla e non sente! )
    Teniamoci in contatto e fatemi sapere se per voi si muove qualcosa...io sto cercando di proporre al mio tutor che sta per andare in pensione di impiegare bene questi mesi di riposo aprendo una coperativa per progetti psicologici sul territorio del Lazio...mah! io ce la metto tutta...vi dirò!
    Un abbraccio grande e positivo! Benedetta
    "io sono Pessoa e...la Quarta...!"
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  8. #8
    checifaccioqui
    Ospite non registrato
    Brava Benedetta, come non darti ragione? Non so bene quale sia il tratto che accomuna i giovani psicologi rispetto ad una insoddisfazione che più o meno è la stessa. Forse la voglia di confrontarsi direttamente con la professione, la consapevolezza fortissima della necessità della crescita personale, il desiderio (quello che io sento più forte) di non inaridirsi e assestarsi su una posizione affatto benefica. Noi lavoriamo con la nostra mente ed è proprio per questo che sembra particolarmente importante riuscire a preservarne l'elasticità. Le difficoltà, poi, di arrivare ad una posizione conforme alle proprie aspettative, inutile nascondersi dietro un dito, ci portano al traguardo con desideri completamente diversi da quelli iniziali, che non necessariamente si combaciano bene con quella che dovrebbe essere una professione di aiuto. L'opinione di cui gode l'operato di certi psicologi ne è una indicazione, mi pare, assolutamente chiara.
    Che dirti Paola? Posso solo suggerirti, con tutta l'umiltà che posso, di tirare avanti e di individuare un obiettivo, anche piccolo. Un pò come si faceva all'università, quando ogni esame rappresentava un gradino superato in più. Valuta bene anche tu il rapporto tra costi e benefici rispetto alla scelta della specializzazione. Non tanto per un discorso monetario, quanto perché l'eccessivo dispendio di energie potrebbe disporti a desiderare o ad aspettarti qualcosa di più, o di troppo, rispetto a ciò che viene offerto dall'esterno. Io cercherò di iniziare il volontariato in un SerT, appena capito che strada prenderanno le prossime tre settimane. Volevo però ringraziare tutte e due perché, anche nel contesto limitato di un messaggio, ho avuto la possibilità di tirare fuori pensieri che non avevano forma, ma per cui cominciavo a provare un certo disagio, lo confesso. Un abbraccio.

  9. #9
    Partecipante Assiduo L'avatar di ladyghost
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    ciao, sono psicologa del lavoro, e vorrei sfatare un po' questo mito dello psicologo del lavoro che lavora subito, non ha bisogno di fare l'esame di stato, prende un sacco di soldi, ecc.
    Questo forse sarà vero nelle città grandi (e mi verrebbe voglia di dire.... evolute!), ma non dappertutto. io vivo in una città di 250.000 abitanti (quindi non proprio minuscola), eppure non ci sono grandi possibilità per noi: nella peggiore delle ipotesi devi spiegare a cosa serve uno psicologo del lavoro, e la reazione è nella stragrande maggioranza dei casi un viso scettico, interrogativo e fortemente preoccupato; nella migliore, ti propongono stage, o contratti a tempo determinato (1, 2, 3 mesi!), o di consulenza (per lo più occasionale) le agenzie interinali o strutture tipo CEPU, per farti fare poi un lavoro che si rivela molto lontano da quello di psicologo del lavoro...
    anch'io sto facendo gavetta gratuita, e non siamo in molti ad avere la fortuna di riuscirci, almeno tra le mie conoscenze di università...
    scusate lo sfogo, ma faccio parte di una nutrita schiera di persone alla quale è stato ripetuto infinite volte all'università che lo psicologo del lavoro ha un ruolo fondamentale, che nessuna azienda può farne a meno ecc ecc... forse si sono dimenticati di dire le stesse cose ai titolari delle aziende...

  10. #10
    Ciao Ladyghost...io ho parlato per la mia esperienza di colleghe e amiche che conosco bene e che abitano a Roma e nel Lazio. So bene che non per tutti gli psi del lavoro è così ma per le persone da me citate è andata così: lavorano anche a progetto ma guadagnano dai 700 ai 1500 al mese; hanno iniziato a lavorare subito dopo la fine del tirocinio (una addirittuta dopo il I semestre!!) facendo direttrici di sala cati, stage alla procter ecc. Devo dire che loro si sono mosse parecchio: una marea di curriculum e colloqui...cosa che io non ho fatto!
    Ripeto sono convinta che anche questo settore è difficilissimo, loro sono sicuramente preparate ma anche un sacco ansiose di lavorare e poi...fortuna!!! come in tutte le cose...
    Forse cè chi ci arriva prima e chi ci mette un pò di più, non lo so...
    In bocca al lupo pure a te per tutto!
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  11. #11
    Psicopaola
    Ospite non registrato
    Grazie ragazze per i vostri consigli! E per il conforto!
    Ho pensato molto alla scelta di cominciare la scuola di specializzazione, ed è vero che il rischio è quello di aspettarmi troppo, ma ho imparato che non è raggiungendo determinati traguardi che mi si apriranno tutte le porte, ma tutto dipenderà da me. E sono pronta ad affrontare quello che verrà.
    Benedetta non mollare per la realizzazione dei progetti! Io lavoro solo grazie a quelli! Sono progetti finanziati dal comune e dalla regione, che propongo insieme alla responsabile di un'associazione del mio paese.
    In bocca al lupo anche a voi!

  12. #12
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Sperando che possa esservi utile, vi racconto qualcosa della mia esperienza. Mi sono laureato con iil vecchio ordinamento nell'inidrizzo clinico nel 2003. Poi tirocinio, in un CPS, affidato ad una tutor vecchissima e splendida, di formazione gruppoanalitica (Bion, Bion e ancora Bion) che conosceva la psichiatria territoriale da una vita (era entrata come psicologa in ospedale psichiatrico negli anni '60, fate un po' voi...).
    Ho dato l'esame di stato a gennaio a Torino e ho deciso che avrei aspettato per la scuola di specializzazione, anche perché non è affatto vero che non si possa fare nulla senza. Così, mi sono iscritto ad un corso di perfezionamento (gratis!, Viva l'Europa e i fondi FSE) all'Univerrsità di Bergamo, che mi impegna al venerdì e sabato mattina. Indirizzo sistemico, quindi del tutto differente dall'indirizzo psicoanalitico che avevo seguito a Padova, ma estremamente interessante.
    Nel frattempo, ho trovato una cooperativa che mi ha chiesto di tenere dei corsi di formazione sulle patologie psichiatriche alle assistenti domiciliari. Inoltre, sono entrato a far parte di un'associazione di psicologi, psichiatri, attori e ... un po' di tutto (www.progettoharmonia.it) e uno di loro mi presta il suo studio (gratis) una o due sere la settimana se ho qualcuno da vedere per un poco di counselling. Niente di particolarmente disperante o complicato (se mi chiede una mano qualcuno che mi sembra abbia bisogno di un percorso terapeutico, lo mando da psicoterapeuti che conosco) ma credo di essere utile a queste persone e mi sembra di cavarmela bene.
    Certo, per me è più semplice, perché ho un lavoro a tempo pieno e da vent'anni ho il mio stipendio, la mia casa ecc. Ma non mi sembra che sia così complicato e difficile trovare lavoro, anche in campo clinico, a patto di riuscire a pensare a se stessi come a dei professionisti e non come a degli impiegati.

    Ciao a tutte/i

    Lunga vita e felicità

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  13. #13
    Partecipante Affezionato L'avatar di roberto81
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    Ciao a tutti secondo me Willy ha ragione , alla fine la preparazione e l esperienza di un professionista pagano...il problema è quando??
    Il problema è lo smarrimento delle nuove leve(laureandi,neo-laureati, ect.), che vedono un futuro invaso da colleghi piu che da pazienti!!!!
    Il problema per me è l università che nn indirizza e nn da conoscenze tecniche specifiche allo studente nn mettendolo in grado poi successivamente di essere pienamente in grado di svolgere il proprio lavoro..
    la mia e la condizione tragica dei migliaia di prossimi laureati che si vedono per lo più smarriti nel breve futuro....
    Voi cosa ne pensate???? un saluto a tutti...
    But deep in my heart the answer it was in me
    And I made up my mind to find my own destiny...

  14. #14
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Originariamente postato da roberto81
    Ciao a tutti secondo me Willy ha ragione , alla fine la preparazione e l esperienza di un professionista pagano...il problema è quando??
    Il problema è lo smarrimento delle nuove leve(laureandi,neo-laureati, ect.), che vedono un futuro invaso da colleghi piu che da pazienti!!!!
    Il problema per me è l università che nn indirizza e nn da conoscenze tecniche specifiche allo studente nn mettendolo in grado poi successivamente di essere pienamente in grado di svolgere il proprio lavoro..

    Voi cosa ne pensate???? un saluto a tutti...
    1) un futuro invaso da colleghi più che da pazienti. Le statistiche mi dicono che la prevalenza di disturbi dello spettro schizofrenico (schizofrenia, disturbo schizoide e disturbo schizotipico) è pari a circa il 2-2,5% della popolazione. Abito in una città di 160000 abitanti. Fanno circa 3200 persone. Credo ce ne sarebbe a sufficienza per un esercito di psicologi e psichiatri... E si tratta solo della classe di patologie più "gravi".

    2) L'università che non indirizza e non dà conoscenze tecniche specifiche. Boh, io ho imparato parecchio in Uni. Certo, tante volte per preparae un esame ho letto il triplo dei testi rispetto a quello che la bibliografia mi richiedeva, ma non mi sembra che su quesi testi non ci sia scritto proprio nulla. Mi capita, ogni tanto, di vedere che, mentre io credo di sapere poco, quando dò un'interpretazione di una situazione da un punto di vista psicologico, molte persone mi rimandano la sensazione che in realtà - e rispetto alle conoscenze dei non laureati in psicologia - so molto.

    3) Essere pienamente in grado di svolgere il proprio lavoro... Dipende da in quale forma lo si vuole svolgere. E cosa si vuole fare. Se volete fare gli psicoterapeuti, credo che sarebbe opportuno trovarsi un posto da saldatore, tornitore o trasfertista per un poco. Così da mettere da parte due lire (pardon, euri) e potersela cavare da soli. Anche perché si impara moltissimo - o almeno così a me sembra - dall'incontro con le altre persone e con gli altri ruoli.
    Se, invece, volete fare gli psicologi, beh, ci sono più possibilità.
    Una possibililtà mi sembra non ci sia. Non c'è per me (che ho 44 anni) e non credo che ci sia nemmeno per voi: fare gli psicologi alle dipendenze di qualcuno (pubblico o privato che sia). Per me questa è addirittura una necessità: dopo vent'anni di lavoro dipendente mi piacerebbe fare di testa mia. Per voi non so, ma leggendo molti interventi sui vari forum, mi pare che molte persone si stiano lamentando del fatto che "nessuno mi assume" più che del "non ho clienti".
    Fatemi sapere se sono troppo drastico, a volte vedo il mondo da una mia prospettiva, che è magari un po' troppo ristretta.

    Ciao

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  15. #15
    Ciao Willy e ciao Roberto...allora per quanto mi riguarda so molto bene che l'essere assunto, tipo impiegato, non esiste più (e per come sono fatta so che non farebbe per me...) ma non solo per noi psicologi, ma ormai è il trend del mondo del lavoro fornire prestazioni a progetto. In ogni caso ritengo utile ragionare in termini di obiettivi personali:1) devo avere chiaro cosa desidero realmente fare e quindi muovermi di conseguenza (ex. per un aspirante terapeuta ritengo unico e importantissimo fare esperienza in un CSM dove si ha la possibilità di confrontarsi con situazioni di tutti i tipi: dal degrado sociale delle famiglie indigenti, ai pazienti schizofrenici, al nevrotico, disturbi di personalità.... e quindi investire tempo e risorse personali). 2) è necessario costruirsi una rete sociale di riferimento professionale. Più persone appartenenti a settori professionali (di qualunque tipo) diversi conosci e più puoi pensare e proporre collaborazioni, progetti; 3)costruirsi REALI competenze ed esperienze.
    Credo inoltre che la difficoltà maggiore di molti neo psicologi sia nell'impossibilità di rispecchiarsi in psicologi Senior che abbiano sostenuto un iter formativo e lavorativo simile al nostro con cui confrontarci per avere consigli, suggerimenti.
    Le cose si complicano ulteriormente: infatti è cosa diversa lavorare come psicologo quando puoi mantenerti con un lavoro stabile alle spalle e invece vivere in "formazione permanente", continuando a pesare sulle famiglie (nel migliore dei casi!) o peggio non potendo neanche fare corsi di altro genere. Anche perchè mi sembra che nè le scuole nè l'università siano interessate a promuovere negli psicologi il passaggio dalla semplice conoscenza di nozioni all'apprendimento interiorizzato (la funzione di pattern di Bion, come direbbe la tutor di Guglielmo :-D )
    Il fenomeno è altamente complesso: non mi sento di fare discorsi pieni di pessimismo o ottimismo. Ripeto non bisogna piangersi addosso ma sentirsi psicologi ovunque siamo o saremo, ragionando in termini di complessità e di possibilità, lavorando sulla rete sociale e sui nostri sogni da realizzare!
    Benedetta
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