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  1. #1

    Almeno 800mila i ragazzi depressi in Italia


    http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...ressione.shtml

    La stima è del Presidente della Commissione Bicamerale per l'Infanzia
    Almeno 800mila i ragazzi depressi in Italia
    I disturbi che crescono fra i giovani tra i 15 e i 25 anni sono soprattutto quelli della personalità

    ROMA - La depressione colpisce anche i più giovani. In Italia ci sono cifre allarmanti: sono almeno 800 mila i ragazzi che soffrono di questo male. Lo ha detto il Presidente della Commissione Bicamerale per l'Infanzia, Maria Burani Procaccini.
    «E' un numero probabilmente in difetto - ha precisato Buriani -. Il dato comprende anche disturbi d'ansia e comportamentali, sintomi prodromici di patologie di personalità (sempre più diffuse ) e, in misura minore, anche soggetti a rischio psicosi». Il tutto riferito a soggetti compresi tra i 15 ed i 25 anni. La parlamentare ha anche evidenziato come «siano compresenti disturbi di dipendenza da alcool o droga».
    Il Ministero della sanità sta per lanciare il programma operativo sulla depressione che riguarda anche le fasce adolescenziali, fisiologicamente a rischio di crisi identitarie e psicologiche.
    I DISTURBI DELLA PERSONALITA' - I disturbi che crescono fra i giovani, ha poi aggiunto Maria Burani, sono soprattutto quelli di personalità: il disturbo borderline e quello narcisistico più di tutti. Burani ricorda come «sia necessario saldare il rapporto fra scuola ed istituzioni mediche: spesso sintomi anche considerevoli vngono sottaciuti o scambiati per crisi passeggere».
    11 aprile 2005


    sono un po' perplessa circa le diagnosi di disturbi di personalità in adolescenza qualche idea?
    Ultima modifica di Mia_Wallace : 11-04-2005 alle ore 22.49.35
    [“Tutte le lettere sono d'amore”]>>Yellow Letters

  2. #2
    Postatore Epico L'avatar di Rae
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    Che io sappia è molto difficile diagnosticare disturbi della personalità in adolescenza, è una età troppo poco"stabile" per arrivare a diagnosi simili .. e parlare clinicamente di depressione in adolescenza..
    resto perplessa anch'io Mia
    Ma contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta, e sfuggono ad una qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere.
    M. Kundera

    "Non siamo uomini di buona volontà se ci limitiamo a piangere ciò che si è perso, se ricordiamo solo ciò che non può più tornare. Lo saremo solo se diventiamo consapevoli di ciò che di meglio c'è in noi, di più vitale, e se seguiamo la voce di questa Coscienza" H.Hesse


    "Non sono cattiva.. è che mi disegnano così"
    Per gentile concessione del Lupo Solitario


    fondatrice con Ele* del f.c.f.c.[fancazziste fan club]con sede in una bella spiaggetta della Croazia...e con una nuova adepta!!Benarrivata Claudina!!


    ...La farfalla , si dice, non sa cos'è il dolore..vive un giorno felice..e poi per sempre muore....

  3. #3
    già tra l'altro se non ricordo male avevamo parlato di qualcosa di simile nel forum di clinica, riguardo al disturbo borderline...
    Dispersione di identità: persistenza di una immagine di sè (o senso di sè) che appare instabile ed insicura; instabilità affettiva dovuta ad una profonda reattività dell'umore; una modalità di instaurare rapporti interpersonali instabili ed intensi che è caratterizzata da una estrema alternanza fra di idealizzazione e svalutazione dell'altro...non sono cose *tipiche* dell'adolescenza, in un certo modo?
    [“Tutte le lettere sono d'amore”]>>Yellow Letters

  4. #4
    Postatore Compulsivo L'avatar di LUTHIEN
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    Già, questo è un problema...anch'io tempo fa lessi qualcosa in proposito, soprattutto la preoccupazione degli esperti per questa caduta psicologica degli adolescenti, aumento di suicidi, di assunzione di sostanze, ragazzi che scappano di casa...si potrebbe scrivere un libro su questo argomento.
    Secondo me le principali agenzie di socializzazione sono estremamente carenti su questo. La scuola non riesce ad essere maestra di vita, oltre a dei contenuti didattici non sa dare altro. La famiglia purtroppo è sempre più sgretolata al suo interno, le necessità lavorative dei genitori li tengono spesso fuori casa per gran parte della giornata e i figli sono lasciati a sè stessi, magari parcheggiati davanti al pc o alla tv. Hanno bisogno di modelli saldi con cui identificarsi e questi modelli mancano, con le cobseguenti crisi di identità che ne conseguono. I figli non vengono responsabilizzati e così quando si trovano ad affrontare il mondo non sanno da che parte rigirarsi...un mondo oltretutto molto insicuro, che non dà nessuna garanzia ai giovani, a cominciare da quella del lavoro.
    Credo davvero che le agenzie di socializzazione dovrebbero essere educate con programmi specifici e oltretutto unirsi e non rimanare confinate ognuna nel suo specifico, ma su questo credo che ancora siamo davvero molto indietro.
    "Sono un viandante sullo stretto marciapiede dela terra e non distolgo il pensiero dal Tuo volto, che il mondo non mi svela..." Karol Woitila
    +Luthien Tinuviel+

  5. #5
    Registered User L'avatar di alea
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    [QUOTE]Originariamente postato da LUTHIEN
    [B] famiglia purtroppo è sempre più sgretolata al suo interno, le necessità lavorative dei genitori li tengono spesso fuori casa per gran parte della giornata e i figli sono lasciati a sè stessi, magari parcheggiati davanti al pc o alla tv. Hanno bisogno di modelli saldi con cui identificarsi e questi modelli mancano, con le cobseguenti crisi di identità che ne conseguono.

    Se mi sento di concordare con la perplessità riguardo alle diagnosi di disturbi della personalità in adolescenza, mi sento di prendere posizione in modo netto da quanto sostenuto da Luthien.
    Sono una mamma che lavora tutto il giorno ma non per questo mio figlio è lasciato a se stesso. Sono figlia di genitori che han sempre lavorato entrambi "tutto il giorno fuori casa". Sono stufa di sentirmi in colpa, è così evidente la stigmatizzazione sociale verso genitori che non "hanno il tempo" di fare i genitori che via via ho cominciato ad interiorizzare tale senso di colpa tanto da ammalarmene.
    Il discorso di Luthien mi sembra un po' troppo semplicistico e tagliato a spigoli duri, lavoro tutto il giorno, lascio mio figlio in balia di se stesso quindi la famiglia si sgretola dal suo interno, quindi non sono un modello saldo, quindi produco in mio figlio crisi di identità

    Pat

  6. #6
    Partecipante Assiduo L'avatar di ladyghost
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    Originariamente postato da Alea

    Sono una mamma che lavora tutto il giorno ma non per questo mio figlio è lasciato a se stesso. Sono figlia di genitori che han sempre lavorato entrambi "tutto il giorno fuori casa". Sono stufa di sentirmi in colpa, è così evidente la stigmatizzazione sociale verso genitori che non "hanno il tempo" di fare i genitori che via via ho cominciato ad interiorizzare tale senso di colpa tanto da ammalarmene.
    Il discorso di Luthien mi sembra un po' troppo semplicistico e tagliato a spigoli duri, lavoro tutto il giorno, lascio mio figlio in balia di se stesso quindi la famiglia si sgretola dal suo interno, quindi non sono un modello saldo, quindi produco in mio figlio crisi di identità

    Pat
    Ricordo di aver studiato (secoli fa ormai... ) in psicologia dell'età evolutiva che erano stati fatti degli studi negli Stati Uniti (mi spiace non citare le fonti precise, ma dovrei ripescare i libri sotto quintali di polvere) a questo proposito.
    Risultato: sembra una banalità, ma è emerso che non è la quantità del tempo passato con i figli a essere predittiva della loro fragilità e di eventuali problemi relazionali, ma la qualità!

    A me sembra del tutto ovvio, anche alla luce della mia esperienza personale di figlia, ma stranamente nei media non se ne parla mai in questi termini... non sarà che è molto + facile e comodo dire che i genitori non hanno il tempo di fare i genitori (locus esterno), piuttosto di prendere in considerazione l'ipotesi che ALCUNI genitori non siano dei buoni genitori? che in alcuni casi ci siano persone che non sono d'esempio per i figli, coerenti negli insegnamenti e nei comportamenti, disposti ad ascoltarli, ad essere guida, a mettersi quotidianamente in discussione nel loro mestiere di genitori?
    non è una questione di tempo: una risposta meditata anzichè distratta, una parola per imparare/comunicare qualcosa ogni giorno al posto di "lasciare il figlio davanti alla playstation così non rompe" sono fatica, impegno, responsabilità. e non dimentichiamoci che non tutti ne hanno piena consapevolezza, e che il mestiere di genitore non è scienza infusa dalla nascita.

    E in ogni caso, i ragazzi attraversano inevitabilmente momenti di vulnerabilità, che associati a specifici contesti possono portare o meno a problemi e/o fenomeni depressivi, anche se hanno ricevuto una buona educazione e saldi punti di riferimento...

    credo poi che ognuno debba fare riferimento alla propria coscienza individuale, e cercare di dare il buon esempio: considerare la fragilità di molti giovani come il male di una società può a volte divenire un alibi spersonalizzante (se è responsabilità di tutta la società, mi sento meno responsabile io come individuo), e credo dovremmo guardarci da questo atteggiamento.

    scusate la lungaggine!

  7. #7
    Postatore Compulsivo L'avatar di LUTHIEN
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    Originariamente postato da alea
    Il discorso di Luthien mi sembra un po' troppo semplicistico e tagliato a spigoli duri, lavoro tutto il giorno, lascio mio figlio in balia di se stesso quindi la famiglia si sgretola dal suo interno, quindi non sono un modello saldo, quindi produco in mio figlio crisi di identità

    Pat [/B]
    Forse non mi spiego...avevo già detto all'inizio che la faccenda è complessa e non riducibile a poche variabili. Ho citato il caso dei genitori lavoratori perchè l'ho letto e riletto in vari testi di psicologia dello sviluppo. Ma con questo lungi da me attaccare i genitori lavoratori, dato che oggi se non lavorano entrambi i coniugi la famiglia non campa proprio! Io stessa lavorerò certo, come lavorerà mio marito. Quello che conta è sì che il tempo che dedichi al bambino sia di buona qualità, perchè è inutile la quantità senza qualità, ma è anche auspicabile che durante l'assenza dei genitori per il lavoro il bambino frequenti ambienti edificanti, sia esso lo stare coi nonni, il giocare con altri bambini, frequentare centri per ragazzi e via dicendo. A me non andrebbe che il mio bambino stia a flasharsi da solo per ore davanti alla tv assumendo quei modelli tutt'altro che edificanti.
    Ma non si può certo ridurre il fenomeno "problemi dell'adolescenza" ad una sola variabile poichè di solito è un complesso di fattori che causa un disagio, non certo uno preso singolarmente.
    "Sono un viandante sullo stretto marciapiede dela terra e non distolgo il pensiero dal Tuo volto, che il mondo non mi svela..." Karol Woitila
    +Luthien Tinuviel+

  8. #8
    Angelus
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Mia_Wallace
    già tra l'altro se non ricordo male avevamo parlato di qualcosa di simile nel forum di clinica, riguardo al disturbo borderline...
    Dispersione di identità: persistenza di una immagine di sè (o senso di sè) che appare instabile ed insicura; instabilità affettiva dovuta ad una profonda reattività dell'umore; una modalità di instaurare rapporti interpersonali instabili ed intensi che è caratterizzata da una estrema alternanza fra di idealizzazione e svalutazione dell'altro...non sono cose *tipiche* dell'adolescenza, in un certo modo?

    Un accenno a questo discorso l'ho fatto col mio professore di disturbi della personalità.
    Il discorso che mi fece lui è che più che a una diagnosi [che è rischiosissima, n on solo per i margini enormi di errore, ma anche per una sorta di etichettamento che si può appiccicare al ragazzo], si punterebbe all'individuazione di fattori di rischio.
    Banalmente, una maggior attenzione allo sviluppo e ai disturbi che si incontrano durante lo sviluppo in ottica dei disturbi della personalità, come dire: questo tipo di comportamento potrebbe portare a un disturbo borderline, come possiamo agire?
    [sono stato spiegato? ]

  9. #9
    ti sei spiegato benissimo
    niente in contrario, infatti, se si tratta di individuare i fattori di rischio...ma qui parla di crescita dei disturbi della personalità (quindi suppongo si basi sul numero di diagnosi, no? ).
    Il problema dell'"etichettamento" credo sia gravissimo...si rischia che l'adolescente, nella sua fase di ricerca dell'identità, si appropri di un'identità patologica, rendendo così stabile qualcosa che invece, per sua natura, sarebbe volatile
    [“Tutte le lettere sono d'amore”]>>Yellow Letters

  10. #10
    Angelus
    Ospite non registrato
    Nell'articolo si parla di una fascia tra i 15 e i 25 anni, forse quando si riferisce ai disturbi di personalità non parla dei 15enni, piuttosto dei venticinquenni

    Il trafiletto poi mi pare pure un po' troppo sintetico, però forse questa frase può essere interpretata in base a quello che ho detto io:

    "Burani ricorda come «sia necessario saldare il rapporto fra scuola ed istituzioni mediche: spesso sintomi anche considerevoli vngono sottaciuti o scambiati per crisi passeggere». "

    Col mio professore si parlava del disturbo borderline e dell'autolesionismo.
    Di come far in qualche modo parte della tendenza adolescenziale all'agito, ma come comunque possa suonare come un campanello d'allarme che, diciamo così, le cose stiano andando in quella direzione.

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