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  1. #1
    violli
    Ospite non registrato

    Cerco Informazioni Sull Iserdip Di Zapparoli

    CIAO A TUTTI, MI TROVO NELLA DIFFICILE SITUAZIONE DI DOVER SCEGLIERE LA SCUOLA DI SPECIALITà, FRE LE INNUMEREVOLI ALTERNATIVE.
    IN PARTICOLARE MI RIVOLGO A TUTTI I COLLEGHI CHE STANNO FREQUENTANDO O HANNO INFORMAZIONI SULL ISTITUTO X LO STUDIO E LA RICERCA SUI DISTURBI PSICHICI (ISERDIP) DI MILANO DIRETTA DA ZAPPAROLI
    SPERO DI AVERE PRESTO VOSTRI RISCONTRI

  2. #2
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Berlla scuola. Almeno, questo è quanto mi dicono colleghi della mia compagna (innamorata della tecnica di Zapparoli) che hanno seguito quel corso. Da fuori, secondo la mia opinione, è interessante, ma molto legata a due presupposti:
    a) un modello di tipo più medico-psichiatrico che non psicologico
    b) una destinazione nelle strutture pubbliche. Alcune tecniche non sono realizzabili se non entro un équipe integrata e, quindi, non possono venire praticate da un terapeuta privato
    c) una forte attenzione verso i disturbi psicotici che, nella pratica privata, nessuno vede mai, o quasi.

    Adesso Lucia sta facendo il turno di mattina (e stasera inizia quello della notte), ma appena arriva le chiedo di intervenire lei direttamente, che conosce meglio la scuola.
    Ciao
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  3. #3
    violli
    Ospite non registrato

    GRAZIE X LE INFO

    CIAO WILLY PRIMA DI TUTTO TI RINGRAZIO PER L INTERVENTO E PER GLI SPUNTI DAVVERO INTERESSANTI.
    IN QUESTO MOMENTO STO CERCANDO DI PRENDERE ALCUNE INFORMAZIONI SU SCUOLE DI SPECIALITA AD APPROCCIO INTEGRATO PERCHE SONO CONVINTO CHE SIA LA SOLUZIONE MIGLIORE PER GIOVANI PROFESSIONISTI IN VIA DI FORMAZIONE; MI PIACEREBBE AVERE UNA PANORAMICA SUI DIVERSI APPROCCI DURANTE QUESTI 4 ANNI.
    SAREBBE IDEALE, A MIO PARERE, ESSERE FORMATI NEL VERO SENSO DELLA PAROLA, CIOE ESSERE MESSI A CONOSCENZA DELL UNICA GRANDE VERITA: CHE NN ESISTONO APPROCCI INFALLIBILI E ADEGUATI A TUTTE LE PATOLOGIE.
    REPUTO FONDAMENTALE CONOSCERE I LIMITI DI CIASCUN APPROCCIO E NON SOLO I PUNTI DI FORZA E CREDO CHE SIA POSSIBILE SOLO IN UN CONTESTO INTEGRATO IN CUI SE NE PRENDANO IN ANALISI PIU D' UNO, NON AFFIDANDOSI FIDEISTICAMENTE AD UNO UNICO, PRESO A MODELLO O PEGGIO COME "CORNICE TEORICA" ENTRO CUI MUOVERSI.
    FORSE SARA SINTOMO DI "CLAUSTROFOBIA TEORICA" MA IL MIO INTENTO IN QUESTI 4 ANNI SAREBBE QUELLO DI ABBATTERE PIU CONFINI POSSIBILI E NN RIDURRE IL MIO ANGOLO DI VISUALE APPIATTENDOMI SU UN UNICO STIMOLO, CHE POI SI FINISCE PER CONSIDERARE , PER FORZA DI COSE E PER MANCANZA DI CONFRONTO, IL SOLO POSSIBILE.
    IO PARTO DA UN PRESUPPOSTO, PARAFRASANDO L INSIGNE CLINICO DEL SECOLO PASSATO WILLIAM OSLER:" è MOLTO PIU IMPORTANTE CHE TIPO DI PAZIENTE HA UNA CERTA MALATTIA, PIUTTOSTO CHE CONOSCERE CHE TIPO DI MALATTIA HA UN CERTO PAZIENTE"...CIOE A DIRE PIU ATTENZIONE ALLA PERSONA CHE SI HA DI FRONTE E MOLTA MENO ALLA PATOLOGIA COME STRUMENTO DI VERIFICA DELLE CAPACITA DIAGNOSTICHE DEL CLINICO, CONVINTO CHE QUESTO SIA POSSIBILE SOLO POGGIANDO SU BASI TEORICHE SOLIDE E UNA GRANDE FLESSIBILITA E COLLABORAZIONE CON LE ALTRE FIGURE PROFESSIONALE(MEDICI PSICHIATRI...).
    MI SONO PERSO IN RAGIONAMENTI AD ALTA VOCE, GRAZIE WILLY PER LE INDICAZIONI E ASPETTO IL RITORNO A CASA DI LUCIA COSI POTREMO RIFLETTERE ANCORA SE NE AVRETE VOGLIA E TEMPO!
    NE SAPETE SICURAMENTE MOLTO PIU DI ME SU ZAPPAROLI E SUL SUO APPROCCIO, VI ASPETTO

  4. #4
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Per cortesia, usa le minuscole. Scrivere in tutte maiuscole in un gruppo di discussione equivale a gridare a pieni polmoni.
    Ciao
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  5. #5
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Comunque, vista la citazione (che dice molto, e dice cose molto buone, su di te), potresti dare un'occhiata alla scuola di terapia della famiglia di Milano. L'approccio sistemico-costruttivista è noto per guardare alle persone e per rifiutare addirittura il concetto di diagnosi (semplificazione un po' estremista, ma non del tutto fuori bersaglio). Nel senso che conta capire qual'è il senso del comportamento di una persona, non che patologia l'ha colpita.
    Ri ciao e a risentirci (in minuscolo)
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  6. #6
    violli
    Ospite non registrato
    Ciao Willy scusa la maiuscola, la uso perche mi semplifica la lettura ma non voglio spaccare i timpani!!
    Ti ringrazio per il consiglio, cerchero informazioni sulla scuola che mi hai indicato e ti aggiornero, sei stato molto gentile
    Resto in attesa delle indicazioni dei colleghi della tua morosa
    A presto

  7. #7
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
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    Anch'io apprezzo la citazione, e pure l'indicazione di willy.
    Penso che scegliere una scuola ad approccio integrato sia ancora decisamente prematuro, perchè le matrici teroiche delle diverse correnti terapeutiche sono ancora difficilmente integrabili, e fare un mix, lo trovo un pò rischioso.
    Io, per la tesi e per altro ancora, mi sono trovato ad approfondire tre orientamenti teorici: psicodinamico, cognitivo, sistemico.
    Mi ritrovo in quest'ultimo.
    E ti consiglio anch'io, per chi fosse interessato, di cercare sul filone sistemico-costruzionista.
    Se wrubens consiglia sempre "pragmatica della comunicazione umana" io preferisco andare letteralmente sul clinico: "Storie permesse, storie proibite. Polarità semantiche familiari e psicopatologiche." di V. Ugazio.
    Io credo che sia un capovaloro.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  8. #8
    violli
    Ospite non registrato
    Grazie Santiago per la collaborazione e l indicazione del libro:ho preso nota, conosco Ugazio di nome, per qualche articolo che mi è capitato di leggere ma nulla piu; è un'ottima occasione per farmi un'idea piu da vicino

    Per quanto riguarda la discussione sugli approcci integrati mi interesserebbe capire meglio il tuo punto di vista: perche pensi che sia prematuro? Mi rendo conto della difficolta di "mixare" matrici teoriche che ci sono sempre state presentate come molto differenti, ciononostante reputo questa operazione inevitabile: se ci pensi anche l approccio cognitivo comportamentale non è infondo nato da una costola della psicodinamica? Molti degli autori di riferimento di questo approccio erano ex psicoterapeuti...e lo stesso Freud, padre della psicoanalisi, non era un medico fisiologo?
    Mi rifaccio alla tua esperienza, secondo me la chiave di tutto è la possibilita di conoscere gli approcci differenti, di poterli paragonare, analizzare per difetto e differenza e poi arrivare ad un "concetto di terapia" che non puo che essere la summa dei diversi aspetti che piu si confanno al tuo modo di essere, in quella stanza e con ciascuna persona che si rivolgerà a te.
    Nello specifico, tu hai integrato la tua formazione e hai scelto un approccio, che per il fatto di essere stato il risultato di una scelta informata, non sara mai "puro" ma arricchito dal paragone con gli altri; sei stato molto intelligente nell'aver sfruttato le occasioni e fortunato nell'averle avute a disposizione.
    Un'altra volta ci siamo allontanati da Zapparoli, almeno apparentemente, ma per prendere una bella rincorsa che ci ha catapultato nel vivo del tema relativo all'integrazione degli approcci, che mi sta molto a cuore.
    Se hai tempo e modo, dacci qualche anticipazione sul libro che ci hai consigliato, quello che ti ha colpito e le ragioni per cui lo consideri utile.
    A presto Santiago

  9. #9
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Ciao violli, devo ammettere che il tema dell'integrazione mi ha sempre affascinato, e ne parlo volentieri.
    Reputo l'integrazione tra le diverse terapie una meta, un traguardo.
    Probabilmente solo nell'ultima decade ci si è incamminati per questa strada.
    Le difficoltà sono numerosissime, basti pensare che attualmente si contano 500 forme diverse di psicoterapia e anche quelle che si trovano sotto un'unica etichetta sono ben lungi dal condividere anche solamente i capisaldi della teoria di riferimento. Pensa alla psicoanalisi, o anche allo stesso cognitivismo che si trova spaccato in razionalismo e costruttivismo. Nemmeno la terapia sistemica, come indicava precedentemente willy, è esente da tali scissioni interne.
    In breve credo che per ora le epistemolgie che sottostanno a ciascuna teoria della clinica sono incompatibili, tanto che esistono diversi testi in commercio che indicano come uno stesso caso visto da diversi terapeuti di più indirizzi, viene teorizzato nei modi più disparati, lungi da rappresentare un quadro coerente.
    E le cure riflettono le teorie sottostanti!
    D'altra parte ho trovato nell'approccio sistemico quel bagaglio teorico talmente libero da poter dialogare non solo con altre teorie terapeutiche, ma anche con altre discipline, quali l'antropologia, etologia, la biologia...
    Non sono molto bravo ad accattivare le persone per comprare un testo.
    Basti solo una citazione:

    "Non esisite qualcosa come una natura umana indipendente dalla cultura. L'uomo privo di cultura non è altro che un mito. Alla stessa stregua non esiste una patologia che non esprima le premesse culturali del contesto sociale, oltre che familiare, entro il quale si sviluppa. Anzi, ciascuna psicopatologia, come ogni altra azione dotata di significato, è portatrice ed espressione di credenze e concetti più o meno carichi di teoria. Naturalmente si tratta di teorie implicite."
    V.Ugazio

    Santiago

    Il maiuscolo che segue è giustificato dall'importanza che attribuisco alla citazione:

    "UN TERAPEUTA DELLA FAMIGLIA CHE ERA ALLE SUE PRIME ESPERIENZE DISSE CHE STAVA LAVORANDO CON UNA FAMIGLIA IL CUI PROBLEMA ERA "IL LEGAME SIMBIOTICO INSOLUBILE TRA LA MADRE E LA FIGLIA". LA SUA DOMANDA ERA: " COSA FARESTI IN QUESTO CASO?" iL TERAPEUTA ESPERTO RISPOSE CHE NON AVREBBE MAI PERMESSO CHE QUESTO FOSSE IL PROBLEMA"
    J. Haley
    Ultima modifica di Santiago : 21-03-2005 alle ore 23.37.46
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  10. #10
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Grazie Santiago. Se posso dire la mia sul tema dell'integrazione (sapendo che sarà l'opinione di un "non esperto"), ho l'impressione che siamo ancora molto lontani dalla meta. E che, secondo me, non è nemmeno una cosa desiderabile. Il problema sta in questo, da come la vedo io: è possibile integrare (cioè rendere intero, ricondurre ad unità) qualcosa che sia stato precedentemente suddiviso, o discipline che riconoscano la loro parzialità. Ma le epistemologie che sottendono le diverse correnti psicoterapeutiche (e anche psicologiche) sono note proprio per l'opposto: ognuna di esse pretende di rappresentare l'unica vera e sola descrizione del mondo. In questa situazione, che cosa si può integrare? al massimo si può mettere assieme dei pezzi: un po' di psicodinamica di qua, una spruzzata di Gestalt che non fa mai male, la metacognizione perché altrimenti come fai a discutere e l'approccio sistemico perché "è utile per lavorare con le famiglie". Leggetevi alcuni testi di una pubblicizzata casa editrice che si occupa di terapia integrata ed avrete questo (sconfortante) spettacolo. Se mi consentite l'analogia, credo che siamo in una situazione che equivale a quella esistente in fisica prima del 1970, con le teorie quantistica e classica a guardarsi in cagnesco e la teoria del campo unificato di Einstein che cercava di "integrare" le due.
    Come è andata a finire? che le due teorie ci sono ancora, ma sono collegate da un serie di miniteorie (QED, QCD, String-Theory, ecc). E la teoria che voleva integrare? Scomparsa.
    Ciao
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

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